Vajont

C’ERA UNA VOLTA ERTO

Visto che ha deciso di non andare all’Isola dei famosi, ricordo l’anniversario della tragedia del Vajont con le parole che Mauro Corona dedica al suo vecchio paese, Erto.

 Tutto cominciò quella notte. Per noi, la data che cambiò la vita è quella del 9 ottobre 1963. e così sarà in eterno. Allo stesso modo che, per collocare un evento in un tempo determinato, si dice prima della guerra, dopo la guerra, prima del terremoto, dopo il terremoto, noi diciamo prima del Vajont e dopo il Vajont. Su quella data sta il confine, la frattura, il cambiamento che ha separato due mondi, due modi di vivere completamente diversi. Arcaico, laborioso, scandito da ritmi naturali il primo; caotico, confuso, smarrito il secondo. Erto è ormai solo un villaggio abbandonato, silenzioso e triste, dove i giorni non lasciano tracce. Adagiato in una scodella di terra, circondato da boschi impenetrabili, tagliati a fondovalle dal corso del Vajont, attende il colpo di grazia. Limato dal vento, scosso dalle intemperie, spolpato dai predatori come un cervo dai denti di volpe, il paese sta disteso gambe all’aria senza più fiato. Le case alte e strette, costole di antico dinosauro sbiancate dalla calce, guardano il cielo. La chiesa millenaria è spoglia, la canonica vuota, fatiscente, senza vetri, gli occhi beccati dai corvi. Camminando per il paese si ha l’impressione che la vita non tornerà più in quelle vie. È fuggita per sempre, lontano, in America, per non vedere, non ricordare. Le case, le stalle, i fienili, gli orti: è come se tutto avesse perso il calore, come se tutto fosse diventato di ghiaccio, indifferente, muto, senza voglia di ridere né di piangere.

Mauro Corona, I fantasmi di pietra, Mondadori, Milano, 2006.

SE TUTTI I CORONA SBARCANO SULL’ISOLA

Su Fabrizio Corona in questi giorni si sta scatenando un diluvio di cattiverie. Soprattutto via radio. Non solo quelle private, ma anche le trasmissioni che dovrebbero offrire “istruzioni per l’uso”.
Contro Corona, che non fa niente per risultare simpatico, si accaniscono i perbenisti, sempre alla caccia del capro espiatorio. Non si capisce come i suoi rapporti con Lele Mora (negati, ieri sera a Striscia) abbiano riempito le pagine di “autorevoli” quotidiani. Non vorrei citare la Napoli o Stracquadanio, ma magari meglio accanirsi su chi occupa incarichi pubblici.
Francamente, in queste ore, e’ un’altro Corona che mi ha lasciato di stucco. Il Mauro che sembra pronto a sbarcare sull’Isola dei famosi. Il montanaro che ha raccontato le sue terre e i suoi amici spazzati via dal Vajont, che finisce a bruciar foto di – presunti – famosi in riva al mare, mette una tristezza infinita. Nei suoi libri, attacca l’effimera cultura televisiva. Per finire poi in una trasmissione chiave di quel mondo.
Spero solo che – se davvero andrà, anche se ora, come un Mastella qualsiasi ha rinculato – Mauro indossi una maglietta Corona’s e finisca per lanciare mutande dalla sua baita di Erto.
Ad maiora.