Radio popolare

Danilo de Basio non è più direttore di Radio popolare

Danilo De Basio non è più direttore di Radio popolare.
La notizia compare in bella vista sul sito della storica emittente della sinistra milanese: http://www.radiopopolare.it/
Su internet il caso (anzi, il siluramento) viene associato, incredibilmente, a quello di Emilio Fede:

http://www.giornaleradio.info/2012/04/danilo-de-biasio-licenziato-da-radio.html?m=1

http://m.milanotoday.it/cronaca/danilo-debiasio-radio-popolare.html

A Danilo, mio collega al master di giornalismo della Statale di Milano, un grande, affettuoso abbraccio.
Nella foto lo vediamo impegnato in una giornata storica: qualche giorno fa, all’apertura dei giardinetti milanesi dedicati a Fausto e Iaio.
Ad maiora

20120404-170411.jpg

PIOVONO PIETRE, SERENE, MODERATE E SOPRATTUTTO A CHILOMETRI ZERO

Linea 94. Pioggerellina e freddo autunnale. Un tipo, con cuffiette d’ordinanza sta leggendo un libro. Ride. Da solo, come uno scemo.

Quello scemo sono io. E il libro è Piovono pietre di Alessandro Robecchi che Laterza ha appena mandato in libreria.

Compratelo, fatevelo prestare o noleggiare. Ma soprattutto leggetelo.

Le “cronache marziane da un paese assurdo” si snodano su alcuni concetti chiave: la serenità, il moderatismo e il chilometro zero.

Sereni d’Italia è il primo paragrafo che già vale il prezzo del biglietto, anzi del volume: «Sereno. È quasi sempre una parola ostentata, comunicata al mondo e proclamata. C’è chi tiene a far sapere in giro che è sereno, lo grida e lo rivendica. Lo scrive e lo timbra come un’autocertificazione. Mi chiedo perché. Dubito che lo farebbe uno che è sereno sul serio, seraficamente intento a godersi la sua serenità senza farsi un vanto o un annuncio per le masse. C’è dell’ipocrisia, inutile negarlo. Dice “sono sereno” chi non è sereno per niente, è un’affermazione con la smentita incorporata, una palinodia in tempo reale. Viene il sospetto che “sono sereno” sia una scappatoia buona per quando si resta senza parole. Non proprio un’alzata di spalle, non ancora ma qualcosa che la precede, una mossa propedeutica al mettersi il cuore in pace. Diciamolo il “sono sereno” suona un po’ come un “ma lasciatemi in pace”. Amen.». Robecchi, da genio della satira qual è (collabora d’altronde con Crozza e fa le Figu su Rai 3), nel testo non dimentica anche Piergianni Prosperini che, al momento dell’arresto, più che sereno si disse “bello tranquillo, paciarotto”.

E paciarotto è anche Robecchi quando affronta il secondo cardine del suo libro: il moderatismo. Se la prende col “Bokassa dei moderati”, dallo stile di vita moderatissimo: «Costruirsi un vulcano in giardino non vi pare un illuminante segnale di sobrietà? Solo gente moderatamente cieca potrebbe scambiare tutto ciò per moderatismo. Eppure.»

Eppure Robecchi (che definisce il Grande Fratello, «una cosa demodé come il rosolio») si occupa del moderatismo imposto a noi telegiornalisti. Come le colleghe del Tg1 criticate perché “fanno le facce”: «A questo siamo. Al moderarsi la faccia, alla censura delle espressioni del viso. Il che è bizzarro, a pensarci, di fronte a visi pochissimo moderati: labbra gonfie come gommoni Zodiac, zigomi sostenuti da putrelle in silicone, iniezioni di botulino. Ma fare una faccia perplessa no, non è consentito».

Ma si rivolge anche ai giornalisti economici, alle frasi fatte di chi segue l’andamento della finanza, alle “espressioni figurate” e “descrizioni immaginifiche”: «Tipo la Borsa che si muove in territorio negativo, come se fosse una specie di giungla dove le azioni vengono catturate e forse mangiate da chissà quale selvaggio feroce e incivile. Mentre se la Borsa si muovesse in territorio positivo sarebbe, chissà, uno scampanellare di cherubini ricchi in euro, dollari o materie prime, che festeggiano gioiosi perché la Borsa sale. Il che significa, dati i tempi, che qualcuno ha perso il lavoro, che quel che si faceva a Padova ora si fa in Moldova, che costa meno. Su le azioni, hurrà! Territorio positivo! E un sacco di nuovi poveri che non sanno che fare. Forse girano a vuoto, esuberi umani, incazzati come cobra».

