Chiarelettere

Un’altra vita. Storie di “scollocati”. Simone Perotti sbarca su #Rai5

Simone Perotti mi piace molto. Chi voglia conoscerlo meglio compri e legga uno dei suoi libri.

Adesso basta: http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/adesso-basta.php

Avanti tutta: http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/avanti-tutta.php

E Ufficio di scollocamento: http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/ufficio-di-scollocamento.php

Ora Simone sbarca su Rai5 (bella rete) con un programma dedicato a persone che hanno deciso, come lui, di cambiare vita. Di seguire un sogno senza andare all’estero ma allontanadosi dalle grandi città.

Questo il video che presenta il programma che andrà in onda, per sei puntate, ogni giovedì, a partire da dopodomani, alle 21.15 su Rai5:

http://youtu.be/u6YdOGlQBEo

Questi sono invece due video che ho realizzato questa mattina alla conferenza stampa di presentazione del programma:

http://youtu.be/AgEabSt6mDA

http://youtu.be/9pPKfEbznJI

Ad maiora

Scollocati di tutto il mondo, unitevi!

«Sbaglia chi sostiene che dietro l’attuale immensa crisi internazionale ci sia un’oscura macchinazione speculativa. (…) La spiacevole novità, che inasprisce e rende più ineluttabili gli effetti della crisi, è che non si tratta delle conseguenze di un ciclo economico temporaneo, ma della condizione ormai definitiva (o talmente lunga da sembrare tale) del mondo occidentale, che ha esaurito la sua spinta propulsiva, ha perso l’appetito necessario alla competizione, ha messo su pancetta ed è costretto a subire la violenta rimonta dei paesi in via di sviluppo.»
Sono queste le premesse da cui partono Simone Perotti e Paolo Ermani per il loro “Ufficio di scollocamento” (Chiarelettere) un manuale nel quale spiegano perché si debba abbandonare al più presto la nave che sta affondando: «È proprio il caso di aspettare che l’equipaggio cali le scialuppe perché la nave è ormai inclinata, o è meglio cominciare a pensarci adesso, mentre imbarchiamo già pericolosamente acqua ma abbiamo ancora un minimo margine di manovra, un lieve anticipo sull’affondamento?».
In sostanza Perotti ed Ermani invitano chi abbia un lavoro a cambiare vita, ad abbandonare le città per spostarsi in campagna (o in collina, nello spezzino, dove ha trovato il suo buen retiro Simone, nella magnifica casa che si è arredata con le sue mani e nella quale vive quando non naviga).
Con un orto e riducendo le spese di affitto e di vita, ce la si può cavare con molti meno soldi di quanti si pensa. L’invito è sfruttare la crisi (della quale, oggettivamente, non si vede la fine) per cambiare registro, ossia per scollocarsi, abbandonando «abitudini, automatismi, percorsi, consumi, relazioni, occupazioni e convinzioni», per uscire dal tunnel: «Se lo scollocato non ha soldi si astiene dal consumare e non ne fa un dramma né si rivolge alle banche, agli strozzini o alle mafie. Riduce movimenti e bisogni, ma non è triste per questo. Semmai se ne compiace, esaltando la propria libertà. (…) Fare una scelta di scollocamento non è un salto nel buio. La crisi attuale è forse più di valori e di prospettive che di risorse. Dal nostro punto di vista, infatti, che ci siano meno soldi per comprare beni inutili è da considerarsi un’ottima notizia».
Il libro ha una prima parte teorica (Perché) e una seconda più pratica (Cosa e Come) nella quale viene spiegato quali sono i passaggi di “ri-formazione” per la nuova vita che, necessariamente, sarà più semplice affrontare assieme ad altri amici, in maniera collettiva: «Quando, di fronte a una crisi, non c’è alcuna avvisaglia di rivoluzione, le prospettive da drammatiche si fanno disperate, e obbligano l’individuo a mettersi in salvo con le proprie forze. Il che, di solito, si rivela un’occasione preziosa per pochi e un bagno di sangue per gli altri».
Il libro offre soluzioni ed idee proprio per evitare questo bagno di sangue generalizzato. Fattibili? Realizzabili? Forse non da tutti, ma da alcuni sì.
L’obiettivo spiegano i due nel finale è quello di tornare a vivere: «Lo scollocato un giorno si è detto: “Ma tutta questa fatica, tutta quest’ansia, non varrebbero una vita migliore?”. E allora si è alzato dalla sala d’aspetto dell’ennesimo colloquio di lavoro, ha oltrepassato la porta senza una parola, è uscito all’aperto. E ha ricominciato a vivere».
Ad maiora
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Simone Perotti
Ufficio di scollocamento
Chiarelettere
Milano, 2012
Euro 11,50
Pagg. 119

