Turchia

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Memoria

La febbre della memoria è contagiosa, è la sua eccitazione non risparmia nessuno, popoli grandi e piccole comunità. La memoria andrebbe invece tenuta a bada, non sventolata come un vessillo identitario intriso di sangue e di ricordi dolorosi. Il riconoscimento di una base comune per stare insieme esige sempre un compromesso tra le memorie separate e che non possono restare separate, perché non si può sradicare chirurgicamente la memoria di ciascuno, bisogna invece reinserirla in una vicenda esistenziale comune. Bisogna stare a mezza strada tra dimenticanza e ricordo. Se si esagera nella rimozione forzata del passato si finisce come in Turchia, dove è reato persino nominare il genocidio degli armeni.
Pierluigi Battista, La dittatura della memoria, La Lettura, 27 settembre 2015 (numero 200 della Lettura del Corriere, nunero bellissimo e imperdibile!)

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Scontri in Turchia per il 15esimo anniversario dell’arresto di Ocalan


A Sirnak, nel sud est del paese, centinaia di manifestanti curdi attaccano le forze di polizia.
Ocalan chissà quanti se lo ricordano, passò anche dall’Italia prima di essere spedito a Nairobi, dove fu arrestato nell’ambasciata greca. Condannato a morte per terrorismo, la pena è stata commutata in ergastolo. Ocalan è l’unico detenuto dell’isola prigione di Imrali.
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Dopo Gezi Park, proteste e scontri a Istanbul


Tensione davanti al Tribunale della capitale turca contro il rinvio del processo per la morte di un ragazzo durante gli scontri dello scorso giugno. Per l’assassinio di Mehmet, 20 anni, un’altra udienza a vuoto.
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