Nicole Minetti

Nicole Minetti e i giornalisti

Nicole Minetti assediata dai giornalisti al Pirellone

Il Consiglio regionale lombardo è cliccatissimo nelle ultime settimane dai cronisti, come mai accaduto prima. Anche oggi frotte di giornalisti hanno aspettato l’arrivo di Nicole Minetti, affrontate a muso duro da Franco Nicoli Cristiani (ex assessore e ora vice presidente del Consiglio, la cui autorevolezza e fisicità hanno sconsigliato ai più di opporsi). Formigoni invita i giornalisti a “lasciarla lavorare”, anzi “lasciarla vivere”.

L’altro vice presidente del Consiglio, il pd Filippo Penati, chiede invece un incontro alla presidente dell’Ordine lombardo dei giornalisti, Letizia Gonzales, per “trovare una soluzione”. Scrive l’ex sfidante di Formigoni: “Nelle ultime sedute del Consiglio  il rapporto  con gli  operatori dei media è stato difficile, per ragione note alla cronaca. Per questo propongo un incontro tra l’ufficio  di presidenza e la presidente dell’ordine dei giornalisti della Lombardia, Letizia Gonzales per trovare una soluzione che garantisca agli operatori dell’informazione  le condizioni per esercitare il diritto di cronaca e ai consiglieri la possibilità di svolgere in tranquillità il proprio lavoro”.

Vedremo che succederà alla prossima seduta.

Ad maiora.

Sara Giudice

Sara Giudice compie 25 anni e si prepara a incontrare i firmatari dell’appello anti-Minetti

A 25 anni in alcuni Paesi del mondo si diventa milionari, in altri ministro. Qui da noi sei considerato ancora un adolescente, bollato come un bamboccione (facendo finta di ignorare che la società è costruita per respingere le energie nove). Solo a 25 anni si può essere eletti (rectius, nominati dalle gerarchie del partito), alla Camera. Per il Senato bisogna aspettare addirittura i 40 e i 25 per avere l’onore del voto…

Oggi compie 25 anni Sara Giudice, la giovane esponente del Pdl milanese (figlia dell’ex presidente del Consiglio comunale) che ha lanciato una petizione, on-line per chiedere le dimissioni di Nicole Minetti, classe 1985, igienista dentale ed ex soubrette, indicata da Berlusconi ed eletta grazie al listino Formigoni al Consiglio regionale lombardo, ora coinvolta in un’inchiesta sulla prostituzione, anche minorile (verrà interrogata martedì dai giudici).

Abbiamo rivolto a Sara qualche domanda per questo suo, particolare, genetliaco.

Come arrivi a questo compleanno?

Proprio ieri, parlando con una mia amica, le ho confessato che per la prima volta nella mia vita ho realizzato solo poche ore fa che sto per compiere gli anni. Sono successe tante cose in questi giorni che quasi me ne stavo dimenticando. Comunque è un bel compleanno, pieno di cose.

Alla tua età, in altre parti del mondo, si hanno molte più possibilità che in Italia, comunque.

E’ vero, ma bisogna sfatare un luogo comune. Conosco tante e tanti ventenni che sono in gambissima e che si danno da fare per costruirsi un futuro. Comunque è chiaro che questo non è un Paese per giovani.

Da più parti (anche sulla tua pagina di Facebook) ti si accusa di portare acqua alla sinistra (sempre che esista ancora), di partecipare a trasmissioni di sinistra. E’ così?

Questo è il solito modo di rispondere non nel merito alle cose che dico. Sono stata ospite da Gad Lerner perché mi hanno invitato e perché  considero L’Infedele una trasmissione alta, anche se ha un’audience bassa. È una palestra di democrazia, dove ognuno può dire la sua. Preferirei si parlasse invece della richiesta avanzata dalle 8mila persone che hanno firmato l’appello per le dimissioni della Minetti.

La raccolta firme prosegue?

(Ride) Noi non ci fermiamo! Anzi, ora vorrei in qualche modo organizzare un incontro con i firmatari, una sorta di assemblea dove conoscersi di persona. Perché è bella la virtualità, ma credo che la crescita passi anche e soprattutto dal contatto personale.

Comunque, senza internet, tutto quello che stai facendo sarebbe inimmaginabile.

Sicuramente. Ma dovrò in qualche modo sfruttare il fatto di essere una ragazza nata nel 1986…

Pensi che alla fine Nicole Minetti si dimetterà dal suo incarico?

(Sara esita qualche secondo, poi risponde decisa) No, penso di noi. Ma noi non smetteremo di chiederlo.

Ad maiora. E auguri, Sara.

