I binari nella Valle de los Ingenios

Visitare Cuba: in treno da Trinidad alla Valle de los Ingenios

Questa mattina avremmo dovuto prendere un trenino (a vapore) degli anni Venti che ti porta a Manaca Iznaga, zona fuori Trinidad (sempre nella Valle de los Ingenios) dove un tempo c’erano le coltivazioni di canna da zucchero (ottenuta grazie al lavoro degli schiavi).


Marta però non sta bene e salta la colazione. Ci consultiamo con Manuela (la padrona della “nostra” casa particular) e andiamo a provare la famosa classe medica cubana (tra le migliori del mondo).

TESTIAMO LA SANITA’ CUBANA

C’è un pronto soccorso per stranieri con prezzi tarati sulla nostra capacità di spendere. Va detto che ci chiedono più volte se abbiamo un’assicurazione, altrimenti invece del medico ci avrebbero dato semplicemente dei farmaci (c’è una farmacia per stranieri dentro questa piccola clinica).

Chiediamo invece di vedere un dottore per il mal di pancia di Marta. La accoglie una dottoressa molto professionale. Le misurano la febbre e la pressione e le auscultano la pancia. Non ha niente di grave, ci dice il medico, ma tastandola nota dolori al ventre. Ci invita a tornare se le viene nausea o vomito.


Le dà un farmaco per il dolore (Buscapina, credo tipo il nostro Buscopan) e uno per aiutare la funzionalità dell’intestino (Domperidona Gamir) oltre a un beverone alla ciliegia che è un integratore di sali minerali. Per caso nota la maglietta con il logo dell’Europe Assistance (la indosso perché ho partecipato a Corricon) e ci dice, sorridendo, che quel che paghiamo ci verrà rimborsato. Sarà in parte vero: diciamo quattro quinti di quanto speso.

Il tutto comunque ci viene a costare 47 pesos convertibili: non poco (47 dollari americani). Usiamo, per la prima volta qui a Cuba, la carta di credito. Il prezzo originario lievita da 47 a 49 Cuc per questo motivo. Insomma, paghiamo noi la commissione. Surreale.

CAFFE’ RADIOFONICO

Torniamo da Manuela a leggere e a riposarci in attesa di vedere se i farmaci fanno effetto. Marta dorme, quindi mi illudo di sì. Io, nel patio, cerco di finire il volume sulla resilienza, ma (tradendo il dettato del libro) mi fermo ad ascoltare la radio di Manuela. In onda una lunghissima trasmissione legata al caffè: Hoy Hablamos de…Cafeina. Mi viene una voglia assurda di bermi una tazzina dopo i primi dieci minuti di ascolto.

Pavlov sarebbe stato orgoglioso di me.

SEDIA A DONDOLO

Mi dondolo per non pensare al caffè. La seggiola preferita dai cubani è proprio quella a dondolo. La portano anche fuori casa. In sua mancanza, appoggiano lo schienale della sedia contro il muro, lasciando i piedi in aria. Da noi è vietato appena termina il periodo scolastico… Forse invece aiuterebbe la socialità e a essere più rilassati.

 Per strada oltre a tormentarci offrendoci sigari o passaggi in taxi, un barbiere mi invita – con ampi e plateali gesti – a entrare e tagliarmi la barba. È il colmo! Nel paese che ha inventato i barbudos sono infatti tutti rasati (penso da quando Fidel ha iniziato a radersi). Respingo sdegnato l’offerta (facendo evidenti gesti a mia volta) e mi metto a seguire un venditore di aglio e cipolla.

LAGANTILLA

Dopo essere andati ieri a cavallo, anche oggi vogliamo vedere la Valle de los Ingenios, cambiando mezzo di trasporto e avendo come obiettivo Manaca Inzaga. Perso il trenino storico della mattina, alla “stazione ferroviaria” ci invitano a tornare nel pomeriggio. La corsa successiva parte infatti alle 17 e quindi abbiamo tempo per  riposare nel patio della casa di Manuela. Mentre leggo mi distraggo ancora ma (a differenza del colibrì di ieri) riesco a riprendere una specie di grande lucertola, metà azzurra e metà verde.  Qui è molto diffusa e la chiamano Lagantilla.

https://youtu.be/apsd-AOrEqQ

UN TRENO, PENDOLARI

Il treno (6 Cuc a testa andata e ritorno, prezzo ovviamente rincarato almeno una ventina di volte per noi stranieri) non è quello turistico del mattino ma uno – diesel – per il trasporto locale.

È quindi pieno come un uovo e caldo come una sauna (malgrado si viaggi con le porte spalancate). Fa un sacco di fermate, ma quando parte si balla (tanto che il bigliettaio urla, ridendo, che stanno trasformando il latte in burro).  Ascoltano musica ovunque i cubani e sorridono tanto, malgrado le mille difficoltà economiche. Ai musoni farebbe bene passare di qui. A ogni fermata parecchi scendono e altrettanti salgono mentre  il bigliettaio passa a vendere filoni di pane. Geniale.

