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Gli animalisti denunciano: in Bielorussia è caccia a cani e gatti randagi

Gatto randagio di MinskA Minsk, capitale della Bielorussia, le autorità cittadine stanno sigillando gli scantinati, condannando alla morte per fame cani e gatti randagi che vi trovano rifugio.

A denunciarlo Elena Titova, leader del gruppo Protect Life che difende i diritti degli animali, che stima negli ultimi tra anni siano stati così circa 9.000 randagi. “Uccidere gli animali impunemente è diventata una politica di governo”, ha attaccato la Titova per la quale la filosofia che sta dietro a questo progetto è: “Nessun animale, nessun problema”.

Gli interventi sugli scantinati rispondono a normative sanitarie ereditate dall’Urss e dovrebbero servire a combattere i topi. Alcuni residenti hanno perforato più grandi fori nelle piastre di ferro per consentire ai gatti di fuggire.

In Bielorussia non esistono dei rifugio che ospitino a lungo i randagi catturati. Mantenendo il regolamento sovietico, questi animali vengono soppressi mediante iniezione se non si presenta il proprietario a reclamarli entro cinque giorni.

Ad maiora

Manifestazione di protesta in Bielorussia

Migliaia di persone sono scese in piazza a Minsk, capitale bielorussa, per contestare Lukashenko e il suo regime:

http://www.lapresse.it/mondo/europa/bielorussia-in-migliaia-manifestano-a-minsk-contro-il-governo-1.141030

Per una volta il presidio (pacifico come sempre) è stato autorizzato. Salvo che i manifestanti sono stati perquisiti e fotografati.
Qui il video:

http://it.video.yahoo.com/notizie-1300256/mondo-5212457/bielorussia-migliaia-in-piazza-contro-lukashenko-28726046.html

Ad maiora

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FERMIAMO IL BOIA IN BIELORUSSIA!

Nei giorni scorsi il compagno Lukashenko (quello che non ha cambiato nome al KGB) ha chiesto al Papa di intercedere per lui: http://www.thepetitionsite.com/1/15-days-left-to-save-lives-of-2-young-men-that-are-going-to-be-executed/

A giorni invece nell’ultima dittatura d’Europa sono previste due condanne a morte (mai abolita neanche la pena di morte, da queste parti) per due uomini condannati per gli attentati alla metropolitana di Minsk.

Ci sarebbero anche dei dubbi sulla loro colpevolezza.

Ora è partita una raccolta firme per chiedere di fermare il boia:

http://www.thepetitionsite.com/1/15-days-left-to-save-lives-of-2-young-men-that-are-going-to-be-executed/

100mila le firme che si vogliono raccogliere.
Diamo una mano anche noi?

Ad maiora

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STOP LUKA, LA RETE ABBATTE TUTTI I CONFINI. ABBATTERÀ ANCHE IL REGIME?

Come riassumere la serata di ieri dedicata da Annaviva alla Bielorussia? Interessante, emozionante, inquietante. Difficile trovare l’aggettivo giusto. Di certo, gli interventi di Natallia Radzina e di Vera Stremkovskaya (come quelli di Bruno Dapei e Matteo Mecacci) hanno offerto molti spunti a quanti -malgrado il maltempo-sono arrivati all’Ostello Bello di Milano. Altri ne offrirà a quanti seguono Radio Radicale (che ha registrato tutta la conferenza) e grazie al lavoro dei molti giornalisti presenti.
È stata una specie di lezione su che come nasce e cosa sia una dittatura.
Natalia Radzina (giornalista del sito http://charter97.org/en/news/ incarcerata dal regime e sfuggita dagli arresti domiciliari, ora rifugiata politica in Lituania) ha raccontato cosa voglia dire finire nelle prigioni del KGB. Ma ha focalizzato il suo intervento sulla responsabilità della classe politica italiana (nella fattispecie berlusconiana) nel sostenere fattivamente la dittatura: con incontri, abbracci, affari e opposizione alle sanzioni.
Vera Stremkovskaya (avvocato dei diritti umani, ora riparata in Svezia) ha invece sottolineato il declino di un paese che è tornato, grazie alla sua dirigenza sovietica, indietro nel tempo. Ma ha spiegato come incontri come quello organizzato da Annaviva (dove è stata esposta la bandiera bianca e rossa vietata a Minsk) siano un forte segnale nei confronti del regime. Il cui vessillo (sovietico) sventolava – pro Expo – a pochi passi dalla sede del nostro incontro (abbiamo davvero capito dove organizzare il prossimo flash mob…).
Interessante, per chiudere, che la Radzina abbia citato la gaffe di La Russa a Ballarò (“chi è Lukashenko?”).
Significa che la rete abbia ormai abbattuto tutti i confini.
E vuol dire che quel segnale che abbiamo lanciato ieri sarà arrivato forse anche nel cuore del potere bielorusso.

