Usigrai

IN DIFESA DI MIMMO LOGOZZO

Quando insieme al collega Ermanno Generali entrammo nel suo ufficio, ebbi l’impressione della stanza di un generale che sta guidando una battaglia. Non c’erano i sacchi alle finestre, né i soldati sulle scale con i kalashnikov in mano. Ma mi tornò alla mente il Palazzo del Soviet a Tiraspol, durante la guerra civile moldava del  1992, dove la stanza del presidente (è ancora lì) Smirnov aveva la stessa ordinata confusione. Fu un ricordo che durò pochi istanti. Domenico Logozzo, allora caporedattore della Rai abruzzese, richiamò subito la mia attenzione: fu cortese nei pochi minuti di colloquio che avemmo, prima di dirigerci verso il cratere del terremoto.

Ci descrisse le strutture aziendali sopravvissute al sisma, ci disse dove montare  e dove andare a dormire e ci diede il primo pezzo da fare per quella sera. Ci accomiatò con un frase di cui tutt’ora ricordo il suono, con una bella cadenza calabrese, malgrado gli anni passati a Pescara: “Per qualunque cosa, lamentela o suggerimento, critica o richiesta, a qualunque ora del giorno e della notte, non fatevi scrupolo: chiamatemi. Il cellulare è sempre acceso”.

Non lo diceva tanto per dire. E non lo diceva solo a noi, milanesi in trasferta, ma anche a tutti gli altri colleghi – di tutta Italia – andati in Abruzzo ad aiutare la locale testata regionale dopo il sisma del 6 aprile (vero federalismo solidale). E lo diceva, ovviamente, anche e soprattutto ai suoi redattori e inviati.

Qualche settimana fa, sono ripassato a Pescara a salutare insieme a colui che dopo averlo conosciuto bene ora posso chiamare “Mimmo”. Ero insieme agli studenti di giornalismo della Statale, in trasferta per realizzare – tutti assieme – uno speciale in quel buco nero dell’informazione che è l’Aquila post-terremoto.

Triste ma combattivo, Logozzo ci confessò che da lì a poco sarebbe stato sostituito, non sarebbe più stato caporedattore della Rai abruzzese. Disse che avrebbe comunque resistito legalmente a una scelta  che non condivideva, né capiva.

Così è stato.

Gli avevo promesso un pezzo sulle vittime universitarie del terremoto (ampiamente seguite dal collega abruzzese Umberto Braccili, che però – avendo sul tema scritto un appassionato libro – non poteva contemporaneamente suonarsela e cantarsela). Avrei dovuto realizzarlo per i primi giorni di gennaio.

E invece una sera di dicembre Logozzo mi ha chiamato, di ritorno Roma, dove gli era stata ufficializzata la rimozione: “Andrea, quel pezzo non riesci a farlo prima di Natale? Dopo, io non sarò più qui”. La voce era triste e l’amicizia che mi lega a questo collega non mi diede alcuna scelta. Il servizio è andato in onda proprio il 25 dicembre.

Prima di allora, l’assemblea della redazione abruzzese ha espresso compattamento la contrarietà alla sostituzione di Logozzo, parlando di “umiliante trattamento” e affidando al Cdr un pacchetto di tre giorni di sciopero. Anche l’Usigrai, col segretario Carlo Verna, ha duramente contestato la decisione: “Roba da Rai di Masi”.

Domani, davanti al giudice del lavoro, c’è l’udienza nella quale si valuterà la legittimità di quella decisione.

La sentenza, nel mio cuore, è già stata scritta.

Ad maiora, caro Mimmo.

AGGIORNAMENTO DELL’ULTIMA ORA: Dopo l’udienza, Rai e Logozzo hanno trovato un accordo. Il collega guiderà una nuova tramissione serale della Tgr con sede a Pescara.

Vi terremo informati.

Grazie a tutti coloro che hanno commentato. Mimmo ne è commosso.

Ad maiora