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Da Montale a Occupy Wall Street

Un racconto giornalistico su un movimento che sembra scomparso ma le cui onde telluriche si percepiscono ancora. “Occupy Wall Street” (Chiarelettere) di Riccardo Staglianò è una divertente e irrituale analisi sulla protesta che occupò Zuccotti Park ma che, ignorata inizialmente dai mass media, riuscì a imporsi all’attenzione mondiale.
L’ispirazione venne da piazza Tahir, tutt’ora punto di raccolta e di protesta dell’irrisolta crisi egiziana.
Staglianò segue Ows partendo da due quesiti: “Dove può arrivare un’armata Brancaleone del genere?”; e ancora: “Sono loro, con la convinzione che tutto si possa ancora cambiare, o piuttosto noi, imbolsiti da tonnellate di ragionevolezza, a vivere una pericola illusione?”.
Risposte che non arriveranno nemmeno alla fine del libro. Nel quale si cita il Montale di Ossi di seppia (indimenticabili Edizioni Gobetti): “Codesto solo oggi possiamo dirti: ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”.
È la crisi ad aver mosso la piazza a New York come a Toronto e Oakland. La stessa che spinge uno studente di Ows a dire al giornalista di Repubblica: “Sono qui perché il sogno americano è diventato proprio quello: un sogno, non più una possibilità”.
“Sii gentile con tutti quelli che incontri, perché non sai cosa possano avere passato”. Era il consiglio della nonna di Bob Dylan. Diventa legge durante le assemblee di Ows, dove ognuno può dir la sua e tutti devono avere la pazienza di ascoltarlo. Un metodo assembleare faticoso, orizzontale, ben descritto nel volume.
A tutti quelli che continuano a chiedere gli obiettivi del movimento, vale la risposta che tanti danno a Staglianò: “Le nostre richieste siamo noi stessi”.
Chiusa una tenda, se ne farà un’altra.
Ad maiora
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Riccardo Staglianò
Occupy Wall Street
Chiarelettere
Milano, 2012
Euro 9

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Obama a Kabul, Massimo Fini a Milano

In occasione della pubblicazione del libro

Massimo Fini presenta

LA GUERRA DEMOCRATICA

Interviene Andrea Riscassi

Mercoledì 2 maggio, ore 18.00, alla Fnac di Milano

via Torino / ang. via della Palla

Questo il discorso di poche ore fa di Obama a Kabul:

http://www.nytimes.com/2012/05/02/world/asia/text-obamas-speech-in-afghanistan.html?_r=1&pagewanted=1

Questa la mia recensione:

https://andreariscassi.wordpress.com/2012/04/28/le-guerre-democratiche-di-massimo-fini/

Ad maiora

Domani alle 18 la presentazione de “La guerra democratica”

In occasione della pubblicazione del libro

Massimo Fini presenta

LA GUERRA DEMOCRATICA

Interviene Andrea Riscassi

 Mercoledì 2 maggio, ore 18.00, alla Fnac di Milano

via Torino / ang. via della Palla

 Questa la mia recensione:

https://andreariscassi.wordpress.com/2012/04/28/le-guerre-democratiche-di-massimo-fini/

Ad maiora