Studio aperto

La guerra dei vent’anni. Scende in campo Valentino Valentini

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Ho visto un ampia presentazione su Studio Aperto del secondo speciale che Mediaset metterà in onda per difendere il proprio datore di lavoro dalle accuse della Procura di Milano.
Il “servizio” del tg era tutto incentrato sulle parole di Valentino Valentino, che già al processo Ruby aveva dichiarato di ave chiamato lui in Questura e poi aver passato il telefono all’allora presidente.
Per sapere chi è questo personaggio (che abitualmente rifugge i media), rimando a questo post che gli avevo dedicato qualche tempo fa.
Ad maiora

MA LA MORTE DI SIC E’ SOLO UN EVENTO SPORTIVO?

Ho atteso i giornali di questa mattina prima di valutare due tg nazionali di ieri sera. Due tg che non solo si rivolgono a pubblici diversi ma che sembrano rappresentare due diverse Italie. Mi riferisco a Studio Aperto e al Tg3.
Il primo, ieri alle 1830, era praticamente in toto dedicato alla morte di Marco Simoncelli in Malesia. Collegamenti dalla Romagna, copertine, contro copertine, musica triste, foto e twitteraggi vari. Il pezzo migliore era decisamente quello dedicato a come i colleghi dello Sport avevano accolto e gestito in diretta la notizia della morte di un ragazzo con cui da anni dividevano trasferte ed emozioni. Italia Uno da anni segue il motociclismo e quindi questo tg-dedicato poteva sembrare una sorta di dovere aziendale. Ma è invece proprio la strategia editoriale di questo telegiornale: la morte attira pubblico, ti fa identificare con la vittima. La morte giovane poi avvicina pubblico giovane. È la storia – secolare – dell’eroe chiamato presto al fianco degli dei. Era successo anche qualche tempo fa con la morte (anch’essa accidentale) di Pietro Taricone.
Il Tg3 ha scelto, ieri come sempre, un’altra linea. Mezzo tg dedicato a una (sempre annunciata, quasi auspicata) crisi di governo: questa volta sul nodo delle pensioni. Su questi aspetti, invece, Studio aperto scivola via (e non per caso) come se fossero brevi interruzioni rispetto alla “notizia del giorno”: ieri Sara Scazzi, oggi Marco Simoncelli.
Torniamo al Tg3: quella che per Studio aperto è l’apertura, per il telegiornale di Bianca Berlinguer, è invece un pezzo impaginato in coda. Il servizio parte alle 19.30, quando ormai sono partiti i “titoli di coda”. Niente fiori e cartelli per Sic (visti abbondantemente di là) ma un’analisi tecnica (e un po’ fredda) dell’incidente, per capirne la dinamica, per svelarne le cause. Servizio che mancava invece in Studio aperto. In fondo, che importa come muoiono gli “eroi”?
Sulla gran parte dei quotidiani oggi, Simoncelli non compare nemmeno più in prima. É relegato nelle cronache sportive.
Ma siamo sicuri si sia trattato solo di un “evento sportivo”?
Si ha idea di quanti andranno oggi e domani alla camera ardente e giovedì ai funerali? Una parte d’Italia che difficilmente potrà identificarsi coi quotidiani in edicola e con qualche tg.
Ad maiora.

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QUANTO CI MANCANO I CORRETTORI DI BOZZE

Negli scorsi giorni, per due sabati di seguito, ho trovato due errori “fotografici” sul Fatto quotidiano. Dapprima la foto di Alessandro Profumo al posto del (mancato) candidato per il Pd al comune di  Torino si chiama Francesco.

Due giorni fa, didascalie invertite, indicavano Nazarbajev come Lukashenko e viceversa.

Il quotidiano è composto per lo più da giovani, mi spiega un collega. E questa potrebbe essere una spiegazione.

Ritengo comunque che, se faccio lo sforzo di andare in edicola e comprare un quotidiano, mi piacerebbe trovare meno errori possibili.

Che non si limitano però ai quotidiani.

Sul numero dell’Espresso del 2 dicembre, l’inviato ad Haiti parla della diffusione del colera lungo il fiume  Artibolete. Senza andare fino ai Caraibi, un veloce check su google avrebbe permesso di scoprire che si chiama Artibonite.

Ma ora su google esiste anche Artibolete, grazie all’effetto specchio creato dalla rete.

Un tempo, quando ero giovane, in ogni redazione c’erano correttori di bozze in grado di trovare ogni più piccolo errore.

Sono stati tagliati, convinti che cIò abbia rappresentato un risparmio. Errore grandissimo. Perché se voglio la superficialità, ho già facilmente, nel salotto di casa, la televisione.

E il risparmio, come si vede in questi anni, lo stanno facendo gli utenti. Purtroppo.

Ad maiora.

Ps. La tv, certa tv, è comunque sempre troppo avanti per essere raggiunta dalla stampa. Sabato a Studio aperto c’era un vivo più muto su una famiglia di papere spostata dal vento. Addirittura…! 

Persino mia figlia, 9 anni, mi ha chiesto: ma papà, che razza di servizio era?

