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L’Infotainment in televisione: dalla tv del dolore a un giornalismo consapevole

Come è cambiato il ruolo della tv nel nostro paese: da quello educativo (del sempre citato Maestro Manzi) a quello per lo più incentrato sull’intrattenimento. Di questo si occupa la tesi di laurea specialistica di Elisabetta Pistoni in discussione oggi all’Università degli studi di Milano.
La laurenda ha analizzato gli esordi dell’elettrodomestico, il cui ruolo ha cominciato a cambiare anche prima dell’arrivo della tv commerciale, già ai tempi della tragedia di Vermicino (la diretta che diede il là alla tv del dolore, mai più tramontata). Con il moltiplicarsi dei canali e dei programmi di “approfondimento” la situazione è andata peggiorando.

La Pisoni nelle parti finali del lavoro cita, per sollevare un po’ e sorti della categoria, giornalisti icone – Indro Montanelli, Enzo Biagi, Tiziano Terzani e Ryzard Kapuscinski – dei quali purtroppo dobbiamo però parlare al passato.
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Dall’infotainment all’analisi del gradimento televisivo tramite i tweet

La televisione ha in questi hanno scelto la strada della spettacolarizzazione, per non dire dello spettacolo. Ciò non è avvenuto solo nei programmi di puro intrattenimento ma anche nei più seriosi tg. Il tutto per attirare ascolti. Che ora vengono analizzati non solo con le rilevazioni Auditel ma, dagli ultimi mesi, anche con le analisi dei tweet, effettuate dalla Nielsen e da The Fool.

E’ questo il tema al centro dell’attenzione della tesi di Calogero Inguanta, in discussione in queste ore all’Università degli studi di Milano. Lo studente parte dall’analisi della recente storia dell’elettrodomestico più amato dagli italiani, verificando come l’infotainment la faccia ormai da padrone. Ci sono programmi che ormai vivono solo grazie a questa commistione. Con un buon successo di pubblico. Come dimostra l’ultimo capitolo della tesi che racconta la “social tv” ossia l’interazione tra i social network e i programmi tv. Non si tratta di un semplice conteggio dei tweet, ma anche un’analisi della reputazione di alcuni programmi sulla rete.

La tv sta riuscendo quindi a cavalcare anche i social network. Dove, tra critiche (tante) e applausi (non forti) il piccolo schermo è sempre al centro dell’attenzione.

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Se l’informazione è pubblicitaria (tesi)

Qual è il confine tra informazione e propaganda in tv? E’ la domanda, affatto pellegrina, che si è posto Francesco Morzaniga per una tesi in discussione ieri alla Statale di Milano.

Morzaniga ha cercato, in partenza, di definire i confini tra i due ambiti, tracciando una definizione su a cosa serva il giornalismo e a cosa  – invece – serva la pubblicità. I due ambiti nono devono, o meglio non dovrebbero coesistere.

La tesi spiega come invece i due ambiti finiscano per confondersi, partendo dagli Stati Uniti (dove ha origine ormai tutto ciò che riguarda le immagini in movimento) e arrivando alla Russia di Putin, dove gli spot politici utilizzano (facili) richiami sessuali.

Non è stata tralasciata nemmeno la propaganda mondiale che portò alla guerra in Iraq, ma anche le bufale fatte circolare, dai tempi di Timisoara fino alle (finte) fosse comuni in Libia.

Morzaniga affronta anche tematiche italiane, dalle campagne elettorali vinte grazie alla propaganda (di solito sul tema sicurezza o su quello delle tasse) fino alla bufala dell’assalto degli ultrà napoletani al treno.

Senza dimenticare Berlusconi, assolto dal Tg1.

La tv, sostiene giustamente il tesista è la “rondella più adatta al funzionamento dell’ingranaggio” della propaganda, proprio grazie all’infotainment. Fermare questa tendenza è assolutamente necessario. “Difficile , però, che il problema si possa risolvere senza l’aiuto di una classe giornalistica conscia del problema stesso e della stessa importanza di risolverlo.”

Parole di Morzaniga che sottoscrivo, come giornalista prima che come professore a contratto.

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