Ivan Bogdanov

IVAN BOGDANOV RIMPATRIATO IN SERBIA (DOVE VIENE ACCOLTO COME UN TERRORISTA)

Ivan Bogdanov e Nikola Kličković, condannati per gli scontri prima e durante Italia e Serbia dello scorso 12 ottobre sono arrivati in Serbia dopo essere stati espulsi dall’Italia. I due, atterrati all’aeroporto Nikola Tesla di Belgrado, sono stati (platealmente) presi in consegna dalla polizia serba. Kličković (condannato a 3 anni dai giudici italiani) sarà spostato nel penitenziario di  Smederevo (non lontano dalla capitale), mentre Bogdanov rimarrà ancora qualche giorno nella centrale di polizia di Belgrado in attesa delle decisioni della magistratura serba sul suo conto. Secondo il pubblico ministero infatti, Bogdanov che a Genova ha commesso atti di violenza dentro e fuori lo stadio di Marassi, reati per i quali è stato condannato a tre anni e tre mesi di cella, potrebbe reiterare il reato. Kličković è finito invece a Smederevo perché il locale tribunale lo aveva già condannato a quattro mesi di carcere sempre per reati legati ad azioni ultrà.

La partita Italia-Serbia fu interrotta al 6′ del primo tempo e la Uefa ha deciso a tavolino la vittoria degli azzurri per 3-0 (e una partita a porte chiuse per la nazionale serba). La Federcalcio serba ha dovuto pagare 120 mila euro di multa, mentre quella italiana 100 mila per cattiva organizzazione. 

Daniel Janjic, un altro dei quattro ultrà serbi condannato (2 anni e 8 mesi), era stato scarcerato ed espulso il 5 maggio, mentre Srdjan Jovetic, cittadino montenegrino (2 anni e 6 mesi la condanna), era stato rimandato a casa il 10 aprile.  

Ad maiora.

3 ANNI DI CARCERE PER IVAN IL TERRIBILE

“Quatre supporteurs serbes ont été condamnés mardi à Gênes (nord) à des peines de prison ferme allant de deux ans et six mois à trois ans et trois mois de prison pour leur participation aux incidents qui avaient entraîné la suspension du match Italie-Serbie le 12 octobre”. “A Serbian fan was convicted Tuesday for instigating a riot at a European Championship qualifier in Italy in October, receiving a jail sentence of three years and three months”. “Four Serbian soccer fans were sentenced to up to three years and three months in prison for their involvement in a riot that forced the abandonment of a Euro 2012 qualifier in Italy, judicial sources told Reuters.”

Ogni tanto la giustizia italiana finisce sui media internazionali anche se non si occupa di Berlusconi e dei suoi rapporti con le minorenni.

La notizia dei 3 anni e tre mesi di carcere cui è stato condannato Ivan Bogdanov, detto Ivan il Terribile, l’ultrà serbo che stette sulle balaustre del Ferraris di Genova incitando alla rivolta durante Italia-Serbia – e che fu riconosciuto il mattino dopo dagli agenti grazie soprattutto al tatuaggio con la data della battaglia di Kosovo Polje (1389) – ha fatto il giro del mondo.

Il giudice Annalisa Giacalone ha detto di aver accolto le richieste dei pm e parla di “sentenza equilibrata”. Il legale degli ultrà, Riccardo Dirella, ha dichiarato invece che gli assistiti sono in cella da cinque mesi e “se non fossero serbi sarebbero già usciti”.

Gli altri condannati sono Daniel Janjic, 28 anni, 2 anni e 8 mesi di carcere, Nicola Klickovic, 31enne, 3 anni di carcere e Srdan Jovetic, 20 anni montenegrino. 2 anni e sei mesi di carcere.

E’ possibile che i legali facciano richiesta di scarcerazione. Se accolta la pena verrebbe sospesa e loro espulsi.

La Serbia perse a tavolino 3-0 la partita contro gli azzurri interrotta da Ivan e soci. La nazionale serba ha poi perso in casa con l’Estonia (1-3) e pareggiato con la Slovenia (1-1). Ora la Serbia, con 4 punti, è quinta su una classifica di sei squadre. Gli azzurri sono primi con 10 punti.

Serbia-Italia si giocherà a Belgrado il prossimo 7 ottobre. Una data che per me vuol dire qualcosa ma che qui c’entra poco o niente.

Ad maiora.

CHI HA PAGATO GLI ULTRA’ SERBI?

Il quotidiano serbo Politika (un tempo vi colaborava anche il premio Nobel Ivo Andrić) anche oggi dedica ampio spazio alle cronache riguardanti gli ultrà serbi. Secondo una fonte del giornale, sarebbero stati pagati più di 200 mila euro per finanziare il gruppo di sessanta teppisti che ha messo a ferro e fuoco il Marassi di Genova.

