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Vivere ai tempi della sharing economy

Si fa un gran discutere negli Stati Uniti sul ruolo della sharing-economy per raddrizzare una crisi che sembra irreversibile. L’Eco di questo dibattito da noi si è risolto con le proteste dei tassisti contro Uber e con i giudici che hanno bloccato Uber Pop. Ma è solo questione di tempo e poi anche queste barriere verranno travolte.

Della sharing-economy parla il bel libro consigliatomi dall’amica Giulia “Mi fido di te” di Gea Scancarello. Il titolo è un po’ criptico e si capisce solo immergendosi nelle pagine del volume. Questa nuova economia basata sulla condivisione si fonda sulla fiducia che il prossimo deve avere verso uno sconosciuto. Gea lo spiega meglio di me: “Per quanto chiare siano le regole, alla base dello scambio ci deve essere la disponibilità a fidarsi di uno sconosciuto, tanto da metterselo in casa. Buffo, no? Per decenni l’intera società occidentale si è impegnata a fare esattamente il contrario: difendere con ogni mezzo la privacy“.

Insomma si deve ribaltare l’assioma appreso da bambini di non accettare caramelle da sconosciuti. Perché poi spesso chi ci fa del male è qualcuno che conosciamo bene (o crediamo di conoscerlo, almeno).

Il libro non è una pizzosa analisi della condivisione con il prossimo, ma è un esperimento sul campo. La Scancarello (giornalista e viaggiatrice, come scrive nella bio) ha infatti provato direttamente a condividere la sua casa, il suo divano, la sua tavola, la sua auto con sconosciuti. E’ andata a raccogliere cibo scartato dai supermercati. Ha dormito in un B&B pagandolo col baratto (tradurre il sito in inglese, ad esempio) e ha soggiornato in casa di persone che ti lasciano la villa se gli curi gli animali domestici. Dalla sua esperienza è nato un blog.

Prove empiriche che invitano all’emulazione.

Il libro è diviso in tre aree: dormire, mangiare e muoversi. Alla fine di ogni sezione ci sono i link dei siti per condividere e una loro mappa ragionata.

Insomma, un libro da leggere. E poi da lasciare da qualche parte per il book sharing…

 

Ad maiora

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Gea Scancarello

Mi fido di te

Prefazione di Simone Perotti

Chiarelettere

Milano, 2015

Pag, 235.

Euro 13,90

Visitare Cuba: ultimo giorno a L’Avana

Ci svegliamo e andiamo sul terrazzo, ma la colazione nella nostra casa particular è pronta in cucina, due piani sotto. Colazione molto abbondante: oltre a frutta e dolci, caffè e latte, c’è anche marmellata e formaggio e per non farci mancare niente anche delle uova.

Vita al Vedado, L'Avana, Cuba

Un po’ satolli ci incamminiamo per il Vedado, il quartiere residenziale de L’Avana. Siamo in Calle 10 e imbocchiamo la 12 per dirigerci verso la Necrópolis Cristóbal Colón, il cimitero monumentale de L’Avana. Dopo una mezz’ora di cammino ci giungiamo di fronte. L’entrata è maestosa. 

Necropolis Cristobal Colon

L’ingresso è abbastanza caro (5 Cuc, ossia 5 dollari) ma dentro la distesa di tombe monumentali merita la visita. Ci dirigiamo verso la tomba più frequentata della Necropoli: quella de La Milagrosa, donna morta di parto insieme al figlio. Il vedovo venne a trovarla ogni giorno per anni, battendo la maniglia sopra la tomba come a risvegliare il resto della sua famiglia. Quando i due corpi furono inumati, la madre era intatta e il bimbo, che era stato seppellito ai suoi piedi, sarebbe stato invece in braccio alla donna. Da qui il miracolo popolare, con devoti che ogni giorno vanno a chiedere di intercedere per loro (e per i loro figli) che lasciamo ex voti, che bussano alla tomba e poi si allontanano da essa senza darle mai le spalle, come fece per anni il vedovo, per poterla guardare il più a lungo possibile.

https://youtu.be/Mh7BA3b6MX0

Lasciamo il cimitero e ci dirigiamo, sempre sotto il solleone, ai giardini di botanici della Quinta de los Molinos (in Av Salvador Allende, non lontano da Plaza de la Revolución). Ci eravamo già passati nei giorni scorsi perché sulla guida li annunciavano chiusi per lavori. Così era in effetti ma una gentile signora all’ingresso ci aveva detto che sarebbero stati riaperti al pubblico l’indomani. Oggi però dentro ci sono parecchie guardie (molte dormienti) una delle quali, in malo modo, ci fa capire che, essendo domenica, è chiuso. Ma, turisti a parte, un habanero (cittadino de L’Avana) quando può andare a visitare (e prendere un po’ di fresco) ai giardini botanici se non la domenica?? Perché dunque li chiudono?? Credo perché alla fine non siano fatti “per il pubblico” ma per far lavorare un po’ di persone (guardie, giardinieri e funzionari che si occuperanno di orari e paghe). Alla fine qui a Cuba è tutto un po’ casuale. E, a volte, veramente inospitale. Del giardino botanico che avremmo voluto visitare ci resta solo questa foto, presa ovviamente dall’esterno.

