Natalija Estemirova

OMICIDIO ESTEMIROVA: DUE ANNI DI INDAGINI, ZERO RISULTATI

Molti colleghi farebbero bene a riprendersi in mano i giornali di un anno fa esatto. Era il primo anniversario dell’omicidio di Natalija Estemirova nel Caucaso. Poche ore prima il presidente russo Medvedev aveva dichiarato che era stato individuato il killer della collaboratrice di Memorial e della Novaja Gazeta. Stampa e siti (forse anche qualche tv) rilanciarono senza dubbio alcuno quella dichiarazione propagandistica. “Estemirova: individuato il killer”, suonavano più o meno tutti così i titoli. Senza un punto di domanda. Che oggi, secondo anniversario dell’omicidio (impunito, ovviamente) diventa grande come una casa. E ha generato altri punti di domanda.
Se avevano individuato il killer, dov’è ora? Come è che non è in carcere?
Come è che non viene diffuso l’identikit? Per non danneggiare le indagini? Come se non fossero già danneggiate da chi ha venduto la pelle dell’orso (simbolo peraltro di Russia Unita, il Partito al potere) senza prima averlo catturato. Certo che, nel flusso continuo e costante di “notizie” la politica dell’annuncio basta a rassicurare l’opinione pubblica.
L’ong russa Memorial ha consegnato ieri al Cremlino un documento nel quale accusa gli investigatori di aver lavorato male su questo caso, di aver voluto coprire qualcuno, ragionevolmente vicino al presidente ceceno (filo russo) Ramzan Kadyrov:

http://www.rferl.org/content/rights_groups_russia_estemirova_murder/24265390.html

D’altronde, l’Estemirova fu rapita il 15 luglio 2009 a Grozny, Cecenia, e trovata assassinata in Inguscezia, cinque posti di blocco più in là. Difficili da superare con un ostaggio a bordo.
A due anni dall’assassinio della collega, siamo ancora qui a chiedere giustizia.
Ad maiora.

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SARA’ DAVVERO IL KILLER DI ANNA POLITKOVSKAJA?

Questo l’articolo che ho scritto oggi per Articolo21 sulle novità riguardanti il caso Politkovskaja.

Ad maiora.

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Non so perché. Ma percepisco sempre le mosse della giustizia russa come se puntassero più alla propaganda che alla scoperta della verità. Forse perché da quelle parti Putin non ha bisogno di mettere la mano sulla spalla di Obama per porre sotto controllo i pm.

Anche l’arresto di ieri di Rastam Makhmudov, ceceno, 37 anni, sospettato di essere il killer che ha ucciso Anna Politkovskaja, mi è sembrata un’operazione di facciata. Sfogliando stamane i giornali di tutto il mondo, direi che è un’operazione ben riuscita.

Quando ieri è cominciata a circolare la notizia ho sperato che il vento fosse cambiato anche da quelle parti, che le famose riforme promesse dal presidente Medvedev passassero anche dal rendere giustizia di quanti hanno pagato con la vita l’essersi opposti al regime. Ma temo che ancora così non sia.

Da tempo le autorità russe dicevano che Rastam Makhmudov, ricercato dall’Interpol si rifugiava tra Inghilterra e Belgio. E’ stato invece arrestato in Cecenia. Era a casa dei genitori.

Ora lo porteranno a Mosca e lo mostreranno, in manette, a fotografi e operatori tv. Poi calerà il silenzio. L’impressione che si avrà, a Mosca come a San Pietroburgo, a New York come a Washington, a Roma come a Berlino, a Parigi come a Londra è che finalmente “giustizia è fatta”.

Ma è davvero così?

Il primo processo contro il gruppo di fuoco che avrebbe individuato l’indirizzo di casa della giornalista russa (aveva da non molto cambiato casa, quella di via Lesnaja dove è stata assassinata il 7 ottobre 2006) comprendeva due fratelli di quel Makhmudov, arrestato ieri. Dzhabrail e Ibragim in quel processo andarono assolti. Così come l’ex dirigente della polizia di Mosca Serghei Khadzhikurbanov. Assolti, per insufficienza di prove. Il Dna trovato sul luogo del delitto non corrispondeva in particolare a quello dei fratelli Makhmudov. Delle due una. O Rustam è stato adottato, o è probabile venga scagionato anche lui. A meno che non serva, in vista delle presidenziali russe del prossimo anno, un capro espiatorio (e un ceceno lo è per antonomasia) la cui testa presentare all’elettorato per mostrare i segni del cambiamento.

