Peter Gomez

#Ludwig. Domani doppia presentazione a Milano

La storia della coppia di serial killer che uccise in Italia e in Germania chi non rispettava i loro folli criteri morali. Monica Zornetta, giornalista veneta, analizza e racconta la scia di omicidi che segnò la (fortunatamente) breve stagione del duo, fermato dopo l’incendio a una discoteca del mantovano. I due, riconosciuti seminfermi di mente, sono stati condannati a ventisette anni di carcere. Abel ne sconta ventitré, Furlan sedici. La loro vicenda giudiziaria si è da poco conclusa ma molte domande sui moventi e sulle eventuali complicità sono rimaste senza risposta, ci obbligano a confrontarci con le verità contrapposte di un caso enigmatico e a interrogarci sul fragile confine tra «normalità» e follia.

Presentazione a Milano di “Ludwig, Storia di fuoco, sangue, follia” di Monica Zornetta. Dalai editore.

Venerdì 10 febbraio

Ore 18, Libreria 6rosso (via Albertini 6), con Andrea Riscassi

Ore 21. Libreria Popolare (via Tadino 18), con Peter Gomez e Andrea Riscassi.

Sarà presente l’autrice.

Vi aspetto!

Ad maiora

Venerdì a Milano doppia presentazione del libro “Ludwig”

Venerdì a Milano doppia presentazione del libro di Monica Zornetta “Ludwig, storia di fuoco, sangue e follia” (Dalai).

Alle 18 alla libreria 6 rosso (via Albertini 6, zona Paolo Sarpi)

Alle 20.30 alla libreria popolare di via Tadino 18. Col direttore del fattoquotidiano.it Peter Gomez.

In entrambe le presentazioni sarà presente l’autrice (e chi cura questo blog).

Questo la sintesi fatta dall’editore:

La storia della coppia di serial killer che uccise in Italia e in Germania chi non rispettava i loro folli criteri morali. Monica Zornetta, giornalista veneta, analizza e racconta la scia di omicidi che segnò la (fortunatamente) breve stagione del duo, fermato dopo l’incendio a una discoteca del mantovano.

I due, riconosciuti seminfermi di mente, sono stati condannati a ventisette anni di carcere. Abel ne sconta ventitré, Furlan sedici. La loro vicenda giudiziaria si è da poco conclusa ma molte domande sui moventi e sulle eventuali complicità sono rimaste senza risposta, ci obbligano a confrontarci con le verità contrapposte di un caso enigmatico e a interrogarci sul fragile confine tra «normalità» e follia.

 Questa la mia recensione:

https://andreariscassi.wordpress.com/2012/02/05/ludwig-assassini-nazisti-con-la-faccia-dangelo/

Vi aspetto!

Ad maiora

Se il virus della battuta contagia anche il ministro Cancellieri

I vostri figli non sono vostri figli.
Essi sono figli e figlie della brama della Vita per la vita.
Essi vengono attraverso voi ma non per voi
E benché essi siano con voi, essi non appartengono a voi.
Voi potete dare loro il vostro amore, ma non i vostri pensieri, poiché essi hanno i propri pensieri.
Voi potete custodire i loro corpi, ma non le loro anime, poiché le loro anime dimorano nelle case di domani, che non potrete visitare, neppure in sogno.
Potete essere come loro, ma non cercare di farli simili a voi, poiché la vita procede e non si ferma a ieri.
Voi siete gli archi e i vostri figli frecce vive scoccate lontano, verso il futuro.
Khalil Gibran, Il Profeta

So che è un po’ uno spreco citare questo poeta libanese per una patetica diatriba politica italica.

Ma mi è venuta in mente questa poesia sui figli sentendo le battute del ministro Cancellieri che seguono quelle della Fornero e quelle di Monti. Senza dimenticare Martone. Tutti poi si scusano o dicono di essere stati fraintesi.

Ho già scritto qualche giorno fa sull’incapacità per questo governo di tecnici di comunicare.

