Corriere

FACEBOOK CERCA SARAH E CONTESTA MARIASTELLA

Ancora nessuna notizia di Sarah Scazzi, la quindicenne scomparsa nel tarantino per la quale si è mobilitata la rete di Facebook. Sono migliaia le persone iscritte ai gruppi che invitano a segnalarla. Anche se i carabinieri continuano a scandagliare la zona intorno a casa, convinti che non sia lontana da Avetrana.

Il fascicolo alla Procura è aperto con l’ipotesi di reato di “sottrazione consensuale di minori”, dove quel consensuale testimonierebbe che la ragazzina si è allontanata con qualcuno che conosceva. Di qui anche la ricerca a tappeto dei suoi amici virtuali. Il Corriere riferisce che, sempre su FB, aveva un quarto profilo aperto, con il nick di “Sarah Buffy” (una serie tv dedicata all’ammazzavampiri, la cui protagonista si chiama come la scomparsa, Sarah, ma Michelle Gellar). Questa pagina l’avrebbe curata direttamente lei, collegadosi dalla biblioteca del paese.

Sempre a proposito di Facebook, a Firenze la polizia ha arrestato per stalking un albanese venticinquenne (irregolare) che dopo aver conosciuto in rete una connazionale, si era messo a molestarla.

Ma non sono solo cattive notizie quelle che riguardano il social network. Secondo i ricercatori dell’Istituto di Tecnologia del Massachusset le relazioni di gruppo, anche virtuali, sono in grado di migliorare l’umore e persino la salute.

E’ ragionevolmente quello cui sperano i precari della scuola che oggi, anche tramite Facebook. hanno lanciato un flash mob dal significativo titolo: Ci sei Mariastella? Noi vogliamo parlare con te.

Ad maiora.

LIBERTA’, DI STAMPA.

Le motivazioni con cui ieri il Comune di Somaglia mi ha assegnato il premio giornalistico dedicato a Mario Borsa mi hanno lasciato piacevolmente stupito.

L’amministrazione locale ha individuato in me un giornalista che come il grande direttore del Corriere (quindi in sedicesimi, anzi in sessantaquattresimi, e sto già esagerando) ha le radici ben solide nel territorio e le fronde molto alte, in grado di toccare la politica estera. Un paragone che mi onora anche se è ovviamente segno dei tempi che il premio sia finito a uno come me. In fondo, oltre a tenere la schiena dritta in tutti questi difficili anni, non ho fatto altro di particolare.

L’attività per onorare la memoria di Anna Politkovskaja (che mi hanno portato, solo per citare l’ultimo, recente esempio, a parlare al bellissimo Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia) sono iniziate un po’ per caso. E se godo di un’immagine positiva il merito è solo della grande giornalista russa. Io sono solo come una sorta di “discepolo” che cerca di far sì che il suo modo di lavorare non sia dimenticato.

Cercherò di far lo stesso, nel mio piccolo, con Mario Borsa, grandissimo giornalista italiano non abbastanza conosciuto, nemmeno dai colleghi.

Sulla libertà di stampa, negli anni Venti, scriveva parole la cui eco risuona forte in questi giorni nei quali il Parlamento si appresta a mettere il bavaglio alla libertà di stampa. Scriveva Borsa nel libro (messo all’indice dal fascismo) “La Libertà di stampa”: «La libertà di stampa è tutto: è inutile parlare di libertà di coscienza, di libertà di riunione, di guarentigie costituzionali, di istituzioni parlamentari, di indipendenza della magistratura, di purezza dell’amministrazione pubblica, se non si mette a base di tutto ciò la libertà di stampa, cioè la libertà di pensare, di scrivere, di controllare, di criticare, di correggere, di consigliare e, occorrendo, di denunciare. Se il pubblico italiano non fosse politicamente quello che è, lo dovremmo vedere nelle piazze a protestare, insieme con i giornalisti e più dei giornalisti, contro questi attentati alla libertà di stampa».

Parole drammaticamente moderne.

Buon 25 aprile a tutti.