Vaclav Havel

Grillo, i dissidenti, la fogna e il potere dei senza poteri

Da quando alcuni senatori M5S hanno votato Grasso alla presidenza dell’aula e il blog di Beppe Grillo li ha bacchettati, le mie antenne hanno più volte vibrato.
Ho infatti letto su quotidiani e siti internet e sentito un po’ ovunque (in più di un tg) un termine a me ben noto: dissidenza.
I dissidenti, se posso dirlo, sono ben altri rispetto senatori in disaccordo con il loro leader.
C’è un libro meraviglioso che spiega cosa sia la dissidenza. È “Il potere dei senza potere” di Vaclav Havel, uno che è stato dissidente nella sua vita, prima di guidare la Cecoslovacchia prima e la Repubblica Ceca poi. Lo ha pubblicato Garzanti nel 1991 e, chissà perché, mai più dopo. Scrive Havel: «L’uomo prende coscienza di essere un dissidente quando lo è già da un pezzo. La “dissidenza” non è una professione, è inizialmente e soprattutto una posizione esistenziale. (…) Un uomo non diventa “dissidente” perché un bel giorno decide di intraprendere questa stravagante carriera, ma perché la responsabilità interiore combinata con tutto il complesso delle circostanza esterne finisce per inchiodarlo a questa posizione: viene sbattuto fuori dalle strutture esistenti e messo in opposizione alle stesse».
Chiudo con una bella barzelletta sovietica. Che sembra invece fare il caso nostro: «Un dissidente arriva in un remoto villaggio in cui è stato esiliato. Il luogo sembra completamente deserto, tuttavia, non appena si avvicina al centro cittadino, avverte un terribile fetore. Nella piazza principale scorge una gran folla che se ne sta immobile, immersa in un lago di liquami di fogna che le arrivano al mento. Improvvisamente il dissidente vi cade dentro. Subito comincia ad agitare le braccia e a urlare pieno di disgusto: “Ehi! Non potete sopportare una cosa simile! Non potete starvene qui senza far niente!”. “Chiudi il becco e smetti di agitarti,” gli viene risposto “stai causando delle onde”».
Ad maiora

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Addio al grande Vaclav Havel

Chi si adatta alle circostanze, le crea. Vaclav Havel

L’ultimo incontro che avrebbe dovuto fare in Italia, a Trento, era saltato per ragioni di salute:

http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/cronaca/2011/06/01/news/festival-economia-forfait-di-havel-al-suo-posto-incontro-con-i-sindaci-neoeletti-4337196

Oggi si è spento a Praga, Vaclav Havel, protagonosta della Rivoluzione di Velluto cecoslovacca e uno dei più grandi intellettuali europei:

http://it.wikipedia.org/wiki/V%C3%A1clav_Havel

Per chi voglia capire quel che è successo, quel che succede e – spero – quel che succederà nelle democrature dell’est Europa (e non solo), consiglio la lettura di un libro (che a mia volta mi è stato consigliato da Gabriele Nissim) di Havel: Il potere dei senza potere (Garzanti, 1991).

Scriveva Havel a proposito della dissidenza e alla nonviolenza: «I “movimenti dissidenti” si caratterizzano per l’opinione che vede il cambiamento del sistema come qualcosa di esteriore, di secondario, che di per sé non garantisce niente. La sterzata di un’astratta visione politica del futuro verso l’uomo concreto e la sua difesa reale “qui e ora” si accompagna naturalmente quindi all’opposizione decisa contro ogni violenza “in nome di un futuro migliore” e alla profonda sfiducia che un futuro costruito con la violenza possa essere realmente migliore e non contrassegnato dagli stessi mezzi con cui lo si è raggiunto. Non si tratta di conservatorismo o di “moderazione” politica: i “movimenti dissidenti” non puntano alla trasformazione politica violenta non perché considerino questa soluzione troppo radicale ma, al contrario perché è poco radicale».

E così il grande intellettuale spiegava come l’espulsione dall’Urss di Solženicyn  servisse a “tamponare la verità”: «Perché Solženicyn è stato espulso dalla sua patria? Certo non perché unità di potere reale: certamente non perché un qualche rappresentante del regime si sentiva minacciato dal pericolo che Solženicyn si mettesse al suo posto. La sua espulsione fu qualcos’altro: il disperato tentativo di tamponare quella terribile sorgente di verità, una verità di cui nessuno poteva prevedere quali cambiamenti un bel giorno avrebbero potuto condurre. Il sistema post-totalitario si comportò nel modo che gli è stato proprio: difese l’integrità nel modo dell’“apparenza” per difendere se stesso».

Che la terra ti sia lieve, caro Vaclav, grandissima e insostituibile sorgente di verità.

Ad maiora.