Libreria Popolare di Via Tadino

“La gabbia” e “Anticorpi alla videocrazia”. Domani presentazione a Milano

Quattro ragazzi con i loro sogni, i loro ideali, le loro battaglie per i diritti civili. Uno di loro scende in politica e il sodalizio si scioglie in malo modo.
Salvo riprendere, dapprima virtualmente, poi in carne e ossa, in campagna elettorale.
“La gabbia” il primo romanzo di Davide Cavazza parla di amicizia amore e lealtà. Ma soprattutto di informazione, di comunicazione. Di sondaggi e di chi fa politica per passione.
Ed è ambientato nel nostro paese. Oggi.
Anche per questo domani sera presentare il mio “Anticorpi alla videocrazia” insieme al libro di Cavazza sarà un occasione di confronto e analisi. Utile sia per noi, sia per chi avrà voglia di venire, ascoltare e magari intervenire.
Davide nella vita si occupa di diritti umani. Che più volte rientrano nel corpo del libro. Che vi consiglio.
A domani sera!
Ad maiora

Martedì 19 marzo, ore 20.30, Libreria popolare di via Tadino 18. Milano

20130318-113945.jpg

Per un’informazione al servizio della verità (e della felicità)

Ogni tanto Guido della Libreria popolare di via Tadino 18 (base operativa e sentimentale di Annaviva a Milano) mi dice: questo devi assolutamente leggerlo.
Difficilmente sbaglia.
Così è stato per “Informazione e verità” (Viator, 2011) di Daniele Gallo che, da saggista e giornalista, affronta uno dei temi più complessi dell’informazione odierna: il rispetto della verità. Quella che il compianto Cavallari definiva la non-menzogna.
Gallo fa un passo in più in questo piccolo saggio ricco di spunti e di citazioni. Invita i giornalisti, evangelicamente, a essere al “servizio del bene”. E lo spiega così: “Si obietterà che il mondo della comunicazione informativa non ha come finalità la cura dei mali della società e che compito del giornalista è quello di fotografare la realtà com’è, non è quello di sostituirsi a psicologi e sociologi. Ma questa obiezione è figlia di un superato modo di affrontare i problemi: non basta più limitarsi a svolgere il compito, pur in modo irreprensibile, cui si è chiamati dalla propria professione. Occorre inserire un valore aggiunto supplementare: tutti dobbiamo concorrere al miglioramento di questa società, facendo qualcosa di più. Così il giornalista deve cercare e offrire la notizia, deve informare, e non solo contribuire alla conoscenza dei fatti ma anche alla loro spiegazione, per ridurre il livello collettivo di non conoscenza e di conflittualità e aumentare quello del rispetto e della solidarietà”.
Per quanto riguarda la conflittualità, da einaudiano e gobettiano, ne conservo un’idea positiva e non negativa, ma lo spunto a fare qualcosa in più del mero mestiere lo condivido in pieno. Le mia attività in Annaviva, per quanto mi riguarda, rientrano in questo filone di pensiero. E forse anche le lezioni universitarie.
Il libro analizza ovviamente la deriva dell’informazione sempre più spettacolare e sempre meno deontologica. Gallo riporta parte del Manifesto per un’etica dell’informazione dell’Unione cattolica della stampa italiana: “Viviamo in una società dello spettacolo. Il giornalista, pur conoscendo l’importanza delle modalità comunicative legate allo spettacolo e la loro capacita di attrazione, è consapevole che la sua attività si colloca su di un piano diverso. L’informazione non è spettacolo, anche se può far uso di forme che sono proprie dello spettacolo. Il compito di una corretta informazione non può essere quello dell’intrattenimento”.
La comunicazione, televisiva e non solo, è sempre più centrale nell’attuale fase storica (rappresenta il 12% dell’economia moderna) tanto fa essere sempre più nel mirino di eserciti e di terroristi. Daniele Gallo cita, non a caso, le Torri Gemelle (il cui abbattimento ebbe tempi “televisivi”: con il secondo aereo ripreso da migliaia di telecamere, più o meno professionali): “Il significato storico dell’attacco alle Torri Gemelle è tutto incentrato sulla straordinaria importanza dal punto di vista comunicativo piuttosto che sulla sua ridotta importanza sul piano militare. Le regole che va a stravolgere sono quelle faticosamente disegnate da una società civile, che ha in testa l’idea della costruzione di una collettività, di una comunità, al di là dell’esistenza singola, quel mondo comune definito da Hannah Arendt e che comprende “coloro che sono vissuti prima di noi e coloro che vivranno dopo di noi”, mondo in cui si manifesta la fondamentale condizione umana di pluralità”.
Ma è soprattutto su quella che Gallo chiama l’etica della responsabilità di noi giornalisti che invita a riflettere, e sopratutto a muoversi: “Si pensi a quale ricaduta positiva assisteremmo se il mondo della comunicazione si ponesse l’obiettivo, parallelamente alla necessita fisiologica di “dare la notizia”, di alimentare il gusto dell’armonia tra le persone, di favorire l’anelito alla felicità. Certamente non tutte le notizie si prestano per una diffusione con tali caratteristiche, soprattutto quelle più drammatiche, ma iniziamo a eliminare la superficialità, la maliziosità, la strumentalizzazione, la menzogna, il sensazionalismo, la mancanza di rispetto e un circuito virtuoso si metterà in moto”.
Più facile a dirsi che a farsi.
Ma se non si parte (anche da soli) non si arriverà mai da nessuna parte.
Ad maiora

………………

Daniele Gallo
Informazione e verità
Gruppo editoriale Viator
Milano, 2011
Pagg. 95
Euro 10

20120527-171900.jpg

SERATA IN RICORDO DI NATALIJA ESTEMIROVA

Venerdì sera (20 maggio) l’associazione Annaviva organizza una serata in in ricordo di Natalija Estemirova.

Ci troveremo dalle 20.45 alla Libreria Popolare di Via Tadino 18 a Milano.

La scorsa estate il prendente Medvedev annunciò che erano stati individuati i killer della giornalista russa uccisa tra la Cecenia e l’Inguscezia nel luglio 2009. La stampa di tutto il mondo (e anche la distratta politica internazionale) si accontentò di quella dichiarazione propagandistica. Sono passati dieci mesi e i killer, sempre che fossero stati veramente individuati, se ne vanno a spasso per la Federazione Russa o magari per l’Europa.

Assassinata a colpi di makarov 9 mm, la stessa arma che usarono per uccidere Anna Politkovskaja. Una pistola un tempo in dotazione alle forze armate sovietiche. Per Natalija come Anna, stranamente, non sono mai stati trovati gli esecutori materiali.

Le due giornaliste erano d’altronde attive sul fronte dei diritti umani ed erano invise a quel presidente ceceno (l’impresentabile Ramzan Kadyrov) grazie ai cui petrorubli si è assistita qualche giorno fa alla patetica partita di calcio che ha visto protagonista anche Maradona. Triste esempio di uno spettacolo globale del quale lo sport è uno dei principali motori.

Di questo e di altro parleremo venerdì sera a Milano. Ascoltando Fabrizio Ossino, che si è da poco laureato alla Sapienza di Roma con una tesi su come i media europei hanno coperto l’omicidio Estemirova.

Con imbarazzanti risvolti anche per il giornalismo nostrano.

Vi aspettiamo.

Ad maiora