Marcello Dell’Utri

Onofrio Amoruso Battista e gli errori del #centrosinistra in Lombardia

onofrio amoruso battistaI commentatori politici si divertono in questi giorni a paragonare la Lombardia all’Ohio per la sua importanza elettorale in vista del prossimo voto politico.
Se il centro-sinistra perderà qui, finirà per faticare, anche in caso di vittoria nazionale, a governare, potendo contare su una stretta maggioranza e su una grande conflittualità.
In Lombardia la sinistra ha fatto più di un bagno elettorale, dal 1994 in poi.
E se qualcuno un giorno vorrà analizzarne le cause dovrà soffermarsi su alcuni candidati.
Faccio due esempi del passato. Nel 1994 il centrosinistra candida al collegio Milano 2 Ada Grecchi.

Vince, largamente, tale Luigi Negri che poi uscì dalla Lega (era stato segretario di quella Lombarda) per fondare la Lega Italiana Federalista, quasi subito scomparsa dai radar. La Grecchi non prende bene la sconfitta. La ritroveremo nel 1999 nella Giunta Colli, a rappresentare Forza Italia. E poi qualche anno dopo nella Lista Moratti.
E vengo all’oggi. Ieri è stato arrestato, per l’indagine sulla Bpm, Onofrio Amoruso Battista.
Anche lui, ex Forza Italia, ex cossighiano, poi mastelliano (rappresentava l’Udeur nell’Ulivo) era stato candidato dal centrosinistra al Senato, sempre in Lombardia, sempre a Milano, ma nel 2001. Sfidava Dell’Utri che, naturalmente vinse. Largamente. Terza arrivò Emma Bonino, a dimostrazione di uno strabismo davvero storico.
Ad maiora

DA MARONI A DELL’UTRI: CRESCE LA CONTESTAZIONE

“Tutti hanno diritto di parola, nessuno escluso. È davvero così difficile?”. Si chiude così oggi l’editoriale di PG Battista sul Corriere della sera dall’inequivocabile titolo: “I Diari del Duce sono discutibili: zittire chi li pubblica è prepotenza”.

Le immagini che si possono trovare su Youtube mostrano come le contestazioni a Como ieri al senatore Pdl fossero più per la condanna per mafia che per i libri fascisti. Il braccio destro di Berlusconi incarna d’altronde vari ruoli che risultano indigesti a quanti non pensano che Berlusconi sia stato assolto per il processo Mills. È quindi probabile che l’accoglienza ricevuta ieri sera a pochi passi dal Lago di Como (dove proprio il Duce fu catturato dai locali partigiani), possa ripetersi anche altrove.

Tutti hanno diritto di parola, ma pochi riescono a farlo. La vicenda “Schifani” che trovate in questi giorni solo sul Fatto quotidiano è lì a dimostrarlo.

Le urla “mafioso, mafioso” che hanno fatto allontanare (super scortato) il senatore Dell’Utri da Como, mi hanno ricordato un po’ le vecchie monetine contro Craxi, ma anche gli scontri di Alzano Lombardo dove gli ultrà hanno di fatto impedito a Maroni (con Calderoli e Tremonti peraltro) di parlare alla Berghem Fest.

Sono segnali di malcontento che non andrebbero sottovalutati. Frange di “opposizione” che non trovano rappresentanza e che finiscono per sfogarsi o con la violenza verbale o con il lancio di petardi e fumogeni.

Su questi temi mi sarebbe piaciuto sentire, al Tg3, anche le riflessioni di Oliviero Beha. Ma scopro che non piace al neo direttore Bianca Berlinguer e che quindi scomparirà dagli schermi. In cambio vedremo servizi in puro stile minzoliniano sulle spie russe che si spogliano su Youtube.

Ad maiora.

PICCOLA FENOMENOLOGIA DEL TG5 (ESTIVO)

D’estate si sa le notizie scarseggiano. Soprattutto in Paesi come il nostro dove il solleone chiude scuole, tribunali e Camere (a meno che non debba discutere di tematiche imprescindibili, come impedire la pubblicazione delle intercettazioni). E dunque anche la fattura dei tg è più difficoltosa.

