Santa Giulia

PICCOLA FENOMENOLOGIA DEL TG3

Personalmente mi piaceva il Tg3 precedente, quello di Di Bella, di cui – lo ammetto – sono amico. C’era tanta politica, certo di parte. Forse troppa, qualche volta. Ma poca cronacaccia e stupidaggini. E niente pezzi di alleggerimento come quelli introdotti nelle ultime settimane dal direttore Berlinguer.

Non è cambiata solo la sigla nel telegiornale delle 19. C’è una modifica sostanziale, invisibile a chi non lavora in Rai. Sono praticamente scomparsi i contributi dei colleghi delle sedi regionali. O almeno sono scomparsi nell’edizione nobile, quella delle sette di sera appunto. Qualche sfigato della TGR (Testata giornalistica regionale - ha un direttore diverso da quello del Tg3: per un po’ di anni sono state unite le due redazioni, ma poi la fame di seggiole e i mugugni di alcune sedi locali, ridivise le due poltrone) può fare pezzi per il Tg di mezzogiorno (che non a caso va in onda da Milano) o quello delle 14.20. Il resto è realizzato invece solo e unicamente da giornalisti del Tg nazionale. Come se quelli della Tgr (redazione nella quale è inquadrato anche chi scrive) fossero giornalisti di serie b. Sarà anche così, ma essere sul territorio spesso ci dà un vantaggio rispetto a chi sta chiuso in redazione, nel deserto di Saxa Rubra.

Che ci sia una romanizzazione del Tg3 lo si può notare anche nei dettagli. Ogni sera dicono “gli aquilani sono venuti qui a Roma”, “i cassintegrati sono sbarcati qui a Roma”, ieri sera il conduttore (bravissimo peraltro) ha persino detto “la protesta dei sindacalisti è arrivata fino qui, alla sede della Rai”, come se la Rai fosse solo a Roma e non in tutte le regioni italiane. C’è un “qui” di troppo in questo modo di fare informazione.

Giusto per fare un esempio, un pezzo su Santa Giulia è meglio se fatto da Roma o da un collega di Milano che va dalla Finanza a capire i motivi del sequestro dell’area? Alle 19 va in onda il pezzo romano, alle 19.35 quello milanese. E’ questo il federalismo?

Certo, in questo modo c’è molto più controllo sull’informazione che viene realizzata e si fa un tg più militante. E’ forse anche per questo il sindacato, tanto arrabbiato quando il Tg1 aprì una piccola redazione a Milano, non protesta contro questa scelta che divide in due i giornalisti della Rai?