Un cambiamento solo di facciata in ogni caso. Le cose cambieranno davvero quando qualcuno si prenderà la briga di capire chi abbia ordinato l’assassinio di Anna Politkovskaja. Ieri Anna Stavitskaja, legale dei figli di Anna, si è detta scettica sull’ipotesi che l’arresto del terzo Makhmudov, sospettato di essere l’esecutore materiale dell’omicidio, possa aiutare gli investigatori a individuare il mandante: “Devono trovare chi ha ordinato il delitto”. L’avvocato si è detta anche stupita che Makhmudov, pur inseguito da un mandato di cattura internazionale, sia anche riuscito a muoversi liberamente tra Belgio e Federazione Russa, Paese del quale fa parte la Cecenia: “Il fatto che una persona accusata di un crimine possa facilmente passare i confini mostra come lavorano i nostri servizi”.

Gli stessi servizi che non hanno risolto il caso di Natalija Estemirova, giornalista e attivista di Memorial, assassinata nel Caucaso nel 2009. Anche per il suo caso la scorsa estate, scattarono i meccanismi della propaganda. Il presidente Medvedev, nel primo anniversario dell’omicidio, annunciò che era stato individuato il killer. La stampa di tutto il mondo si accontentò di tale politica dell’annuncio. Ma, anche in questo caso, a distanza di 11 mesi da quelle roboanti dichiarazioni, assassini e mandanti sono ancora uccel di bosco.

ALLA MEMORIA DI ANNA POLITKOVSKAJA IL PREMIO SPIGA D’ARGENTO

Questa mattina la città di Battipaglia e la Federazione italiana donne (Fidapa) consegnano il premio Spiga d’Argento “per la cooperazione, la solidarietà, l’amicizia e la pace tra i popoli” alla memoria di Anna Politkovskaja (ritira il premio la figlia Vera).

A seguire un dibattito al quale intervengono il giornalista Giorgio Fornoni e Marina Davydova dell’associazione Annaviva.

Queste le righe di saluto che verranno lette durante l’incontro.

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Cari amici di Battipaglia, grazie dell’invito che avete voluto fare all’associazione Annaviva per questa importante manifestazione che avete organizzato.

Io, impegnato a seguire le altrettanto importanti elezioni milanesi, non potrò essere tra voi, ma Marina Davidova che legge queste mie righe è lì per rappresentare tutta l’associazione. Nata non solo per commemorare la figura di Anna Politkovskaja ma per impedire che la sua morte non sia arrivata invano.

Quando nell’ottobre del 2007 organizzammo la prima manifestazione pubblica “per non dimenticare” Anna e il suo sacrificio eravamo certi che nessuno in Italia l’avrebbe dimenticata. Nessuno avrebbe potuto scordare quella coraggiosa donna che, armata solo della sua penna, sfidò (non con l’ideologia, ma semplicemente raccontando i fatti che vedeva) la Russia di Putin.

Giova ricordare che mentre Annaviva, che ancora non si chiamava così, parlava dell’omicidio di Anna al Circolo della Stampa di Milano, altissimi rappresentanti della politica del nostro Paese volavano in Russia per festeggiare il compleanno di Vladimir Putin, che cade nella stessa data dall’assassinio della Politkovskaja.

Noi ne eravamo certi allora come ne siamo certi ora: il fatto che abbiano dovuto ucciderla per metterla a tacere è lì a dimostrare la debolezza di un regime che non l’ha protetta mentre era in vita e non si è disturbato di assicurare alla giustizia non solo chi ha premuto il grilletto ma, ovviamente, nemmeno chi ha ordinato di ammazzarla nell’ascensore di casa sua.

Anna non è stata purtroppo l’ultima a pagare con la vita il suo impegno.