Ultima icona moderna, il chilometro zero: «Se devo dirla tutta, questa faccenda del chilometro zero, presa alla lettera, può portare alla denutrizione. Ad esempio: io abito nel centro di Milano. Dunque, ho passato due giorni a fare l’elenco di cosa potrei mangiare che sia allevato o coltivato, o che cresca spontaneamente, a meno di un chilometro da casa. Alla fine ho optato per certe bacche raccolte ai giardinetti, di cui ignoro tutto e specialmente se siano commestibili, e una gustosa insalata scovata in un’aiuola spartitraffico. Purtroppo non esistono ulivi, né saline e dovrò mangiarla scondita. Non importa. È il principio che conta». Ma non solo: «Chi voglia affinare le sue qualità di animale tecnologico totale mangiando a “chilometri zero” nel centro di una grande città è bene che si alleni. Catturare un piccione non è poi così difficile: se ne trovano di zoppi, perché il traffico cittadino ha anche i suoi pregi».

Potrei continuare, ma poi non finisce che non me lo leggete.

Un tempo Piovono pietre era la trasmissione mattutina di Robecchi su Radio popolare. Quel risveglio – tra il divertito e l’amaro - non c’è più da anni. Ma è lo stesso spirito che alimenta queste pagine.  Per chiudere con una citazione interna al volume, è una delle cose per cui vale la pena vivere.

Ad maiora.

……………..

Alessandro Robecchi

Piovono pietre

Editori Laterza

Bari, 2011

Pagg. 181

Euro: 15

L’ASSOCIAZIONE MARCO FORMIGONI LANCIA IL PREMIO “VOLA ALTO”

Fra le tre persone delle quali, nel pieno della festa per Pisapia, sentivo particolarmente l’assenza c’era Marco Formigoni. Con quello che sarebbe diventato collega e amico (che un tumore si è portato inopinatamente via nel 2009) ci eravamo conosciuti mille anni fa a un corso di giornalismo organizzato dal settimanale “Avvenimenti” (parliamo davvero dei tempi di Gutenberg).

Poi ognuno aveva fatto la sua strada. Lui prima a Radiopop poi a Peacerporter. Io vagante fino alla Rai. Nel 2005 le nostre strade si erano incrociate anche professionalmente. Marco era portavoce della famiglia di Clementina Cantoni (la cooperante sequestrata in Afghanistan). Io il giornalista che doveva seguire il caso. Lo intervistai più volte. E, quando la liberarono, gli urlai la notizia (io dalla strada, lui a casa Cantoni).

Marco Formigoni ci ha lasciato ma il suo spirito battagliero è ancora qui tra noi. Amici e famigliari (in primis la moglie Manuela) hanno creato un’associazione che porta il suo nome. E ora lanciano l’idea di un concorso riservato ai più giovani. Ecco il comunicato con i dettagli.

Ad maiora.

Presentato a Milano il concorso VOLA ALTO sblocco d’immaginazione narrativa, promosso dall’Associazione Marco Formigoni. L’iniziativa è destinata ai giovani di qualsiasi nazionalità tra i 18 e i 36 anni, con lo scopo di stimolarli a raccontare storie vere o di fantasia attorno al tema dell’integrazione e della multiculturalità.

“Per fare del sano giornalismo o usare la fantasia per un racconto i giovani devono guardare e ascoltare ma soprattutto sviluppare la capacità di chiedersi perché “ ha detto Don Gino Rigoldi, tra gli intervenuti.

“Marco Formigoni aveva interesse per ciò che normalmente in questo Paese ‘non fa notizia’, il suo approccio  mi coinvolse allora, così come mi coinvolge oggi con questo progetto”, ha invece ricordato Gad Lerner.

 “Una brumosa alba milanese, la routine del risveglio, un cantiere, un corpo che precipita, il corpo di un uomo venuto da lontano… ”

I pochi capoversi di una storia che Marco Formigoni aveva cominciato a scrivere sono lo spunto di partenza del concorso. I partecipanti avranno poi la libertà di utilizzare le più varie forme e mezzi di comunicazione giornalistica o d’immaginazione. Dalle diverse declinazioni della radiofonia a quelle video (reportage e inchiesta, docu-fiction, documentario, produzioni con videofonino, corti cinematografici) e fotografia. Opere letterarie, narrative, prosa e poesia, drammaturgia, graphic novel.

