Comunicazioni

Riflessioni random sulla comunicazione. Radio televisiva e no.

Telecomandi per tante tv

L’Infotainment in televisione: dalla tv del dolore a un giornalismo consapevole

Come è cambiato il ruolo della tv nel nostro paese: da quello educativo (del sempre citato Maestro Manzi) a quello per lo più incentrato sull’intrattenimento. Di questo si occupa la tesi di laurea specialistica di Elisabetta Pistoni in discussione oggi all’Università degli studi di Milano.
La laurenda ha analizzato gli esordi dell’elettrodomestico, il cui ruolo ha cominciato a cambiare anche prima dell’arrivo della tv commerciale, già ai tempi della tragedia di Vermicino (la diretta che diede il là alla tv del dolore, mai più tramontata). Con il moltiplicarsi dei canali e dei programmi di “approfondimento” la situazione è andata peggiorando.

La Pisoni nelle parti finali del lavoro cita, per sollevare un po’ e sorti della categoria, giornalisti icone – Indro Montanelli, Enzo Biagi, Tiziano Terzani e Ryzard Kapuscinski – dei quali purtroppo dobbiamo però parlare al passato.
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La serialità televisiva: protagonisti gli antieroi

Ecco una tesi che analizza una delle più interessanti novità della tv di questi anni: le serie televisive che, soprattutto negli Stati Uniti, hanno cambiato (e stanno cambiando) la narrazione televisiva.

Di questo si occupa la tesi di Martina Lattuada che analizza le serie televisive che in questi ultimi anni hanno avuto maggior successo: da Grey’s Anatomy a House of Cards, da Game of Thrones a Breaking BadIl meccanismo di racconto passa per protagonisti che sono antieroi, personaggi non perfetti e spesso con una morale tutta loro. Molti di questi eroi hanno anche dei lati oscuri che emergono puntata dopo puntata, serie dopo serie. Non sono racconti reali, ma rappresentazioni realistiche nelle quali ci si può confrontare e, perché no, immedesimare.

La tesi si conclude con l’analisi di Once Upon a Time, serie che rappresenta appieno la nuova serialità televisiva per “raccontare la vita segreta dei personaggi delle fiabe”, come spiegano gli autori. Insomma, come spiega la studentessa, la serie riesce ad attualizzare- senza stravolgere- le più note narrazioni fiabesche, intramontabili trampolini di crescita per tutti noi.

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Turismo dell’orrore: le gite sui luoghi di delitti e disastri

Cosa unisce il piacere di viaggiare alla voglia di andare a vedere il luogo dove è avvenuta una tragedia? E’ questa la domanda da cui è partita Martina Sangiovanni per la sua tesi alla Statale di Milano. Perché in tanti vanno a scattare foto delle case nei quali si sono consumati delitti molto mediatizzati? O vanno a farsi selfie con lo sfondo il relitto di una nave?

La Sangiovanni affronta questa tematica complessa in modo non banale. Partendo dall’attrazione che la morte da sempre esercita sull’essere umano, ricordando quanto accadeva al Colosseo, ai tempi dell’Impero romano. Nell’analisi su quanti oggi intraprendono il turismo dell’orrore vengono proposti varie categorie di persone: presenzialisti, persone a caccia di nuove emozioni e semplici curiosi, che vogliono “toccare con mano” quanto hanno visto in tv. La studentessa divide ulteriormente il turismo dell’orrore, tra quello del disastro e quello dei delitti. Nel primo caso c’è più spesso mera curiosità morbosa. Nel secondo, una sorta di partecipazione a un lutto. Magari solo mediatico. Ma mediatica è la società nella quale viviamo.

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Le Olimpiadi (estive ed invernali) come evento mediatico

Ecco una tesi dalla quale ho imparato molte cose. Il lavoro di Stefano Urbano, in discussione in questi giorni alla Statale di Milano, offre infatti una duplice strada di analisi: la prima è quella relativa ai Giochi Olimpici, alla loro storia, al loro ruolo nello sviluppo dello sport mondiale. La seconda è invece il loro aspetto mediatico: sia di chi ha voluto farne uno strumento di terrore (Monaco) sia di quanti li hanno trasformati in un evento spettacolare, finalizzato a catalizzare l’attenzione mediatica mondiale ogni quattro anni.