Col passare del tempo, la fase quattro del governo si rivela quella delle battute. Per lo più sui giovani del paese.

Berlusconi, lasciando Palazzo Chigi deve avere lasciato il virus della frase scherzosa. Che non faceva ridere prima e lo fa ancor meno ora.

Si è passati dal sogno (anzi, miraggio) berlusconiano del milione di posti di lavoro a un governo che - de facto – passa il tempo a cercare di convincere i giovani a laurearsi in fretta e scappare all’estero.

Il ministro Cancellieri, ultima tra i battutisti, sostiene che i ragazzi italiani vogliono stare attaccati alle gonne di mamma e ai pantaloni di papà.

Ha presente vagamente cosa voglia dire vivere da precario?

Ha idea di come farebbero le giovani coppie a gestire i figli senza avere i nonni vicino a casa?

Come diceva giustamente Peter Gomez poco fa ad Agorà nessun giovane ambisce a restare in casa dei genitori se non vi è costretto da necessità.

La famiglia è peraltro la struttura che ha tenuto in piedi il paese in questi momenti di crisi. Ma forse, tra Prefetture e Viminale non se ne è accorta.

Chiudo con un altra citazione, di Giorgio La Pira. Che sembra scritta un milione di anni fa. Ma che dovrebbe essere l’l’obiettivo di chi governa questo paese.

Una famiglia deve avere una casa dove abitare, una fabbrica dove lavorare, una scuola dove crescere i figli, un ospedale dove curarsi e una chiesa dove pregare il proprio Dio.

Ad maiora

LA NOTIZIA SMARRITA? CERCATELA SU INTERNET

Un libro di un amico e di un collega che racconta del nuovo giornalismo. Paolo Costa nel suo “La notizia smarrita” spiega come si sta evolvendo la professione di fronte ai nuovi media. Il volume ha due obiettivi:  «Sfatare il mito secondo il quale internet costituirebbe la causa prima della crisi del giornalismo e l’altro mito che considera l’informazione “dal basso”, prodotta dai blog e dal cosiddetto giornalismo partecipativo, necessariamente migliore di quella professionale, in quanto non asservita a logiche del potere politico o economico». Due miti che nel corso delle 224 pagine verranno smontati pezzo a pezzo.

Nella sua analisi, l’autore esce dagli schemi (coloniali) che parlano solo ed esclusivamente dell’Occidente, dove diminuiscono i lettori di giornali. Ma non è così in tutto il mondo. «Affermare che i giornali vendano e si leggano sempre meno è corretto solo con riferimento alla situazione negli Stati Uniti e nel resto dell’Occidente. A livello mondiale il quadro è ben diverso. Secondo la World Association of Newspapers più di 1,7 miliardi di persone quotidianamente leggono il giornale. In particolare nel 2007 più di 532 milioni di persone hanno comprato il giornale. Nel 2003 erano 486 milioni. La crescita è stata nel quinquennio del 9,4%. Considerano anche la free press si arriva al 14,3%.»

Va rilevato che « il numero delle testate giornalistiche è cresciuto in tutto il mondo, tranne che negli Stati Uniti. Oggi 74 del 100 quotidiani più diffusi del mondo sono stampati in Asia. In generale si può dire che le diffusioni soffrono nei paesi più ricchi, mentre sono in crescita in quelli in via di sviluppo». Questo non vuol dire che dobbiamo trasferirci in Asia o Africa, ma che si deve tener conto di tutto il mondo, non solo del nostro orticello (anche se ora particolarmente scarso e chiuso in sé stesso).

Va calcolato che a differenza di quel che succede in Italia, «la crisi della stampa quotidiana negli Stati Uniti è, prima di tutto, la crisi della stampa locale».