In questo assolato luglio, almeno la pagina politico-giudiziaria fornisce numerosi spunti, con la cd loggia P3 che spinge a dimissioni e con le polemiche su moralità e dintorni tra maggioranza e minoranza (i finiani). Oggi, tanto per fare un esempio, da pagina 5 a pagina 11 il Corrierone si occupa di scazzi interni al centro destra (Da Fini: “Niente incarichi di partito a chi è indagato” a Il Senatur attacca Galan: non posso cacciarlo, ma schiero in campo Zaia, in veste di centromediano di interdizione, desumo io, nella sfida Italia vs Padania).

Nella mazzetta dei colleghi del Tg5, il principale quotidiano italiano temo sia arrivato tardi e deve essere stato letto un po’ distrattamente. L’unica notizia di politica che viene servita ai telespettatori è il taglio dello stipendio dei parlamentari (rectius, dei loro portaborse). Sul resto si glissa. Silenzio – giusto per fornire notizie che avrebbero potuto desumere dai siti internet stamane, nell’attesa che arrivasse la mazzetta dei giornali - anche sul Csm che vota incompantibilità ambientale per i magistrati coinvolti nell’inchiesta. Silenzio anche sull’interrogatorio previsto per oggi di Marcello Dell’Utri. Strano.

O forse no: meglio infatti – come chiede SB - raccontare le cose che vanno piuttosto che quelle che non vanno. Tra queste il cronista del Tg5 non sembra inserire la vendita del patrimonio statale, deciso per far cassa: l’elenco delle isole e dei palazzi che potranno essere messi all’incanto viene letto con tono divertito.

C’è poi un servizio un cicinin di parte su quanto è buono e quanto è bello il nucleare prossimo venturo. Vengono sentiti Chicco Testa (ex presidente Enel), Fulvio Conti (ad di Enel) e il ministro Prestigiacomo. Cui viene concesso di replicare alle polemiche seguite alla sua idea di indicare il senatore pd Veronesi (anni 85, come sottolinea garbatamente oggi sempre Corriere, la Gabanelli, per un incarico di 7 anni) per guidare l’agenzia per la sicurezza nucleare. E’ un uomo di esperienza dice lei. In che campo, chiederemmo noi. Ah, questo (delle polemiche interne al partito, anzi al gruppo parlamentare) è l’unico accenno al pd in tutto il tg. La par condicio viene rispettata in un modo un po’ subdolo, nel finale, recensendo l’ultimo libro di Gianrico Carofiglio. Il magistrato e scrittore è anche senatore democratico: a lui viene concessa la parola.

Poi la solita cronaca (ossia il racconto di brillanti operazioni di polizia) con sequestro di piante di canapa e chiusura di discoteche (frequentate da Belem, come viene sottolineato, sia nei tg che sui giornali) dove di sniffa (avviene a Milano, definita chissà perché in questo tg made in Rome, la capitale: ma forse il riferimento è a capitale della coca), piuttosto che a un’anziana picchiata dalla badante o di arresti di ‘ndranghetisti in Calabria (grazie a intercettazioni, mandate – ancora per poco – in onda). Un pezzo anche su Duisburg, visto che è morta un’altra ragazza.

Inizia poi la parte leggera con i risciò in giro per Roma e due orsi “germanici” innamorati, che verranno – ahinoi – messi in due zoo diversi. Speriamo solo che i giardini zoologici tedeschi siano meno affollati delle carcere italiane. Di quelle, anche in mancanza di notizie, nessuno sembra far caso (salvo dare, a volte, notizia dei suicidi).

Ad maiora.

