Messico

Messico, la narcoguerra che ci riguarda da vicino

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Altra lettura interessante, magari per chi sta andando o sta progettando di andare in Messico. È “Coca rosso sangue” della collega Lucia Capuzzi (lavora all’Avvenire, uno dei quotidiani più attenti agli Esteri nel nostro provinciale paese). Il saggio racconta la narcoguerra che sta dilaniando il paese latino americano. Lucia incontra e racconta le storie di chi vive nelle città più pericolose del Messico (e del mondo) da Tijuana a Ciudad Juarez (la città delle stragi di donne). Ma non dimentica anche il coinvolgimento del nostro paese, con il fiume di coca che passa anche dal porto calabrese di Goia Tauro.
La parte messicana è quella più tosta, senza mediazioni: “Gli oltre 2.200 corpi di polizia messicani sono in pratica agenti di protezione dei diversi gruppi di narcos”, scrive ad esempio la Capuzzi che chiosa: “Chi parla di ‘afghanizzazione del Messico’ non esagera”.
“Gli Stati Uniti del Messico sono una repubblica federale divisa in trentuno Stati, un distretto federale e dodici cartelli della droga”. Questi ultimi vanno a caccia di immigrati (in fuga verso gli States), che sono difesi sono da volontari, per lo più cattolici. Che a Lucia raccontano le loro coraggiose esperienze.
Finendo per guardare da vicino le nostre colpe rispetto a quel che succede laggiù (e non solo): “Scruto le facce dei passanti con insistenza. Faccio fatica a trasporre in carne e sangue il concetto di domanda. Quante di queste persone dall’aria pensierosa, assorta, distratta, sorridente, imbronciata, contribuiscono con la loro “domanda” a ingigantire l’impero dei narcos?”.
Perché, come spiega, Ranier Kasecker, esperto di narcotraffico: “Possiamo inventare tecniche sempre più sofisticate per individuare e bloccare i carichi. Finché ci sarà la domanda, però, non riusciremo mai a fermare il flusso”.
“Anche se vi credete assolti, siete comunque coinvolti”, cantava – giustamente – De Andrè.
Ad maiora
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Lucia Capuzzi
Coca rosso sangue
San Paolo
Cinisello Balsamo (Mi) 2013
Pag. 233
Euro 14

ESSERE GIUSTI IN RUSSIA (E NON SOLO) – PHOTOGALLERY

Una due giorni molto intensa quella cui ho assistito a Genova. La Settimana internazionale dei Diritti è giunta alla quarta edizione e quest’anno era dedicata ai Giusti. Giusti in tutte le loro accezioni. Ho seguito , per ragioni di (minime) competenze gli incontri sulla libertà di stampa in Russia e ieri sera a quello sugli anni ’70. Oggi c’è stata l’inaugurazione del Giardino dei Giusti genovese, in piazza della Vittoria.

Questa è una piccola galleria fotografica delle manifestazioni.

Ad maiora.

PILLOLE MONDIALI. 18bis

Stefano Ayroldi, il guardalinee che non ha visto il fuorigioco dell’argentino Tevez nella vittoria contro il Messico e che farà rimpatriare gli ultimi italiani dei Mondiali, viene dalla Puglia e lavora alla Guardia di Finanza. Arbitro in serie C è assistente dal 2000 in serie B e A.

In famiglia i fischietti dovevano essere di moda visto che il fratello, Nicola (classe 1965) è stato per dieci anni arbitro nelle massime serie.

Entrambi sono stati al centro di polemiche.

Nicola Ayroldi fu sospeso per cinque mesi dopo una violenta lite a Coverciano con un altro arbitro Riccardo Perrone. In campo verrà contestato soprattutto per gli arbitraggi di Messina Palermo nel 2007 (col ds palermitano Foschi che lamentava di essere stato irriso durante l’intervallo) e nel 2008 Sampdoria – Torino (Cairo furioso per l’espulsione di Amoruso). Si è ritirato lo scorso anno.

Ancora attivo il guardalinee invece Stefano Ayroldi (mio coetaneo, è del ’67). È passato alle cronache, prima dell’errore sudafricano, per aver esultato dopo il 2 – 2 fra Fiorentina e Inter (suscitando le ire di Mourinho e gli sberleffi di Striscia : http://www.youtube.com/watch?v=92as0gcWybk )

La Federcalcio lo ha giustificato dicendo che festeggiava per la buona prova della terna arbitrale.

Non si sa se dopo l’errore ai Mondiali, Mourinho abbia esultato nella sua nuova casa madrilena.