L’obiettivo potrebbe essere quello di destabilizzare la Serbia per impedire un suo – futuribile – ingresso nell’Unione europea. In questo caso, dietro gli scontri potrebbero essere due boss del traffico di cocaina (che attualmente si sono dati alla macchia).

Ma non si esclude che vi potrebbe essere un tentativo di far cadere la giunta che guida la Federcalcio serba (Fss). Anche in questo caso, ovviamente, per ragioni di business.

Gli agenti serbi, intervistati dai colleghi di Belgrado, ritengono che la polizia italiana sia stata colta di sopresa all’inizio e abbia reagito bene durante e dopo gli scontri. Dalla Serbia sono comunque partiti 1.100 ultrà. Alcuni si sono mossi fin dal 6 ottobre, anche se il grosso è partito l’11.

In cella vi sono attualmente Ivan Bogdanov (30 anni) da Belgrado, il capo-curva, Srdjan Jovetic (20 anni), montenegrino, Daniele Janice (28) nato a Lubiana e Nikoli Kličković (31), da Novi Sad. Questi tifosi erano stati denunciati (daspati, si direbbe da noi) dalla polizia serba per “comportamento violento in occasione di manifestazioni sportive”.

In carcere sono anche Goran Stanic (25) da Knin, Nenad Radovic (30), Strahinja Toljagić (24) da Belgrado e Delic, Vladimir (28) di Novi Sad.

Secondo Politika, Ivan Bogdanov sarebbe arrivato dalla Serbia – il 10 ottobre – passando attraverso la frontiera di Kelebija, in Voivodina, a pochi chilometri dall’Ungheria.

La polizia serba ha ne frattempo arrestato 46 tifosi, una volta rientrati dalla trafserta genovese. Tra loro Alexander Zagorčić (28 anni) di Novi Sad, che martedì era stato ripreso mentre cercava di sfondare il vetro antiproiettile dello stadio. E’ stato arrestato al valico di frontiera di Batrovci, anche questo in Voivodina, vicino all’Ungheria.  La maggior parte degli arrestati sono di Belgrado, Novi Sad, Kragujevac, Nis. Il più giovane tra gli arrestati ha 19 anni, il più vecchio 34.

IVAN (IL TERRIBILE) E IL SANGUE DEL SULTANO

Dopo aver visto che Ivan Bogdanov, il capo ultra’ serbo, super tatuato, aveva impresso sull’avambraccio la data 1389 (strana nemesi rispetto ai poveri ebrei cui era tatuato un numero, anche questo di riconoscimento) gli avevo consigliato un libro di uno scrittore albanese, Ismail Kadaré. Ma lui che brucia la bandiera rossa con l’aquila bicefala temo darebbe fuoco, a maggior ragione, a – immaginifici – racconti nel quale il saggista nato ad Argirocastro (magnifica cittadina del sud albanese) descrive a modo suo la battaglia sulla Piana dei Merli e soprattutto le sue nefaste conseguenze.

Le vene aperte del Kosovo, si potrebbero titolare.

Dubito che nel carcere genovese di Pontedecimo dove è recluso (Marassi e’ pieno come un uovo – strano, no?) Ivan sia interessato a questo racconto (“Tre canti funebri per il Kosovo”, Edizioni Tea), che magari può invece interessare chi frequenta questo blog.

Eccone un brano.

RAPPORTO DELL’INVIATO SEGRETO NELLA PIANURA DEL KOSOVO DA RIMETTERE NELLE MANI DI SUA SANTITA’

Come sarete informato, la battaglia del Kosovo si è conclusa. Carlo V di Francia ha avuto troppa fretta di far cantare un Te Deum nella cattedrale parigina di Notre-Dame. La disfatta dei nostri alleati cristiani è stata spaventosa. In dieci ore, il muro balcanico è crollato e la cristianità si trova ora esposta al flagello ottomano. A subire le perdite più gravi sono stati i serbi. Il loro principe Lazzaro e i suoi figli sono stati fatti prigionieri. Gli altri alleati, il re di Bosnia, il voivoda valacco, i conti albanesi e i boiari croati e ungheresi sono stati annientati.

Si è potuto credere che il destino, con la messa a morte del sultano Murad I, abbia voluto fornire un unica consolazione ai vinti, ma l’intervento del Cielo è stato troppo tardivo. E’ servito soltanto a ingrossare il fiume di sangue. Davanti alle spoglie del sultano martire ha avuto luogo un kurban – come chiamano qui il sacrificio – senza precedenti. Migliaia di prigionieri sono stati sgozzati e, fra loro, il principe serbo Lazzaro con i figli e decine di boiari. (…)

L’analisi prospettata in codesto messaggio è corroborata dal rituale della sepoltura di parte della spoglia del sultano nella pianura del Kosovo. La strana decisione di lasciare il sangue e le viscere del sovrano nella terra cristiana del Kosovo e di far inumare il resto del corpo nella capitale ottomana ha un senso preciso. Presso le antiche popolazioni balcaniche, tutto ciò che concerne il sangue è, come si sa, eterno, imperituro, segnato dal marchio del destino. Nel corso di mezzo secolo di contatti con questi popoli, i turchi si sono, a quanto pare, appropriati alcuni elementi di codesta simbologia, e hanno inteso, bagnando quella pianura con il sangue del loro sovrano, maledirla e benedirla al contempo, imprimere a essa – e per suo tramite, alla loro furia conquistatrice – un senso, un destino, in altre parole, un “programma”, come si suol dire oggidì.