UNA MAFIA DA ESPORTAZIONE

Un libro ricco di informazioni su come dall’Italia il virus della mafia (e soprattutto della ‘Ndrangheta) si sia diffuso in tutto il mondo. Un volume che risulta particolarmente interessante per le cartine (continente per continente) dove sono segnalate le famiglie mafiosi (o le ‘ndrine) che partendo a volte da piccole cittadine del Sud Italia sono andate a impiantare le loro nefaste colonie all’estero. È il libro di Francesco Forgione “Mafia Export”, edito da Baldini e Castoldi (Milano, 2009, 20 euro). Forgione, ex parlamentare di Rifondazione ed ex presidente della Commissione Antimafia ricostruisce il reticolo mondiale della criminalità organizzata.

Un sistema economico, anzi un cancro, molto redditizio se si pensa che secondo i dati della DIA, nell’industria mafiosa tra settori legali, illegali e sommersi, «è impiegato il 27% degli abitanti attivi in Calabria, il 12% di quelli della Campania e il 10% di quelli della Sicilia. Praticamente quasi il 10% della popolazione attiva nelle principali regioni del Mezzogiorno». ù

Ma il primato mafioso non è solo italiano, è uno dei made in Italy da esportazione di maggior successo: « Con un fatturato medio di circa 130 miliardi e un utile collocabile tra i 70 e gli 80 miliardi di euro, le mafie italiane rappresentano una delle principali holding economico-finanziarie criminali del pianeta». E le mafie italiane potenzialmente registrano un giro d’affari superiore al Pil di paesi europei come Slovenia, Estonia e Croazia.

Il tutto grazie soprattutto alla droga, la vera rendita quotidiana su cui le mafie fanno affidamento. E i contrasti delle forze dell’ordine fermano solo in minima parte il fiume (specie di coca). « Solo in Italia sono state sequestrate, nel 2008, 4 tonnellate di cocaina, ma a queste vanno aggiunte altre 10 tonnellate sequestrate all’estero ma dirette nel nostro Paese. Sulla base di queste cifre e considerando il rapporto del 10-15% tra cocaina sequestrata e quella immessa sul mercato, in Italia nel 2008, sarebbe stata commercializzata una quantità di cocaina oscillante tra le 100 e le 150 tonnellate. Tagliandola le tonnellate diventano 400-450. Quindi il mercato della sola cocaina nel nostro Paese produce un giro d’affari pari a 354 miliardi e 661 milioni di euro». Numeri da capogiro. E purtroppo, grazie all’incremento dei consumatori, non stoppati nemmeno dalla crisi: «Non esiste merce al mondo, né ciclo produttivo, in grado di creare un tale plus valore e un profitto di queste proporzioni pronto a disperdersi ed entrare in circolo nell’economia, nel mercato e nei circuiti finanziari legali».

Eppure malgrado questi dati terribili, in molte parti del mondo, sottolinea Forgione nel suo libro, le autorità hanno sottovalutato il fenomeno mafioso. Innanzitutto in Germania dove, prima della strage di Duisburg, pochi avevano percepito la pericolosità delle infiltrazioni mafiose nelle ricche aree della Germania settentrionale, a poca distanza dai confini dei Paesi Bassi e dai porti di Rotterdam e Amsterdam. Va detto che il contrasto, da quello come da altre parti, è reso difficile dall’assenza nei codici penali del reato di associazione a delinquere di stampo mafioso.

Il libro sottolinea come la ‘Ndrangheta sia stata, tra le organizzazioni mafiose, la più veloce a modificare il proprio DNA e a diventare un vero attore nel mercato globale. E in grado di partecipare anche ai grandi appalti pubblici, come dimostrano le inchieste sul movimento terra anche in provincia di Milano. È stata ora inserita nella lista nera del Dipartimento del Tesoro Usa: quindi potrebbero scattare sequestro e congelamento beni per gli adepti.

