Italia

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Padre Pio

L’Italia è la terra di Padre Pio. È il luogo dove l’immagine del santo di Pietrelcina tende ormai a rimpiazzare le immagini di Gesù e della Madonna, oltre che sulle pareti delle botteghe o sui paraurti delle auto, sulle tombe dei campisanti. Ed è il luogo dove un’intera classe politica, senza eccezioni, fa mostra di venerare il frate cappuccino con uno slancio bipartisan. A dire il veto, nessun politico del Belpaese ancora ha proposto di rimpiazzare con una statuetta di padre Pio anche il crocifisso sul muro delle aule scolastiche e delle aule di giustizia. Ma è soltanto, forse, una questione di tempo.

Sergio Luzzatto, Il crocifisso di Stato, Einaudi, 2011

Tg polacchi e italiani: somiglianze e differenze

Come si sono organizzati i tg polacchi dopo la caduta del Muro di Berlino e della dittatura sovietica? E’ il tema al centro dell’attenzione di vin discussione alla Statale di Milano.

La studentessa analizza la storia dell’informazione televisiva polacca per arrivare ai giorni nostri. Anche in Polonia c’è un sistema misto pubblico-privato per quanto riguarda le emittenti tv e anche in questo paese europeo i programmi di informazione sono ormai abbastanza standardizzati. Da un sistema super centralizzato si è passati ad uno policentrico.

Le principali differenze con i tg italiani, oltre che le edizioni sono minori, consistono nell’assenza di meteo e di sport. La più grande somiglianza è che anche i tg polacchi sono invasi di politica. E, come i nostri, solo di politica nazionale. Difficile costruire un’identità europea se ognuno si interessa solo al proprio orticello.

Ad maiora

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La mafia russa alla conquista del mondo

Domenica 9 novembre alle 16.30 Annaviva ha organizzato la presentazione del libro “Mafija” di Pino Scaccia ad Archè Onlus Via Jean Juares 7/9 a Milano, nell’ambito del Festival dei beni confiscati alle mafie. Qui la mia recensione del volume (che presenterò insieme all’autore, a David Gentili e Luca Bertoni). Vi aspetto, aspettiamo.

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In “Mafija, dalla Russia con furore” Pino Scaccia non parla solo della mafia russa. Spiega il contesto in cui è nata, quel deserto – anche di valori – che ha fatto seguito al crollo dell’Unione sovietica. È un libro interessante e sconsolante quello scritto dallo storico inviato del Tg1. Nel quale si racconta l’espansione planetaria dei boss russi, che ovviamente si sono alleati con la mafia italiana più globalizzata, la ‘ndrangheta. Un pentito, Saverio Morabito, qualche tempo fa spiegava così ai magistrati: “La ‘ndrangheta non ha problemi a fare affari con gente di ogni razza è nazione”. E’ così se si conquistano tutti i mercati. Peraltro le due mafie – quella russa e quella calabrese – si somigliano anche per quanto riguarda la struttura, non avendo una vera e propria cupola a guidarle, come invece quella siciliana.

Così Scaccia spiega l’allungamento dei tentacoli sui nostri territori: “In Europa sono presenti in Italia, Spagna, Paesi Bassi, Lituania, Estonia, Lettonia, Gran Bretagna, Germania, Austria, Svizzera, Francia e Israele. Le attività criminali riguardano i precursori dell’eroina, droghe sintetiche, traffico d’armi, traffico di esseri umani, prostituzione, estorsione, riciclaggio di denaro. La mafia russa sbarca in Italia negli anni Novanta, in Emilia-Romagna. L’organizzazione si allarga presto in Toscana e Veneto. E successivamente a Napoli, Roma e Milano. La mafia russa è attualmente rappresentata in Italia dai gruppi Solntsevskya bratva, Izmajlovskaja, dai Lupi di Tambov e dai clan Kutaisi. Si è a conoscenza anche di riunioni (skhodka) che si svolgono in Italia per il coordinamento delle operazioni sul territorio; le indagini ne hanno accertata una il primo dicembre 2011 a Milano è una in programma il 18 settembre 2012 a Roma mai avvenuta per un rischio di intercettazione da parte delle forze dell’ordine”.