PASSEGGIATA LUNGO I BINARI

Nel marasma generale perdiamo la nostra fermata. Scendiamo a quella dopo e ritorniamo lungo i binari. Come in Stand by me, dice Marta entusiasta di questa nuova avventura.

LA TORRE DA DOVE CONTROLLAVANO GLI SCHIAVI

In una ventina di minuti raggiungiamo la stazione e poi (al prezzo di 1 Cuc) saliamo su una torre di 40 metri che domina la valle e che un tempo serviva a controllare gli schiavi che lavoravano la canna da zucchero.

Al ritorno il treno, mezzo vuoto ma pieno d’acqua per terra (forse in seguito a rinfescanti bagni nei laghetti), va molto più veloce.

È la sua ultima corsa della giornata (sono quasi le 19 e qui si cena presto).

Malgrado i divieti, in molti fumano su questa treno con una sola carrozza. Ma la cosa più curiosa è che a ogni fermata si avvicina al treno qualcuno a cavallo.

Spesso si tratta di ragazzini.


Il treno, come dicevo, è finalizzato al trasporto dei pendolari cubani.

Gli unici stranieri che si avventurano in questo viaggio della speranza sono gli italiani, abituati d’altronde al nostro scadente trasporto locale.

A CENA, PER BENE

Per cena scegliamo uno dei ristoranti di Trinidad indicati dalla Lonely, il Cubita (Antonio Maceo 471). Decisamente il migliore provato fin qui a Cuba. Bel locale, ottimo servizio. È il posto in cui paghiamo di più (23 Cuc, pesos convertibili in due) ma ben spesi. Marta prende il pollo, io un piatto vegetariano misto, davvero buono.

La Lonely nel parlare di Cuba annunciava “vita dura per i vegetariani”, ma è il secondo locale nel quale trovo menù specifico. Mi illudo sarà sempre così.

Sarà il penultimo pasto Veg degno di nota sull’isola caraibica (dove la carne di pollo e maiale la fa da padrona).

 Dopo la bella cena, facciamo una passeggiata fino alla vicina Playa Major di Trinidad dove abbiamo invece una delusione: la scalinata “della musica” (uno spazio pubblico!) dove ieri ci eravamo seduti a sentire i gruppo che suonano e osservare la vita che scorre, è stata recintata per non far sedere i turisti a sentire la musica (a sbafo). Alla faccia del comunismo!

Domani andremo a Santa Clara. Per vedere se il Che si è girato nella tomba…

Ad maiora

IMG_5635

Visitare Cuba: Trinidad e la Valle de los Ingenios (a cavallo)

Il risveglio in questo nostro quinto giorno cubano è traumatico perché c’è il black out e non vanno i ventilatori. Ripartiranno solo dopo un paio d’ore, facendoci comunque fare un abbondante bagno di sudore.

OGGI? A CAVALLO!

Tra poco, dopo la solita abbondante  colazione, faremo una escursione a cavallo fino a una famosa Cascada el Cubano che si trova fuori Trinidad, nella Valle de los Ingenios (Valle degli Zuccherifici, anch’essa proclamata dall’Unesco patrimonio dell’umanità).

IL CAMBIO (E LE CODE CUBANE)

Ma prima vado a cambiare. In banca, come ovunque, c’è più gente del necessario: un uomo ti apre la porta, una signora dà bigliettini numerati controvoglia, una guardia ti porta da lei (e poi ti dice di non usare il telefono).

Dopo attesa fine a se stessa, il cassiere mi comunica che ha sì pesos convertibili, ossia Cuc (1:1 con dollaro: i pesos non convertibili, quelli che usano i cubani, si chiamano invece Cup e valgono un venticinquesimo di Cuc) ma solo con pezzi da 5!. E quindi usciamo col portafoglio gonfio. Con quelli che avevamo già, possiamo comunque mostrare la collezione.

 

CAVALCATA DA NON PERDERE

La passeggiata a cavallo costa 25 Cuc (25 dollari, ormai l’avete capito) a testa ma li vale proprio tutti. Trinidad è la città dove i cavalli sono ancora il principale mezzo di trasporto e quindi mi sembra il posto giusto per provare questa esperienza. 

 

UN GRUPPO ETEROGENEO DI TURISTI

Ci accompagna Emery (che subito ci presenta suo figlio Andrea, 5 anni e uno schiaffo alla mano come saluto) e una volta raggiunto il “maneggio” ci uniamo a  a una compagnia che sembra quella delle  barzellette: una irlandese, una canadese e un australiano che ha parenti in Portogallo (e che è decisamente il più simpatico del gruppo: sa pure qualche parola di italiano. Marta però dice che parla troppo e interrompe le persone. E in effetti, a pensarci bene, fa proprio così).

