David Hawkins

OPERAZIONE SIMPATIA PER LE SCARPETTE ROSSE

L’Armani Jeans Milano lancia l’operazione simpatia. Così la definisce il presidente Livio Proli nella conferenza stampa con la quale è stata presentata la squadra che sabato avrà la sua prima palla a due (a Teramo alle 18: sarà l’ultimo anno di Sky?).

L’uomo cui Armani ha affidato le sorti della squadra di basket dice che l’inesperienza del gruppo si è fatta sentire in questi primi due anni e che sono stati commessi degli errori col – prima sconosciuto - mondo cestistico. Di qui un nuovo rapporto con tifosi (sempre scontenti , all’asciutto di vittorie da troppi lustri) e giornalisti. Staremo a vedere.

La squadra che ha fatto mostra di sé al Palalido (pronto a essere chiuso e rivoltato come un calzino per trasformarlo in Pala AJ, con 5400 posti finalmente serviti dalla metropolitana, a differenza del Forum di Assago, sempre disperso nelle campagne) sembra indubbiamente più forte di quella di un anno fa. Da qui a battere Siena, ce ne vuole comunque ancora un po’. La Supercoppa di qualche giorno fa è lì a dimostrarlo.

Ma per una volta i milanesi hanno seguito la Montepaschi nel metodo: non cambiare ogni anno la squadra, ma migliorarla con innesti (come il sito internet, rinnovato ma non stravolto: www.olimpiamilano.com).

La speranza delle scarpette rosse è che Hawkins, fuggito un anno a Siena per “vincere qualcosa”, abbia ancora fame di vittorie.

Ad maiora.

ARMANI JEANS, ULTIMA CHIAMATA PER PIERO BUCCHI

L’Armani Jeans Milano si è presentata questo pomeriggio ai suoi tifosi. Mancavano i suoi uomini migliori (Stefano Mancinelli, Marco Mordente, Oleksiy Pecherov, Jonas Maciulis e soprattutto David Hawkins) ma al Palalido – che a breve si chiamerà PalaArmani - sono arrivati ugualmente parecchi fan delle scarpette rosse.

Anche quest’anno, la formazione è molto cambiata, ma per una volta la colonna vertebrale della squadra è rimasta intatta. E gli innesti,almeno sulla carta, portano la formazione allenata da Piero Bucchi a poter sognare di sfidare la corazzata Siena (che, come l’Inter, si è indebolita).

Il problema della squadra di cui è proprietario Re Giorgio resta l’allenatore. A mia memoria non ricordo un coach che per due stagioni di seguito vanga difeso dalla curva e insultato dal resto del pubblico. Un pubblico esigente quello meneghino, un tempo abituato a vincere tornei su tornei e ora con l’ossido sulle coppe. E che dopo aver inveito per anni contro un non-presidente come il capo di Telemarket, ora si accanisce sull’allenatore.

Bucchi ha comunque portato per due anni di seguito la squadra alla finale scudetto, perdendole poi senza nemmeno impensierire i campioni senesi (in due anni, otto sconfitte, anzi dodici calcolando la regular, con una sola partita rimasta in bilico: un po’ pochino).

Tra i giornalisti che oggi assistevano alla presentazione della squadra c’era già chi prevedeva che l’allenatore non riuscirà a mangiare il panettone. Ma lo prevedevano anche gli altri anni. Lui si dice tranquillo e a chi gli ricorda i mugugni del pubblico, risponde dicendosi certo di convincerli a suon di risultati.

Una cosa è certa: questa è la sua ultima chance.