Insomma, come sempre è qualcosa che ci riguarda da vicino. Senza dimenticare un aggressivo Putin che a una domanda sulla mafia russa ricordava come la parola fosse di origine italiana. Vero: abbiamo sempre da imparare.

Come ci toccano da vicino i rapporti “politici” tra il nostro paese e la Russia, che Scaccia tratta nell’ultima parte del libro. Dove si affronta il tema della (praticamente inesistente) libertà di stampa nel paese di Putin. Un capitolo del libro è dedicato alla Politkovskaja fatta assassinare (chissà da chi) da killer di un’altra mafia, quella cecena.

Scaccia, che ha una grandissima esperienza internazionale, si occupa anche del caso Alma Shalabayeva, espulsa a tempo di record e rimpatriata da Roma in Kazakistan. Una storia davvero imbarazzante che coinvolge l’attuale governo e la maggioranza che lo sostiene.

Ad maiora

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Pino Scaccia

Mafija, dalla Russia con furore

Round Robin

Roma, 2014

Pagg. 180

Euro 14

L'Etna, il vulcano sempre attivo

Escursione sull’Etna. Con funivia, fuoristrada e guide alpine

Se andate a Catania non perdetevi una visita sull’Etna, il vulcano più alto d’Europa (3340 metri).

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Una volta raggiunto (anche con gli autobus) il Rifugio Sapienza e parcheggiato l’auto (c’è un grande parcheggio a pagamento incustodito: l’intera giornata costa 4 euro) potete prendere la funivia: si parte dai 1915 metri del Rifugio del Cai e si arriva in “cima”. Se fate l’intero tratto (prima parte in funivia, il secondo con giganteschi fuoristrada) pagherete 70 euro (per adulto, andata e ritorno). 30 euro (per andata e ritorno) se volete evitare i fuoristrada (che comunque vi copriranno di polvere nera a ogni passaggio) e fermarvi a Piccolo Rifugio (2500 metri).
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In cima (2.920 metri, Torre del Filosofo), pagando la cifra intera avrete il supporto delle guide alpine che vi racconteranno eruzioni passate e recenti. Portatevi sempre scarpe da trekking e una giacca a vento, anche d’estate.

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Questo il video che ho realizzato in cima all’Etna, passeggiando intorno al cratere spento. Quello attivo era circondato da divieti prefettizi di salire e avvicinarsi.

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Ma, essendo in Italia, moltissimi se ne fregavano e si inerpicavano. Stranieri compresi.

Ad maiora

Il logo del Mondiale in Brasile

Al via il Mundial, tra povertà, proteste, corruzione e sponsor

Ricevo e volentieri condivido con voi queste riflessioni “brasiliane” del mio amico e collega Sergio Calabrese.

Ad maiora

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Il 12 giugno 2014 dallo stadio Corinthias di San Paolo ci sarà la sontuosa cerimonia d’apertura che precederà la partita inaugurale di Coppa del mondo Brasile vs Croazia. Seicento figuranti, coreografie, canti e balli renderanno omaggio alla cultura e alle bellezze del paese che per un mese ospiterà la rassegna iridata. Ancora una volta sarà l’evento sportivo più seguito nel pianeta. Oltre alle centinaia di migliaia di persone che vedranno le partite nei 12 stadi brasiliani, saranno 3 miliardi gli spettatori che guarderanno la “Copa” davanti alla tv.

32 le squadre partecipanti alla fase finale -8 gironi con 4 squadre per ogni girone- che si daranno battaglia per conquistare l’ambito trofeo. La Nazionale italiana, un po’ malconcia e preoccupata per il grave infortunio di Riccardo Montolivo – oltre alle immancabili polemiche della vigilia per alcune esclusioni eccellenti, quelle di Giuseppe Rossi unite ai risultati delle amichevoli che sono state di una noia mortale- in questa prima fase giocherà contro l’Inghilterra, il Costa Rica e l’Uruguay, rispettivamente il 14, il 20 e il 24 giugno. Naturalmente tutti i pronostici sulla vittoria finale sono per la Seleção. La squadra che per 5 volte ha alzato al cielo la Coppa del mondo.

