Tatuaggio

Visitare Cuba: Cienfuegos e Playa Rancho Luna

Oggi giornata dedicata al relax. La sveglia suona abbastanza tardi e poi ci lanciamo nella solita colazione. Unica variante odierna, qui a Casa cubana, è il succo: non di mango ma di guava. Sempre quasi ghiacciato è sempre molto gustoso. Ah, Ileana ci offre anche lo yogurt, il primo che mangiamo qui a Cuba.

A SPASSO

Usciamo a fare due passi nel centro di Cienfuegos. La mattina le vie intorno al Parque José Martí (la piazza principale, chiusa da bei palazzi ottocenteschi) sono molto affollati di cubani, in giro a fare compere.   Qui a Cuba i negozi chiudono presto, di solito alle 17, e bisogna affrettarsi prima che le scorte – portate la mattina – finiscano. Così una volta che abbiamo la fortuna di trovare l’acqua in un supermercato decidiamo di optare per un carico da 5 litri.


Cienfuegos ha una delle più grandi zone pedonali che potete trovare nelle città di provincia. Pure mentre state camminando cercano però di agganciarvi per offrirvi un taxi, che di lì non può passare…!

CHE MUSICA!

Ci sono anche parecchie bancarelle, anche se ciò che rende piacevole la passeggiata è la musica di sottofondo, diffusa da autoparlanti pubblici che fanno conoscere a tutti Benny Morè, lo storico cantante orgoglio della città.

Oggi abbiamo deciso di andare al mare. La spiaggia di Cienfuegos non ci convince e allora optiamo per quella di Rancho Luna, raggiungibile con 10 Cuc  (ossia dollari) di taxi. È una spiaggia a una ventina di chilometri dalla città, affollata di cubani. Il mare proprio davanti alla marea di ombrelloni (una sola fila comunque) non è granché pulito. Ma basta camminare per qualche decina di metri per ritrovare quello dei Caraibi. A differenza di ciò che raccontava la Lonely di pesci da vedere ce ne sono pochini, ma il posto (salvo i punti in cui c’è musica a palla) merita.

 

Io e Marta decidiamo di fare, sulla gamba di Francesca, un tatuaggio a trasferello che ci siamo portati da Milano. Qui a Cuba non devono averlo mai visto perché in pochi minuti veniamo circondati da mezza spiaggia che osserva il nostro lavoro. Per fortuna, in qualche modo, l’operazione riesce e quindi vediamo intorno a noi parecchi sorrisi. Chiedo ai nostri spettatori se vogliono dei piccoli tatuaggi tra quelli avanzati dai nostri trasferelli e subito si forma la fila di gambe e braccia pronte a farsi appiccicare questa novità sulla pelle. Chi ne vuole di più è Teresita, una signora non più giovanissima e che quando sorride non ha molti denti da mostrare. Purtroppo a un certo punto i finti tatuaggi finiscono e torniamo soli. Ma intorno a noi sentiamo che continuano a parlare degli italiani… 

Anche in questa spiaggia chi finisce di mangiare lancia lattine, scatole di cartone (dove viene servito un mix di carne e pastasciutta) e sacchetti di plastica (che contengono caramelle, croccante o pop corn) per terra, sulla spiaggia. Finiranno irrimediabilmente tutti in mare. Qui parlano tutti dei mutamenti climatici (anche qui a Cienfuegos, abbiamo sentito più di un discorso su questo argomento) ma non si rendono conto che pure i loro comportamenti contribuiscono al disastro cui stiamo andando incontro. Forse i loro giornali ufficiali (ci sono solo questi) potrebbero indurre i cittadini ad atteggiamenti più avveduti verso la natura. Gli unici che riciclano i rifiuti sono quei poveri che frugano nell’immondizia (o lungo la spiaggia qui) raccogliendo lattine di alluminio da vendere. 

 

Torniamo in taxi a Cienfuegos (altri 10 Cuc) e lungo il tragitto osserviamo quanto sia bella la natura qui a Cuba. È una delle cose che ci porteremo a casa al nostro ritorno.

