corsa

Correre. Per sopravvivere

La corsa sulla lunga distanza era venerata perché era indispensabile; era il modo per sopravvivere, prosperare e diffonderci su tutto il pianeta. Correvamo per mangiare e per non essere mangiati; correvamo per trovare una compagna e impressionarla, e con lei correvamo via per cominciare una nuova vita assieme. Se non avessimo amato la corsa, non saremmo sopravvissuti abbastanza per amare nient’altro. E, come per ogni altra cosa che amiamo (tutto ciò che chiamiamo “passioni” o “desideri”), si tratta di una necessità ancestrale che ci portiamo impresa nel DNA. Siamo nati per correre; e siamo nati perché corriamo.

 

Christopher McDougall, Born to Run, Mondadori

 

Ps. Venerdì si corre a Milano la 5.30Run , imperdibile, malgrado l’orario non proprio agevole.

Correre, sussultare, sobbalzare

La dottoressa Davis mi mise su un tapis roulant, prima a piedi nudi e poi con tre tipi differenti di scarpe da corsa. Mi fece camminare, trotterellare e poi correre come un matto su una piattaforma di forza, per misurare i traumi da impatto dei miei passi. Poi mi sedetti a guardare con orrore il video dei miei esercizi che lei trasmetteva su un monitor.

Se chiudo gli occhi e cerco di immaginari durante una corsa, mi vedo come un leggero e agile cacciatore navajo. Il tizio che vedevo sullo schermo, invece, sembrava un Frankenstein che provava a cimentarsi con dei passi di tango. Mi muovevo in modo così scoordinato che la testa ogni tanto usciva dall’inquadratura. Le braccia si aprivano e chiudevano come quelle di un naufrago su un’isola deserta che cerca di attirare l’attenzione di una nave, mentre i piedi (numero 49) sbattevano al suolo con un tumore che faceva sospettare che il video avesse un sottofondo di bonghi.

Come se non bastasse, la dottoressa Davis fece ripartire il filmato, stavolta al rallentatore, in modo che potessimo rilassarci e apprezzare con calma il modo in cui il piede destro puntava verso l’esterno e il ginocchio sinistro verso l’interno; i muscoli della schiena invece si contraevano così malamente che sembravo un epilettico cui si dovesse mettere al più presto una penna tra i denti mentre veniva chiamata d’urgenza un’ambulanza. Era difficile capire come diavolo riuscissi anche solo a muovermi, visti tutti quei sussulti, sobbalzi, sbilanciamenti e ciondolamenti in perfetto stile “pesce all’amo”.

Christofer McDougall, Born to Run, Mondadori

(il pesce all’amo, milanese, è pure quello fotografato dopo una 5.30… ad maiora)

Verso #staffettami Alimentazione e #cityrunners

Anche oggi ho partecipato all’incontro di #cityrunners la community di blogger e giornalisti organizzata da Adidas per preparare le staffette in vista della Maratona di Milano del 6 aprile.

Dovendo lavorare ho bigiato (o: fatto sega, scegliete voi) alla sessione di allenamenti. Vi racconterò quindi le cose che ho imparato seguendo le istruzioni che ci ha dato la nutrizionista Elena Casiraghi (che era affiancata dalla campionessa olimpica Arianna Errigo che ci ha raccontato il suo approccio – vincente – allo sport).

Ve le metto qui, come coriandoli carnevaleschi, i miei appunti. Fateci voi l’uso (serio) che ne volete.

Sportivo o meno.

Non pensate che i corn flakes facciano dimagrire. E’ mais cotto con lo zucchero. Da evitare nel giorno della gara.

Non bevete acqua povera di sodio. Il nostro corpo ha bisogno anche di questo elemento.

Mangiate al massimo 5 porzioni di frutta al giorno. Troppo fruttosio non fa bene.

La colazione va fatta entro un’ora dal risveglio. Non bisogna mai saltarla. Il corpo e il cervello consumano anche di notte.

Se andate a correre appena alzati (a me capita) fatelo per meno di un’ora, a ritmo blando. E appena tornate, fate subito colazione.

Mangiate poco ma spesso. Oltre i tre pasti principali, aggiungete due o tre spuntini (per non sedervi a tavola affamati).

Bilanciate carboidrati, proteine e grassi (più facile da scrivere che da farsi).

Idratatevi! Portate sempre una bottiglia d’acqua con voi (come le modelle). Bisogna bere tanto, anche quando non si ha voglia. Il primo stimolo di stanchezza è dato dalla carenza di acqua. Correndo, il 90% di ciò che “perdiamo” è acqua. Dopo gli allenamenti prendiamo quindi anche i sali minerali.

La mezz’ora dopo l’allenamento ne è parte integrante. Qui si possono mangiare tutte le cose che vogliamo per recuperare energie. Persino il cioccolato.

A tavola.

Per dimagrire invertite il secondo col primo. Senza pane e frutta.

Non bevete troppo alcol che favorisce la disidratazione.

Avendo smesso di bere da qualche anno, mi sono portato avanti…

Ad maiora

Brooks5.30 correre all’alba e sotto la pioggia nel cuore di Milano

20130524-101711.jpg
Quando ieri sera è iniziato il diluvio ho pensato, più che alla corsa che sarei andato a fare, a Sergio e Sabrina che avrebbero passato la notte a preparare il tracciato e le colazioni-rifornimenti.
E infatti quando stamattina li ho intervistati per la Tgr (il servizio andrà in onda alle 14) erano mezzi assiderati.
Lo scorso anno andando a fare questa corsa non competitiva, avevo raggiunto largo Cairoli (da dove parte e arriva la Brooks5.30) in bicicletta e maglietta a maniche corte. Quest’anno, invece, sono andato coperto come fosse dicembre. D’altronde a Milano piove e fa davvero freddo. Ma attraversare la Galleria Vittorio Emanuele (ovviamente deserta) o Palazzo Reale (appositamente aperto) rimane davvero emozionante. Con qualunque condizione climatica.
Chi te lo fa fare? E’ sempre la domanda che viene posta in questi casi.
Ma quando si corre, il freddo non si sente più. Si ascolta solo il proprio corpo. E se fa molto freddo o si è fradici, basta farsi una bella doccia bollente appena smesso di correre.
Il perché correre all’alba viene ben spiegato sul sito delle 5.30.
Ad maiora

Brooks5.30 correre all’alba e sotto la pioggia nel cuore di Milano

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Quando ieri sera è iniziato il diluvio ho pensato, più che alla corsa che sarei andato a fare, a Sergio e Sabrina che avrebbero passato la notte a preparare il tracciato e le colazioni-rifornimenti.
E infatti quando stamattina li ho intervistati per la Tgr (il servizio andrà in onda alle 14) erano mezzi assiderati.
Lo scorso anno andando a fare questa corsa non competitiva, avevo raggiunto largo Cairoli (da dove parte e arriva la Brooks5.30) in bicicletta e maglietta a maniche corte. Quest’anno, invece, sono andato coperto come fosse dicembre. D’altronde a Milano piove e fa davvero freddo. Ma attraversare la Galleria Vittorio Emanuele (ovviamente deserta) o Palazzo Reale (appositamente aperto) rimane davvero emozionante. Con qualunque condizione climatica.
Chi te lo fa fare? E’ sempre la domanda che viene posta in questi casi.
Ma quando si corre, il freddo non si sente più. Si ascolta solo il proprio corpo. E se fa molto freddo o si è fradici, basta farsi una bella doccia bollente appena smesso di correre.
Il perché correre all’alba viene ben spiegato sul sito delle 5.30.
Ad maiora