Le cartine di Forgione si soffermano sulla Spagna, diventato in questi anni paese rifugio di moltissimi delinquenti di casa nostra: « Qui calabresi, siciliani e campani ci vivono bene. È un Paese mediterraneo in cui si sentono a casa e, come a casa, si sentono e sono tranquilli e sicuri a Madrid come a Barcellona, a Malaga come a Marbella o a Palma del Maiorca.  Non è un caso che negli ultimi 10 anni, più di un terzo dei 190 latitanti arrestati all’estero, tra i boss ricercati di tutte le organizzazioni criminali italiane, sia stato trovato proprio nel Paese iberico. Anche per questo i quotidiani spagnoli utilizzano metafore abbastanza implicite, hanno ribattezzato la bellissima Costa del Sol in Costa nostra o Cosca del Sol». E i segnali che da quelle parti le cose si stiano complicando lo dimostra la circolazione dei soldi europei: «Nel 2008 il governatore del Banco di Spagna ha segnalato come la movimentazione di carta moneta da 500 euro in Spagna sia assolutamente abnorme rispetto al contesto europeo: 110 milioni contro i 464 di tutta l’area Euro».

In “Mafia Export” ci sono molti riferimenti interessanti. Uno riguarda Marcello Dell’Utri (proprio oggi condannato in appello a 7 anni di cella per concorso esterno in associazione mafiosa) e i suoi rapporti con tale Aldo Micciché che deve scontare 20 anni di reclusione in Italia ma che vive libero a Caracas.

L’altro riguarda il Sud Africa, paese che in questi giorni ospita i Mondiali di calcio, ma che rispetto al passato, ha mantenuto antichi vizi. «Il Sud Africa ha cambiato il proprio sistema politico, avviato un profondo rinnovamento sociale con la fine dell’apartheid, ma continua ad assicurare – esattamente come il regime precedente – libertà d’azione e impunità a uno dei uomini chiave del sistema del riciclaggio internazionale di Cosa Nostra. È il siciliano Vito Roberto Palazzolo, condannato in Italia per traffico internazionale di stupefacenti e associazione mafiosa».

L’atlante geo-criminale limitato alle vicende che mi hanno incuriosito di più arriva fino all’Australia, dove sono coinvolti personaggi calabresi e un diplomatico (mandato proprio nel Bel Paese). Il caso è quello del calabrese Francesco Madafferi, con precedenti alle spalle e trasferitosi in Australia. Qui vive senza permesso di soggiorno e dopo qualche anno, per questo, viene arrestato. Dovrebbe essere espulso ma la comunità italiana di oppone.  Poi entra in gioco la politica: «La ministra, la liberale Amanda Eloisa Vanstone, nel 2005 annulla il decreto di espulsione per motivi umanitari (Madafferi ha oramai una famiglia australiana, NdR). La DDA protesta ricordando come Maddafferi per la legge italiana sia “soggetto delle misure di sorveglianza speciale applicate a persone molto pericolose per la società” ». Ma le cose non cambiano. Solo le cronache non si fermano: «Nel febbraio 2009, in Australia è comparsa la notizia che le autorità avrebbero riaperto l’indagine sui finanziamenti e le donazioni che il partito liberale avrebbe ricevuto da persone facoltose del mondo economico e imprenditoriale, riconducibili alla mafia calabrese. La notizia è stata occasione di nuove polemiche. Anche perché tra i nomi coinvolti nell’indagine, secondo alcune fonti giornalistiche australiane, compare quello di Antonio Madafferi, il fratello di Francesco. Nel frattempo la senatrice Vanstome, forse per essere tolta dal centro della polemica, è stata nominata ambasciatrice. Dal 2007 rappresenta il governo australiano in Italia».

Insomma come spiega Francesco Forgione, « la storia ci dice che mentre può e deve esistere una politica senza mafia, non possono esistere mafie senza il concorso e le collusioni della politica. È l’insegnamento che viene da un secolo e mezzo di storia d’Italia e vale per il mondo intero».

La speranza è che l’Italia che è stata patria del virus sia ora capace di produrre anticorpi. Uno di questi, lo ricorda Forgione, è FLARE, (Freedom Legality and Right in Europe), organizzazione nata da Libera. Il referente di FLARE per la Russia di nome fa Ilja Politkovskij. È il figlio di Anna Politkovskaja.