Nicole Minetti e i giornalisti

Se anche la Minetti pensa alle dimissioni

La raccolta di firme per le dimissioni da consigliere regionale lombardo di Nicole Minetti, lanciata dalla giovane esponente del Pdl Sara Giudice, sara’ un’iniziativa solitaria ma forse ha qualche fondamento. Nelle carte spedite ieri dai pm alla Camera sono riportate infatti intercettazioni nelle quali la Minetti dice: “Io do le dimissioni, cioè sta roba e’ una roba che ti rovina la vita, ti rovina i rapporti, ti logora”.
L’igienista dentale del presidente, accusata di prostituzione minorile, da quel che emerge dalle carte, nelle ultime settimane si e’ smarcata da Berlusconi. Non va all’incontro con i di lui avvocati e a Barbara Faggioni confessa: “A lui fa comodo mettere te e me in Parlamento, perche’ dice: Bene, me le sono levate dai coglioni e lo stipendio lo paga lo Stato”.
Che nel qual caso saremmo noi con le nostre tasse.
Nicole Minetti per martedì e’ stata convocata dai giudici. E’ possibile che, esca dal percorso berlusconiano, e vada a farsi interrogare.
Scattera’ a quel punto la trasformazione da bruco a farfalla (e non falena)?
Ad maiora.

Berlusconi candida la Minetti

Richiesta di dimissioni della Minetti: la polemica continua

Roberto Jonghi Lavarini, storico esponente della Destra milanese, aveva denunciato l’operazione Minetti ben prima che se ne accorgessero i giornali di “sinistra”. Bel prima che i magistrati mettessero sotto controllo il telefonino dell’igienista dentale del Cavaliere, messa da quest’ultimo nel listino bloccato di Formigoni.

Jonghi disse che essere “figa” non giustificava la candidatura. Non fu ascoltato. Certo, non poteva immaginare quello che sarebbe successo da lì a qualche mese. Ne fece una questione di principio.

Come continua a fare. Ha sostenuto la raccolta di firme lanciata dalla consigliera di zona Sara Giudice – di cui abbiamo parlato ieri – per chiedere le dimissioni della consigliera regionale.

Un’iniziativa che non è piaciuta ai vertici del Pdl. Ma anche ai quadri giovanili che hanno fatto uscire comunicati nei quali dicono che “la Giudice rappresenta solo sé stessa”. E proprio contro quelli si scaglia oggi l’esponente della destra meneghina, Jonghi Lavarini: “Non accetto lezioncine di politica e di morale, o peggio insulti e minacce di espulsione, da nessuno, tantomeno da certi politicanti, mediocri leccaculo, che vivono a spese dei contribuenti. Che, nella nostra battaglia di rinnovamento e meritocrazia, non siamo soli lo dimostra il penoso risultato della mobilitazione del PDL milanese, lo scorso sabato: solo cinque banchetti striminziti in tutta la città”.

Insomma, la polemica è  tutt’altro che finita.

Ad maiora.

Ps: Nel frattempo le firme sono quasi 4mila: http://www.firmiamo.it/dimissioninicoleminetti

Sara Giudice

Sara Giudice, l’anti-Minetti, non molla

Arriva all’appuntamento per l’intervista puntuale come un orologio svizzero: non si è montata la testa. Oggi appare in pagina nazionale di Repubblica e oggi e ieri è andata in onda sul Tg3 nazionale.

Forse per questo ieri l’attacco contro di lei è stato concentrico. Sara Giudice (figlia di Vincenzo, ex presidente del Consiglio comunale di Milano), 25 anni, non sembra comunque voler fare passi indietro.

Anzi, nell’intervista in cui ribadisce la richiesta di dimissioni di Nicole Minetti, invita tutti a firmare l’appello che si trova su www.firmiamo.it (è in testa alla classifica tra le più votate).

Per far capire che non è intenzionata a far passi indietro – lei che è iscritta al Pdl e che è consigliera di zona –  sulla foto profilo di Facebook ha messo l’invito a firmare contro la consigliera regionale eletta nel listino Formigoni (col presidente lombardo che invita ad aspettare i tre gradi di giudizio e Sara Giudice che risponde che la giustizia non c’entra, qui si parla di morale).

Anche tra le sue foto sul social network ce ne è una con suo padre (di cui oggi ricorda il passato, non a caso, il Giornale) e col presidente Berlusconi: giusto per far capire che non stiamo parlando di una zecca.

La Giudice (cui arriva la solidarietà di Pd e Fli, anche se lei si rivolge ancora ai giovani del Pdl) fa fondamentalmente una sola domanda: come è stata decisa la candidatura di una “non militante” come l’igienista dentale del premier? In un listino bloccato. Nei primi quattro posti in modo che venisse eletta anche in presenza di una vittoria schiacciante del centro destra alle regionali lombarde.

The answer, my friend, it’s blowing in the wind.

Ad maiora.

Giulio Cavalli, attore

Contrordine: Giulio Cavalli continuerà ad avere la scorta

Umberto Bossi tempo fa, ai giornalisti che gli chiedevano conto di alcune sue sparate, spiegava che, non avendo i soldi per fare sondaggi, faceva dei test per vedere la reazione.