IMMERSI NELLA NATURA

Andiamo a passo d’uomo (con qualche galoppata improvvisa, ma gestibile anche da chi – come me – non sa cavalcare) e abbiamo modo di attraversare ex piantagioni di canna da zucchero, ora riconvertite in piccoli appezzamenti per campesinos: economia di sussistenza fatta di bananeti, piante di mango ma anche – ancora – piccoli appezzamenti di canna da zucchero. 

http://youtu.be/87Ns9exsBQ0

La carovana di cavalli fa varie tappe obbligate: tutte con l’obiettivo di vendere qualcosa ai turisti. Io ho “comprato” soprattutto esperienze e quindi il tutto è risultato impagabile. Prima sosta, in un bar dove ti servono succo di canna da zucchero (guarapo). Lo estraggono davanti a voi, con un macchinario di 90 anni e un ragazzone di 25 che lo fa girare.

http://youtu.be/2RjSuhj3C1A

Alla fine di tutto questo sforzo, il succo (energizzante e afrodisiaco, come ci viene spiegato) costa solo 2 Cuc.

 

VERSO LA CASCATA

L’obiettivo della passeggiata a cavallo (che dura dalle 9.30 alle 16) è la cascata dentro il parco naturale, dove ci si potrà fare un rinfrescante bagno (fa caldo a cavallo e quindi portatevi un cappello e crema solare).

Prima ci si ferma ancora da un allegro campesino che prepara il caffè cubano di montagna: lo trita al momento col mortaio, lo scioglie nell’acqua calda e lo serve con varie gradazioni di intensità. Scegliamo fuerte e non ci pentiamo.

Il caffè costa 1.50 Cuc. Un chilo di chicchi (profumatissimi) 20 Cuc. Porterò caffè cubano a Milano.

ACQUA FRESCA, ARRIVIAMO!

Infine l’agognata meta: la Cascada El  Cubano.

 

Prima si attraversa un sentiero invaso di colorate farfalle. Poi ci si trova di fronte a questo scorcio di natura incontaminata. 

http://youtu.be/H-PBJTLd7BQ

Oltre a fare il bagno, ci si può anche tuffare nel vuoto, finendo nell’acqua fresca. Da provare. 

http://youtu.be/RIQk07RZjog

Anzi, da starci tutto il giorno finché non se ne va il caldo (Manuela, la signora che ci ospita nella casa particular di Trinidad  ci dice che il clima è cambiato negli ultimi anni, che prima – in questa stagione – la pioggia cadeva spesso e mitigava il caldo. Ora non più).

Unico neo (che mi viene subito fatto notare da Marta, lei – a differenza mia- vera amazzone)  della passeggiata equestre: ai cavalli viene fatta fare una ripida salita e discesa per inutili foto del panorama dal cocuzzolo di un colle. Le povere bestie sudano e sbuffano.

 

SI BEVE COLA (E IL CUBANO CI PROVA)

A poca distanza dal ritorno a Trinidad si passa da un piccolo ristorante per bere qualcosa di rinfrescante. Insieme a noi, non più i 3 ragazzi di prima (che sono subito rientrati in paese, senza tuffarsi, chissà poi perché) ma una coppia di australiani, lui di mezza età, ex muscoloso, lei di una dozzina di anni più giovane. La guida a cavallo – la loro, la nostra è rientrato col trio e la ritroveremo solo alla fine – ci prova disperatamente con  la ragazza nell’ultima parte del tragitto (con il compagno di lei distante solo decina di metri). La ragazza ride di gusto. Ma in piazza la sera, la vedremo sempre con l’australiano attempato.  Due di picche per il cubano.

Ma ho divagato. Torno a raccontare del ristorante: scegliamo tutti e quattro (due italiani e due australiani, i cubani siedono altrove) la TropiCola. A nostro avviso la migliore cola qui a Cuba.

 

IL MIO PRIMO COLIBRÌ

Torniamo a Casa Manuela. Ci mettiamo a leggere nel patio. Ci viene a trovare un colibrì.

Marta dice che l’aveva visto solo allo zoo. Io nemmeno lì. Per l’emozione non faccio nemmeno in tempo a fotografarlo. Eppure torna più volte.

Pazienza. Resterà solo nella mia memoria.

A CORRERE!

Dopo questa esperienza decido di andare a correre. I due elementi non sono connessi, ma leggendo libri sulla resilienza (del grande Trabucchi) mi sono rammaricato dei troppi giorni senza allenamento.  Mentre mi vesto chiedo a Marta di andare a prendere dell’acqua nel negozio che dista una ventina di metri da casa. Torna dicendo che non uscirà più da sola perché è stata tampinata ininterrottamente. Non è un paese per turiste da sole.

FA ANCORA CALDO

La corsa è (per me) massacrante perché ci sono continui sali e scendi e le strade qui a Trinidad sono tutte fatte di acciottolato. Spesso irregolare. Poi il sole, anche se è quasi ora di cena, picchia come un martello. Supero una chiesa (ci sono solo i muri), un asino ferito, un signore che vende banane, un po’ di cani che mi inseguono perché sono l’unico che corre, un po’ di bambini che mi incitano, per lo stesso motivo. Al termine della salita c’è un resort. La guardia mi fa entrare, sempre di corsa. Da lassù la vista del mare (e della penisola di Ancón è meravigliosa). Questi turisti però Trinidad la vedono con il binocolo.

