Università Statale degli Studi di Milano

STUDIARE (PER FERMARE) L’IMPRESA MAFIOSA

Ricevo e volentieri pubblicizzo la notizia di questa summer school, diretta dal professore (e amico) Nando dalla Chiesa (che spero presto presiederà anche la commissione-comitato antimafia del Comune di Milano) sull’impresa mafiosa.

Il fatto che si svolga al nord e a pochi giorni dall’uscita dell’importante (si può ancora dire, malgrado i divertenti strali di Gianni Mura?) libro di Gianni Barbacetto, mi sembra vieppiù significativa.

Ad maiora.

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Lunedì 12 settembre presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Milano si inaugura, con il saluto di apertura del sindaco di Milano Giuliano Pisapia, la prima Summer School sulla criminalità organizzata.

L’edizione di quest’anno, patrocinata dalla Commissione Parlamentare Antimafia, dal Comune di Milano e da Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, è dedicata all’approfondimento e aggiornamento delle principali tematiche relative all’IMPRESA MAFIOSA.

Il rapporto tra mafia e impresa ha assunto sempre più centralità nel dibattito sulla criminalità organizzata e sulle misure operative e legislative volte a contrastarla. Dalle più recenti ricerche sociologiche ed economiche e dalle indagini giudiziarie emerge infatti un quadro segnato da preoccupanti novità. In particolare al modello dell’infiltrazione mafiosa nell’economia si sta sostituendo un modello di integrazione delle imprese mafiose nel tessuto socio-economico. Da qui l’importanza di munirsi, oggi, di nuovi e adeguati strumenti di analisi e di contrasto del fenomeno mafioso, in linea con le veloci trasformazioni delle sue manifestazioni nel contesto nazionale e internazionale.

La scuola, diretta dal Professore Nando dalla Chiesa con la collaborazione della dott.ssa Ombretta Ingrascì, si avvale di un corpo docente di altissimo livello, composto  da professori universitari e da esponenti di rilievo delle istituzioni, del mondo delle imprese e dell’associazionismo antimafia (Ivan Cicconi, Francesco D’Alessandro, Piercamillo Davigo, Gianluca Faraone, Francesco Greco, Lorenzo Frigerio, Mario Centorrino, David Lane, Ivan Lo Bello, Donato Masciandaro, Monica Massari, Loretta Napoleoni, Michele Polo, Michele Prestipino, Vincenzo Ruggiero, Rocco Sciarrone, Alberto Vannucci, Marco Vitale, James Walston).

I corsisti ammessi appartengono a diverse categorie professionali -giornalisti, insegnanti, studenti, esponenti delle forze dell’ordine, quadri di aziende private, di amministrazioni pubbliche e di organizzazioni del terzo settore.

Per maggiori informazioni:

summerschool.dssp@unimi.it

www.dssp.unimi.it/summerschool/organizedcrime

MASTER IN COMUNICAZIONE E SALUTE NEI MEDIA CONTEMPORANEI

Il Centro Studi Comunicazione sul Farmaco, Facoltà di Farmacia, Università degli Studi di Milano presenta la nona edizione del Master “Comunicazione e salute nei media contemporanei” Finalità del Master è formare esperti in comunicazione scientifica in grado di trattare in modo professionale argomenti di salute nel rispetto di etica, qualità e attendibilità dell’informazione. Le 500 ore di didattica interattiva, suddivise tra lezioni frontali, laboratori ed esercitazioni guidate daranno modo agli studenti di imparare a selezionare e valutare le fonti, di trasmettere al pubblico il messaggio scientifico con un linguaggio semplice, comprensibile ed efficace, di declinare i contenuti secondo le diverse modalità comunicative proprie dei media sia tradizionali sia innovativi. Tale percorso formativo permetterà agli studenti di acquisire le competenze teoriche di base e di sperimentarsi direttamente sul campo attraverso la stesura di articoli, la preparazione di trasmissioni televisive e radiofoniche, materiale per il web e attività di simulazione professionale tramite role playing e case study. Al termine delle lezioni, è previsto un periodo di avvicinamento concreto al mondo del lavoro, grazie alla possibilità di inserimento in diverse realtà del mondo della comunicazione con uno stage della durata di 300 ore. I diplomati delle precedenti edizioni del Master hanno maturato esperienze professionali presso agenzie stampa, redazioni di case editrici medico scientifiche, agenzie di comunicazione, uffici stampa e comunicazione esterna di enti pubblici e imprese private, nel settore ospedaliero, farmaceutico, alimentare e museale. Possono presentare domanda di ammissione tutti coloro i quali siano in possesso di una laurea triennale o specialistica del nuovo o del vecchio ordinamento. Le informazioni sull’organizzazione del Master e sulle modalità di iscrizione sono reperibili sul sito dell’Università degli Studi di Milano (nella sezione Master/area Scientifica e Scientifico – Tecnologica (http://www.unimi.it/studenti/master/2954.htm) e sul sito del Master http://fbrunocsmc.ariel.ctu.unimi.it. Le iscrizioni si chiuderanno il 30 settembre 2010 e le selezioni avranno luogo il 19 ottobre 2010. SEGRETERIA DIDATTICA E SCIENTIFICA Centro Studi Comunicazione sul Farmaco telefono 02 50318244/51 fax 02 50318284 e-mail centrostudifarmaco@unimi.it http://users.unimi.it/farmaco