È un principio mutuato dal principio (“per vedere l’effetto che fa”) contenuto nella bellissima “Vengo anch’io, non tu no” di Enzo Jannacci: http://www.youtube.com/watch?v=C0TlHcQAbLg

Ho avuto la stessa impressione leggendo la notizia che, dopo aver annunciato che sarà tolta, verrà invece mantenuta la scorta a Giulio Cavalli, l’attore lodigiano minacciato da alcuni mafiosi dopo i suoi spettacoli teatrali nei quali prende in giro Cosa Nostra.

Cavalli, che in questi giorni ha mantenuto sempre un profilo basso, conferma la notizia e sul suo sito (giuliocavalli.net) chiede “per questioni di opportunità, di rispetto verso la mia famiglia, di attenzione verso le forze adibite alla mia tutela e per la mia sicurezza che si eviti di alzare i toni e si eviti ogni speculazione”.

Sarebbe stato, comunque, curioso che una scorta affidata quando Cavalli era solo un attore, gli fosse tolta ora che la sua visibilità è aumentata, essendo stato eletto nelle liste dell’Italia dei valori al Consiglio regionale lombardo (lo stesso dove siede Nicole Minetti).

Evidentemente, come scrive oggi il Corriere “i rischi che corre l’attore sono parsi ancora significativi”.

Giulio in un sms scrive: “Noi continuiamo comunque”.

Ad maiora.

Nicole Minetti

La figa non è stata trombata

Considerazioni random sulle amministrative. Ripetendo il mio vecchio mantra che la gente non sbaglia mai quando va a votare. Io ho seguito oggi le elezioni di Lodi: in regione hanno votato tutti Formigoni (Pdl) in comune tutti Guerini (Pd), eletto al primo turno. Avevo monitorato anche le comunali di Sondrio due anni fa: in una valle dove la Lega impera l’ex sindaco Molteni (Pd) aveva vinto senza problemi.

Chi governa il paese pensa che basti mettere una faccia qualsiasi e un simbolo per vincere: non è così. Cinque anni fa, il tanto vituperato Riccardo Sarfatti, con una bella campagna elettorale, aveva finito per arrivare a soli dieci punti dall’inavvicinabile governatore lombardo. Oggi il Celeste batte Penati di 22 punti.
La gggente non sbaglia anche quando impallina Castelli a Lecco e Brunetta a Venezia, peraltro.

Su quella che Jonghi Lavarini aveva definito “bella figa”, l’igienista dentale Nicole Minetti, rilevo solo che è stata eletta nel listino bloccato di Formigoni. Un listino che è scattato solo a metà per la clamorosa vittoria di Pdl e Lega in Regione. La ragazza (indicata sembra – di persona personalmente – dal Cav.) era al quinto posto in lista, quindi certa della vittoria.

Una che oggettivamente non era una “bella figa” ma che quando sono stato in Abruzzo per il terremoto, mi era sembrata un’ottima amministratrice, è stata invece sonoramente “trombata” (proseguo nell’uso di un linguaggio sessista, tipico della politica). Stefania Pezzopane non sarà più presidente della Provincia dell’Aquila. Ha vinto solo nel capoluogo e magari questo sarà un viatico per il centro sinistra nella città devastata dal terremoto. Spero intanto che le carriole (vero segno di rinascita democratica e dal basso) non si fermino e continuino a lavorare tutte le domeniche (digos o non digos).

Se Nicole Minetti per essere eletta in Regione Lombardia è stata paracadutatadirettamente sugli scranni, chi il suo posto se l’è guadagnato è Renzo Bossi. Il figlio del leader della Lega conquista nel collegio di Brescia 12.893 preferenze, che non sono bruscolini. Se si crede alla volontà popolare non solo quando è favorevole ai propri amici, questa è sicuramente una buona notizia. Il padre ha fatto campagna per lui andando nella città della Leonessa. Ma francamente vedo più nepotismo nelle redazioni dei giornali che in politica. La Lega è peraltro uno dei partiti che investe più sui giovani e questo alla lunga le permetterà di continuare a vincere. Al Pirellone arriva, ad esempio, anche Massimiliano Romeo, assessore monzese, classe 1971.

E infine, se i voti sono importanti, come non segnalare che quasi 4.000 preferenze con le quali i lombardi (seguaci di Di Pietro) hanno mandati sui seggi del consiglio Giulio Cavalli, attore e regista scortato h24 per i suoi spettacoli contro la mafia al Nord? Oggi era l’unico a non lanciarsi nei banchetti post-elettorali. Speriamo mantenga per sempre questo distacco dai riti di una politica che, viste le tante facce nuove, ci auguriamo migliore di prima.

Ad maiora