SI GIOCA A DOMINO

Scendendo sempre di corsa incappo in un gruppo di cubani che gioca a domino e discute animatamente. Mi riprometto di tornarci con Marta. La scena che riprenderemo poi sarà una delle più divertenti che ci sia capitata in questa nostra vacanza cubana.

http://youtu.be/TPl9VtRcqqc

CENA GHIACCIATA

Scegliamo per la serata un ristorante chic, il Del Sol, in una storica villa del centro di Trinidad. Non ci sono molti posti liberi. Ci mettono in una stanza isolata con aria condizionata a palla. Chiediamo due volte dì abbassarla ma si dimenticano: lasciamo il locale dicendo che non vogliamo mangiare in frigorifero.

Torniamo dagli italo-cubani delle piadine dove siamo stati ieri. Il cibo è lo stesso, ma pasteggiamo a TuCola, altra buona alternativa alla marca americana.

 

Ispirati da quanto visto nel pomeriggio, passiamo la serata giocando a domino nel patio di Manuela. Lo faremo anche le sere successive.

Ad maiora

La spiaggia di Playa Ancon

Visitare Cuba: Trinidad e Playa Ancón 

Fa molto caldo. Un caldo appiccicoso che rende difficile sudare. Di notte si percepisce ancora di più. Nella casa particular abbiamo aria condizionata (rumorosa) e due ventilatori. Preferiamo questi ma ci svegliamo parecchie volte, madidi.

La colazione è degna delle più rosee aspettative: oltre a frutta fresca. succo di mango, omelette e caffè, Manuela ci ha preparato una crostata alla frutta davvero ottima.

IN BUS PER PLAYA ANCON

Rinfrancati prendiamo il pullman che ci porta a Playa Ancón, penisola che dista una dozzina di chilometri e che ospita quella che viene indicata come la migliore spiaggia meridionale di Cuba. Il viaggio costa 2 pesos convertibili – Cuc – a persona (credo andata e ritorno ma lo saprò con certezza tra qualche e ora).

Il bus parte alle 9, 12, 14 e 17 da Trinidad. Dalla Playa alle 10, 12.30, 15.30 e 18. Il viaggio è accompagnato non solo da musica cubana ma anche da video musicali. Terribile e divertente al contempo. Le ragazze cubane in viaggio con noi comunque canticchiano i ritornelli sorridendo. Va bene così. Anche se alcune canzoni, come questa sono davvero brutte:

La spiaggia, di sabbia bianca, è bellissima e poco frequentata. L’ombrellone (naturale) con due lettini costa 4 Cuc (4 dollari) tutto il giorno.

Il mare è caldo, ma non si vede l’ombra di un pesce. Bello stare seduti a riva a crogiolarsi al sole (e al vento).

Bello anche fare una passeggiata camminando sulla riva. Due romani, nostri vicini di ombrelloni, quando stiamo per partire per la nostra passeggiata ci dicono che “è niente di che”. Gambe rubate a Santa Marinella…

ARMARSI DI SANTA PAZIENZA

Unico problema: non c’è un bar sulla spiaggia. Il resort che si affaccia su Playa Ancón ne ha uno ma ci viene spiegato che non è accessibile agli esterni. Salvo pagare qualcuno che vada dentro per te a recuperare panini. La via cubana per risolvere i problemi! Rinunciamo: abbiamo ancora le nostre mele pagate a peso d’oro…

Sopra il mare volano cormorani. In acqua purtroppo le ben note meduse che addentano la gamba di Marta. Si ricorderà, suo malgrado, di questo primo bagno nel mare caraibico. Un gruppo di cubani intanto sorseggia rum e mangia stuzzichini immerso in acqua. Anche questo indimenticabile.

SPIAGGIA MOLTO SPORCA

Altri, purtroppo tanti, buttano di tutto sulla spiaggia. A fine giornata si cammina nell’immondizia. Raccolgo qualche bottiglia e lattina e la metto nel cestino (ben visibile). Anche se so che non basterà. Ma è meglio che niente. Ah, non perdetevi in spiaggia un casco di un frutto simile ai lichis (qui li chiamano mamochillos). I cubani ne vanno ghiotti. Lo sarete anche voi (anche se sono difficili da mangiare).

ASSALTO AL BUS

Alle 18 prendiamo il pullman. Il biglietto è lo stesso dell’andata. Ma, essendo l’ultimo bus per Trinidad, accoglie tutti quelli che ha scaricato nei 4 viaggi precedenti. Un casino assurdo. Come dice Marta: una lotta darwiniana.

Se vi capita di venire qui (soprattutto di domenica) prendete il pullman delle 15.30!


