San Raffaele

ITALIA: 150 ANNI, MA NON SEMBRA ANCORA MAGGIORENNE

La confusione in cui si dibatte il nostro Paese si nota anche nella difficoltà di collocare anagraficamente le persone. E non mi riferisco a Ruby di cui ora si “scopre” la possibile maggior età, per un ritardo di registrazione all’anagrafe marocchina (ma il presidente del Consiglio dei ministri nella telefonata che fece alla Questura di Milano – non nell’esercizio delle sue funzioni visto che del caso avrebbe dovuto al più occuparsi il ministro dell’Interno o quello degli Esteri se si temevano ripercussioni internazionali per il fantomatico zio – chiese l’affidamento alla Minetti di Ruby in quanto minorenne, il che fa cadere questa tardiva difesa).
L’età comunque viene valutata a seconda delle epoche. Se ai tempi di Dante il mezzo del cammin della vita era 35 anni, ora il tutto si è spostato, molto in là. Tempo fa mi è capitato, in un servizio, di definire “di mezza età” una signora cinquantenne, attirandomi gli strali di colleghe sui 50. E a nulla è valsa la mia difesa che in questo modo auguravo almeno 100 anni di vita. L’obiettivo sono davvero i 120 anni cui si sta lavorando al San Raffaele?
Nell’attesa, non sappiamo più come definire le persone. Un quarantenne è un giovane uomo? E un sessantenne? A che età si diventa anziani? Quando a Dan Peterson feci notare che tre del suo quintetto avevano meno anni di lui, mi ringraziò polemicamente di saper far di conto.
Concludo con argomenti più tristi. Yara Gambirasio, 13 anni. Finché era solo scomparsa era definita “ragazzina”. Ora che è stata assassinata i tg la definiscono “bambina”. Forse un modo di impietosire l’uditorio. Ma sicuramente una definizione errata che stona con la realtà di un Paese, dove nessuno diventa mai adulto. Nemmeno di fronte alla morte.
Ciao Yara, che la terra ti sia lieve.