Un Mundial, quello brasiliano, che è stato preceduto da violente contestazioni perché, a detta di molti critici, non porterà nessuna ricchezza al paese. Tom Jobim, uno dei padri della Bossa Nova, affermava che “il Brasile non è un paese per principianti. E’ troppo ricco di materie prime per essere giusto nella distribuzione della sua immensa ricchezza”. Anche se bisogna dire che il “Paese del futuro”- grande 27 volte l’Italia– in questi ultimi decenni ha sradicato dalla povertà decine di milioni di persone e oggi è uno dei sei paesi più ricchi del pianeta. Brasile dunque, il paese delle mille contraddizioni sociali e delle 5 “esse”– soccer, samba, sand, sun e sex (come scrive un malizioso giornalista inglese) che da oggi, attraverso il Mundial, vuole offrire al resto del mondo la sua immagine migliore: quella di una nazione moderna, efficiente e rassicurante. La cosa più importante sarà garantire sicurezza e il regolare svolgimento delle partite. Anche se a pochi giorni dall’inizio della kermesse mondiale ci sono stati gravissimi disordini attorno allo stadio di Brasilia e in altre città. Centinaia di manifestanti, tra i quali 800 indios di varie etnie, hanno duramente manifestato il loro malessere.

L’accusa principale è stata lo sperpero di denaro pubblico per la costruzione dei nuovi stadi. “Meno soldi per la Copa, più per la casa, per la sanità e per i servizi pubblici”, sono state le rivendicazioni urlate da migliaia di dimostranti rivolte al Presidente del Brasile Dilma Roussef. Il ministro dello sport, Aldo Rebelo, ammette l’esistenza del problema sicurezza.

Nelle 12 città in cui si svolgeranno le partite per garantire l’ordine pubblico si schiereranno 180 mila agenti. Un imponente spiegamento di forze che non ha precedenti nella storia del di un mondiale di calcio. Sarà anche un banco di prova in vista anche delle Olimpiadi del 2016 che si svolgeranno sempre in Brasile.  Michel Platini, presidente dell’UEFA, ai tanti brasiliani che hanno protestato ha mandato a dire: “Rallegratevi per i Mondiali e smettetela di protestare, almeno per un mese”. Dunque palla al centro e pedalare, anche se per 30 giorni assieme al pallone negli stadi rotoleranno, corruzione, diseguaglianze, burocrazia, conflitti sociali, estrema povertà e il pericolo che i risultati di molte partite vengano truccate da alcune organizzazioni malavitose sans frontiere. Ma il Mundial porta grandi affari soprattutto alle industrie sportive che sponsorizzano la manifestazione. Saranno i due colossi Adidas e Nike che si giocheranno la partita miliardaria del Mundial. I due indiscussi leader dell’abbigliamento sportivo più il terzo competitor Puma– che sponsorizza l’Italia, si sono dati battaglia a suon di dollaroni pur di accaparrarsi visibilità e hanno investito l’equivalente di 400 milioni di euro per sponsorizzare tutte le squadre. Le due multinazionali- la prima tedesca e l’altra americana- non si sono risparmiate pur di vincere la partita economica del Mondiale. La Coppa del mondo, da sempre, è la più grande vetrina per le aziende che contano. Pochi lo dicono, o lo scrivono, ma sono sempre gli sponsor: abbigliamento sportivo e multinazionali delle bollicine analcoliche che decidono di concerto con la FIFA -l’associazione mondiale che governa il calcio mondiale- dove svolgere queste grandi competizioni.