Quinta de los Molinos

Vittime dell’ennesima delusione, mangiamo qualcosa (finendo gli ultimi Cup) e torniamo nella nostra casa al Vedado. I proprietari di casa, molto gentili, ci lasciano occupare le stanze anche nel pomeriggio, in attesa del nostro volo serale.

Ci riposiamo sul terrazzo cercando di contrastare il caldo. Qui abbiamo la tv dove trasmettono incessantemente i giochi panamericani di Toronto: oggi tocca alla pallavolo maschile tra Cuba e il fortissimo Brasile. Ieri sera unica eccezione allo sport con una vecchia puntata di Montalbano, in italiano coi sottotitoli spagnolo.

Nel tardo pomeriggio prima del taxi che ci porterà all’aeroporto Josè Martì per il volo di ritorno, andiamo a mangiare uno spuntino. Beviamo un ottimo frullato di banane.

Poi paghiamo 95 Cuc per la nostra ultima notte in una casa particular (e le tre colazioni) e salutiamo.

Prendiamo l’ultimo taxi cubano. Siamo fortunati. È una bellissima Buick viola, la migliore auto su cui siamo saliti. Una delle cose che rimpiangeremo dell’isola caraibica.

Una vecchia Buick viola come taxi

Ci godiamo l’ultima boccata d’aria cubana e raggiungiamo l’aeroporto.

Il volo sarà regolare. E malgrado la tappa parigina, senza smarrire i bagagli.

Milano, dopo 18 giorni a Cuba, ci sembra strana. E, incredibile a dirsi, silenziosa.

Ad maiora

Le meravigliose auto di Cuba

Visitare Cuba: da Cienfuegos a L’Avana

Prima di fare colazione sistemo la valigia. Ho quasi finito i contanti e quindi, non avendone più bisogno, posso mettere via la fascia nascondi soldi che di solito mi porto in giro. Si può sopravvivere anche senza bancomat e carte di credito, pagando tutto in contanti, come si fa qui a Cuba, ma i rischi di portarsi in giro il malloppo sono evidenti. 

IN VIAGGIO, SENZA MUSICA

Vorrei sentire Deezer ma si è sloggato da solo e da qui non si può fare log in. Quindi addio all’ascolto di musica scaricata. Mannaggia a queste app di musica condivisa che ti abbandonano nel momento del bisogno.

I SOLITI DISSERVIZI VIAZUL

Facciamo l’ultima colazione da Ileana. Ci scambiamo i numeri di telefono e andiamo, a piedi (dista una decina di minuti) fino alla stazione dei bus Viazul. È il nostro ultimo viaggio su questi pullman e, vista la disavventura dell’andata, ci auguriamo che questa volta vada tutto bene. Così non sarà, purtroppo: anche se ci presentiamo un’ora prima della partenza (come prescritto dalle regole qui) il “capo-stazione” ci dice che sul bus delle 10 non ci sono tre posti per noi. Protestiamo. Facciamo presente di aver già pagato, e da tempo, quei posti per L’Avana ma lui dice che hanno problemi con internet e non è colpa sua. Ci propone di prendere il bus che sta partendo per Varadero (l’unica meta che abbiamo escluso dal nostro viaggio fin dall’inizio) e che arriverà a L’Avana alle 17 (7 ore di viaggio, contro le 4 previste). Rifiutiamo. Ci dicono di aspettare l’arrivo del bus (da Trinidad) per capire quanti posti ci saranno per L’Avana. Con l’umore davvero inverso, ci mettiamo a sedere nel caldo di questa vecchia sala d’aspetto.

LA LOTTERIA DEI BIGLIETTI

Dopo un’ora di attesa, e vari tentativi di protesta in spagnolo, all’arrivo del bus, miracolosamente ci trovano i tre posti. Qui strappano i biglietti con il righello, come si faceva da noi un tempo, quando c’era il Totocalcio. E in effetti questa sembra proprio una lotteria. Oggi ci è andata bene: siamo riusciti a prendere il bus che avevamo prenotato un mese fa! Se tornassimo a Cuba, eviteremmo Viazul.

SOSTA IN MEZZO ALL’AUTOSTRADA

Il viaggio scivola via tranquillo. Gli autisti (sono sempre in due e si alternano alla guida) si fermano a un certo punto a mangiare qualcosa. Poi lungo l’autostrada individuano un loro amico che guida un camion. Lo affiancano, aprono la porta e ci fanno due chiacchiere prima di ripartire strombazzando. Il tutto occupando due delle tre corsie dell’autopista. Scena inedita.

SCENDETE E SPENDETE

A un’ora e mezza da L’Avana c’è una sosta obbligata e tutti devono scendere dal bus. Si può andare in bagno (obbligatoriamente pagando almeno 0,25 Cuc per entrare, ottenendo qualche quadretto di carta igienica), fare shopping (solita paccottiglia di vacanza) o mangiare. Si paga solo in Cuc, come ampiamente scritto. Come dire: è un posto per stranieri…

L’ASSALTO DEI TASSISTI

Arriviamo a L’Avana con solo mezz’ora di ritardo è appena scesi dal bus veniamo assaliti dai tassisti più o meno abusivi che ci offrono passaggi in città. Il tutto mentre, a fatica, cerchiamo di recuperare i nostri bagagli. Contrattiamo alla fine il prezzo con un autista (5 Cuc, ossia dollari, come all’andata) e puntiamo verso la nostra nuova casa particular. Questa ci è stata prenotata da Ileana o meglio quella che conosceva Ileana era occupata e ci ha dirottato qui: Rojal House (Calle 10, n.113).