A CENA, FINALMENTE SENZA FREGATURE

Prima di uscire paghiamo Ileana (300 Cuc per le quattro notti con relative coazioni e due cene) e poi andiamo a cercare Shekinah, un ristorante israeliano di cui avevamo visto la pubblicità in centro (segnalava piatti vegetariani). Si rileverà la miglior scelta culinaria di Cienfuegos. Si trova a un numero civico dal ristorante in cui ci avevano spennato. Ma qui i prezzi sono esposti fuori dal locale, sono più che onesti e sono in Cup (ossia pesos non convertibili, un venticinquesimo di Cuc). Nel menù c’è scritto che la conversione in Cuc sarà 1:24, quasi quella ufficiale.

Il menù di Shekinah

Dentro il piccolo locale campeggia una bandiera libanese e la ragazza che ci serve parla uno spagnolo molto comprensibile ed è veramente gentile. I piatti sono un mix tra messicano, caraibico e ovviamente israeliano (o meglio arabi). Marta mangia un kebab e tacos con formaggio e prosciutto. Io e Francesca Tacos e Nachos vegetariani, uno più saporito dell’altro. Ci portano pure una salsa piccante per accompagnare i piatti. Sublime. Pasteggiamo bevendo frullato di mango (nel locale non servono alcolici: altro punto a favore, ai miei occhi) e arriviamo fino al dolce: un piccolo taco caldo, ripieno di marmellata di guava. Molto buono anch’esso.

CONTO, UMANO

Alla fine arriva il conto: 7 Cuc per tutti e tre. Nel locale a fianco due sere fa, per mangiare cose insulse (o cattive, come il pollo di Marta) avevamo speso 57 Cuc! Sbaglia un civico e ti fregano.

Dentro Shekinah

Satolli, andiamo a passeggiare lungo il Pradeo dove, malgrado il rumore e l’inquinamento prodotto dalle macchine, c’è parecchia gente. A un certo punto si sente distintamente uscire dalle enormi casse di un teatro la voce di un attore comico che sta facendo i suoi sketch. Dentro è in corso lo spettacolo. Ma chi non può permetterselo può comunque ascoltarlo da qua fuori. Una cosa davvero democratica.

Rientriamo scattando una foto all’ennesimo murales rivoluzionario di Cienfuegos (e del Cdr) e ci mettiamo a chiacchierare con Ileana, la nostra padrona di casa. Scopriamo che nella vita ha fatto la carriera militare (“Ero capitano quando ho finito”) e ci racconta dei parenti sparsi per il mondo. Nel parlare di soldi, definisce i Cuc “dollari”. Essendo infatti il cambio del peso convertibile agganciato alla moneta degli odiati statunitensi, si fa prima a chiamarli così. Anche se tutto ciò è davvero paradossale.

Andiamo a dormire. Domani si torna a L’Avana sperando che Viazul stavolta non faccia scherzi.

Murales a Cienfuegos

Ad maiora

Zapping mondiale: Berlusconi dorme (a Dallas) ma piglia pesci.

Berlusconi dormeQualche sprazzo di Italia sui siti web in giro per il mondo. Il pezzo più curioso compare sul Pais che racconta delle condizioni imposte da Berlusconi nelle trattative per il nuovo esecutivo, accompagnando il testo con una foto (qui sopra) dell’ex presidente che si appisola a Dallas.
Le consultazioni di Letta per la formazione del governo compaiono sul Corriere del Ticino mentre l’Economist traccia il – complesso – quadro politico italiano.
Allargando un po’ lo sguardo, in Spagna, a Madrid, scontri per ottenere le dimissioni del governo. Lo riferisce El Pais. Mentre sul New York Times si parla dello sciopero della fame a Guantanamo.
Su Le Figaro, in puro stile Studio Aperto, si indica la pronipote della Thatcher come nuova Pippa Middleton. Non ci allontaniamo molto leggendo l’Indipendent che racconta della battaglia per un tatuaggio in casa Obama. Sempre in ambito cazzeggio, segnalo l’orgoglioso pezzo della Taz sul dominio tedesco sul calcio europeo. E in ambito calcistico, ma più politico, Al Arabiya riporta la notizia di un’inchiesta sulle dittature (italiane e argentine) che avrebbero portato a vincere i Mondiali.
La Nacion scrive invece dell’incontro tra il Papa e Zanetti.
El Mundo racconta infine il record personale di Putin che parla in tv per 4 ore e 47 minuti. Penso avrebbe fatto addormentare anche il suo amico Silvio.

Ad maiora