 I lavori saranno sottoposti alla giuria composta da: Silvia Ballestra, Pietro Cheli, Gad Lerner, Salvo Mizzi, Laila Pozzo, Gabriele Salvatores, Assunta Sarlo e da Manuela Kovacs, Presidente dell’Associazione.

La premiazione avverrà a Milano il 26 marzo 2012 e saranno assegnati premi in denaro: 5mila euro per il primo, 3mila il secondo e 2mila il terzo classificato. La giuria potrà anche segnalare altri lavori meritevoli di menzione.

 Il bando di partecipazione al concorso è da oggi scaricabile dal sito http://www.marcoformigoni.it e i lavori dovranno essere recapitati entro il 30 novembre 2011 a: Segreteria organizzativa Premio Marco Formigoni  c/o Formigoni – viale Vittorio Veneto 14 – 20124  Milano.

 L’Associazione Marco Formigoni, nata a ottobre 2010 per volontà di familiari, colleghi e amici del giornalista prematuramente scomparso, intende proseguire l’impegno civile, la solidarietà sociale, ma anche l’autonomia da qualsiasi conformismo che hanno contraddistinto Marco nella professione e nella vita.

Obiettivo è contribuire ad abbattere recinti, separazioni, discriminazioni attraverso la promozione e il sostegno di progetti che contribuiscano a far circolare idee di pace e di giustizia, aiutino i giovani a conoscersi e rispettarsi, sostengano il desiderio di indagare e di descrivere la realtà fuori dalle apparenze, ma anche la fantasia, l’immaginazione, la speranza.  

Sempre nel 2011 l’Associazione ha sviluppato il sito internet www.marcoformigoni.it. Non è solo un contatto con gli associati, ma una fonte per tutti, con notizie, segnalazioni d’iniziative utili, link, archivi, compresi i lavori di Marco.

 

OTTOBRE. IL MESE DELLA MARCIA SU ROMA.

Ottobre e’ un mese importante per la nostra storia patria. Parecchi lustri fa, il 28 ottobre la Marcia su Roma, che diede avvio al Ventennio fascista. Al Gazzettino padano abbiamo una rubrica per gli auguri rivolti a chi compie 95 anni e a quanti festeggiano i 60 anni di matrimonio. Il 28 di ottobre, questi ultimi raggiungono il picco.

In Lombardia ci si prepara alla ricorrenza sulle due opposte sponde.
Proprio il 28, l’Associazione nazionale arditi d’Italia (Anai) organizza la “Tradizionale cena dei Camerati milanesi. Saluto degli ex Combattenti della Repubblica Sociale Italiana” (le maiuscole sono quelle del comunicato stampa). Domenica 31, per chiudere il cerchio, “Pellegrinaggio in pullman a Predappio”.
Li’ riposa il Duce, il cui corpo venne sottratto dal cimitero Musocco di Milano, da Domenico Leccisi (che divenne deputato missino, poi uscito in dissidio con la “defascistizzazione” del Msi – e’ morto due anni fa, senno’ chissà cosa avrebbe detto della casa di Montecarlo!).
Benito Mussolini fu catturato dai garibaldini (52esima brigata) in quel di Dongo, mentre fuggiva – travestito da tedesco, mai look fu più appropriato – verso la Valtellina.
Li’ domani mattina, 3 ottobre, l’Associazione nazionale partigiani d’Italia (Anpi) e Radio popolare organizzano un incontro di fronte al Municipio. Si parlerà di resistenza e dell’arresto del Duce, grazie alla testimonianza di Wilma Conti, staffetta partigiana e presidente dell’Anpi di Como.
Per i milanesi, l’Anpi Barona organizza invece una festa il 10 ottobre (via Modica 8). Alle 10 parlerà Moni Ovadia. Mentre alle 16 verra’ presentato “Memoria indifferente”, narrazione a fumetti di Gianluca Foglia “Fogliazza” sulle “Donne della Resistenza” (abbondanza di maiuscole, anche in questo caso, come da invito).
R-esistenze, il titolo della festa. Mi sembra significativo.
Ad maiora

Il pensiero di chi legge non si fermi sulla lapide ma consideri la giusta volontà di un’idea grande che volle dare all’Italia nei nomi dei valori, poiché in essi l’audacia si uni’ alla bontà, il coraggio al sacrificio. La strada che essi tracciarono la seguiranno i buoni.

Così l’iscrizione al cimitero partigiano di Rottofreno (Pc), dove riposa Ermanno Riscassi, nato il 30 aprile 1925, assassinato dai fascisti il 30 agosto 1944.