Nell’ultimo canto, Kadaré concede invece la parola alle spoglie del sultano, ucciso in Kosovo.

Allah! Sono passati più di dieci secoli e sono stanco, sovrano solitario nelle immensità cristiane. Talora, nei momenti più tristi, mi chiedo se non ci sia il mio sangue all’origine di tutti questi orrori. So che è un’ipotesi insensata; nondimeno, nel non essere in cui mi trovo, Signore, Ti supplico, concedimi infine l’oblio! Fà in modo che il mio sangue sia cavato fuori e portato lontano da questa gelida pianura. E che non ci si limiti a togliere il vaso di piombo, ma si rivolti la terra laddove ci fu la mia tenda, dove il suolo di impregnò di questo sangue. Sì, mio Dio, fà frantumare ben bene la terra intorno a me, poiché basterebbero poche gocce per ritrovarvi addensata tutta la memoria del mondo…

Così non sembra sia stato, malgrado i numerosi conflitti che si sono succeduti in questi secoli su quelle terre. La maledizione del sangue del sultano è arrivata anche allo Stadio Marassi di Genova, una sera di ottobre. 621 anni dopo la violentissima battaglia, sulla desolata terra della Piana dei Merli, di Kosovo Polje.

Ad maiora

ARRESTATO IL CAPO ULTRA’ SERBO. IVAN, CLASSE 1389

E’ stato arrestato alle tre del mattino Ivan Bogdanov, 29 anni, capo degli ultrà serbi (e della Stella Rossa), quello che ieri sera a Marassi era seduto sulla balaustra. Da lì bruciava bandiere albanesi e lanciava grida di battaglia.

La polizia lo ha trovato nascosto nel vano motore del pullman dei tifosi serbi che stava facendo rientro a Belgrado. E’ stato riconosciuto per la data incisa sull’avambraccio: 1389.

Su quella data, l’amico e collega Marco Braghieri ha, nottetempo, scritto queste considerazioni:

1389. Un numero, un tatuaggio. Il serbo che si è arrampicato sulla recinzione del Luigi Ferraris lo porta su un braccio. Ha un passamontagna da cui spuntano gli occhi azzurri, taglia la rete con una cesoia. Incita quelli che lo guardano, dagli spalti. Ma cosa significa 1389? È una data, una di quelle che i serbi considerano centrali nella loro storia. La data della battaglia della Piana dei Merli. Regno di Serbia da una parte, sultanato dei Turchi dall’altra. La sconfitta porterà, settanta anni dopo, alla dissoluzione dell’impero di Stefano Uros V. Praticamente tutta la nobiltà serba verrà uccisa.

Duijzings, in Religione e politica dell’identità del Kosovo, scriverà “la maggior parte della storiografia serba sostiene che dalla Battaglia del Kosovo i Serbi hanno subito centinaia di anni di oppressione da parte dell’impero Musulmano”. Per il vescovo Amfilochije Radovic, metropolita del Montenegro fu “il Golgota del popolo serbo… la perdita del regno terrestre, transeunte e conquista dell’eterno regno celeste”.

E davanti a centinaia di migliaia di persone, il 28 giugno 1989, il neo presidente serbo Slobodan Milosevic, pronunciò un discorso, proprio dalla Piana dei Merli, per il seicentesimo anniversario della battaglia. Iniziava così: “La Serbia, dopo molti anni, dopo molte decadi, ha riottenuto la sua integrità statale, nazionale, e spirituale”. Un’unità ottenuta togliendo al Kosovo l’autonomia concessa nel 1974. Era l’inizio del nazionalismo serbo, di quella che poi sarebbe stata la guerra jugoslava. Quasi un anno più tardi, il 13 maggio 1990, si doveva giocare Dinamo Zagabria contro Stella Rossa di Belgrado. La partita non fu mai disputata, a causa di scontri fra le tifoserie. “Jugoslavia, calcio violento” titolava Repubblica. A venti anni di distanza, la serata di Genova. Con i serbi incitati da un ultrà col 1389 tatuato sul braccio.

Non è un particolare.

 

Sul 1389 consiglio la lettura di “Tre canti funebri per il Kosovo” di Ismail Kadaré. Penso lascerebbe a bocca aperta anche Ivan (il terribile).

Ad maiora