Ad maiora!

Ps. Ora ci aspetta Mosca. Obiettivo: le elezioni di dicembre.
Prima di andare in Russia (per l’ennesimo viaggio di “turismo responsabile” di Annaviva), mercoledì 9 novembre alla Libreria Popolare di via Tadino, ore 19.30, ci aspetta l’incontro con Denis Bilunov, famoso oppositore antiputiniano.
Vi aspettiamo!!!

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BIELORUSSIA, COME USCIRE DALLA PRIGIONE DI LUKA

Il blogger bielorusso Evgenij Morozov (che il 10 novembre sarà a Genova per il Festival della scienza) sta dividendo il mondo dei media on line. Il giovane ricercatore di Stanford nel suo nuovo libro “The Net Delusion: The Dark Side of Internet Freedom” sostiene che molte dittature riescono a essere ancora più penetranti nelle vite degli altri grazie ai social network:

http://archiviostorico.corriere.it/2011/ottobre/30/Rete_bucata_Facebook_Twitter_limitano_co_9_111030046.shtml

Venerdì sera, con Annaviva, ospiteremo a Milano (Ostello Bello, via Medici 4, ore 18.30), l’avvocato e difensore dei diritti umani Vera Stremkovskaja e Natallia Radzina, giornalista del sito on-line Charter 97:

http://charter97.org/en/news/

Proprio le inchieste sul regime bielorusso sono costate a Natallia il carcere un anno fa. Ora è riuscita a sfuggire agli arresti domiciliari e a trovare rifugio in Lituania, dove continua la sua attività di controinformazione su quel che accade a Minsk. Le autorità lituane le hanno concesso un visto di cinque anni. E’ convinta che prima che scada, tornerà a fare la giornalista in una Bielorussia libera e democratica.

Quando col collega Valter Padovani andammo a Minsk prima delle fallita “rivoluzione dei jeans” intervistammo Vera (che ora è rifugiata in Svezia). Per seminare il locale Kgb, abbiamo dovuto cambiare tre o quattro autobus, scendendo e salendo su diversi mezzi e con diverse direzioni.

Entrambe saranno due ottime testimoni, capaci di raccontare ai milanesi che vorranno seguirci, quel che accade in quella “prigione a cielo aperto” che è la Bielorussia. Interessante sarà capire anche come le due dissidenti valutino l’impatto della rete nella lotta ai regimi.

Il clima cupo che si vive in Bielorussia è difficilmente descrivibile. Nel paese in questi anni hanno perso la vita tre colleghi: Dmitrij Zavadskij, scomparso il 7 luglio 200, Veronika Cherkasova uccisa il 20 ottobre 2004 e Aleh Bijabenin, assassinato il 3 settembre 2010.

Anche di questo si parlerà nel convegno di venerdì.

A discutere con le dissidenti bielorusse ci saranno Matteo Mecacci, presidente della Commissione parlamentare diritti umani e democrazia Ocse e Bruno Dapei, presidente del Consiglio provinciale di Milano.

Vi aspettiamo.

Chi sfugge da una dittatura e vive da esule, ha bisogno come il pane del riconoscimento internazionale. Più saremo quella sera, più loro torneranno a casa rinforzate. E più articoli parleranno di loro, più il regime verrà indebolito.

Ad maiora.