Mondiali

Domani sera in capo Croazia e Serbia. Partita ad alto rischio

Curva croataLa polizia croata ha annunciato severe misure di sicurezza per l’incontro in programma domani a Zagabria fra le Nazionali di calcio di Croazia e Serbia, valido per le qualificazioni ai Mondiali. Una partita ad alto rischio incidenti, essendo il primo incontro fra le due nazionali dopo parecchi lustri, dopo la guerra. Qui ricordiamo un vecchio 3-1 per la Serbia-Montenegro (i due paesi erano ancora uniti) con doppietta di Vucinic contro la Croazia.
Il direttore della polizia croata, Krunoslav Borovec, ha avvertito che in caso di manifestazioni ostili contro i serbi o di cori xenofobi, la partita potrà essere sospesa e persino annullata. Le due Federazioni calcistiche hanno deciso nelle scorse settimane di rinunciare a trasferte organizzate di tifosi a Zagabria e Belgrado (dove il 6 settembre si giocherà il match di ritorno) ma non si può escludere la presenza di tifosi in grado di arrivare alla spicciolata.
Giusto per svelenire il clima, un’organizzazione dell’ estrema destra croata (Hsp) ha chiesto alla procura di definire “Persona non grata” Sinisa Mihajlovic, tecnico della nazionale serba, per una sua intervista Alla Gazzetta dello sport nella quale racconta i suoi rapporti con Arkan, capo delle formazioni paramilitari serbe.

Le curve calcistiche hanno avuto un loro ruolo nello sgretolamento della Jugoslavia. Indimenticabili nel 1990 gli scontri durante il match tra Dinamo di Zagabria e Stella Rossa di Belgrado.

Gli ultrà croati hanno fatto parlare di sé anche nei recenti Europei in Polonia.
Gli ultrà serbi li ricordiamo a Marassi.
Ad maiora

CIAO PIETRO, FORZA BOSCIA

Ieri ci ha lasciato Pietro Calabrese, giornalista che dopo enormi successi professionali aveva affrontato a viso aperto il tumore che gli era stato diagnosticato un anno fa. La malattia alla fine ha avuto la meglio ma il modo in cui l’ex direttore del Messaggero e della Gazzetta (ma anche di Capital e di Panorama) l’ha sfidata e’ davvero encomiabile. Ne parlava quasi ogni settimana nella rubrica che aveva sul Magazine del Corriere dove si era inventato un personaggio – Gino – che raccontava del cancro. Calabrese non ha fatto in tempo a vedere pubblicato (per i tipi di Rizzoli) il volume “L’albero dei mille anni” nel quale racconta della sua battaglia contro il cancro. Calabrese citava Woody Allen: le due più belle parole che puoi sentirti dire non sono ti amo ma e’ benigno.
Domani mattina a Roma ci saranno i funerali di Pietro Calabrese, classe 1944.
C’è un altro personaggio conosciuto nel mondo cestistico e non solo che sta affrontando il tumore a viso aperto e che proprio a Roma arriverà nei prossimi mesi: e’ Boscia Tanjevic.
Chi ieri sera lo ha visto, in tv, sbracciarsi e prendersela con tutti i giocatori che marcavano male o che sprecavano facili transizioni forse non si sara’ accorto che l’allenatore montenegrino (naturalizzato italiano), dopo un’operazione, e’ sotto chemio.
Eppure l’ultimo coach in grado di far vincere uno scudetto alla Milano del basket e un campionato europeo all’Italia (e l’Eurolega con il Bosna) ieri ha ottenuto un grande successo: la sua Turchia e’ arrivata seconda ai Mondiali, battuta solo dagli statunitensi, stufi dopo 16 anni di fare la figura dei pirla in uno sport che hanno inventato.
Tanjevic (che durante le guerre balcaniche ospitava profughi a casa sua, dicendo: “Ci siamo sparati tra vicini di casa, e’ stata una vergogna mondiale”) dalla prossima stagione sara’ direttore tecnico della Virtus Roma. Così, pochi giorni fa raccontava a Franco Carotti de La Stampa, come “sportivamente” sta lottando contro il tumore: “Ora devo combattere, ma sono ottimista e ambizioso. Voglio mettere le cose a posto io, prima del Signore. Faccio progetti, voglio vincere il Mondiale, poi il campionato con la Roma. Questo il mio modo di battere la malattia”.
Ciao Pietro, che la terra ti sia lieve.
Forza Boscia, facciamo il tifo per te.

PILLOLE MONDIALI. 20

Muntari è il secondo interista in gol oggi ai Mondiali a dimostrazione che in questi ultimi anni i tanti soldi spesi da Moratti non sono stati (a differenza che nel passato) buttati al vento. Di Weslej Sneijder e della sua splendida fidanzata (Yolanthe) abbiamo già parlato in vari post precedenti. Qui qualche riga sul centrocampista del Ghana e dell’Inter.

Ali Sulley Muntari, classe 1984, è nato a Konongo, piccola cittadina di cui era originario anche Anthony “Reebop” Kwaku Baah, che fu percussionista dei Traffic.

Portato in Italia dall’Udinese, è andato poi al Portsmouth (dove ha vinto una FA Cup) per poi tornare – 2008 – nel Bel Paese per i nerazzurri di Milano. Giocatore di carattere è passato alle cronache quest’anno, durante Catania-Inter per essere riuscito a beccarsi due ammonizioni in pochi minuti di gioco, provocando per tocco con la mano, un rigore e con esso la sconfitta della sua squadra (3-1).

