Pensieri

Visitare Cuba: ultimo giorno a L’Avana

Ci svegliamo e andiamo sul terrazzo, ma la colazione nella nostra casa particular è pronta in cucina, due piani sotto. Colazione molto abbondante: oltre a frutta e dolci, caffè e latte, c’è anche marmellata e formaggio e per non farci mancare niente anche delle uova.

Vita al Vedado, L'Avana, Cuba

Un po’ satolli ci incamminiamo per il Vedado, il quartiere residenziale de L’Avana. Siamo in Calle 10 e imbocchiamo la 12 per dirigerci verso la Necrópolis Cristóbal Colón, il cimitero monumentale de L’Avana. Dopo una mezz’ora di cammino ci giungiamo di fronte. L’entrata è maestosa. 

Necropolis Cristobal Colon

L’ingresso è abbastanza caro (5 Cuc, ossia 5 dollari) ma dentro la distesa di tombe monumentali merita la visita. Ci dirigiamo verso la tomba più frequentata della Necropoli: quella de La Milagrosa, donna morta di parto insieme al figlio. Il vedovo venne a trovarla ogni giorno per anni, battendo la maniglia sopra la tomba come a risvegliare il resto della sua famiglia. Quando i due corpi furono inumati, la madre era intatta e il bimbo, che era stato seppellito ai suoi piedi, sarebbe stato invece in braccio alla donna. Da qui il miracolo popolare, con devoti che ogni giorno vanno a chiedere di intercedere per loro (e per i loro figli) che lasciamo ex voti, che bussano alla tomba e poi si allontanano da essa senza darle mai le spalle, come fece per anni il vedovo, per poterla guardare il più a lungo possibile.

https://youtu.be/Mh7BA3b6MX0

Lasciamo il cimitero e ci dirigiamo, sempre sotto il solleone, ai giardini di botanici della Quinta de los Molinos (in Av Salvador Allende, non lontano da Plaza de la Revolución). Ci eravamo già passati nei giorni scorsi perché sulla guida li annunciavano chiusi per lavori. Così era in effetti ma una gentile signora all’ingresso ci aveva detto che sarebbero stati riaperti al pubblico l’indomani. Oggi però dentro ci sono parecchie guardie (molte dormienti) una delle quali, in malo modo, ci fa capire che, essendo domenica, è chiuso. Ma, turisti a parte, un habanero (cittadino de L’Avana) quando può andare a visitare (e prendere un po’ di fresco) ai giardini botanici se non la domenica?? Perché dunque li chiudono?? Credo perché alla fine non siano fatti “per il pubblico” ma per far lavorare un po’ di persone (guardie, giardinieri e funzionari che si occuperanno di orari e paghe). Alla fine qui a Cuba è tutto un po’ casuale. E, a volte, veramente inospitale. Del giardino botanico che avremmo voluto visitare ci resta solo questa foto, presa ovviamente dall’esterno.

Quinta de los Molinos

Vittime dell’ennesima delusione, mangiamo qualcosa (finendo gli ultimi Cup) e torniamo nella nostra casa al Vedado. I proprietari di casa, molto gentili, ci lasciano occupare le stanze anche nel pomeriggio, in attesa del nostro volo serale.

Ci riposiamo sul terrazzo cercando di contrastare il caldo. Qui abbiamo la tv dove trasmettono incessantemente i giochi panamericani di Toronto: oggi tocca alla pallavolo maschile tra Cuba e il fortissimo Brasile. Ieri sera unica eccezione allo sport con una vecchia puntata di Montalbano, in italiano coi sottotitoli spagnolo.

Nel tardo pomeriggio prima del taxi che ci porterà all’aeroporto Josè Martì per il volo di ritorno, andiamo a mangiare uno spuntino. Beviamo un ottimo frullato di banane.

Poi paghiamo 95 Cuc per la nostra ultima notte in una casa particular (e le tre colazioni) e salutiamo.

Prendiamo l’ultimo taxi cubano. Siamo fortunati. È una bellissima Buick viola, la migliore auto su cui siamo saliti. Una delle cose che rimpiangeremo dell’isola caraibica.

Una vecchia Buick viola come taxi

Ci godiamo l’ultima boccata d’aria cubana e raggiungiamo l’aeroporto.

Il volo sarà regolare. E malgrado la tappa parigina, senza smarrire i bagagli.

Milano, dopo 18 giorni a Cuba, ci sembra strana. E, incredibile a dirsi, silenziosa.

Ad maiora

Cienfuegos, Cuba

Visitare Cuba: Cienfuegos e Playa Rancho Luna

Oggi giornata dedicata al relax. La sveglia suona abbastanza tardi e poi ci lanciamo nella solita colazione. Unica variante odierna, qui a Casa cubana, è il succo: non di mango ma di guava. Sempre quasi ghiacciato è sempre molto gustoso. Ah, Ileana ci offre anche lo yogurt, il primo che mangiamo qui a Cuba.

