Julia Timoshenko

PROCESSO TIMOSHENKO: L’EVENTUALE CONDANNA RISCHIA DI ISOLARE L’UCRAINA

Julia Timoshenko continua ad aspettare in una cella di sicurezza il verdetto su una possibile condanna a dieci anni di carcere per aver sottoscritto (dietro il ricatto della chiusura dei rubinetti del gas) un contratto con la Russia che secondo le attuali autorità ucraine (e la magistratura che le segue) avrebbe aspetti criminosi. Da quelle parti il tema del gas e dell’energia è tutt’ora al centro del dibattito, anche per via dei gasdotti russo-itao-franco-tedeschi che bypasseranno il paese e la Bielorussia (e come dimostra la foto dell’Itar Tass che accompagna questo pezzo, c’è bisogno di un miracolo per sperare che metano circoli ancora in quei tubi).

Il Financial Times paventa che un’eventuale condanna minerebbe in maniera significativa i rapporti tra l’Unione europea e l’Ucraina:

http://www.ft.com/intl/cms/s/0/58ef88b2-daf1-11e0-bbf4-00144feabdc0.html#axzz1XeTknStF

Persino l’americanocentrico Obama potrebbe accorgersi che (anche se non ha tanto petrolio) esiste il nostro continente e magari far sentire la sua voce.

Il processo contro l’ex leader della Rivoluzione arancione è tutto politico. Il presidente Janukovich, in caso di condanna della sua rivale, vedrebbe consolidare la forza del suo Partito delle regioni. Nella repubblica post-sovietica, i condannati non possono infatti più candidarsi alle elezioni. Chissà cosa ne direbbero dalle nostri parti, dove l’attivismo principale di alcuni politici sembra essere quello di sfuggire ai giudici.

Forse almeno per questo, solidarizzeranno con la leader dell’opposizione di un paese europeo che rischia una lunga condanna non per tangenti, ma per una decisione di politica economica.

Ad maiora.

LA DISUNIONE EUROPEA DI FRONTE ALLA DISUNITA UCRAINA

Distratta come è ovvio da quel che accade nel Mediterraneo, la (dis)Unione europea non starà badando molto a quel che accade in uno dei suoi vicini orientali di casa: l’Ucraina.
Qui da un lato si è avviato un processo post-sovietico contro l’ex primo ministro Julia Timoshenko, alla sbarra per aver firmato un accordo svantaggioso sul gas con Putin (ma soprattutto per aver eliminato gli oligarchi che facevano da filtro – guadagnandoci come un Lavitola qualunque- tra Gazprom e Naftogaz) e mandata in cella per oltraggio alla corte.
Dall’altro il presidente filo-russo Janukovich prova ad aprire all’Unione europea, scrivendo un libro in inglese e spingendo Alexandr Motyl di World Affairs a parlare di “Ukraine’s Orange Blues”:

http://www.worldaffairsjournal.org/new/blogs/motyl/Yanukovych_Turns_West

Basta leggere i primi commenti al post per rendersi conto della strumentalità della proposta da parte di chi ha “svenduto la sovranità” mantenendo la flotta russa in Crimea (sempre per via del gas, ossia per avere un sostanzioso sconto).
Ma non è comunque la prima volta che, anche dal fronte del Partito delle Regioni ora al governo, arrivano aperture verso Bruxelles. L’asse tra Mosca, Berlino e Roma (cui ora si è aggiunta Parigi) continua pervicacemente a costruire o progettare gasdotti (Nord e South Stream) che hanno il compito di tagliar fuori l’Ucraina (e la Bielorussia) dal tragitto del metano verso l’Europa.
Se a Bruxelles qualcuno fosse ancora interessato a un minimo di indipendenza della politica estera (ed energetica, che – come si vede in Libia- sono ormai la stessa cosa) sia da Mosca che da Washington forse sarebbe il caso che desse ascolto a Janukovich. Chiedendo magari in cambio di un’apertura di credito, più democrazia (e meno processi politici).
A volte è infatti più facile farsi capire da chi è apparentemente lontano, da chi apparentemente la pensa come noi.
Ma questo significherebbe avere una strategia europea. Un ossimoro, al momento.
Ad maiora

20110903-043959.jpg

DALLA TIMOSHENKO AGLI ULTRA’: PIOVONO CRITICHE SU JANUKOVICH

Alcuni tra i principali intellettuali ucraini hanno sottoscritto una lettera aperta indirizzata alla società ucraina nella quale condannano il processo contro la Timoshenko e invitano gli ucraini a non essere indifferenti rispetto alle ingiustizie perpetrate dal regime Janukovych: “Abbiamo ancora la possibilità di fermare tutto questo! Non dobbiamo tacere!”, scrivono.

I firmatari sono un gruppo eterogeneo di 28 tra scrittori, studiosi e commentatori, che vanno da ex dissidenti sovietici come Ivan Dzijuba, Bogdan Horijn, e Levko Lukijanenko ad ex scrittori sovietici Roman Ivanijchuk, Dmitro Pavlijchko, e Juri Mushketijk al filosofo liberale Miroslav Popovich fino a scrittori più giovani come Juri Andruchovič, Larissa Denijsenko, Sergei Zhadan, Vasil Shklijar e Iren Rozdobudko e i noti commentatori politici ucraini quali Mikola Rijabchuk e Sergei Hrabovskij.

Secondo gli autori dell’appello il processo Timoshenko rischia di allargare la repressione “contro tutti coloro che sono politicamente scomodi per il regime, contro i pensionati e le piccole imprese, contro i giovani attivisti, contro tutti coloro che si oppongono allo scivolamento del paese a una condizione feudale e criminale di controllo oligarchico e la distruzione della identità nazionale ucraina”.

E concludono: “La marcia indietro della democazia, cui stiamo assistendo, chiuderà la strada dell’Ucraina verso l’Europa, mentre allo stesso tempo spalancherà le porte a oriente, al nostro passato sovietico. Il caso Julia Tymoshenko riguarda ognuno di noi. Qui e ora siamo di fronte al Rubicone. Se le autorità lo attraversano, ci andremo di mezzo in molti nel futuro. Ma allora non ci sarà nessuno a scrivere appelli e inviti alla mobilitazione. Ci schiaccerà con calma e in solitudine. E’ già chiaro oggi quanto le autorità vogliano spaventarci. Ed avendo seminato terrore, è evidente la carenza di fiducia tra coloro che non hanno ancora perso la capacità di lottare per la loro nazione, come per i diritti economici, sociali e politici”.

Per gli autori dell’appello, il processo alla Tymoshenko sarà uno spartiacque oltre il quale l’Ucraina si avvierà verso un’autoritarismo putiniano. Chissà se l’Europa, in preda a crisi economica e recessione, se ne sta accorgendo.

Anche allo stadio non va meglio per Janukovich. O almeno non va meglio tra i tifosi della Dinamo Kiev che ringraziamo gli abitanti del Donbass (la regione orientale del paese) per aver “regalato” un presidente “senza cervello”:

http://youtu.be/mYDEPADnH2o

Un tempo la Dinamo dominava il campionato (e se la cavava bene anche in Europa mentre ora non conta più molto: ieri sera non ha giocato perché già eliminata). Ora invece sono i rivali dello Shaktar Donetsk  dell’oligarca Achmetov, vicino a Yanukovich, a vincere sempre (persino la Coppa Uefa nel 2009, primo club ucraino). Di qui le critiche, anche allo stadio.

Ad maiora.