elezioni

Un indovino mi disse: la politica è per mediocri

La politica più di ogni altro settore della società, specie quella occidentale, è in mano ai mediocri, grazie proprio alla democrazia, diventata ormai un’aberrazione dell’idea originale quando si trattava di votare se andare o no in guerra contro Sparta e poi… di andarci davvero, andarci di persona, magari a morire. Oggi, per i più, democrazia vuol dire andare ogni 4 o 5 anni a mettere una croce su un pezzo di carta ed eleggere qualcuno che, proprio perché deve piacere a tanti, ha necessariamente da essere medio, mediocre e banale come sono sempre tutte le maggioranze. Se mai ci fosse una persona eccezionale, qualcuno con delle idee fuori dal comune, con un qualche progetto che non fosse quello di imbonire tutti promettendo felicità, quel qualcuno non verrebbe mai eletto. Il voto dei più non lo avrebbe mai.
Tiziano Terzani, Un indovino mi disse

Su questo bel libro di Terzani si stanno cercando fondi per un film.

Ad maiora

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A Milano presidio di AnnaViva in solidarietà con l’opposizione russa (il video)

Presidio di solidarietà, con l’opposizione russa, dell’associazione AnnaViva sabato 10 dicembre nel centro di Milano, Italia.
Sotto la bandiera della Russia per l’Expo, in via Dante, militanti di AnnaViva e giovani studenti russi hanno voluto far sentire la loro vicinanza alle decine di migliaia di persone che, in questo 10 dicembre, hanno protestato pacificamente in tutta la Federazione Russa e in molte parti del mondo.

Chiediamo, anche noi, elezioni libere.

Questo il video dell’inizio del presidio:

Ad maiora

Presidium of solidarity with the Russian opposition, the association AnnaViva Saturday, December 10 in downtown Milan, Italy.
Under the banner of Russia for the Expo, in Dante, AnnaViva militants and young Russian students have wanted to convey their proximity to the tens of thousands of people, in this Dec. 10, protested peacefully across the Russian Federation and in many parts of the world.

We ask, we too, free elections.

This video of the beginning of the Presidium:

Ad Maiora

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Pur senza la maggioranza dei voti, Putin e Russia Unita controlleranno la Duma

Il partito di Putin non supera la maggioranza degli elettori (metà della quale è rimasta a casa, malgrado le temperature autunnali)’ ma grazie al terribile meccanismo elettorale, conquista la maggioranza assoluta dei seggi alla Duma, la Camera bassa russa.
Russia Unita si ferma al 49,5% dei voti, ben al di sotto di ogni previsione: conquista 238 seggi su 450.
In Russia infatti, da quando il putinismo detta legge, è cambiata la procedura elettorale: non solo lo sbarramento è al 7% ma ai partiti è, di fatto, anche impedito unirsi prima della corsa ai seggi. Un sistema anti-democratico che rende ben poco rappresentativo il parlamento.
Dove comunque la parte del leone la faranno i comunisti. In calo irreversibile di consensi dalla fine dell’Urss, raddoppiano i voti (19,1%) e i seggi (malgrado le denunce di brogli). Viene premiata la loro ferrea opposizione a Putin, la stessa che ha spinto tra le loro braccia molta di quella intellighentsija che mai avrebbe pensato di tornare a votare per un partito comunista nel dopo URSS. (Non centra nulla – ma forse sì – ma guardate come i neo campioni brasiliani del Corinthias hanno salutato la scomparsa del grande Socrates: http://www.youtube.com/watch?v=JxP4XFsh3L4).
Cresce anche il voto (un po’ xenofobo) ai liberal-democratici (13,1%) e ai socialdemocratici di Russia Giusta (11,6%) che aumentano i consensi forse anche per aver rotto l’alleanza con Putin.
È passato dunque lo spirito di parte dell’opposizione che invitava gli elettori a votare quei partiti che avrebbero potuto conquistare seggi.
In questo senso non stupisce la sconfitta di Jabloko, il partito liberale che ha ammorbidito le sue posizioni verso Putin e che, sempre per la stramba legge elettorale, anche se non raggiungerà il quorum, potrebbe ottenere un seggio, “donato” da Russia Unita.
Per capire come funziona il paese, il partito di Putin ha stravinto in Cecenia, dove Ramzan Kadyrov governa col pugno di ferro: 99,2% (era 99,9% allo scorso voto). I comunisti qui si fermano allo 0,15%. Davvero poco credibile.
Ad maiora

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Elezioni russe. Per Putin in forse anche la maggioranza alla Duma!

Russia unita, il partito di Putin, perde davvero le elezioni e non raggiunge nemmeno la maggioranza assoluta dei votanti. Il partito-stato, dopo che sono state scrutinate il 90% delle schede, avrebbe raggiunto il 49,7% dei consensi. Tradotto in seggi all’interno della Duma, significherebbe 220 seggi su 450. Nella Camera bassa fino a ieri ne aveva ben 315, i due terzi degli eletti che permettevano a Putin di fare quel che voleva.
Bassissima l’affluenza alle urne: 50,41%, in calo di 15 punti rispetto alle scorse elezioni. Un segnale di sfiducia verso il tandem Putin-Medvevev, ma in generale verso tutti i partiti in campo, in un sistema politico bloccato dal putinismo. Al regime comunque non sono bastati nelle ultime ore né gli arresti dei pochi manifestanti né l’oscurare i siti di informazione (tra cui quello degli amici della radio Eco di Mosca).
Come gli incontri di Annaviva avevano intuito, grosso successo del Partito comunista che raddoppia i voti e conquista il 19,15% dei voti. La terza forza sono i nazionalisti liberaldemocratici con l’11,9% e Russia Giusta (centro sinistra in salsa russa) all’11,6%.
Putin e Medvedev in conferenza stampa hanno detto che il loro resta il “partito guida”. Non più onnipotente come prima però.
Ad maiora

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ELEZIONI IN RUSSIA. SE CONFERMATI GLI EXIT POLLS, SARA’ UN RISULTATO PAZZESCO

Gli exit polls, se verranno confermati, raccontano che il vento sarebbe davvero cambiato in Russia. Un 2011 che – anche in questo dicembre – si rivelerebbe un anno di grandi cambiamenti e rivoluzioni in molte parti del mondo.
Peccato solo che Anna Politkovskaja non sia tra noi a raccontarli.
Russia Unita, il partito-stato, che la guida da 12 anni si fermerebbe al 48,5% dei voti. Un crollo clamoroso sarebbe, anche solo pensando che alle precedenti elezioni, il partito di Putin aveva incassato il 65% dei consensi.
Se questi numeri verranno confermati, l’ex spia del KGB potrebbe dover affrontare un umiliante ballottaggio alle prossime presidenziali di marzo. Ragionevolmente contro uno sfidante comunista, unica opposizione parlamentare credibile in questi anni. I sondaggi elettorali ora li indicano quasi al 20%.
Oggi, tanto per non farsi mancare niente il regime ha represso con la forza due manifestazioni dell’opposizione extra parlamentare. Circa 200 gli arresti tra S.Pietroburgo e Mosca, dove Annaviva ha seguito gli incidenti e poi incontrato il leader liberale Nemtsov.
Uso mille condizionali nel commentare gli exit polls perché spesso si rivelano fallaci in Italia. Figuriamoci in un paese dove agli osservatori indipendenti è impedito l’accesso ai seggi.
Vediamo come andrà a finire.
Ad maiora

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