Stipati sul fondo rincontriamo una ragazza che il giorno prima sul Viazul da L’Avana ci aveva preso per cubani chiedendoci informazioni. Fa l’attrice tra Berlino e Bonn. Mi chiede informazioni sui teatri di Roma. Le passo il contatto della mia amica Elena. Magari le potrà dare una mano.

Io e Marta ci diamo invece, a vicenda, abbondanti mani di crema idratante. Malgrado la protezione 30, il sole caraibico ci ha subito scottato.

A SPASSO PER TRINIDAD

Dopo la doccia (quella calda un filo d’acqua, la fredda due) andiamo a cercare un ristorante che avevamo adocchiato la sera prima. Non lo troviamo… Il dedalo di strade di Trinidad è ancora di difficile lettura per noi.


Finiamo a mangiare una piadina in un piccolo locale italo-cubano a due passi dalla Plaza Veja (Calle Simón Bolivar 353). La piada è buona e il posto (aperto fino alle 3 del mattino) è affollato di italiani nostalgici della nostra cucina.


Ah, la globalizzazione della lettura! Come dicevo, maggior parte dei turisti (quelli fai-da-te come noi: gli altri sono intruppati sui pullman, con zainetti drammaticamente tutti uguali) gira con la Lolely Planet in mano.

Ciò significa che i posti indicati dalla guida sono pieni di gente. Tra i locali consigliati c’è una gelateria di Trinidad, sempre in Calle Simon Bolivar. Evitatela… Potrà piacere agli inglesi che hanno scritto la guida, ma il gelato è pesante e niente di che.

Il resto della serata la passiamo sulla cosiddetta Scala della musica, scalinata che si affaccia sulla bellissima Plaza Mayor, dalla quale si osserva la vita di Trinidad (Plaza Mayor è in cima a una collina) ascoltando le bande che suonano musica cubana in bar e ristoranti. Qui, invece dei buttadentro dei ristoranti, ci sono ragazzi che cercano di venderti da bere: o Pina colada (Hey, amigo, Pina colada?) o Mojito (Senor, un Mojito?). Vince nettamente quest’ultima bevanda.
Ad maiora

La chiesa di Trinidad

Visitare Cuba: da L’Avana a Trinidad

La valigia (dispersa da Air France due giorni fa e arrivata ieri sera) ci guarda implorante. La apro un attimo, ma subito la richiudo. Decido di rimanere vestito un altro giorno con gli abiti “cubani” che mi sono comprato quando avevo il bagaglio ancora a Parigi. Facciamo colazione alla Casa Particular. Colazione come sempre ricca di frutta (dal sapore davvero tropicale), con omelette e caffè nero.

NO HAY MANTEQUILLA
Il burro (mantequilla, che qui è salato è buonissimo) oggi è sostituito da formaggio. Lazaro mi spiega che manca spesso perché non vengono pagate le imprese (straniere) che lo producono.

Una crisi che spinge a parodie ad hoc:

Sempre Lazaro mi spiega anche che non ci sono logiche nella vendita dei prodotti all’ingrosso. Costano, in proporzione, come quelli al dettaglio. E che i prezzi sono identici ovunque. Senza promozioni o sconti. Spera che – se davvero finirà il bloqueo – qualcosa cambierà.
Paghiamo Lazaro 80 CUC per le due notti e le 4 colazioni. Ci salutiamo come vecchi amici. Spero di tornare all’Avana un’altra volta per incontrarlo (quando torneremo all’Avana, sempre a casa sua, lui infatti sarà via).


Andiamo a prendere un taxi che ci porta (con 10 Cuc) alla stazione dei pullman. È nella parte nuova della città, vicino allo zoo (con animali che sembrano in condizioni pessime, come in ogni zoo che si rispetti). Viaggiamo con Viazul e come suggerito da amici italiani che sono stati (e si sono “scottati” con esperienze negative) a Cuba, abbiamo prenotato tutte le tratte dall’Italia. Mostriamo il foglio della prenotazione e ci viene dato un biglietto nominativo. I posti sarebbero assegnati ma in realtà, il controllore grida “libre” a ogni passeggero.

IN VIAGGIO, NELLA NATURA CUBANA

Il viaggio per Trinidad dura 6 ore e salvo una musica oscena di sottofondo e un bimbo che urla frasi incomprensibili, è molto bello. Ci si mette parecchio a lasciare l’Avana e si attraversavo periferie più ricche e altre più povere.


Lungo il tragitto lo sguardo si riposa: distese verdi, con coltivazioni di banane e palme e allevamenti di mucche e cavalli (liberi al pascolo) sovrastati da falchi.
Il tutto è pochissimo abitato e l’autostrada (che arriva fino a Santa Clara) è davvero poco trafficata.
Un viaggio (questo) molto rilassante.


Lungo il percorso ci si ferma per pranzo in una sorta di ristorante per turisti.

SOSTA OBBLIGATA

Il panino costa 4 Cuc. Il buffet di sola frutta 5. Il buffet compreso 10. La frutta è imbattibile. La consiglio. Ripartiamo, incontrando uno dei tanti manifesti che inneggiano alla rivoluzione castrista.