Era stato escluso dalla nazionale ghanese (per la Coppa d’Africa di quest’anno) per non aver partecipato a un’amichevole. Ha rischiato anche di essere rimpatriato anzitempo per aver coperto di insulti il coach Milovan Rajevac (serbo, ex calciatore ed allenatore della Stella Rossa di Belgrado). Perdonato forse anche per i 15 gol realizzati in 52 incontri (oggi il sedicesimo non ha salvato la sua squadra dall’essere eliminata dall’Urugay, dopo i calci di rigore)

Muntari ha rischiato anche di farsi escludere per qualche giornata dalla formazione interista – lo scorso anno – dall’allenatore Mourinho per aver aderito al Ramadan. È l’unico musulmano dei nerazzurri. E la sua scelta di rispettare uno dei pilastri dell’Islam fu criticata dall’allenatore che – sostituendolo dopo mezz’ora – disse che il digiuno debilitava troppo il giocatore. Per queste dichiarazioni il portoghese avrebbe ricevuto anche delle minacce da islamici integralisti (per le quali il coach diede ovviamente la colpa ai giornalisti).

Il Ramadan di quest’anno dovrebbe iniziare l’11 agosto (la data varia a seconda del calendario lunare). Poco dopo l’Inter sarà impegnata in Supercoppa italiana (contro la Roma il 21 agosto, a San Siro) e quella europea (contro l’Atletico Madrid, il 27 agosto, a Montecarlo). Ci sono società come il Real Madrid che organizzano preparazioni specifiche per i calciatori islamici che aderiscono al digiuno. Non si sa come si comporterà Rafa Benitez e come deciderà di impiegare il suo giocatore islamico.

PILLOLE (TENNISTICO) MONDIALI. 19

L’assenza dell’Italia dai Mondiali ha l’unico svantaggio che non c’è grande attesa per le gare successive. Il sabato del villaggio non scatta per Paraguay – Spagna. Per sopperire a tutto ciò gli inglesi organizzano un torneo di tennis sull’erba, a Wimbledon.

Scherzi a parte, due parole sul grande Novak Djokovic che oggi schiantando un taiwanese è arrivato in seminfinale al prestigioso torneo britannico (dal quale è stato escluso l’ondivago Federer).  Il serbo – che lo scorso anno ha vinto l’Australian Open- è nato a Belgrado nel 1987 (si chiamava ancora Jugoslavia). Negli scorsi giorni ho letto che l’amministrazione comunale milanese cercava di arrampicarsi sugli specchi per giustificare l’assenza nell’ex capitale morale di una piscina olimpica. A Milano manca (dalla nevicata del 1985, c’era la Jugoslavia, ma anche l’Urss e un Muro a Berlino) persino un Palazzetto dello Sport. Si gioca in una struttura privata ad Assago (collegata da una metropolitana, ancora inattiva, ma questo non è un post sulle carenze infastrutturali italiane).

Nella Belgrado, giusto per fare un esempio con una città che da sempre mi ha affascinato, ci sono quasi mille strutture sportive. Ha piscine olimpiche tanto da aver ospitato nel ’73 i primi Mondiali di nuoto. La capitale serba ha recentemente organizzato il Campionato Europeo di Basket maschile. Si è candidata anche a ospitare le Olimpiadi. Ma per motivi politici e commerciali (sempre che ci sia ancora differenza tra i due aggettivi) ha perso contro Barcellona ed Atlanta.

Belgrado sforna talenti sportivi: oltre a Djokovic, le tenniste Jelena Jankovic e Ana Ivanovic e i calciatori Aleksandr Kolarov e Dejan Stankovic.

La capitale serba ha infatti anche una lunga tradizione calcistica (nove le squadre presenti in prima divisione). Ha due stadi di calcio, quello della Stella Rossa e quello del Partizan. Hanno una capienza di 55 mila e 32 mila spettatori. Molti degli ultrà andarono a fare la guerra contro le repubbliche (e province) secessioniste. Ma questa è un’altra storia ancora.

PILLOLE MONDIALI. 18bis

Stefano Ayroldi, il guardalinee che non ha visto il fuorigioco dell’argentino Tevez nella vittoria contro il Messico e che farà rimpatriare gli ultimi italiani dei Mondiali, viene dalla Puglia e lavora alla Guardia di Finanza. Arbitro in serie C è assistente dal 2000 in serie B e A.

In famiglia i fischietti dovevano essere di moda visto che il fratello, Nicola (classe 1965) è stato per dieci anni arbitro nelle massime serie.

Entrambi sono stati al centro di polemiche.

Nicola Ayroldi fu sospeso per cinque mesi dopo una violenta lite a Coverciano con un altro arbitro Riccardo Perrone. In campo verrà contestato soprattutto per gli arbitraggi di Messina Palermo nel 2007 (col ds palermitano Foschi che lamentava di essere stato irriso durante l’intervallo) e nel 2008 Sampdoria – Torino (Cairo furioso per l’espulsione di Amoruso). Si è ritirato lo scorso anno.

Ancora attivo il guardalinee invece Stefano Ayroldi (mio coetaneo, è del ’67). È passato alle cronache, prima dell’errore sudafricano, per aver esultato dopo il 2 – 2 fra Fiorentina e Inter (suscitando le ire di Mourinho e gli sberleffi di Striscia : http://www.youtube.com/watch?v=92as0gcWybk )

La Federcalcio lo ha giustificato dicendo che festeggiava per la buona prova della terna arbitrale.

Non si sa se dopo l’errore ai Mondiali, Mourinho abbia esultato nella sua nuova casa madrilena.