A SPASSO

Usciamo a fare due passi nel centro di Cienfuegos. La mattina le vie intorno al Parque José Martí (la piazza principale, chiusa da bei palazzi ottocenteschi) sono molto affollati di cubani, in giro a fare compere.   Qui a Cuba i negozi chiudono presto, di solito alle 17, e bisogna affrettarsi prima che le scorte – portate la mattina – finiscano. Così una volta che abbiamo la fortuna di trovare l’acqua in un supermercato decidiamo di optare per un carico da 5 litri.


Cienfuegos ha una delle più grandi zone pedonali che potete trovare nelle città di provincia. Pure mentre state camminando cercano però di agganciarvi per offrirvi un taxi, che di lì non può passare…!

CHE MUSICA!

Ci sono anche parecchie bancarelle, anche se ciò che rende piacevole la passeggiata è la musica di sottofondo, diffusa da autoparlanti pubblici che fanno conoscere a tutti Benny Morè, lo storico cantante orgoglio della città.

https://youtu.be/nQZQsv4e5us

Oggi abbiamo deciso di andare al mare. La spiaggia di Cienfuegos non ci convince e allora optiamo per quella di Rancho Luna, raggiungibile con 10 Cuc  (ossia dollari) di taxi. È una spiaggia a una ventina di chilometri dalla città, affollata di cubani. Il mare proprio davanti alla marea di ombrelloni (una sola fila comunque) non è granché pulito. Ma basta camminare per qualche decina di metri per ritrovare quello dei Caraibi. A differenza di ciò che raccontava la Lonely di pesci da vedere ce ne sono pochini, ma il posto (salvo i punti in cui c’è musica a palla) merita.

 

Io e Marta decidiamo di fare, sulla gamba di Francesca, un tatuaggio a trasferello che ci siamo portati da Milano. Qui a Cuba non devono averlo mai visto perché in pochi minuti veniamo circondati da mezza spiaggia che osserva il nostro lavoro. Per fortuna, in qualche modo, l’operazione riesce e quindi vediamo intorno a noi parecchi sorrisi. Chiedo ai nostri spettatori se vogliono dei piccoli tatuaggi tra quelli avanzati dai nostri trasferelli e subito si forma la fila di gambe e braccia pronte a farsi appiccicare questa novità sulla pelle. Chi ne vuole di più è Teresita, una signora non più giovanissima e che quando sorride non ha molti denti da mostrare. Purtroppo a un certo punto i finti tatuaggi finiscono e torniamo soli. Ma intorno a noi sentiamo che continuano a parlare degli italiani… 

Anche in questa spiaggia chi finisce di mangiare lancia lattine, scatole di cartone (dove viene servito un mix di carne e pastasciutta) e sacchetti di plastica (che contengono caramelle, croccante o pop corn) per terra, sulla spiaggia. Finiranno irrimediabilmente tutti in mare. Qui parlano tutti dei mutamenti climatici (anche qui a Cienfuegos, abbiamo sentito più di un discorso su questo argomento) ma non si rendono conto che pure i loro comportamenti contribuiscono al disastro cui stiamo andando incontro. Forse i loro giornali ufficiali (ci sono solo questi) potrebbero indurre i cittadini ad atteggiamenti più avveduti verso la natura. Gli unici che riciclano i rifiuti sono quei poveri che frugano nell’immondizia (o lungo la spiaggia qui) raccogliendo lattine di alluminio da vendere. 

 

Torniamo in taxi a Cienfuegos (altri 10 Cuc) e lungo il tragitto osserviamo quanto sia bella la natura qui a Cuba. È una delle cose che ci porteremo a casa al nostro ritorno.

A CENA, FINALMENTE SENZA FREGATURE

Prima di uscire paghiamo Ileana (300 Cuc per le quattro notti con relative coazioni e due cene) e poi andiamo a cercare Shekinah, un ristorante israeliano di cui avevamo visto la pubblicità in centro (segnalava piatti vegetariani). Si rileverà la miglior scelta culinaria di Cienfuegos. Si trova a un numero civico dal ristorante in cui ci avevano spennato. Ma qui i prezzi sono esposti fuori dal locale, sono più che onesti e sono in Cup (ossia pesos non convertibili, un venticinquesimo di Cuc). Nel menù c’è scritto che la conversione in Cuc sarà 1:24, quasi quella ufficiale.