Vedado, L'Avana, Cuba

Siamo nel Vedado, il quartiere residenziale della capitale cubana, decisamente meglio temuto del resto della città. A gestire la nostra casa una coppia di giovani italo-cubani. Lui è laziale e adora stare qui. Lei (che parla benissimo la nostra lingua) ci sembra rimpiangere un po’ l’Italia. La casa è grande e pulita e dotata, sul tetto, di un ampio terrazzo dove domattina penso faremo colazione.

Ci riposiamo un po’ aspettando che il sole scenda all’orizzonte e poi andiamo a esplorare il nuovo quartiere: case basse e colorate, parchi e panchine. Sembra davvero un’altra Avana. 

I pali che sostenevano le bandiere cubane

Non a caso questa è la zona delle ambasciate. Proprio a tal proposito la nostra meta è il grattacielo (Us Interest Section) dove tra qualche giorni aprirà, dopo 60 anni, la rappresentanza diplomatica statunitense. È dai tempi di Carter che qui c’è un edificio a stelle e strisce (ma non ufficialmente, e quindi senza bandiere). Con l’arrivo dei Bush, questo grattacielo è risultato indigesto al regime cubano che gli ha creato di fronte una muraglia di bandiere cubane (138, come gli anni della lotta tra i due paesi vicini) e una piazza chiamata Tribuna anti-imperialista. Piena di minacciose scritte.

Scritte davanti all'Ambasciata americana a Cuba

L’edificio è circondato da poliziotti che ti allontanano da esso e, con nostra sorpresa, notiamo che sono state ammainate tutte le bandiere cubane. Tutte tranne una che sarà tirata giù in fretta e furia durante la nostra breve permanenza in loco. Decisamente un gesto di benvenuto verso il nuovo ambasciatore Usa in arrivo.

L'ambasciata degli Stati Uniti a L'Avana

Sulla Tribuna anti-imperialista. dove di solito si tengono comizi contro gli Estados Unitos, oggi c’è uno spettacolo per piccoli cubani. Il clima è decisamente cambiato.

https://youtu.be/h9JovrHcZkQ

Proseguiamo la nostra passeggiata per il Vedado. Decidiamo di andare a piedi pur facendoci gola i coco-taxi.

Coco-Taxi al Vedado, L'Avana, Cuba

Anche in questa zona de L’Avana ci sono bambini che giocano a pallone per strada e tanti cani e gatti randagi. L’obiettivo della nostra passeggiata è Bollywood che sulla Lonely indicano come primo e ottimo ristorante indiano di Cuba. Dopo qualche chilometro ci stanchiamo di passeggiare e fermiamo un taxi (una Lada con interni a pois neri su sfondo rosso). Non conosce il posto ma ci porta in zona e comincia a chiedere in giro…scoprendo infine che è chiuso da sei mesi! Il tassista cerca di cogliere la palla al balzo e portarci in un ristorante spenna-turisti con vista mare. Ma noi per fortuna, sempre tramite la guida, avevamo adocchiato un ristorante amico dei vegetariani vicino a “casa” e quindi ci rifacciamo portare indietro (8 Cuc andata e ritorno).

Interni del Ristorante Decameron a L'Avana

Il Decameron è davvero un posto carino, arredato con decine di orologi a pendola.

Dentro aria condizionata a palla e parecchi turisti. Il menù offre parecchie pietanze vegetariane di buona qualità. Così ci abbuffiamo… Alla fine però il conto non è salato: 25 Cuc in tre.

Casa del Vedado, L'Avana, Cuba

Torniamo nella nostra casa particular e ci mettiamo sul terrazzo a prendere un po’ d’aria fresca e a osservare un temporale in lontananza: non arriverà mai fino a L’Avana.

Ad maiora

Cienfuegos, Cuba

Visitare Cuba: Cienfuegos e Playa Rancho Luna

Oggi giornata dedicata al relax. La sveglia suona abbastanza tardi e poi ci lanciamo nella solita colazione. Unica variante odierna, qui a Casa cubana, è il succo: non di mango ma di guava. Sempre quasi ghiacciato è sempre molto gustoso. Ah, Ileana ci offre anche lo yogurt, il primo che mangiamo qui a Cuba.

A SPASSO

Usciamo a fare due passi nel centro di Cienfuegos. La mattina le vie intorno al Parque José Martí (la piazza principale, chiusa da bei palazzi ottocenteschi) sono molto affollati di cubani, in giro a fare compere.   Qui a Cuba i negozi chiudono presto, di solito alle 17, e bisogna affrettarsi prima che le scorte – portate la mattina – finiscano. Così una volta che abbiamo la fortuna di trovare l’acqua in un supermercato decidiamo di optare per un carico da 5 litri.


