Natale

Danno d’immagine per salvare i #marò

Non pensiamo al duplice omicidio dei due pescatori indiani.
Disinteressiamoci del diritto internazionale, che non avrebbe dovuto portare a un processo indiano per i due marò.
Freghiamocene del rispetto del patto sottoscritto dal rappresentante della Repubblica Italiana quando le autorità indiane hanno concesso ai due militari di tornare in patria a votare (dopo aver fatto loro fare le vacanze a Natale).
Dimentichiamoci che i due presunti assassini non sono mai stati messi in carcere, in attesa del processo.
Pensiamo solo al danno d’immagine che la mossa del governo Monti (dimissionario da mesi) ha arrecato all’immagine del nostro paese.
Si leggano i commenti a questo articolo su The Times of India per capire come siano scattati tutti i pregiudizi (mondiali) nei confronti dell’Italia.
Forse chi (senza incarico popolare diretto, peraltro) ha governato in questi mesi il paese non ha capito quale sia, al di là di tutto, l’elemento chiave dell’era 2.0: l’immagine.
Il danno che che questa operazione sconsiderata sta creando è dunque enorme. In aree del mondo decisive, peraltro.
Non stupiamoci quindi se, nel disinteresse generale, a New Delhi circoli l’ipotesi che domani il nostro ambasciatore possa essere arrestato.
Non è mai successo si dirà.
Il mondo sta cambiando, se qualcuno non se ne è accorto.
Ad maiora

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IL MILAN VINCE PER IL PAESE. SALVERA’ ANCHE I FANTASTICI 4?

ANNI FA, HO SCELTO BENE

“Ogni vittoria del Milan rafforza il governo. Il lunedì, se il Milan ha vinto c’è aria di festa. Se il Milan non ha vinto o ha perso, sembra di andare a un funerale. Se volete dare una mano al presidente (non lo è più in realtà, per la “Legge sul confitto di interessi”, NdRisk), se volete dare una mano al Paese, sappiate che la vittoria è per voi stessi, per la squadra, per i tifosi, per il Paese è per Berlusconi”. Il Presidente del consiglio dei ministri incontra i giocatori del Milan, citato dal Corriere della sera del 5 gennaio 2010.

SE IL MILAN PERDE FUNERALE IN PARLAMENTO O AL GOVERNO?

La Gazzetta riporta il comizietto “sportivo” del Presidente così: “Il Milan che vince fa bene all’Italia e rafforza il governo. Quando vinciamo in Parlamento mi fanno tutte le feste, quando perdiamo sono tutti più tristi. Quindi non c’è squadra che dovrebbe essere più motivata”.

Il Giornale invece la scrive così: “Quando il lunedì arrivo negli uffici del governo, se il Milan ha vinto c’è un clima di feste. Se perde, come è capitato per sfortuna l’ultima volta, sembra di assistere a un funerale. Perciò nessuno come voi ha tante motivazioni: quando vincete lo fate per voi stessi, per il club e i tifosi, e poi per Berlusconi e per il Paese”.

Riassume il Fatto quotidiano: La campagna elettorale parte dal Milan.

INTERESSANTISSIME REGOLE PER INFUSI

Volete bere un tè perfetto? Non fidatevi di John Lennon. Pagina intera sulle Cronache del Corriere.

HANNO FATTO UN GRAN CAN.CAN, MA…

Sorpresa: Lecce-Bari non attrae i tifosi. Forse pochi solo due giorni per comprare i biglietti: 18 mila le presenze. Titolo della Gazza.

DOVE METTO IL CUORE?

Melissa P. “Papà Fazi mi ha fregato”. La scrittrice ha fatto causa all’editore: “Aveva il cuore a sinistra e il portafogli a destra. Ora, per assenza di cuore, è tutto a destra”. Intervista di una pagina sul Fatto.

IL GASDOTTO ADRIATICO

Dalla Puglia all’Emilia Romagna, il grande tubo che bucherà l’Italia. Titolo su Repubblica (su questo blog ne avevamo già parlato prima di Natale, con un post da Sulmona).

