Lampedusa

Lampedusa, un anno dopo

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Oggi si ricorda la più grave strage di migranti nella recente storia dei viaggi della speranza nel Mediterraneo.
Sentiremo e vedremo, a Lampedusa e altrove, tante lacrime di coccodrillo per quei 366 morti.
Nella piccola isola siciliana, appena dietro il porto, c’è una sorta di cimitero delle navi degli immigrati. Un involontario monumento a chi si affida alla sorte pur di sfuggire a fame e miseria. Ma anche un inno alla burocrazia italiana, visto che quelle navi di legno sono lì, a volte da anni, sotto sequestro giudiziario.

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Questa estate, grazie all’operazione Mare Nostrum, a Lampedusa non sono praticamente arrivati barconi.
Che credo torneranno ad affollare il cimitero delle barche, se verrà interrotta e non sostituita da qualche intervento europeo.

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Rivedendo le foto, mi è tornata alla mente la domanda retorica che mi ha suggerito uno dei primi abitanti conosciuti a Lampedusa: perché non fanno i controlli sull’altra sponda del Mediterraneo e fanno partire, con un traghetto, chi ha i requisiti per venire?
Ad maiora

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Le tartarughe del centro WWF di Lampedusa


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Questa tartaruga della specie Caretta caretta è una delle tante che viene curata nel Centro di recupero tartarughe marine di Lampedusa. Sono ferite da ami o reti. Ma spesso finisco qui, malmesse, anche per aver ingerito accidentalmente pezzi di sacchetti di plastica (scambiati dalle tartarughe, per meduse, i cui come si vede nel video sono ghiotte) buttati a mare da idioti.
È possibile visitare il centro dalle 17 alle 20. Si trova nel porto vecchio di Lampedusa.
Il centro vive sopratutto grazie all’attività di volontariato.
Ad maiora

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Perché il 3 ottobre diventi la Giornata della Memoria e dell’Accoglienza

Ricevo e volentieri vi inoltro l’appello del Comitato 3 ottobre per non dimenticare la strage di Lampedusa.

Io ho aderito.

Voi?

Ad maiora

…………………….

L’obiettivo  è organizzare la prima Giornata della Memoria e dell’Accoglienza a Lampedusa, il 3 ottobre 2014 per non dimenticare  la strage del 2013 e fare in modo che non accada più.

 

Dal 3 ottobre 2013, ogni mese abbiamo organizzato un evento per tenere vivo il ricordo della strage che è costato la vita a 368 persone, annegate nel mare di Lampedusa.

Abbiamo lanciato una petizione perché il 3 ottobre diventi .

Abbiamo rivolto un appello ai candidati europei per l’apertura urgente di corridi umanitari nel Mediterraneo.

Abbiamo dato voce ai familiari delle vittime del 3 ottobre, che cercano ancora i corpi del propri cari.

Abbiamo denunciato e contribuito a fermare i trattamenti degradanti nel centro di accoglienza di Lampedusa.

Ora stiamo organizzando un grande evento a Lampedusa il 3 ottobre 2014, per non dimenticare. E stavolta abbiamo bisogno anche di te! Sostienici! Non lasciarci soli!

per la raccolta fondi, cliccate qui:

http://www.kapipal.com/comitato3ottobre

grazie di cuore

L’ondata di immigrati a Lampedusa ha spiaggiato l’informazione tv

Alle 18 alla Fondazione del Corriere della sera contribuirò alla presentazione milanese del rapporto di Medici senza frontiere sulle crisi dimenticate dai media 2011 (il rapporto è pubblicato da Marsilio).
Le mie scarse competenze non possono che concentrarsi si quella parte della vicenda che riguarda la televisione e l’atteggiamento verso le “emergenze umanitarie”.
Lo studio dell’Osservatorio di Pavia si concentra questa volta sull’atteggiamento dei cronisti televisivi nei confronti dell’ondata immigratoria seguita alla guerra libica e alle primavere arabe.
Scrivo non a caso “ondata” perché l’analisi rivela una cosa su cui insisto nei corsi di giornalismo: le parole sono importanti. Nanni Moretti, in una delle scene che più adoro, schiaffeggia la giornalista che usa frasi fatte. A Lampedusa avrebbe dovuto usare dei droni per cercare di correggere quella patetica attitudine di tanti colleghi di drammatizzare situazioni di per se già drammatiche.
E così si è parlato di “tsunami umano”, come se l’arrivo degli immigrati che rischiano la vita per attraversare il Mediterraneo fosse una specie di evento naturale. La reazione ovvia a una guerra. Capace di distruggere le nostre isole (non a caso “liberate” una volta partiti gli immigrati), il nostro Bel Paese.
Giustamente l’analisi sottolinea che, finita l’emergenza, quasi tutti si sono dimenticati di raccontare dove si fosse “spiaggiata” quell’onda umana (al Tg regionale della Rai, invero, abbiamo raccontato più volte di quei migranti spediti a prender freddo sulle montagne bresciane).
L’analisi dell’Osservatorio di Pavia critica anche il primato della cronaca rispetto all’approfondimento nei tg. Questa è però uno degli elementi fondanti dell’informazione televisiva. In un paese normale, gr e tg dovrebbe raccontare (tutti) gli elementi essenziali e il giorno dopo ci si dovrebbe recare in edicola a prendere il giornale per leggere gli approfondimenti. Oggigiorno, questa seconda parte del meccanismo-informativo è sempre meno presente, sia per pigrizia diffusa, sia per l’incapacità dei giornali di riempire tutti quegli spazi lasciati vuoti dall’informazione radio-televisiva. Gli approfondimenti poi in realtà ci sono anche in tv. Meno sui sette canali generalisti (dove tutto è occasione di inutile dibattito politico). Più invece, sui canali all news.
Una cosa positiva hanno lasciato le vicende di Lampedusa al sistema informativo italiano. L’uso del termine “migranti”, piuttosto che profughi (errato, peraltro) o l’agghiacciante clandestini. Ricordo che persino Berlusconi, in uno dei suoi comizi sull’isola, parlò di migranti. Tutti si concentrarono invece sull’annunciato acquisto (propagandistico) di una casa da quelle parti. Fu sbertucciato a lungo per il mancata finalizzazione della compra-vendita. Inutilmente peraltro, visto che la villa è stata inserita nella sua dichiarazione dei redditi di quest’anno.
Quando si è superificiali, insomma, lo si è a 360 gradi.
Ad maiora.

Questo il link sull’iniziativa Msf/Fondazione Corriere della sera di oggi alle 18:

http://www.medicisenzafrontiere.it/eventi/scheda_evento.asp?id=2894

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