Cienfuegos ha una delle più grandi zone pedonali che potete trovare nelle città di provincia. Pure mentre state camminando cercano però di agganciarvi per offrirvi un taxi, che di lì non può passare…!

CHE MUSICA!

Ci sono anche parecchie bancarelle, anche se ciò che rende piacevole la passeggiata è la musica di sottofondo, diffusa da autoparlanti pubblici che fanno conoscere a tutti Benny Morè, lo storico cantante orgoglio della città.

https://youtu.be/nQZQsv4e5us

Oggi abbiamo deciso di andare al mare. La spiaggia di Cienfuegos non ci convince e allora optiamo per quella di Rancho Luna, raggiungibile con 10 Cuc  (ossia dollari) di taxi. È una spiaggia a una ventina di chilometri dalla città, affollata di cubani. Il mare proprio davanti alla marea di ombrelloni (una sola fila comunque) non è granché pulito. Ma basta camminare per qualche decina di metri per ritrovare quello dei Caraibi. A differenza di ciò che raccontava la Lonely di pesci da vedere ce ne sono pochini, ma il posto (salvo i punti in cui c’è musica a palla) merita.

 

Io e Marta decidiamo di fare, sulla gamba di Francesca, un tatuaggio a trasferello che ci siamo portati da Milano. Qui a Cuba non devono averlo mai visto perché in pochi minuti veniamo circondati da mezza spiaggia che osserva il nostro lavoro. Per fortuna, in qualche modo, l’operazione riesce e quindi vediamo intorno a noi parecchi sorrisi. Chiedo ai nostri spettatori se vogliono dei piccoli tatuaggi tra quelli avanzati dai nostri trasferelli e subito si forma la fila di gambe e braccia pronte a farsi appiccicare questa novità sulla pelle. Chi ne vuole di più è Teresita, una signora non più giovanissima e che quando sorride non ha molti denti da mostrare. Purtroppo a un certo punto i finti tatuaggi finiscono e torniamo soli. Ma intorno a noi sentiamo che continuano a parlare degli italiani… 

Anche in questa spiaggia chi finisce di mangiare lancia lattine, scatole di cartone (dove viene servito un mix di carne e pastasciutta) e sacchetti di plastica (che contengono caramelle, croccante o pop corn) per terra, sulla spiaggia. Finiranno irrimediabilmente tutti in mare. Qui parlano tutti dei mutamenti climatici (anche qui a Cienfuegos, abbiamo sentito più di un discorso su questo argomento) ma non si rendono conto che pure i loro comportamenti contribuiscono al disastro cui stiamo andando incontro. Forse i loro giornali ufficiali (ci sono solo questi) potrebbero indurre i cittadini ad atteggiamenti più avveduti verso la natura. Gli unici che riciclano i rifiuti sono quei poveri che frugano nell’immondizia (o lungo la spiaggia qui) raccogliendo lattine di alluminio da vendere. 

 

Torniamo in taxi a Cienfuegos (altri 10 Cuc) e lungo il tragitto osserviamo quanto sia bella la natura qui a Cuba. È una delle cose che ci porteremo a casa al nostro ritorno.

A CENA, FINALMENTE SENZA FREGATURE

Prima di uscire paghiamo Ileana (300 Cuc per le quattro notti con relative coazioni e due cene) e poi andiamo a cercare Shekinah, un ristorante israeliano di cui avevamo visto la pubblicità in centro (segnalava piatti vegetariani). Si rileverà la miglior scelta culinaria di Cienfuegos. Si trova a un numero civico dal ristorante in cui ci avevano spennato. Ma qui i prezzi sono esposti fuori dal locale, sono più che onesti e sono in Cup (ossia pesos non convertibili, un venticinquesimo di Cuc). Nel menù c’è scritto che la conversione in Cuc sarà 1:24, quasi quella ufficiale.

Il menù di Shekinah

Dentro il piccolo locale campeggia una bandiera libanese e la ragazza che ci serve parla uno spagnolo molto comprensibile ed è veramente gentile. I piatti sono un mix tra messicano, caraibico e ovviamente israeliano (o meglio arabi). Marta mangia un kebab e tacos con formaggio e prosciutto. Io e Francesca Tacos e Nachos vegetariani, uno più saporito dell’altro. Ci portano pure una salsa piccante per accompagnare i piatti. Sublime. Pasteggiamo bevendo frullato di mango (nel locale non servono alcolici: altro punto a favore, ai miei occhi) e arriviamo fino al dolce: un piccolo taco caldo, ripieno di marmellata di guava. Molto buono anch’esso.

CONTO, UMANO

Alla fine arriva il conto: 7 Cuc per tutti e tre. Nel locale a fianco due sere fa, per mangiare cose insulse (o cattive, come il pollo di Marta) avevamo speso 57 Cuc! Sbaglia un civico e ti fregano.