TELEFONO AMICO

Mentre viaggiamo, mi è venuta in mente un’altra peculiarità cubana: internet qui praticamente non esiste (e dove c’è è carissimo). E nemmeno il 3G. Quindi la gente usa ancora i telefoni pubblici. Così in giro non vedete nessuno che cammina compulsando sul cellulare. E chi si siede ai tavolini dei bar, non fa altro che non sia sorseggiare e chiacchierare. Senza guardare il telefono ogni due secondi. Correte prima che tutto questo – con l’arrivo dei turisti americani e del Wi-FI- finisca.
Il bus fa tappa a Cienfuegos (dove torneremo tra una settimana) e poi si dirige verso Trinidad. A volte si rallenta per via di carrozze a cavallo. Non sono ottocentesche perché il tetto è di plastica…


Il paesaggio nei pressi di Trinidad cambia decisamente: sulla sinistra si ergono vallate, sempre con mucche sovrastate da falchi.
Sulla destra compare il mare. Il che fa capire immediatamente la bellezza di Cuba.
L’autista fa varie soste, suonando il clacson e parlando con varie persone. Sono varie tappe “private” perché il bus è il più sicuro mezzo di trasporto di pacchi sull’isola. Incrociamo anche a più riprese camion adattati al trasporto persone. I passeggeri ci guardano con lo sguardo dei bambini allo zoo.


L’ASSALTO DEI VENDITORI ALL’ARRIVO

Non arriviamo ovviamente puntuali a Trinidad. ma pazienza.

All’arrivo del bus, una scena dantesca con decine di procacciatori che offrono  taxi e cases particulares a chi scende dal pullman, tenuti a debita distanza – con una corda – dai funzionari della Viazul.
Nella massa spicca un ragazzo con cartello che reca il nome di Manuela (la signora che gestisce la casa particular dove ci ha indirizzato Lazaro) e il mio. Lo seguiamo mentre ancora cercano di accalappiarci. Saliamo, dopo una decina di metri, su una bici-taxi e partiamo. Il tratto, quasi tutto sul pavé e con tante salite costerà 3 Cuc. Cominciamo ad assaporare questa città protetta dall’Unesco.


Manuela è di una gentilezza estrema e la casa (Calle Lino Pérez 372) che amministra di una bellezza assoluta. La camera è davvero grande e si fa colazione sotto un gazebo naturale.
La padrona di casa ci spiega come raggiungere il mare: il bus passerà domattina alle 9 proprio davanti a casa. Unico elemento negativo che salta all’occhio di Manuela: ci dice almeno tre volte di andare a un ristorante a suo nome (ce lo scrive anche su un foglio). È in pieno centro, in Plaza Mayor, e affollato  di turisti. Comunque la accontentiamo. Anche se scegliamo i piatti meno cari del menù. Ascoltando qualche canzone che scalda il cuore.

PASSEGGIANDO PER TRINIDAD

Trinidad è molto diversa e molto più bella dell’Avana. I ritmi qui sono più blandi. Le case tutte basse. Persino la parlata è più lenta (e per noi più comprensibile). Ci sono venditori di pane, di dolci e granite ovunque.
Poche le macchine in giro, parecchie le bici. E soprattutto un mare di cavalli.
Il centro storico è davvero bello e ben ristrutturato. Lo si godrebbe meglio se non si fosse infastiditi a ogni passo da qualcuno che cerca di portarti a un ristorante (persino quando esci dopo aver appena cenato!) o cerca di offrirti alcol,  taxi o sigari.


Comunque si sopporta il tutto. Oggi è sabato e gli abitanti di Trinidad (compresa la nostra elegantissima Manuela) la sera vanno ad ascoltare la musica e a ballare.  Noi ci soffermiamo invece a osservare una strana lucertola che mangia insetti intorno a una palma e arriccia la coda.

ACQUA SPRECATA

Ah, un’ultima cosa: lungo le strade c’è sempre acqua corrente e uscendo con le infradito (fa troppo caldo per indossare altro) vi bagnerete i piedi. Emery, il ragazzo che nei giorni seguenti ci accompagnerà a cavallo, ci spiegherà che sono tubature rotte (col risultato che nelle case la pressione e davvero scarsa, pure al piano terra).

Domani sera valuteremo se bagnare le scarpe o lavare bene i piedi a fine passeggiata. Opteremo per la prima ipotesi, alla fine.

Ad maiora

Murales rivoluzionario a L'Avana, Cuba

Visitare Cuba: Centro Habana

Secondo giorno di viaggio qui a Cuba. Il primo dedicato alla visita della sua capitale.

Mi sveglio alle 5 del mattino (le 10 in Italia) perché il mio corpo non si è ancora adattato al nuovo fuso orario. Marta invece ronfa di gusto. Buon per lei. 

La colazione da Lazaro è buona. Perché, come mi ricordavo da Haiti, il sapore della frutta che si trova qui non è rinvenibile altrove. Ottimo anche il caffè cubano.


