Rosi Bindi

Da Melissa a Rosi. Perché Renzi chiama per nome solo la Bindi?


Non farò nomi, ma solo cognomi. Usa un trucco alla Totò il sindaco Renzi anche se Antonio De Curtis con la sua lista 47 resta insuperabile:

Ma torniamo a Renzi.
Non farò nomi, solo cognomi. E in effetti dei tre quarti delle persone che cita usa il cognome, anzi per Marini, anche il nome. Per D’Alema e Veltroni invece solo il cognome.
Cita un solo nome di battesimo tra i 4 che il sindaco di Firenze vorrebbe rottamare: Rosi.
Non credo intenda Rosi Mauro: lei, come abbiamo più volte scritto, è il capro espiatorio leghista, la “strega” verde da bruciare in piazza.
La Rosi cui si riferisce “il Matteo” è la Bindi.
E come mai la chiama per nome?
Innanzitutto perché dei 4 politici da mandare in pensione è l’unica donna.
E poi perché uno dei principi della videocrazia che impera in Italia è proprio l’uso del nome anziché del cognome. Di solito nei confronti delle vittime di omicidi: Sarah, Yara ora Melissa (chiamata per nome persino da zero-empatia Monti).
Gli eroi televisivi maschi quando muoiono hanno invece spesso il diritto al cognome: Simoncelli e Morosini. Semmai un nick, ma tratto dal cognome.
In politica, chiamare per nome una persona significa sminuirla. Sopratutto se tu sei giovane e lei lo è meno.
Ma poi, alla fine, perché Renzi non cita Bersani, anzi, “caro Pierluigi”?
Ad maiora

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La Bindi apre la campagna elettorale

La campagna acquisti rossonera (Ibra e Robinho, roba che gli ultrà che hanno messo lo striscione a fine campionato lo stanno mangiando pezzo a pezzo) e gli insulti di Bersani di ieri (“Il berlusconismo fa regredire la politica alla fogna”) danno il definitivo la alla campagna elettorale.

Resta solo da vedere cosa dirà domenica Fini a Mirabello. Il presidente della Camera sembra un po’ la Sibilla cumana della politica italiana. Dopo due mesi di silenzio, si attende una parola che possa definire quel che farà. Spero rispetterà la Bibbia: “Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no. Il di più viene dal maligno”. In alternativa, dovrà essere interpretato. E stiamo freschi.

Ieri però ho avuto l’occasione di sentire (in quel di Osnago nella tradizionalmente laboriosa Brianza) Rosi Bindi e ne ho tratto l’impressione che il count down del voto sia ormai partito.

La presidente del Pd (in una sala supergremita) ha detto che l’era Berlusconi è ormai giunta al capolinea. La frase su cui è probabile si incentri la campagna per conquistare la maggioranza l’ha detta quasi alla fine del suo intervento: “In questi due anni di governo la vostra vita è migliorata o peggiorata grazie al governo Berlusconi?”.

La Bindi sostiene di non voler lasciare a Di Pietro l’antiberlusconismo (“Io sono più antiberlusconiana di lui”) e dice che il partito è pronto ad affrontare il voto anche se spera di cambiare la legge elettorale (con quale, però?).

Annuncia infine che, anche se non ha votato la norma statutaria, questa prevede che il segretario del Pd sia anche il candidato premier.

Avremo primarie con Bersani contro Vendola?

Chiediamolo alla Sibilla.

Ad maiora.