In che misura questo quadro è condizionato dall’avvento dei nuovi media? E’ la domanda cui risponde Paolo Costa che si concentra sul quesito se l’informazione online sottragga spazio alla carta stampata. «Stando all’analisi del Readership Institute la risposta è affermativa per il 27% dei lettori, i quali hanno dichiarato di aver ridotto il consumo dei giornali a stampa in seguito alla visita di un giornale online». Ma in generale cresce (negli States e non solo) il numero di quanti “non consumano informazione” o che hanno la tv come principale (e spesso unico) canale dal quale scoprono quel che accade nel mondo (rectius, quello che gli facciamo sapere che accada, che è decisamente meno).

Internet, ha un nucleo più ristretto di pubblico rispetto alla tv, ma ha l’enorme vantaggio che i suoi utenti partecipano più alla vita pubblica. È la rivoluzione 2.0 che sta lentamente arrivando anche nel Bel Paese. « In Italia – scrive Costa – il 94,3$ degli italiani ha guardato la tv tutti i giorni mentre solo il 56,6% ha letto il giornale almeno una volta la settimana. Di qui il calo di 4,4% tra il 2008 e il 2009. La televisione è lo strumento informativo più usato dagli italiani (44,2%), seguito dal giornale (20%) e dalla radio (15%)».

Da questo deriva che solo il 7% si fa influenzare al voto dalla Rete mentre il 78,3% decide in base a quel che sente in tv. Un dato già alto ma in crescita. Anche per questa ragione, «nel 2008 è andato alla televisione il 55% degli investimenti. A livello mondiale tale quota è del 37,8% mentre in Europa non supera il 30%».

Paolo Costa affida però le sue speranze nel futuro, nel fatto che il modello della tv generalista sia giunto al capolinea: « L’avvento della tecnologia trasmissiva digitale (via satellitare o terrestre) ha reso possibile la proliferazione dei canali e la nascita di un’offerta verticale, a pagamento». Non solo a pagamento se vediamo quanti nuovi canali stiano nascendo sul digitale terrestre. So ad esempio che a Sky cominciano a temere che qualcuno rinunci alla loro cara piattaforma per rifugiarsi nel digitale, comodo soprattutto in un periodo di crisi economica (riconosciuta persino dall’ottimista governo Berlusconi).

La buona novella che porta Paolo Costa, almeno per noi che dello scrivere ogni giorno abbiamo fatto una professione è che, anche nell’era Internet dovremmo avere un nostro spazio. Sembra che infatti gli utenti (come segnalava un convegno organizzato alla Statale di Milano lo scorso anno dall’Ordine dei giornalisti della Lombardia) privilegino nei blog quelli curati da giornalisti. E gli esempi di successo sono sotto gli occhi di tutti: Alessandro Gilioli, Luca Sofri, Massimo Mantellini, Pino Corrias, Marco Travaglio, Vittorio Zambardino, Peter Gomez, Paolo Attivissimo e Luca de Biase, solo per citare i più noti (e più bravi).

«Giornalisti che usano il blog come mezzo per raggiungere il proprio pubblico e interagire con esso, di blogger che in realtà fanno giornalismo tradizionale, di ex giornalisti convertiti al blogging».

Costa (che non si è limitato al libro ma che cura anche un ottimo sito: http://www.paolocosta.net/)  analizza i siti più diffusi nel nostro Paese, quelli legati ai quotidiani nazionali e rileva che, come nella carta stampata, cercano di essere tuttologi, di non puntare a un target. Esattamente il contrario di quel che sta accadendo in Usa, dove anzi si propende per il coinvolgimento degli utenti dal basso (è quello che farà il fattoquotidiano.it quando supererà la crisi per troppi contatti di questi giorni).

Il giornalista moderno dovrà comunque essere cross mediale, capace cioè di fare il mestiere con molte piattaforme. E quanto è accaduto in Iran con Twitter dimostra che la rete è in grado di sfuggire ai regimi più liberticidi. Pensiamoci…

Paolo Costa

La notizia smarrita

Giappichelli editore

Torino, 2010.

Euro: 22