LA CULTURA IN BOLLETTA

Escobar: contro i tagli, teatri aperti per un giorno. Il direttore del “Piccolo” avvia la mobilitazione. Due pagine su Il Giorno.

CRISI ANCHE SOTTO TERRA

La crisi rallenta anche la miniera di Bulciago. Titolo su La Provincia di Lecco.

MA NON SOPRA…

Pista delle Betulle prese d’assalto: “Polemiche alle spalle, ora si vola”. Sempre su La Provincia di Lecco.

UCCIDETELO…

Il caso Battisti. Meglio fare una colletta e pagare il killer. Titolo di una lettera pubblicata da La Provincia di Como.

NON SOLO NAPOLI

Garlasco, il pasticcio dei rifiuti. Piazzola ecologica chiusa. Il Comune: “Teneteli in casa”. Titolo della Provincia pavese.

CULTURA E SPETTACOLI

“Marghe, sono papà”: sorrisi e lacrime al telefono. Grande Fratello, pace fatta tra la concorrente varesina e il campione Zanatta. Titolo a otto colonne de La Prealpina.

DIVENTERANNO I TRE MOSCHETTIERI?

Addio ai Fantastici 4: “Uno morirà”. Mistero sulla vittima annunciata dalla Marvel. Titolo de Il Giorno.

KHODORKOVSKIJ CONDANNATO. COME CHIESTO DA PUTIN.

La condanna giudiziaria è arrivata solo questa mattina, ma di fatto era stata preceduta da quella politica. E in un Paese dove la separazione dei poteri tarda ancora ad arrivare, il segnale era stato inequivoco: “Io credo che un ladro debba stare in prigione” aveva detto Putin  nella conferenza stampa di fine anno.

L’ex oligarca Mikhail Khodorkovskij e il suo socio Platoon Lebedev sono stati così riconosciuti colpevoli di furto di petrolio, di appropriazione indebita. Di 218 milioni di tonnellate di petrolio. Che avrebbero sottratto tramite la società petrolifera che guidavano, la Yukos.

L’accusa ha chiesto di condannarli a 14 anni di campo di lavoro. I due erano già in cella dal 2003 e sarebbero usciti dal carcere il prossimo anno. Il nuovo processo e la nuova condanna escludono, per il momento, questa ipotesi.

I giornali hanno parlato di un possibile scambio tra Usa e Russia nelle prossime settimane. Da una parte della bilancia ci sarebbe appunto Khodorkovskij. Dall’altra il trafficante d’armi russo Viktor Bout (ex capo del Kgb, estradato negli Stati Uniti malgrado l’opposizione di Mosca che evidentemente teme racconti segreti inconfessabili). Per ora si tratta di voci.

Khodorkovskij passerà anche il Natale ortodosso in cella. La difesa ha annunciato appello alla sentenza (in aula sono stati ammessi solo pochi giornalisti, gli altri sono stati allontanati).

Il magnate è uno dei tanti ex giovani del Komsomol che si è arricchito durante le privatizzazioni selvagge dell’era putiniana. Non è l’unico ad essersi opposto al potere di Putin. Berezovskij, un tempo sodale del presidente Eltsin e grande elettore di Putin, è riparato a Londra da anni e vive circondato dai gorilla. Altri sono fuggiti in Israele o Canada.

Khodorkovskij ha però deciso invece di non abbandonare il Paese, di sfidare Putin, appoggiando l’opposizione. Forse anche di diventare una vittima del sistema. Che lo sta accontentando.

La sua azienda (comprata per pochi soldi, ma trasformata in una società moderna con bilancio trasparente), dopo l’arresto è stata, de facto, nazionalizzata. I suoi asset principali sono stati messi all’asta. Non potendo passarli subito alla superpotenza Gazprom è stata bandita una gara internazionale. Vinta da Eni ed Enel (ai tempi del governo Prodi). Le due aziende statali italiane hanno poi rivenduto (ai tempi dell’attuale governo Berlusconi) quegli asset ai russi.

Ad maiora.