I mondiali di calcio del 2022, pensate un po’, si giocheranno nel Qatar! 50 gradi di temperatura sarà il “welcome” che accoglierà le squadre negli aeroporti. Ora i parrucconi della Fifa- compreso il suo inamovibile presidente, lo svizzero Joseph Blatter- si sono accorti di aver fatto una… “minchiata” ad assegnare i mondiali al Qatar e vorrebbero spostare a dicembre del 2020 la competizione. Pare che in quel periodo la temperatura scenda di qualche grado. Ma ormai la macchina organizzativa di quel paese si è messa in moto già dal 2010, anno in cui la Fifa le ha assegnato l’organizzazione del Mondiale, anche se il giornale britannico Sunday Times (carta canta) accusa alcuni esponenti della Fifa di avere intascato alcune mazzette per influenzare l’assegnazione dell’evento al paese degli emirati arabi. E’ in corso un’inchiesta della stessa FIFA per accertare le gravi accuse denunciate dal Sunday Times. E’ bene anche ricordare che nel Qatar, sino a oggi, per la costruzione di alcune infrastrutture e degli stadi sono già morti 400 operai, in gran parte immigrati pakistani e nepalesi. Ma poco importa! In questi giorni l’attenzione degli addetti ai lavori e degli appassionati di calcio sarà tutta per il Mondiale di calcio. Nel paese della samba aspettano 5 milioni di turisti –molti saranno italiani- assetati di cachaza, caipirinha, pallone, samba e, perché no, anche di sex!

E poi, dulcis in fundo, vi è il problema Favelas, “mas não se preocupe!” (niente paura!) ha detto il Governatore dello Stato Rio che ha investito 200 milioni di euro per la pacificazione delle Favelas. La costante presenza dei militari delle UPP -Unità di Polizia Pacificatrice- hanno bonificato (almeno per il periodo del Mundial) questi fatiscenti quartieri dalla presenza dei narcotrafficanti e malavitosi. Alcune favelas con vista mozzafiato sulla baia più famosa al mondo, sono state persino affittate per 50 dollari a notte a turisti in cerca di “calore umano”. Trafficanti, malavitosi e spacciatori per un mese se ne sono andati in ferie. Palla al centro. Si va per cominciare. Che la Dea Eupalla assista il Brasile e la sua “Copa”.

Alé!

Sergio Calabrese.

Il logo della Rai

Il futuro della Rai

Il futuro della Rai, il servizio radiotelevisivo pubblico, avrà ripercussioni su tutto il giornalismo italiano. Malgrado i molti problemi che deve affrontare le tante controversie e manovre politiche che la avviluppano, la Rai resta una delle più grandi aziende di servizio pubblico radiotelevisivo del mondo. Ha dimostrato di avere la creatività e l’energia per relegare, quasi sempre, al secondo posto le reti Mediaset, e continua a fornire agli italiani notizie, dibattiti, sport, intrattenimento, spettacolo nonché le cerimonie e gli eventi principali della vita pubblica. Benché un numero sempre crescente di giovani – come succede in tutto il mondo – preferisca andare su internet, l’appuntamento coi telegiornali resta imprescindibile per molti.
Ferdinando Giugliano e John Lloyd, Eserciti di carta, Feltrinelli, 2013

Per chi ha ancora voglia di ragionare.
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La tv francese

La televisione francese nel 2013: un’analisi dell’offerta proposta, della regolamentazione legislativa e dei telegiornali

Come funziona la tv francese? Lo spiega, con dovizia di particolari la tesi (in discussione in questi giorni in Statale) di Lucia Bellezze, studentessa che ha approfittato del periodo di Erasmus per analizzare la televisione d’oltralpe.
La tesi parte dalle differenze tra la tv italiana e quella francese, per poi spiegare come sia diversa l’offerta dei nostri cugini anche in considerazione dell’esistenza della France d’Outre-mer che richiede una televisione e una programmazione ad hoc.
Viene quindi spiegato il funzionamento dei canali nazionali (da Tf1 a La Cinquième, da Canal Plus a M6) ma anche, appunto, di quelli d’oltremare (da Guadeloupe 1ère a Nouvelle Calendonie 1ere).
Interessante la parte in cui la Bellezze pone a confronto e analizza un periodo di tv italiana e tv francese. Anche in quest’ultima la prevalenza di politica nazionale toglie spazio al resto delle notizie. Là ci si basa molto su lunghe interviste, capaci di affrontare con più profondità gli argomenti trattati.
Il sensazionalismo comunque ha contagiato anche i colleghi francesi.
Insomma, strutture diverse per questi due mondi dell’informazione televisiva. Vicini, non solo geograficamente.
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