Umanitaria

PRODI, L’EUROPA, GLI SBARCHI E DON COLMEGNA

A sentir parlare don Colmegna e Prodi, non si riesce a distinguere chi dei due abbia più tono politico o curiale. L’ex presidente del Consiglio era a Milano per presentare il libro “Parole nuove per la politica”, curato da don Virginio insieme a Maria Grazia Guida, direttrice della Casa della Carità.

In una sala dell’Umanitaria decisamente troppo stretta, Prodi ha affrontato tematiche di politica internazionale, dopo la fine dell’unipolarismo americano, sottolineando come di fronte ai problemi crescenti che si affacciano al mondo (acqua, materie prime, immigrazione), manchi un arbitro, l’Onu. Lo si capirà bene tra qualche mese, quando si materializzerà la divisione del Sudan.

L’ex primo ministro ha criticato pure l’assenza dell’Unione europea, che i governi nazionali hanno sacrificato in nome della corsa al sondaggio, della politica dell’oggi anziché rivolta al futuro. Sugli sbarchi di queste ore, Prodi ha detto al nostro governo che “improvvisamente chiede aiuto all’Europa dopo averla a lungo considerata un impedimento”.

La parola è passata a don Colmegna che ha invitato il volontariato ad abbandonare la posizione di mera testimonianza e di “pensare alla politica”. Anche lui ha criticato la “politica delle dichiarazioni” e ha sorriso su quella milanese che “per venti case ai rom ha riunito ministri, prefetti, sindaci e politici a tutti i livelli”.

Poi la chiusa sugli “stili di vita che costruiscono consensi”. D’altronde il libro presentato parla di etica e politica.

Ad maiora.

BOCCHINO E LA TERZA GAMBA

La sala (non grande) dell’Umanitaria e’ piena come un uovo. E, ad ascoltare i rumors dei partecipanti, più di ex Fi che ex An.
Sbarca cosi’ a Milano, Generazione Italia. Domando a Cristiana Muscardini se nella terra del leghismo e del berlusconismo ci sia spazio per una “terza gamba” e lei risponde che, senza quella, il centro destra non starebbe in piedi.
A pochi passi dal Tribunale (la giustizia e’ un cavallo di battaglia anche tra i finiani) e’ andato in scena il primo vertice dei circoli lombardi di Generazione Italia (120, dicono gli organizzatori, con 2.000 iscritti), il movimento che ancora non e’ Partito ma comunque ha chiaramente intrapreso quel cammino.
Quando chiediamo a Italo Bocchino (passato da peone a star, ora applauditissima, potere della tv) se in caso di voto anticipato Fli sarebbe pronta a correre, risponde, con una certa sicumera: con l’esperienza politica che abbiamo, siamo sempre pronti, anche domenica prossima.
Poi avvia quelle schermaglie con le seconde linee del Pdl che ingolosiscono i giornalisti (Bocchino arriva a Milano dopo aver registrato il suo intervento alla Terza Camera, televisiva, e replica a Frattini che replicava alle sue parole, in un controcircuito mediatico che manda in onda prima le repliche poi le dichiarazioni) ma che sospetto annoino il 90 per cento degli italiani.
Nella sala dell’Umanitaria (un tempo, da qui mandavamo in onda Milano-Italia, trasmissione purtroppo inimmaginabile nell’odierna Rai), i leader del partito finiano (Moroni, Valditara, Della Vedova, ma anche Landi di Chiavenna e Ciabo’) parlano ai militanti. Il clima e i toni dei discorsi rimangono da campagna elettorale. Ne’ più ne’ meno di quel che accade non distante Castello Sforzesco, in questi giorni privatizzato, per la festa del Pdl).
How long? Fino a quando, cantavano gli U2.
Ad maiora.