Dentro Shekinah

Satolli, andiamo a passeggiare lungo il Pradeo dove, malgrado il rumore e l’inquinamento prodotto dalle macchine, c’è parecchia gente. A un certo punto si sente distintamente uscire dalle enormi casse di un teatro la voce di un attore comico che sta facendo i suoi sketch. Dentro è in corso lo spettacolo. Ma chi non può permetterselo può comunque ascoltarlo da qua fuori. Una cosa davvero democratica.

https://youtu.be/e0bh47U74aI

Rientriamo scattando una foto all’ennesimo murales rivoluzionario di Cienfuegos (e del Cdr) e ci mettiamo a chiacchierare con Ileana, la nostra padrona di casa. Scopriamo che nella vita ha fatto la carriera militare (“Ero capitano quando ho finito”) e ci racconta dei parenti sparsi per il mondo. Nel parlare di soldi, definisce i Cuc “dollari”. Essendo infatti il cambio del peso convertibile agganciato alla moneta degli odiati statunitensi, si fa prima a chiamarli così. Anche se tutto ciò è davvero paradossale.

Andiamo a dormire. Domani si torna a L’Avana sperando che Viazul stavolta non faccia scherzi.

Murales a Cienfuegos

Ad maiora

Cienaga de Zapata

Visitare Cuba: la Penisola di Zapata e Cienfuegos

Ci svegliamo alle 5.30. La signora della casa particular (rammaricata per la disavventura capitata ieri per un tassista, indicato da lei) è già in piedi a prepararci una veloce colazione. Alle 6 viene infatti a prenderci un nuovo tassista (chofer). Questo, a differenza di quello di ieri, ha una vecchia Fiat Uno, senza aria condizionata e senza musica. Il mezzo è comunque efficiente.

Fuori albeggia.

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Per strada, nei paesini di campagna che incontriamo molti stanno andando a lavorare nei campi: coi bus, camion, in bici ma soprattutto a piedi o a cavallo.

Alcune scene sembrano delle foto di fine Ottocento.

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Il tassista guida veloce e sfioriamo alcune galline, cani, e persino falchi che attendono prede in mezzo alla strada. Rinuncio all’idea del pisolino in auto…per non svegliarmi a causa di un investimento.

Una volta raggiunta la Baia dei Porci, o meglio Playa Giron, sulla strada incrociamo tanti giganteschi granchi. Il tassista si ferma per prenderne uno da farci fotografare.

Questa via lungo il mare è bella, ma fino a qualche anno fa qui doveva esserci natura incontaminata. Peccato.

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Arriviamo alla riserva naturale della Cienaga de Zapata dieci minuti prima delle otto. Chiediamo, come suggeritoci ieri, di Mario, il responsabile delle visite nella riserva. Arriva dieci minuti dopo le otto e col suo cappellone e un bel sorriso che rassicura: oggi vedremo la palude di Zapata. Ci spiega dove sono i punti di osservazione: nel bosco e lungo la palude. Ci consiglia quest’ultima: anche se non è periodo dì migrazioni avremo la possibilità di vedere molti uccelli.

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L’accesso alla Riserva costa 10 Cuc a testa, più 10 Cuc da dare alla guida. E 35 Cuc (ossia dollari) all’autista della Jeep autorizzata a varcare questo luogo protetto.
Paghiamo il dovuto e ci avviamo. La jeep è aperta e quindi si può vedere tutto, come in un safari. E poi sia l’autista che la guida sanno esattamente dove fermarsi per vedere gli uccelli.

Nonostante la loro maestria solo Francesca, nel bosco che precedere la palude, riesce a individuare il tocoroco, l’uccello simbolo di Cuba perché ha i tre colori del bandiera nazionale.

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La strada lungo il bosco è piena di altri giganteschi granchi rossi che fuggono, mostrando aggressivi le chele, al nostro passaggio. Lungo la palude troveremo tante carcasse dei medesimi animali. I falchi infatti li catturano e per non farsi pungere li lasciano cadere dall’alto e li fanno fracassare al suolo. Poi comodamente se li mangiano. Vediamo anche noi un falco, immobile sull’albero, sia all’andata che al ritorno. Ci ignora bellamente.
Chi si muove sono invece centinaia di fenicotteri rosa che popolano la palude. Hanno un colore così intenso che li si vede da lontano.

fenicotteri rosa

A poca distanza da uno dei punti di osservazione, due canarini hanno nidificato e nutrono i loro piccoli davanti alla lente della nostra macchina fotografica. È la prima volta che li vedo fuori da una gabbia. Non stanno fermi un attimo. Immagino come possano vivere nelle nostre “prigioni”.

canarino pronto a dar da mangiare ai figli
La palude è veramente maestosa e molto rilassante. Per fortuna la visita inizia presto (prima delle 9) perché quando finiamo (verso le 12) il caldo comincia a farsi sentire.

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Nel complesso, questa visita alla Cienaga de Zapata è stata una delle miglior cose viste qui a Cuba. Insieme alla Valle de lo Ingenios, a cavallo e in treno, allo snorkelling di ieri, al tramonto sul Malecon de L’Avana , al ballo per strada a Santa Clara e a Trinidad, è una delle cose per cui vale la pena attraversare l’Oceano e sopportare le disavventure cubane.
Sulla via del ritorno beviamo Miranda, bevanda all’arancio che colora la lingua. Buona ma un po’ chimica.