MASTER DI GIORNALISMO DELLA STATALE DI MILANO

Il 30 agosto 2010 scadono i termini di iscrizione per il biennio 2010/2012 del la Scuola Walter Tobagi, il Master della Statale di Milano (che si tiene nella sede di Sesto San Giovanni, in realtà).

Queste le finalità nel bando (che è on line a questo indirizzo: http://www.giornalismo.unimi.it/):

“Il master si propone, non solo di preparare in modo adeguato i candidati all’esame di stato per giornalista, ma anche di offrire un percorso di eccellenza per professionisti che operino nei vari campi dei media, con un’ottica europea e internazionale. Più specificamente, si propone di preparare figure professionali versatili e capaci di passare dall’uno all’altro settore dei media, con una forte sensibilità per le situazioni di contesto (politico, sociale, culturale, economico, scientifico e tecnologico) in cui operano, con un profilo internazionale e aperto all’innovazione tecnico-scientifica, con una forte sensibilità valoriale e una responsabilità per i risvolti deontologici e di tutela dei diritti individuali
Gli allievi, in quanto redattori nelle testate-laboratorio edite dal master, verranno iscritti nel Registro dei praticanti per cui, ottenuto l’attestato di compiuto praticantato al termine del biennio, potranno sostenere l’esame di stato per l’accesso alla professione di giornalista”.

Questo il sito dove i ragazzi “lavorano”. C’è anche la sezione dove trovate i tg e i gr che vengono realizzati settimanalmente: http://www.lasestina.unimi.it/lasestina/.

“La formazione pratica guidata (praticantato) viene svolta nelle testate edite dal master sotto la guida del Direttore giornalista e con l’ausilio di giornalisti che svolgono la funzione di tutors”.

Tra i tutor (senza s), per la parte tv ci sono anche io (anche se in realtà io proseguirò con i ragazz@ del precedente biennio).

“È previsto altresì lo svolgimento di uno stage in aziende giornalistiche, televisive, radiofoniche o in agenzie di stampa, sulla base di un progetto seguito dai tutors, da concludere con un rapporto finale”.

Per quanto riguarda gli stage (obbligatori, per l’esame da professionista), va detto che, “grazie” al sindacato dei giornalisti (che per lo stato di crisi chiude le porte in faccia ai giovani, come se dalla crisi si uscisse solo grazie a noi vecchi), la maggior parte delle aziende li rifiuta. Ma speriamo che da qui al prossimo anno, qualcosa cambi.

Ad maiora.

LA NOTIZIA SMARRITA? CERCATELA SU INTERNET

Un libro di un amico e di un collega che racconta del nuovo giornalismo. Paolo Costa nel suo “La notizia smarrita” spiega come si sta evolvendo la professione di fronte ai nuovi media. Il volume ha due obiettivi:  «Sfatare il mito secondo il quale internet costituirebbe la causa prima della crisi del giornalismo e l’altro mito che considera l’informazione “dal basso”, prodotta dai blog e dal cosiddetto giornalismo partecipativo, necessariamente migliore di quella professionale, in quanto non asservita a logiche del potere politico o economico». Due miti che nel corso delle 224 pagine verranno smontati pezzo a pezzo.

Nella sua analisi, l’autore esce dagli schemi (coloniali) che parlano solo ed esclusivamente dell’Occidente, dove diminuiscono i lettori di giornali. Ma non è così in tutto il mondo. «Affermare che i giornali vendano e si leggano sempre meno è corretto solo con riferimento alla situazione negli Stati Uniti e nel resto dell’Occidente. A livello mondiale il quadro è ben diverso. Secondo la World Association of Newspapers più di 1,7 miliardi di persone quotidianamente leggono il giornale. In particolare nel 2007 più di 532 milioni di persone hanno comprato il giornale. Nel 2003 erano 486 milioni. La crescita è stata nel quinquennio del 9,4%. Considerano anche la free press si arriva al 14,3%.»