Urbano racconta il legame ormai indissolubile che si è stabilito tra Olimpiadi e televisione che viaggiano a braccetto, approfittando l’una delle altre. Per completare la sua analisi, lo studente affronta anche tutti i film che hanno trattato il tema olimpico, da Olympia in avanti. A testimonianza di quanto questa manifestazione sportiva attragga le telecamere.

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Dall’infotainment all’analisi del gradimento televisivo tramite i tweet

La televisione ha in questi hanno scelto la strada della spettacolarizzazione, per non dire dello spettacolo. Ciò non è avvenuto solo nei programmi di puro intrattenimento ma anche nei più seriosi tg. Il tutto per attirare ascolti. Che ora vengono analizzati non solo con le rilevazioni Auditel ma, dagli ultimi mesi, anche con le analisi dei tweet, effettuate dalla Nielsen e da The Fool.

E’ questo il tema al centro dell’attenzione della tesi di Calogero Inguanta, in discussione in queste ore all’Università degli studi di Milano. Lo studente parte dall’analisi della recente storia dell’elettrodomestico più amato dagli italiani, verificando come l’infotainment la faccia ormai da padrone. Ci sono programmi che ormai vivono solo grazie a questa commistione. Con un buon successo di pubblico. Come dimostra l’ultimo capitolo della tesi che racconta la “social tv” ossia l’interazione tra i social network e i programmi tv. Non si tratta di un semplice conteggio dei tweet, ma anche un’analisi della reputazione di alcuni programmi sulla rete.

La tv sta riuscendo quindi a cavalcare anche i social network. Dove, tra critiche (tante) e applausi (non forti) il piccolo schermo è sempre al centro dell’attenzione.

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Come Sanremo è sopravvissuto all’era dei talent

E’ una delle trasmissioni più antiche della Rai eppure continua a riscuotere un grande successo. Sto parlando di Sanremo, manifestazione canora al centro dell’attenzione del lavoro di Marta Criscione che in questi giorni ha discusso la sua tesi all’Università degli studi di Milano. Il lavoro racconta ovviamente il passato di questa kermesse che ha sempre affascinato il pubblico italiano. Un tempo fondamentalmente per le canzoni, poi anche per i cantanti. Ora, in questa fase di cross-medialità, per il suo essere uno dei media event attesi da varie fasce di pubblico. Grazie ai social network infatti è cresciuto intorno a Sanremo un largo sostegno giovanile. Consolidato dal fatto che molti dei candidati provengono dai talent show e possono andare avanti grazie alla marea di interazioni create.

Insomma una nuova vita per uno spettacolo che catalizza l’attenzione del paese per una settimana. Tanto che qualche anno fa si era ipotizzato addirittura di spostarlo per mantenere l’attenzione sulla campagna elettorale. Fatto che, per fortuna, fu scongiurato. Perché Sanremo è Sanremo.

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Il futuro del reality dopo il Grande Fratello

Una delle tesi in discussione in questi giorni alla Statale di Milano analizza come il reality abbia modificato il modo di fare televisione. Benedetta Marchesin, nel suo lavoro, analizza il tutto con una cartina di tornasole quale il Grande Fratello. E’ attraverso il successo iniziale e il successivo declio i questo format che la tesista racconta come questa trasmissione abbia cambiato la storia della televisione, concludendo secondo i critici la fase della neotelevisione ed entrando in quella della transtelevisione.

Il Grande Fratello è stato infatti qualcosa di più di un nuovo programma tv, trasformandosi in un evento mediatico capace di introdurre nel piccolo schermo la crossmedialità, che ora impera ovunque.

Dalla crisi di quel genere sono nati dei sottogeneri come i talent che ora vanno per la maggiore, nei quali è sempre centrale il ruolo del pubblico anche se cambia la scelta dei personaggi. La vetrinizzazione del corpo umano, iniziata col reality ha ormai invaso anche altri settori, quali il calcio (da ultimo: Podolski che gioca a bocce) e la politica (avete l’imbarazzo della scelta.

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