Due anni fa nel Caucaso è stata rapita e uccisa una sua amica, giornalista come lei e come lei attiva nella difesa dei diritti umani. Nemmeno per Natalija Estemirova (che Annaviva ha ricordato qualche sera fa a Milano) è stato arrestato il killer, malgrado le promesse (politiche e propagandistiche) del presidente Medvedev. Figuriamoci i mandanti. Per quanto mi riguarda considererò Dmitrij Medvedev un uomo nuovo quando solleverà dall’incarico di presidente della Cecenia quel Ramzan Kadyrov che, come Anna, mi auguro un giorno sarà processato da un Tribunale interazione sui crimini contro l’umanità commessi nel Caucaso.

Lì con voi ci sono Vera, figlia di Anna che meritoriamente continua a parlare di sua madre ovunque la invitino e l’amico Giorgio Fornoni (giornalista più di tanti che conosco) che Anna ha avuto la fortuna di conoscere e intervistare. Entrambi vi sapranno, molto meglio di me, raccontare quel che è accaduto e che accade.

Mi congedo da voi con una riflessione sul futuro.

Il prossimo anno in Russia si tornerà a votare, per le elezioni presidenziali. Non so se e come si scioglierà il contrasto tra Putin e Medvedev.

Ciò che so è che la talpa della storia non si ferma. Continua a scavare anche se non si vede. E che i cicli politici hanno una vita e una morte. Quindi non disperiamo e aspettiamo che le cose migliorino. Sempre tenendo alta la bandiera di quanti sono caduti per difendere la loro e la nostra libertà.

Grazie. E come dico sempre,

Ad maiora

RICORDANDO L’ESTEMIROVA (E IL POTERE DI INTERNET)

L’altra sera (alla Libreria popolare di via Tadino a Milano, iniziativa organizzata da Annaviva) a parlare con Fabrizio Ossino della sua tesi su Natalija Estemirova (e dell’atteggiamento dei media europei di fronte al suo omicidio, impunito) saremo stati al massimo in una trentina.

Ma, rispetto al passato, l’impatto che ha la rete internet su queste azioni di sensibilizzazione è evidente.

Chi monitora le parole chiave, ad esempio tra la diaspora cecena, ha scoperto l’iniziativa e l’ha così veicolata in tutto il mondo.

Ecco i due link che parlano della serata:

http://www.waynakh.com/eng/2011/05/presentation-in-memory-of-natalya-estemirova/

http://www.waynakh.com/tr/2011/05/natalya-estemirova-anisina-adanmis-sunum/

Ad maiora.

LA STAMPA E L’OMICIDIO ESTEMIROVA

In questi giorni alcuni amici mi hanno detto che Annaviva fa iniziative per cercare visibilità. Non credo sia così ma penso che ognuno debba giustamente nutrire le sensazioni che vuole nei confronti degli avvenimenti.
Ieri sera, forse anche per contrastare questa idea, nella Liberia popolare di via Tadino a Milano, abbiamo ricordato una giornalista uccisa che è meno nota della Politkovskaja. E per farlo abbiamo scelto come interlocutore un ragazzo che si è appena laureato alla Sapienza.
Fabrizio Ossino, con una presentazione davvero multimediale, ci ha spiegato chi era Natalija Estemirova. E ha soprattutto analizzato (e raccontato) come la stampa ha narrato dell’assassinio (ovviamente impunito) di questa collega che si batteva per i diritti umani nel Caucaso.
I giornali russi (salvo la Novaja) hanno scritto male e poco della vicenda. Fin qui – verrebbe da dire – tutto normale.
Ciò che non è normale è che anche i quotidiani italiani (per non dire dei due principali settimanali) hanno fatto lo stesso. Nello Stivale però, per queste cose, i giornalisti non rischiano la vita, ma nemmeno le telefonate del Cremlino. E quindi ciò è ancora più grave.
Decisamente meglio è andata la stampa tedesca che si è dimostrata ben più attenta e preparata di quella tricolore.
Ossino, che sogna di fare il giornalista ma non vorrebbe dover passare dalle scuole, è al momento uno dei cervelli italiani in fuga, a Berlino per l’esattezza.
Per noi che rimaniamo qui, resta la speranza che prima o poi qualcuno si accorgerà che, come diceva Gaber, il problema di questo paese non è Berlusconi in sé ma il Berlusconi che è in ognuno di noi.

Ad maiora

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