Montreal

Natalja Radzina (sempre in cella) candidata al Premio Netizen

Il Premio Netizen (nato nel 2008) viene dato ai giornalisti che si battono per la libertà di espressione su Internet. E’ assegnato annualmente a blogger, giornalisti online e cyber-dissidenti, che promuovono la libertà di espressione sul web.

Quest’anno tra i candidati indicati da Reporter senza frontiere (Rff) per il Premio Netizen ci sono 6 giornalisti, provenienti da questi Paesi: dalla Tunisia, Bahrain, Thailandia, Cina, Vietnam e Bielorussia.

Del Paese di Lukashenko è stata scelta la direttrice del sito http://www.charter97.org, Natalja Radzina. La comunicazione è stata fatta all’Associazione dei giornalisti bielorussi indipendenti (ce n’è una senza aggettivo…) ed è stata motivata da Rsf per il personale contributo della collega alla lotta per la libertà di espressione in Bielorussia.

Il Premio Netizen 2011 sarà dato il 11 marzo a Parigi in occasione della Giornata mondiale contro la censura su internet.

Natalja Radzina è stata arrestato a dicembre, di notte, nella redazione del sito, a Minsk, mentre raccontava gli arresti seguiti alle proteste per i presunti brogli alle Presidenziali. Da quel momento lei è tenuta nel centro di detenzione pre-processuale del Kgb. E’ accusata di  aver violato l’art 293 parti 1 e 2 del codice penale (disordini di massa). Rischia fino a 15 anni di reclusione.

In cella, con lei e altri dissidenti, c’è anche il marito Andrei Sannikov, candidato sconfitto alle Presidenziali. Il figlio è curato dai nonni anche se le autorità bielorusse sembrerebbero orientate all’affido.

I due, in carcere da un mese, non hanno mai visto un avvocato.

Ad maiora.

Continua a Montreal la guerra di mafia

Ucciso a Montral, in Canada, Nicola Rizzuto, 86 anni, detto Nick, considerato uno dei punti di riferimento del maggiore clan mafioso in città. Un killer lo ha freddato in casa sua, con un solo colpo di pistola, in pieno volto. Era partito da Agrigento cinquant’anni fa. Il padre era stato ammazzato a New York.

Suo nipote, Nick Rizzuto jr, era stato assassinato davanti a casa sua lo scorso dicembre. E’ stato seppellito, su richiesta dello zio, in una bara d’oro. Suo padre è in carcere per triplice omicidio.

Proseguirebbe dunque quella che sembra una vera e propria guerra tra la ‘ndrangheta e cosa nostra per il controllo del territorio canadese.

Sull’omicidio dell’anziano patriarca, Denis Mainville, comandante della polizia di Montreal ha detto di non sapere quanta influenza avesse ancora all’interno della famiglia, ma era comunque un simbolo e figura venerata:
«Sappiamo che il signor Rizzuto era un membro importante del
Mafia italiana, ma i nuovi giocatori sono emersi negli ultimi anni
mesi».
«Il Canada è come la Calabria – scrive l’ex presidente dell’Antimafia Francesco Forgione nel libro, sempre più d’attualità Mafia Export – le famiglie si sono spartite il territorio esattamente come hanno fatto dividendosi le diverse aree di competenza tra Ionio, Tirreno e città di Reggio Calabria».

Qualche equilibrio ora si è rotto in zona. E la parola è passata alle pistole.

Non è solo bunga bunga a rovinare la nostra immagine all’estero.

http://www.youtube.com/watch?v=JT-VfdErLrs

Ad maiora.