QUANDO L’AUDI FA DOPPIETTA

Chiunque abbia visto almeno una volta Top Gear sulla Bbc si sara’ accorto subito che quello e’ un modo, giornalistico ed etico, di affrontare il “pianeta auto”. I due colleghi inglesi che, sorridendo, guidano la trasmissione fanno le pulci a ogni vettura. Se fa schifo lo dicono, se prende bene le curve pure. Fanno vedere i crash test e vi consigliano quale auto, a parità di prezzo acquistare, se volete sopravvivere al primo incidente. E non sono due ecologisti o anti-sviluppisti. Irridono ciclisti e pedoni. E si confrontano su quale auto sia più veloce e più divertente da guidare.
In Italia, anche su questo fronte, siamo al neolitico. Le riviste specializzate sponsorizzano alcuni modelli (cosi’ come i farmacisti indicano un dentifricio anziché l’altro). E i servizi tv che parlano delle macchine le descrivono sempre cosi’: “bella, scattante, agile”. Gli uffici stampa delle case automobilistiche ringrazieranno.
E anche in questo campo ovviamente spunta il conflitto di interessi. L’Audi, ad esempio, sponsorizza il Milan. Qualche giorno fa la società ha regalato a giocatori e staff una sessantina di macchine per affrontare – senza i patemi e le complicazioni di noi, comuni mortali – il prossimo campionato. A ruota, i tg Mediaset realizzano servizi nei quali le nuove Audi vengono a dir poco esaltate. Qualche giorno fa Studio Aperto. Con gnocca tacco 12 e mini, seduta al volante (non ricordo il modello, distratto dal pilota).
Stamattina uno speciale del TgCom (interamente dedicato ad Audi) dove la nuova vettura veniva definita “fantastica”.
Ad maiora.

FENOMENOLOGIA DI STUDIO APERTO

Distratti come siamo dalle polemiche sul Tg1 e sui suoi servizi di alleggerimento (che, ahinoi, fanno alzare gli ascolti: nell’era preminzoliniana la seconda parte del tg spingeva il pubblico verso il Tg5), molti non fanno più caso al telegiornale che ha dato la linea a questa tendenza “tg uguale cazzeggio”: Studio aperto.

E come sempre, il maestro batte l’alunno.

L’elenco dei servizi andati in onda nell’edizione di oggi alle 18.30 è esemplificativa di un certo modo di fare giornalismo. Tolti i servizi “di rigore” (nave turca attaccata dagli israeliani, festa della Repubblica e manovra anti-crisi) la parte alleggerimento inizia praticamente da subito.

Si comincia con la cronaca nera. Il processo contro Amanda Knox. Un processo parallelo a quello per l’omicidio: calunnia. Ma è l’occasione di parlare del nuovo look della ragazza americana condannata in primo grado per aver ucciso l’amica inglese. I capelli corti spingono il giornalista a fare paragoni sul look: “la biondina dagli occhi di ghiaccio ora ha i capelli alla garçon”. Mah.

Andiamo poi agli Esteri. Due notizie che concernono il Regno Inglese de quale, chissà perché, molti direttori sembrano sudditi. E così due bei servizi, uno sul possibile omicidio di Lady D (un sempreverde) con i legali di Al-Fayed che annunciano l’ennesimo possibile scandalo (su mine antiuomo), l’altro su Sarah Ferguson che invece si pente in diretta tv di aver chiesto la tangente (a un giornalista in incognito) per far incontrare l’ex marito, il principe Andrea.

I reali vanno forte a Studio aperto. Poco più in là, servizio sul principino nostrano che, dopo Sanremo , danze e canti, si prepara a fare l’attore. In una sit-com sexy. A me personalmente sono venute in mente avventure milanesi hard di altri membri (e non ridete per il termine) della famiglia. Ma sono malevolo.

Dopo le teste più o meno coronate, ecco gossip e dintorni. Prima un altro classico: Corona che, a sorpresa, sembra non abbia più successo con le donne. Dopo i cuccioli dei ricchi che non riescono a dormire senza lo yacht, anche questo è un argomento sul quale riflettere (io, comunque, per inciso, non ci credo a ‘sta storia di Corona che va in bianco: magari domani al bar attivo un dibattito sul tema).

Se non bastassero Corona e Belen, ecco un pezzo su Aida Yespica che aveva una depressione (“non riesco più a fare l’amore) dalla quale è uscita confessandosi a “Chi” (settimanale top in questo senso) e innamorandosi di Teo Mammuccari (“un vero uomo”).

Rasserenati sui problemi sentimentali delle star di oggigiorno, eccoci di nuovo in ansia per i cerchi nei campi di grano. In Brianza. Imperdibili. Ma, basta tematiche così alte, il servizio successivo è su una classifica tra la ragazza più bella del mese. A maggio vince Melita (l’ho incontrata al Meeting di Rimini,e posso confermare).  A ruota un pezzo imperdibile sulla “prova costume” con un po’ di donne copertina con rotolini di grasso e buchi da cellulite: immagini che dovrebbero rasserenare “quelle che non ce la faranno” entro l’estate. Il consiglio? Costume intero.

Si chiude di nuovo con gli Esteri, con un pezzo, veramente gustoso sui maiali alle Bahamas. Maiali nel senso degli animali. Che però nel servizio, chissà perché, fanno il bagno per la gioia dei turisti che gli lanciano il cibo. Tutto in un solo “tg”.

Quando alle 19 parte Studio Sport, sembra di tornare sulla terra. Servizi senza cazzeggio, su Capello, Benitez e Valentino Rossi. Temi forse più leggeri. Che però a confronto col nonsense precedente, ti dà un ottimo metro di paragone.