Va rilevato che « il numero delle testate giornalistiche è cresciuto in tutto il mondo, tranne che negli Stati Uniti. Oggi 74 del 100 quotidiani più diffusi del mondo sono stampati in Asia. In generale si può dire che le diffusioni soffrono nei paesi più ricchi, mentre sono in crescita in quelli in via di sviluppo». Questo non vuol dire che dobbiamo trasferirci in Asia o Africa, ma che si deve tener conto di tutto il mondo, non solo del nostro orticello (anche se ora particolarmente scarso e chiuso in sé stesso).

Va calcolato che a differenza di quel che succede in Italia, «la crisi della stampa quotidiana negli Stati Uniti è, prima di tutto, la crisi della stampa locale».

In che misura questo quadro è condizionato dall’avvento dei nuovi media? E’ la domanda cui risponde Paolo Costa che si concentra sul quesito se l’informazione online sottragga spazio alla carta stampata. «Stando all’analisi del Readership Institute la risposta è affermativa per il 27% dei lettori, i quali hanno dichiarato di aver ridotto il consumo dei giornali a stampa in seguito alla visita di un giornale online». Ma in generale cresce (negli States e non solo) il numero di quanti “non consumano informazione” o che hanno la tv come principale (e spesso unico) canale dal quale scoprono quel che accade nel mondo (rectius, quello che gli facciamo sapere che accada, che è decisamente meno).

Internet, ha un nucleo più ristretto di pubblico rispetto alla tv, ma ha l’enorme vantaggio che i suoi utenti partecipano più alla vita pubblica. È la rivoluzione 2.0 che sta lentamente arrivando anche nel Bel Paese. « In Italia – scrive Costa – il 94,3$ degli italiani ha guardato la tv tutti i giorni mentre solo il 56,6% ha letto il giornale almeno una volta la settimana. Di qui il calo di 4,4% tra il 2008 e il 2009. La televisione è lo strumento informativo più usato dagli italiani (44,2%), seguito dal giornale (20%) e dalla radio (15%)».

Da questo deriva che solo il 7% si fa influenzare al voto dalla Rete mentre il 78,3% decide in base a quel che sente in tv. Un dato già alto ma in crescita. Anche per questa ragione, «nel 2008 è andato alla televisione il 55% degli investimenti. A livello mondiale tale quota è del 37,8% mentre in Europa non supera il 30%».

Paolo Costa affida però le sue speranze nel futuro, nel fatto che il modello della tv generalista sia giunto al capolinea: « L’avvento della tecnologia trasmissiva digitale (via satellitare o terrestre) ha reso possibile la proliferazione dei canali e la nascita di un’offerta verticale, a pagamento». Non solo a pagamento se vediamo quanti nuovi canali stiano nascendo sul digitale terrestre. So ad esempio che a Sky cominciano a temere che qualcuno rinunci alla loro cara piattaforma per rifugiarsi nel digitale, comodo soprattutto in un periodo di crisi economica (riconosciuta persino dall’ottimista governo Berlusconi).

La buona novella che porta Paolo Costa, almeno per noi che dello scrivere ogni giorno abbiamo fatto una professione è che, anche nell’era Internet dovremmo avere un nostro spazio. Sembra che infatti gli utenti (come segnalava un convegno organizzato alla Statale di Milano lo scorso anno dall’Ordine dei giornalisti della Lombardia) privilegino nei blog quelli curati da giornalisti. E gli esempi di successo sono sotto gli occhi di tutti: Alessandro Gilioli, Luca Sofri, Massimo Mantellini, Pino Corrias, Marco Travaglio, Vittorio Zambardino, Peter Gomez, Paolo Attivissimo e Luca de Biase, solo per citare i più noti (e più bravi).

«Giornalisti che usano il blog come mezzo per raggiungere il proprio pubblico e interagire con esso, di blogger che in realtà fanno giornalismo tradizionale, di ex giornalisti convertiti al blogging».

Costa (che non si è limitato al libro ma che cura anche un ottimo sito: http://www.paolocosta.net/)  analizza i siti più diffusi nel nostro Paese, quelli legati ai quotidiani nazionali e rileva che, come nella carta stampata, cercano di essere tuttologi, di non puntare a un target. Esattamente il contrario di quel che sta accadendo in Usa, dove anzi si propende per il coinvolgimento degli utenti dal basso (è quello che farà il fattoquotidiano.it quando supererà la crisi per troppi contatti di questi giorni).

Il giornalista moderno dovrà comunque essere cross mediale, capace cioè di fare il mestiere con molte piattaforme. E quanto è accaduto in Iran con Twitter dimostra che la rete è in grado di sfuggire ai regimi più liberticidi. Pensiamoci…

Paolo Costa

La notizia smarrita

Giappichelli editore

Torino, 2010.

Euro: 22