Putin

US IRAQ

Se l’informazione è pubblicitaria (tesi)

Qual è il confine tra informazione e propaganda in tv? E’ la domanda, affatto pellegrina, che si è posto Francesco Morzaniga per una tesi in discussione ieri alla Statale di Milano.

Morzaniga ha cercato, in partenza, di definire i confini tra i due ambiti, tracciando una definizione su a cosa serva il giornalismo e a cosa  – invece – serva la pubblicità. I due ambiti nono devono, o meglio non dovrebbero coesistere.

La tesi spiega come invece i due ambiti finiscano per confondersi, partendo dagli Stati Uniti (dove ha origine ormai tutto ciò che riguarda le immagini in movimento) e arrivando alla Russia di Putin, dove gli spot politici utilizzano (facili) richiami sessuali.

Non è stata tralasciata nemmeno la propaganda mondiale che portò alla guerra in Iraq, ma anche le bufale fatte circolare, dai tempi di Timisoara fino alle (finte) fosse comuni in Libia.

Morzaniga affronta anche tematiche italiane, dalle campagne elettorali vinte grazie alla propaganda (di solito sul tema sicurezza o su quello delle tasse) fino alla bufala dell’assalto degli ultrà napoletani al treno.

Senza dimenticare Berlusconi, assolto dal Tg1.

La tv, sostiene giustamente il tesista è la “rondella più adatta al funzionamento dell’ingranaggio” della propaganda, proprio grazie all’infotainment. Fermare questa tendenza è assolutamente necessario. “Difficile , però, che il problema si possa risolvere senza l’aiuto di una classe giornalistica conscia del problema stesso e della stessa importanza di risolverlo.”

Parole di Morzaniga che sottoscrivo, come giornalista prima che come professore a contratto.

Ad maiora

Attivisti filo-russi presidiano il Parlamento della Crimea

A Sfinferopoli (ufficialmente ancora Ucraina) i manifestanti presidiano le strade intorno alla principale istituzione locale. Utilizzano scudi con i colori della Russia, hanno al braccio nastrini con i colori di San Giorgio (quelli che reggono le medaglie della Croce di San Giorgio, importante decorazione russa) e sventolano le bandiere dell’aviazione e della marina russa.

Ad maiora

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Russia, repressione per piazza Bolotnaja

Mentre il mondo ha i suoi occhi verso l’Ucraina (dureranno un battito di ciglia, ahinoi) non si ferma la repressione putiniana contro le opposizioni russe.
Il Tribunale di Mosca ha infatti riconosciuto colpevole otto manifestanti per gli scontri al termine della manifestazione “Marcia dei milioni”. Il corteo, autorizzato, si svolse a Mosca per contestare Putin, il giorno prima la sua terza incoronazione a presidente di tutte le Russie. Era il 6 maggio 2012 e ricordo bene come tutti i presenti dovettero scappare di fronte alle cariche degli Omon, le truppe speciali (post-sovietiche, ma con lo stesso nome d’allora) che a migliaia difendevano il Cremlino da una pacifica manifestazione (che finì con incidenti).
Gli otto, che sono rimasti in cella da allora, sono stati condannati per aver partecipato agli scontri e per resistenza a pubblico ufficiale.
In loro favore in questi mesi si sono svolte varie manifestazioni delle opposizioni, tutte represse dalle forze dell’ordine.
Anche oggi c’è stata una manifestazione (non autorizzata) per chiedere la “liberazione dei prigionieri politici”. Le forze di sicurezza non hanno perso l’occasione: 231 gli arresti, sui 400 presenti.
Ad maiora

La fiamma di Kadyrov

L’ex leader delle milizie cecene filo-russe, piazzato da Putin al vertice della Cecenia, fa il tedoforo per le Olimpiadi di Sochi.
Circondato da decine di agenti delle truppe speciali, nella Russia normalizzata e pacificata, corre non proprio in modo agile verso la meta.
La Politkovskaja, prima di essere assassinata, lo aveva definito un “idiota”.
Ieri, nello stadio di Grozny, Ramzan Kadyrov ha urlato: “Viva la Russia, viva Putin, viva le Olimpiadi, Allah è grande”.
A me vien da dire, sottovoce: Anna è viva e lotta insieme a noi.
Ad maiora