Paghiamo il nostro tassista 70 Cuc. Stesso prezzo di ieri. Ma oggi siamo molto soddisfatti!
Nel tardo pomeriggio andiamo a passeggiare fino a Punta Gorda, una penisola nella quale finisce Cienfuegos. Qui ci sono le case e le ville più belle che abbiamo visto a Cuba. Se passate da queste parti, cercate una casa particular qui. La passeggiata dal centro a qui è lunga (noi siamo in Calle 52 e si arriva fino a calle 0) ma piacevole. Salvo il perenne clacson dei taxi o scampanellio dei bici-taxi che ti offrono incessantemente un passaggio. Sulla baia osserviamo un po’ di cormorani che si tuffano in acqua per pescare.
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Sulla via del ritorno una grande ciminiera che butta fuori fumo nero rende il panorama un po’ triste.

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Ceniamo nella casa particular. … Ci prepara molte delle solite pietanze ma questa volta c’è moros y cristianos, riso bianco e fagioli neri (quelli da noi noti come messicani): davvero super. Molto buono anche l’avocado: aguacate si dice in spagnolo, lo sentite gridare dal venditori per strada, insieme a pina (ananas), guaiava (guiva), palatanos (banane) e mango. Si mangia molta frutta qui a Cuba.

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La cena fila via liscia con la padrona di casa che racconta (soprattutto a Francesca che parla bene spagnolo) le disavventure quotidiane fatte di doppia prenotazione, via telefono e via mail (cui lei accede ogni tanto, e a caro prezzo).

Ad maiora

Playa de Los Cococ

Visitare Cuba: da Cienfuegos alla Baia dei Porci

La colazione in questa casa particular di Cienfuegos è particolarmente buona e abbondante. Oltre al succo di mango (davvero super) al caffè e alla frutta, ci viene servito un panino caldo col formaggio (a Marta viene aggiunto anche prosciutto) e brioche fatte di casa con marmellata di guava.

RISPETTATE LE REGOLE

Rifocillati dal pasto andiamo in banca a cambiare gli euro in Cuc. Non è ovviamente la prima volta che succede e ormai abbiamo imparato le regole: quando si entra bisogna dire quel che si desidera a chi ti apre la porta, poi ripeterlo a chi ti farà (obbligatoriamente) sedere su uno dei divani presenti: ognuno sul suo, se vostra figlia si appoggia al vostro la invitano a mettersi in un altro divano. Infine aspettare. Bisogna fare la fila ovunque a Cuba: per prendere il cibo, per le schede telefoniche, per una bottiglia d’acqua (spesso assente), per andare in posta o in banca. Persino per entrare in un negozio di vestiti. Ti insegnano ad aspettare, a essere paziente. A obbedire a regole non scritte eppure vincolanti. Impari a non rompere i coglioni sulle piccole cose. Così non ci penserai nemmeno per sbaglio a protestare sulle cose più grandi (senza arrivare al multipartitismo, fossero anche semplicemente le buche nelle strade o i tombini scoperchiati). Così funzionano i regimi.

VERSO LA BAIA DEI PORCI

Dopo questo pipozzo, prendiamo il taxi per andare alla Penisola di Zapata e alla Baia dei Porci. Abbiamo concordato col tassista un prezzo di 70 Cuc (pesos convertibili: 1 a 1 con il dollaro americano) per tutto il giorno. Siamo su una vecchia Ford coi vetri oscurati, salvo un piccolo spazio col logo della Apple. Qui lo si trova ovunque. Le tentazioni dello strisciante capitalismo sono già arrivate.

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Lungo la strada molti manifesti che inneggiano al socialismo (e a Chavez, buon amico di Fidel e dei cubani) e al nazionalismo. Rispetto al socialismo sovietico, diventato nazionalista per sopravvivere, dopo la caduta dell’Urss, questo caraibico è nato già patriottico: patria o muerte!, è scritto sulle monete cubane (Cup).

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Procediamo con musica latina (e video) sparati a palla. Insieme all’aria condizionata. Solo dalla posto di fianco al guidatore si vede qualcosa. Così ci alterniamo. Il nostro obiettivo primario è raggiungere la Penisola di Zapata, gigantesca palude dove si trova un parco naturale. Il nostro autista non sembra dell’avviso di portarci lì. Ci mostra un po’ di foto di posti turistici dove la Ciénaga di Zapata non figura. Dice che chiederemo dopo la prima tappa.

LA CUEVA DE LOS PESCES

Sulla strada ci fermiamo nelle Cueva de los Pesces, piscina naturale dove si fa il bagno in mezzo ai pesci. L’acqua è torbida. Forse perché invasa di turisti: è infatti vicino alla strada dove si fermano i bus di turisti provenienti da resort. Comunque un posto carino. Ma evitabile. 

Arriviamo, dopo Playa Larga, alla Palude di Zapata. Per entrare occorre una guida del luogo, essendo questa una riserva naturale. Di guide però non ce ne sono. Arriveranno forse più tardi. Il nostro tassista, preoccupato di far tardi e di rovinare la macchina dato che qualcuno gli ha detto che parte della strada è occupata dall’acqua marina, dice che non possiamo aspettare se no arriveremmo troppo tardi a Cienfuegos. Ci invita invece ad andare a mangiare in un ristorante dove servono carne di coccodrillo. Gli spiego (parla solo con me: è molto maschilista) che io e Francesca siamo vegetariani. E cosa mangiate allora? Verdure, rispondo. Fa una faccia perplessa…

In realtà pranziamo con l’ennesima pizza da asporto, in un baracchino davanti alla Riserva. Tre pizze a meno di un Cuc, ma il pizzaiolo cerca di venderci delle collane con denti di coccodrillo. Roba da barbari. Comunque dalla riserva esce un ragazzo gentile che ci invita a tornare domattina alle 8.