Rinfrancati dal cibo ci lanciamo alla visita del centro de L’Avana, dove ci troviamo. Avevamo letto nel guest-post di Fraintesa come sarebbe stato l’approccio di tanti cubani alla vista di due stranieri che passeggiano per strada. I cosiddetti jineteros ci hanno offerto taxi-sigari-alcol-ristoranti ogni minuto e mezzo e chiesto soldi ogni cinque. Ce la siamo cavata con qualche peso convertibile (Cuc).

La città è di una bellezza decadente. Il traffico è però micidiale e la puzza di benzina di scarsa qualità ti accompagna ovunque. Le vie laterali (quelle che dal mare vengono verso il centro) sono meno trafficate. E quindi migliori da percorrere a piedi (sempre evitando, a fatica, l’offerta dei taxi).


Il caldo è opprimente. Troviamo refrigerio in un bar e soprattutto un po’ di tranquillità nella chiesa (neogotica) del Sagrado Corazon de Jesus.


Ci sono palazzi maestosi, anche se molti sono chiusi per ristrutturazione, come il Capitolio Nacional. Nessuno sa dire quando verrà riaperto questo edificio (più alto di quello di Washington cui si ispira). Questa, a quanto dicono gli habaneros con cui abbiamo parlato, sembra dovrà diventare la sede del parlamento cubano.


A pranzo mangiamo una discreta pizza, pietanza che si trova praticamente ovunque in giro per L’Avana (“La pissa, la pissa” si sente spesso gridare per strada dai venditori porta a porta). Due pizze e due bottiglie d’acqua 8 Cuc.
Costano un poco di più i vestiti che ho dovuto comprare per sopravvivere in attesa dell’arrivo della valigia che ieri non mi hanno consegnato al mio arrivo a L’Avana. Da Air France fanno sapere che è rimasta a Parigi.

CHINA TOWN SENZA CINESI
Sempre in Centro Habana visitiamo anche il quartiere cinese (Barrio Chino), uno dei più grandi delle Americhe, con una caratteristica: i cinesi se ne sono andati (in Canada e Usa) dopo la vittoria della rivoluzione socialista. Gliene era evidentemente bastata una…


A proposito di rivoluzione guevarista, in giro si trovano dei murales davvero bellissimi. A parte quelle ufficiali comunque, difficilmente ci sono altre scritte, o tag.


Aspettiamo invano un amico cubano di Marta e poi decidiamo di uscire per fare la spesa. Domani ci aspetta un lungo viaggio in bus, destinazione: Trinidad. A L’Avana, o almeno nel suo centro, non ci sono “supermercati” come li intendiamo noi, ma tanti piccoli negozi (tiendas) che vendono alcuni prodotti. Preparatevi a lunghe code, spesso infruttifere. Spesso quando entrate (siete stranieri, immediatamente riconoscibili) c’è qualcuno che vi cerca di aiutare a ordinare e poi immancabilmente vi dice che ha il bambino che sta male e ha bisogno di soldi. Anche comprare l’acqua comporta quindi un esborso doppio. La frutta (salvo le mele, ma ne parleremo tra poco) costa davvero poco: è però molto matura e quindi va mangiata praticamente subito


Sulla Lonely planet indicano un negozio dove si può trovare di tutto, ma non troviamo il posto! Nel frattempo, camminando sotto il sole, siamo passati da Centro Habana a Habana Vieja. Se nella prima ci sono case diroccate e tanti cubani, qui le case sono tutte in ordine e incrociamo turisti a frotte. Malgrado questi segnali di allarme, incappiamo nella prima fregatura cubana: compiamo cinque mele che ci vengono fatte pagare 5 pesos convertibili. Cinque euro al chilo, praticamente. Manco in Montenapoleone! Va beh, ci consoliamo pensando che quello dovrebbe essere il costo del pranzo di domani (insieme a qualche snack).


A cena seguiamo pedissequamente la Lonely e andiamo da Hanoi ristorante di cucina cubana nella Habana Veja. Troviamo quattro inglesi tutti muniti, come noi, della stessa guida inglese (praticamente ne conteremo decine di copie al giorno, stessa foto in copertina, qualcuna col titolo Kuba, alla tedesca). Mangiamo bene, ascoltando musica cubana.

I prezzi sono onesti (12.50 Cuc, più mancia per camerieri e musicisti) e nel menù c’è una parte vegetariana. Miracolo!  Marta entusiasta della salsa ai pomodori che accompagnava i gamberetti.


Usciamo dal locale (che di Vietnam ha solo il nome) e andiamo a fare due passi in Plaza Veja (visiteremo con calma il resto della città vecchia al nostro ritorno, tra una settimana). È un posto davvero magico… Ma sembra di stare in Spagna! Tutto è perfetto, assolutamente in dissonanza col resto dell’Avana.


