Ibrahimovic

La Bindi apre la campagna elettorale

La campagna acquisti rossonera (Ibra e Robinho, roba che gli ultrà che hanno messo lo striscione a fine campionato lo stanno mangiando pezzo a pezzo) e gli insulti di Bersani di ieri (“Il berlusconismo fa regredire la politica alla fogna”) danno il definitivo la alla campagna elettorale.

Resta solo da vedere cosa dirà domenica Fini a Mirabello. Il presidente della Camera sembra un po’ la Sibilla cumana della politica italiana. Dopo due mesi di silenzio, si attende una parola che possa definire quel che farà. Spero rispetterà la Bibbia: “Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no. Il di più viene dal maligno”. In alternativa, dovrà essere interpretato. E stiamo freschi.

Ieri però ho avuto l’occasione di sentire (in quel di Osnago nella tradizionalmente laboriosa Brianza) Rosi Bindi e ne ho tratto l’impressione che il count down del voto sia ormai partito.

La presidente del Pd (in una sala supergremita) ha detto che l’era Berlusconi è ormai giunta al capolinea. La frase su cui è probabile si incentri la campagna per conquistare la maggioranza l’ha detta quasi alla fine del suo intervento: “In questi due anni di governo la vostra vita è migliorata o peggiorata grazie al governo Berlusconi?”.

La Bindi sostiene di non voler lasciare a Di Pietro l’antiberlusconismo (“Io sono più antiberlusconiana di lui”) e dice che il partito è pronto ad affrontare il voto anche se spera di cambiare la legge elettorale (con quale, però?).

Annuncia infine che, anche se non ha votato la norma statutaria, questa prevede che il segretario del Pd sia anche il candidato premier.

Avremo primarie con Bersani contro Vendola?

Chiediamolo alla Sibilla.

Ad maiora.

La morte di Cossiga (vista dalla Spagna)

Nel post che ho scritto qualche giorno fa, raccontavo degli stretti rapporti tra Francesco Cossiga morto oggi (alle 13.18, come ha compulsivamente ripetuto il Tg1) e i paesi baschi:

https://andreariscassi.wordpress.com/2010/08/11/il-basco-di-francesco-cossiga/

E’ quindi interessante vedere come nel variegato mondo iberico hanno accolto la notizia della scomparsa dell’ex presidente italiano.

I quotidiani spagnoli on line parlano molto, in queste ore, delle critiche dei popolari ai socialisti per la tensione alla frontiera di Melilla, città spagnola in terra d’Africa. In questi giorni il governo marocchino ha accusato la polizia spagnola di “atteggiamenti razzisti”. E la polemica diventa politica. Molta attenzione viene data anche all’acquisto del giocatore tedesco di origine turche Mesut Ozil da parte del Real Madrid. E’ in apertura, di spalla, persino su La Vanguardia di Barcellona, che però dedica l’approfondimento ai complessi rapporti tra due campioni blaugrana: Villa e Ibrahimovic.

Ma veniamo a Cossiga. Il primo quotidiano online ad averne dato notizia è El Mundo. Il quotidiano di Madrid, non di sinistra, di proprietà di Rcs, dà la notizia in prima pagina con un neutro “Fallece el democristiano Cossiga, ex presidente de la Republica italiana”, accompagnato da un editoriale dal titolo: “Cossiga, el presidente más controvertido de Italia” (il più discusso d’Italia). Nella biografia, le ultime righe sono dedicate ai rapporti tra il sardo e i baschi: “Ha visitato diverse volte in Spagna, invitato dal Partito nazionalista basco, con il quale aveva ottimi rapporti, fatto che gli è costato più di uno scontro con l’ex presidente popolare, José María Aznar”.

Ma andiamo sui quotidiani baschi. El Correo, uno dei più diffusi, ha la notizia in prima: “Muere el ex presidente de Italia Francesco Cossiga”, e un approfondimento nelle pagine interne dal titolo: “Il monarca costituzionale che si trasformò in un ciclone”. Anche qui si ricordano gli ottimi rapporti col Pnv e quelli pessimi col Pp.

Un altro dei giornali in lingua basca, Deia, si concentra sulla manifestazione della sinistra basca prevista per il 27 agosto 2010 e ignora la morte di Cossiga. Sulla stessa falsariga anche un altro quotidiano di San Sebastian, Diario Vasco, che non parla dell’ex presidente ma, in chiave locale, informa che il 61% dei baschi è a favore del divieto di fumo nei locali pubblici, da poco approvato dal governo autonomo.

Silenzio su Cossiga anche sul giornale più indipendentista Gara. Ma in questo caso, staranno attendendo la reazione di Batasuna e quindi andrà rivalutato domani.

La notizia è solo una foto con l’annuncio della morte su El Pais, il quotidiano vicino ai socialisti (e a Repubblica). Di solito è invece attentissimo alle cose di casa nostra (ricordate le famose foto di Berlusconi in Villa?). Avranno il corrispondente in vacanza. Vedremo come recupereranno nelle prossime ore.

Il neurone al City, Cigarini al Siviglia

In questo agosto poco vacanziero, i tormentoni dei giornali (anche i giornali, come le radio, mandano in loop sempre lo stesso disco: all’inizio dici mah, poi carino, alla fine ti abitui e ti piace pure: spesso, risentito un anno dopo, ti domandi come mai ti piacesse) sono stati due: la casa di Montecarlo e l’addio di Balotelli.

Sulla prima mi avvalgo.

Sulla seconda, vorrei sottolineare come invece sia passata sotto silenzio la partenza di un altro campioncino italiano, diretto in Spagna.

Luca Cigarini (classe 1986) è stato ceduto in prestito dal Napoli al Siviglia. Stasera in campo per l’andata della Supercoppa di Spagna, pur entrando nel secondo tempo, si è reso protagonista, con un assist e buone giocate. Il Siviglia (che tra qualche giorno proverà a entrare nel gruppo che conta della Champions) ha così liquidato il Barcellona (di Ibrahimovic – in gol, ma sostituito – e Messi, impalpabile): 3-1. Il ritorno si gioca sabato.

Cigarini è considerato uno dei possibili eredi di Pirlo, anche in nazionale. Per ora gioca con l’Under 21. E’ di Montecchio Emilia, città che ha dato i natali anche a Orietta Berti.

Costato 9 milioni di euro lo scorso anno ha giocato in 28 partite e ha segnato un gol. Non si sarebbe ambientato però nella città partenopea. Sembrava interessasse alla Fiorentina, ma il Napoli ha preferito spedirlo in Spagna (prestito oneroso, con diritto di riscatto). Le prime cose che ha detto sbarcando in Andalusia è che vuole vincere titoli e trofei.

Forse al Napoli tutto questo sarebbe stato più difficile. Ma sotto il Vesuvio qualcuno staserà si starà mangiando le mani.