Il menù di Shekinah

Dentro il piccolo locale campeggia una bandiera libanese e la ragazza che ci serve parla uno spagnolo molto comprensibile ed è veramente gentile. I piatti sono un mix tra messicano, caraibico e ovviamente israeliano (o meglio arabi). Marta mangia un kebab e tacos con formaggio e prosciutto. Io e Francesca Tacos e Nachos vegetariani, uno più saporito dell’altro. Ci portano pure una salsa piccante per accompagnare i piatti. Sublime. Pasteggiamo bevendo frullato di mango (nel locale non servono alcolici: altro punto a favore, ai miei occhi) e arriviamo fino al dolce: un piccolo taco caldo, ripieno di marmellata di guava. Molto buono anch’esso.

CONTO, UMANO

Alla fine arriva il conto: 7 Cuc per tutti e tre. Nel locale a fianco due sere fa, per mangiare cose insulse (o cattive, come il pollo di Marta) avevamo speso 57 Cuc! Sbaglia un civico e ti fregano.

Dentro Shekinah

Satolli, andiamo a passeggiare lungo il Pradeo dove, malgrado il rumore e l’inquinamento prodotto dalle macchine, c’è parecchia gente. A un certo punto si sente distintamente uscire dalle enormi casse di un teatro la voce di un attore comico che sta facendo i suoi sketch. Dentro è in corso lo spettacolo. Ma chi non può permetterselo può comunque ascoltarlo da qua fuori. Una cosa davvero democratica.

https://youtu.be/e0bh47U74aI

Rientriamo scattando una foto all’ennesimo murales rivoluzionario di Cienfuegos (e del Cdr) e ci mettiamo a chiacchierare con Ileana, la nostra padrona di casa. Scopriamo che nella vita ha fatto la carriera militare (“Ero capitano quando ho finito”) e ci racconta dei parenti sparsi per il mondo. Nel parlare di soldi, definisce i Cuc “dollari”. Essendo infatti il cambio del peso convertibile agganciato alla moneta degli odiati statunitensi, si fa prima a chiamarli così. Anche se tutto ciò è davvero paradossale.

Andiamo a dormire. Domani si torna a L’Avana sperando che Viazul stavolta non faccia scherzi.

Murales a Cienfuegos

Ad maiora

Bebe Vio

In carrozzina non puoi fuggire

Inutile dire che da quel giorno non sono mai più scesa dalla carrozzina di scherma e non ci penso proprio a tornare a tirare in piedi. Perché?
Nella scherma in piedi quando sei in difficoltà o non sai che pesci prendere, puoi scappare a fondo pedana.
In carrozzina non puoi fuggire. Sei bloccato, la distanza tra te e l’avversario è fissa.
Quindi, la morale è: se non puoi scappare, non avere paura.

Bebe Vio, Mi hanno regalato un sogno (La scherma, lo spritz e le paralimpiadi), Rizzoli, 2015.

Se avete voglia di conoscere Bebe (e credo ne valga la pena) venite sabato 27 giugno alle 20.30 all’Arena di Milano.

Ad maiora

Romanzo

Il romanzo, come forma letteraria, è nato dall’illuminismo, dalla curiosità e dal rispetto per l’individuo. Le sue tradizioni lo spingono verso il pluralismo, l’apertura, un desiderio empatico di vivere nelle menti degli altri. I sistemi totalitari hanno ragione a mettere sotto chiave i romanzieri, perché il romanzo è, o può essere, l’espressione più profonda della libertà di parola. Iac McEwan, discorso alla cerimonia di lauree al Dickinson College (da Repubblica di oggi, 20 giugno 2015)

Testimoni

Giurò di trascorrere ventiquattro ore a Berlino senza pensare nemmeno una volta alla guerra. Di camminare per le strade della città senza portarsi sulle spalle sei milioni di testimoni. Di togliersi di dosso, seppure per poche ore, il suo popolo, la patria e il passato. Non ci riuscì, per quanto si sforzasse. Yakoov Markovitch si disse: è come riproporsi di girare per un giorno senza l’odore della nostra pelle. Non ci possiamo togliere di dosso l’odore che ci si è inavvertitamente attaccato, l’odore delle vittime.

Ayelet Gundar-Goshen, Una notte soltanto Markovitch, Giuntina, 2015

Sapere di non sapere 

L’idea che internet democratizzi il sapere e lo renda disponibile a tutti è in realtà fuorviante. Quello che avviene è esattamente il contrario. Internet non livella le differenze culturali, ma le accentua. Solo chi è già istruito riesce a farne un uso critico ed efficace, riuscendo a distinguere nell’ammasso informe di notizie e dati le cose sensate dalla semplice paccottiglia. Chi invece non ha strumenti culturali adeguati vive nell’illusione di conoscere. E illudersi di sapere, mi si consenta di scomodare il caro, vecchio Socrate, è molto peggio che “sapere di non sapere”.

Pietro Trabucchi, Tecniche di resistenza interiore, Mondadori 2014