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PUNTA PERDIZ

Decidiamo a quel punto di andare a fare snorkelling. Il posto migliore dovrebbe essere Playa Giron (dove sbarcarono i mercenari di Baia dei Porci). La spiaggia è dell’omonimo albergo. Possiamo entrare solo a piedi perché ai taxi è vietato (misteri del socialismo caraibico). Arriviamo al diving dove chiediamo una guida per lo snorkelling: ci dicono di tornare domani. Insistiamo. Ci indirizzano verso un gruppo di ragazzi che indossa magliette della croce rossa cubana. Loro ci dicono che si può fare ma a Punta Perdiz, un quarto d’ora di macchina tornando verso Playa Larga. Passaggio in auto, noleggio delle pinne e guide ce le propongono a 7 Cuc a testa. Accettiamo anche per non buttare via la giornata. E la scommessa si rivela vincente.

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Il mare davanti a Punta Perdiz è una sorta di piscina di acqua calda e piena di pesci. La visibilità è ottima e la guida ci porta in giro per un’ora, avvicinandosi a un relitto e individuando una razza, la prima che vedo non in cattività. Davvero magnifico.

PLAYA DE LOS COCOS

Ci facciamo una doccia e torniamo a Playa Giron, anzi a Playa los Cocos che secondo la Lonely era un posto adatto allo snorkelling. Non è così, ma riposarsi sotto le palme (veri ombrelloni naturali) fa dimenticare i pesci. Riusciamo anche salvare un riccio di mare da un gruppo di bambini che lo aveva portato in spiaggia: lo riportiamo in acqua con la scusa di dovergli fare delle foto con la Go-Pro. Piano piano si allontana da noi e dai bambini (uno dei quali gli augura buona fortuna).

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Ritorniamo sul taxi sempre la vecchia Ford, sempre con l’aria condizionata gelida (che ogni tanto sputa gocce d’acqua) e musica agghiacciante (sto rimpiangendo Radio Latte e miele). Il taxi per un giorno intero costa 70 Cuc, ma domani ne sceglieremo un altro. Quello di oggi mi spiega anche (sottovoce) che il problema della Riserva è che è statale e quindi troppo burocratica. Sul cruscotto ha in bella mostra le bandierine cubana e venezuelana, ma è pronto a tuffarsi nel capitalismo senza regole.

RISO E MAIS IN STRADA

Lungo la strada provinciale una scena mai vista: una delle due corsie è invasa da riso o mais messo a essiccare al sole. Niente di che direte voi: è che quando due macchine si incrociano, una delle due deve per forza calpestare riso e mais. Lo stesso devono fare i carri trainati dai cavalli: col risultato che un po’ di cibo viene spiegato da deiezioni equine. Igienico

Rimanendo in argomento, Marta, vicino alla spiaggia, fa un salto nel bagno di un bar. Le chiedono 25 centesimi di Cuc ed essendo senza soldi la rimandano da me per recuperare il dovuto. Dopo queste edificanti avventure, rientriamo a casa e ci prepariamo per cena.

A CENA, DI FREGATURE

Usciamo alla ricerca di un ristorante segnalato dalla Lonely ma ci dicono che è stato chiuso per spaccio di droga. Mentre vaghiamo veniamo agganciati da un ex pugile che parla italiano e che è stato recentemente a Bologna. Ci consiglia un ristorante e poi ci accompagna. Ha la faccia buona e quindi non scatta il primo campanello di allarme. Si unisce a noi per una birra, aspetta che ordiniamo la cena e poi se ne va. Il ristorante è stracolmo di turisti francesi dotati della di Routard. È il secondo campanello d’allarme, ma avendo ignorato quello precedente finisce per essere il primo e quindi lo sottovalutiamo. Marta ordina pollo, accompagnato da riso e verdure. Io e Francesca minestroni (unica comida vegetariana). accompagnato da riso e verdure. Chiediamo anche delle banane fritte (troppo asciutte). E alla fine tre flan de  leche (creme caramel più denso, veramente ottimo). Aggiungete tre birre (una per il pugile) e tre bibite (refresco, una sola di cola, di più non ne avevano…). Chiediamo il conto: 57 Cuc! Praticamente 19 euro a testa. Prezzo surreale per un paese dove lo stipendio è di una ventina di Cuc. Ma prezzo causato anche dalla doppia moneta, che spinge tanti (troppi) a fare i furbi coi turisti. Molti cubani ti vedono come un bancomat con due gambe, mi aveva ammonito il mio collega Andrea. Aveva ragione. Dovevamo tenere la guardia alta, come suggerisce Francesca

Amareggiati dall’ennesima fregatura andiamo a letto presto.