Forse anche per questa ragione, la maggioranza di quanti passeggiano qui sono turisti stranieri. Torniamo subito nel “nostro” quartiere (Centro Habana). Lo si riconosce dalle strade dissestata e dalla gente che cammina senza la guida turistica in mano (semmai con della frutta).


Si vedono anche ragazzini che giocano a pallone per strada (scena da noi scomparsa negli anni ’70) e altri che giocano a basket, in mezzo al traffico (scena da noi mai vista, ma negli States sì).


Andiamo a dormire abbastanza presto ma veniamo svegliati (il plurale qui è maiestatis) da Lazaro che ci invita ad alzarsi perché dall’aeroporto hanno riportato la valigia. Miracolo. Firmo al buio un foglietto che mi pone il tassista e riporto il mio bagaglio disperso in camera. Non lo apro nemmeno e mi rimetto a dormire. Soddisfatto. Domani affronterò il viaggio coi miei vestiti.

Ad maiora.

Vecchie macchine americane a Cuba

Visitare Cuba. Da Milano a L’Avana (via Parigi)


 Primo giorno del nostro viaggio nell’isola dei Castro.

In volo per L’Avana, partendo da Linate e facendo scalo a Parigi. Biglietto comprato sul sito di Air France ma con prima tratta Alitalia: il dettaglio non sarà di poco conto, ma lo scopriremo arrivati a Cuba.

A Parigi ci sorbiamo un’ora e mezza di fila per fare il secondo check-in visto che a Linate non avevano potuto farlo (curioso pure questo fatto). I bagagli, in teoria, sono partiti per Cuba. Ma vedremo che non sarà proprio così.

Da Charles de Gaulle a Josè Martì, il volo di dieci ore mi è sembrato infinito. Ho da poco provato, con tempistiche anche più lunghe, un Helsinki-Seul, con Finnair e devo dire che la compagni finlandese batte la francese senza alcun dubbio.


Io e mia figlia Marta siamo sistemati negli ultimi due sedili e quindi abbiamo perennemente al nostro fianco la fila di chi va in bagno. Il telecomando del monitor coi film in compenso non va. E quindi dobbiamo zigzagare sui vari canali a disposizione aspettando che un film finisca per vederlo dall’inizio. Marta si sciroppa due volte Still Alice (pellicola notevole comunque).

PER PASTO: PETTO DI POLLO

Prima di partire come sempre mi ero iscritto (come faccio sempre, con questa precipua finalità) al programma di Frequent Flyer della compagnia aerea (Flying Blue) per segnalare che sono vegetariano. La notizia compariva anche sul biglietto. Ovviamente il pasto che mi viene servito a diecimila piedi sull’Oceano Atlantico è a base di pollo. Verrà corretto, solo dopo essere stato respinto.
All’Avana i controlli sono infiniti. Non solo il passaporto e la Tarjeta de Turista (il visto: a Milano si acquista per 25 euro a Cuba Point, sotto l’affollato consolato cubano di via Pirelli 30). Ma persino con metal detector. È la prima volta che mi succede uscendo da un aeroporto. Anzi, dalla prima parte dello scalo. Perché manca ancora il ritiro bagagli. Il mio risulta ovviamente smarrito. Dopo inutile ricerca, ci facciamo una discreta coda al Lost and Found e finalmente usciamo.

Fuori, al caldo umido di Cuba, ci aspetta l’autista mandato da Lazaro, il padrone della Casa Particular dove alloggiamo all’Avana. Prima di partire il tassista ci invita a cambiare gli euro in Cuc (la moneta cubana per noi stranieri, cambio 1-1 col dollaro): altra mezz’ora di coda. Questa della doppia valuta qui a Cuba causa confusione e permette a molti furbacchioni di approfittarne. Ai turisti vengono dati solo Cuc, ossia pesos convertibili. Ma se riuscite procuratevi i pesos cubani (Cup o MN, Moneda Nacional) col quale comprare il cibo per strada.

Dopo aver cambiato euro in Cuc, saliamo infine su una meravigliosa Cadillac degli anni ’50 e con questa vettura fuori dal tempo (e un’assurda colonna sonora) iniziamo l’avventura cubana. Il centro della capitale è affascinante di sera, grazie alla mancanza di traffico e a un’illuminazione gialla e a sfarfallio che da noi non si vede da tempo.

Arriviamo alla Casa Particular, molto pulita e carina (siamo in Centro Habana, all’angolo tra Neptuno e Aguila, dietro il Capitolio e l’Hotel Inglaterra). Paghiamo il tassista (25 Cuc) e chiacchieriamo col padrone di casa, Lazaro. Gli raccontiamo della disavventura aeroportuale e ci rassicura: chiamerà lui in aeroporto per recuperare il bagaglio. Ci intrattiene elogiando a più riprese il coraggio di Obama, “primo presidente americano ad aver parlato ai cubani direttamente dalla loro tv”. Concordiamo con lui e andiamo a letto: per il fuso italiano sono quasi le 5 del mattino, mentre qui non sono nemmeno le 11. In stanza, vitale (anche se rumorosa) aria condizionata a manetta.