Venezia

Parassitismo

Brodskij non attende ai doveri del cittadino sovietico riguardanti la produzione dei beni di consumo e di uso personale, cosa che si evince dal fatto che ha spesso cambiato occupazione. Era stato avvertito in tal senso dalla milizia nel 1961 e nel 1962 e in tali occasioni prometteva di trovare un lavoro stabile, ma ciò non avvenne e continuò a leggere e scrivere e recitare durante delle serate i suoi versi decadenti. Dalla relazione della commissione per il lavoro con i giovani letterati si evince che Brodskij non è un poeta. Lo hanno giudicato i lettori del giornale “Vecernyj Leningrad”. Per questo motivo la corte applicando il decreto 4 maggio 1961 stabilisce di inviare Brodskij al confino per cinque anni dove dovrà lavorare in modo stabile.

Sentenza del processo contro Iosif Brodskij per parassitismo, tenuto a Leningrado nel 1964. Trentatré anni dopo, nel 1987, il poeta (nel frattempo obbligato a emigrare negli Stati Uniti) vinse il Premio Nobel per la Letteratura, “per una produzione onnicomprensiva, intrisa di chiarezza di pensiero e intensità poetica”. Il poeta è sepolto sull’isola di San Michele, a Venezia.
La sentenza è tratta da Storia del dissenso sovietico di Marco Clementi, Odradek Edizioni, Roma 2007.

Buon Natale a chi legge, a chi scrive. A chi pensa.

Ad maiora

H2a, cinque incontri dedicati all’acqua

Acqua
Ricevo e volentieri pubblicizzo la notizia di questo ciclo di incontro a cura di Cristina Muccioli.
Ad maiora

………………
H2a, con questa “formula”, verrà titolato un breve ciclo di incontri, a cura del critico d’arte Cristina Muccioli, ospitati da Newform, http://www.newform.it, presso il suo showroom nel cuore di Brera. Gli incontri verteranno sull’autentica capacità dell’acqua di uscire dallo schematismo definitorio dei suoi elementi, di eccedere la cosiddetta formula bruta della chimica, per tracimare nel terreno dell’arte, del design, degli oggetti quotidiani, delle opere d’arte, della Storia e della letteratura. Ancora una volta Newform abbraccia e si lascia contaminare da mondi affini nella continua ricerca della bellezza e di nuove soluzioni nell’ambito dell’evoluzione estetica e tecnologica.
“H2a: cinque incontri intorno al Design e all’Arte dedicati all’acqua” avrà frequenza bimensile: il primo appuntamento sarà il prossimo martedì 29 ottobre alle ore 18.00 in via Fiori Oscuri 3.
Programma degli incontri:
29 ottobre 2013: Il buco nell’acqua che il mondo ci invidia: Venezia.
Gli archistar delle palafitte nella città dalla pianta a forma di pesce. I due fuochi dell’ellittico Golfo di Venezia e la nascita del doppio protagonista nel Don Chisciotte di Cervantes. Anatomia del sospiro: il ponte, ganglio tra le isole. Il bottino di Lepanto e il duomo di San Marco. L’architettura liquida delle chiese sconsacrate, da San Lorenzo a Sant’Antonino (con gli eventi collaterali de La Biennale 2013, Il Palazzo Enciclopedico).
12 novembre: La Fontana, ovvero l’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica.
L’opera, il gesto, l’eredità di Marcel Duchamp e delle Avanguardie, a partire dalla decontestualizzazione di un orinatoio. L’ibridazione barocca tra arte e design, tra ornamento e funzionalità: dalle fontane di Gian Lorenzo Bernini a Roma a quelle di Versailles.
19 novembre: Le sirene: il fascino della seduzione, la meraviglia del racconto evoluzionistico.
Le creature delle acque immaginate, dipinte, narrate e scolpite nella storia dell’arte e della letteratura. Il potere della seduzione, l’incanto della metamorfosi tra immaginazione e indagine scientifica. Da Omero a Walt Disney, passando per Wiligelmo e H. Christian Andersen, sino a Charles Robert Darwin.
26 novembre: Vasche, bottiglie, brocche e boccali: il valore plastico dell’acqua.
La forma dell’acqua minuta e scintillante dei bicchieri del Cenacolo vinciano, quella planetaria dell’ampolla traslucida di cristallo nel Fanciullo morso da ramarro di Caravaggio; quella morbidamente panciuta della brocca ne La lattaia di Johannes Vermeer, il semicerchio perfetto del getto nel lavatoio di una cascina (La lavandaia, Giacomo Ceruti); quella della circonferenza del mastello inscritta nel poligono del lavello ne La sguattera di Giuseppe Maria Crespi; l’acqua cilindrica de I pesci rossi di Henry Matisse, quella sfaccettata, opaca e pesante della brocca ne Donna al cafè Le Tambourin di Vincent Van Gogh, quella ora affusolata ora monumentale e lattiginosa ne Il mazzetto di fiori e nella Grande natura morta metafisica di Giorgio Morandi.
3 dicembre: Idromorfemi: breve storia del design dell’acqua dalla preistoria ad oggi.
Perché le anfore si chiamano così? Perché le brocche di età classica terminavano a punta, impossibili da appoggiare, a differenza dei contenitori dell’olio e del vino? Quando ammiriamo frammenti e reperti di vasi nei musei archeologici, non esitiamo a parlare di arte greca, latina, etrusca. Non lo faremmo mai davanti a un rubinetto contemporaneo: per quali ragioni? E ancora, dal pozzo con il suo secchio, all’attenzione rivoluzionaria di Le Corbusier per un accessorio umile, poco protagonista, così inaspettatamente capace di assimilare eleganza e stile, con il suo miscelatore KV1: il primo rubinetto di design che ebbe grande fortuna commerciale e che sa ancora di futuro.

Iscrizioni e partecipazione:
I posti disponibili sono limitati al numero di quindici. Verrà data priorità in relazione alla data di conferma. Il costo di iscrizione per l’intero corso è di 80 euro, e di 20 per i singoli incontri.
Per informazioni e iscrizioni: cristinamuccioli.1@gmail.com