Domani ci si sveglia all’alba per tornare alla Palude di Zapata.

Ad maiora

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Visitare Cuba: da L’Avana a Cienfuegos

Notte complicata. Oltre al caldo è arrivato un gruppo di rumorosi italiani. Dopo un po’ di pazienza alle 3 li richiamiamo all’ordine mentre cazzeggiano nella zona comune della casa. 

SEMPRE LO STESSO MANGO

Dopo aver dormito qualche ora facciamo colazione presto. Il menù è quasi sempre lo stesso in ogni casa particular: frutta, pane e burro, succo, caffè e frittata. A volte abbiamo trovato biscotti, marmellate o creme caramel. Qui da Lazaro si va sull’essenziale. Paghiamo il suo collaboratore (210 Cuc per 3 notti più colazione in due stanze) e andiamo in taxi al capolinea di Viazul, il pullman che ci riporterà in provincia: a Cienfuegos, un’altra delle città tutelate dall‘Unesco.

SI PARTE 

Stavolta come taxi scegliamo una vecchia Chevrolet, bella anche se scassata. Il costo della corsa per la prima volta è di 5 Cuc (ed è 2 volte più lontano di Plaza de la Revolucion, per raggiungere la quale ieri abbiamo pagato 10).

Al terminal dei bus Viazul solita coda per trasformare la nostra ricevuta in biglietto. Ma ormai abbiamo capito come si fa.

LA PIPÌ SI PAGA

Per andare in bagno ti chiedono 0.50 Cuc (fondamentalmente per darti un piccolo pezzo di carta igienica). In altre stazioni, in altri bagni, ce la siamo cavata con pochi Cup (ma la media è 0.25 di Cuc, ossia di dollaro). Non si salvano nemmeno i ragazzini.

IN BUS, UN’AVVENTURA

Il viaggio per Cienfuegos è sfortunatamente è assurdamente lungo. Il bus ha qualche problema al motore e si ferma più volte. Io sono seduto al fianco di una silenziosa suora. Sull’altro lato del bus due romani litigano ininterrottamente dalla partenza. Vado di cuffie e Deezer 

Dopo numerose soste il bus si ferma in un’area di servizio, dove incrociamo un mezzo dei pompieri che non sfigurerebbe in un vecchio film americano.   

Appena i meccanici aggiustano il nostro bus, l’autista parte piano piano con le porte aperte strombazzando. Miracolosamente salgono tutti i turisti (i pochi cubani non erano scesi visto gli autisti non avevano detto nulla e quindi, di fatto, non eravamo autorizzati alla sosta). Scena davvero sovietica (pur con 35 gradi all’ombra) di scarso rispetto per il prossimo. Non sarà l’unica, purtroppo.

UN VIAGGIO AL PASSO DI LUMACA

Il bus procede a passo d’uomo fermandosi ogni 5 o 6 chilometri, ma i due autisti si guardano bene dall’evitare la canonica sosta al ristorante. Senza questa deviazione saremmo già a Cienfuegos, dove magari si trovano i meccanici di Viazul! Ma che importa?? L’importante è che i due autisti si rifocillino. Quando hanno finito si riparte, sempre col motore strappi. È la Viazul è considerata la compagnia di autobus più affidabile di Cuba! 

Nell’ultimo tratto, impieghiamo due ore per una trentina di chilometri, col motore che si spegne ogni 5 minuti, senza aria condizionata e senza la possibilità di aprire i finestrini. Un incubo. Arriviamo con due ore e mezzo di ritardo su un viaggio di quattro. Sei ore per percorrere 350 km… Per di più, arriviamo assetati ma alla stazione dei bus di Cienfuegos nessun bar ha dell’acqua da vendere (è qualcosa cui si deve abituare il turista qui: l’acqua in bottiglia scarseggia ovunque). Forse qui manca dai tempi in cui hanno fatto questo cartello: le indicazioni sulle partenze sono fatte a mano, col gessetto.   

Per raggiungere la casa particular, un nuovo mezzo di trasporto: le nostre gambe! Per fortuna La Casa Cubana è vicina alla stazione di Viazul perché arriviamo esausti.  

Ci accoglie una sorridere Ileana che ci serve un succo di mango ghiacciato che ci riporta in vita. Ci laviamo e andiamo a sgranchirci le gambe e a capire se valeva la pena fare questo lungo viaggio. 

CIENFUEGOS FINALMENTE 

Alla prima impressione direi di sì. Cienfuegos  è tenuta molto bene, ha dei bei palazzi e un’aria tranquilla. I piazzisti dei ristoranti ci importunano raramente e l’arrivo sul Malecón vale la passeggiata.

  
Tornando incontriamo uno dei tanti carretti a cavallo (anche qui a Cienfuegos sono un mezzo di trasporto usuale, non un modo per spennare i turisti). 

Questo vende frutta a domicilio:

Ceniamo nella Casa Particular. La signora (che ha la figlia a Milano) non si spaventa quando le chiediamo “comida vegetariana” e a tavola si materializzano molti piatti di verdure e una zuppa di mais, carote e zucca davvero ottima. 
Andiamo a letto presto. La giornata, grazie a Viazul, è stata infinita.

  
Ad maiora