Centro studi Piero Gobetti

Conquistare la democrazia vera. Addio a Bianca Guidetti Serra

Nella desolazione di questi giorni, ci ha lasciato anche l’avvocato Bianca Guidetti Serra, uno dei pilastri del Centro studi Piero Gobetti di Torino.
Lì l’avevo incontrato l’ultima volta quattro anni fa, per il suo novantesimo compleanno. Dove, come potete sentire, invitava a continuare la lotta democratica:

Una vera madre della patria, come ha ricordato giustamente Repubblica. Era stata partigiana e amica di Ada Gobetti e Primo Levi e, da avvocato, ha sempre difeso gli ultimi.
Era stata per qualche tempo anche in parlamento e in consiglio comunale di Torino. Ma, come tutti gli spiriti liberi, aveva lasciato per continuare a fare politica fuori dalle istituzioni.
Ciao Bianca, che la terra ti sia lieve.
Ad maiora

#lamiatorino dal 26 al 28 aprile. Ci sarò anche io

lamiatorino-banner-7b-640x495Torino è una citta cui sono particolarmente affezionato. Da non so quanti lustri (almeno 5, ahimé) almeno una volta l’anno prendo il treno e vado alle riunioni del Centro studi Piero Gobetti, per continuare a onorare la memoria di uno dei miei miti. Tra i primi a capire che il fascismo avrebbe introdotto la dittatura nel nostro paese.

Sono tornato per altre conferenze e incontri nella città sabauda, anche se non posso dire di conoscerla bene.
Ora potrò rimediare a questo deficit partecipando, come blogger a #lamiatorino

Vi terrò informato mano a mano di tutte le attività che faranno fare ai blogger per conoscere tutte le facce di questa interessante città: dal Museo nazionale del cinema al pallone, aerostatico, dalla visita nel centro storico (anche con bici eletriche) al Torino Jazz Festival.

I dettagli del programma li trovate tutti qui, sull’ottimo sito nonsoloturisti.it.

Ad maiora

I Trentin ricordati al Gobetti

Torino. Qui la primavera (nemmeno quella climatica) non è ancora arrivata.
Al Centro Studi Piero Gobetti (nella storica casa di via Fabro) si apre l’assemblea annuale dei soci.
Come sempre (dal 1961 in avanti) viene preceduta da una “lezione” sul nostro passato, quello resistenziale.
Sono trascorsi cinque giorni dalle elezioni, ma qui si parla di un tempo che non c’è più.
Oggi l’incontro verteva su Silvio e Bruno Trentin.
A raccontare il rapporto tra padre e figlio ai tempi della (nostra) guerra civile è stato Iginio Ariemma, curatore di alcuni volumi sui Trentin.
A chiudere la parte storica Pietro Polito ha letto un brano scritto da Bobbio su Trentin padre. Qui il video.
Per il resto la vita del Centro prosegue, tra mille difficoltà. Polito, storico e collaboratore di Bobbio, ne è stato eletto direttore. Marco Revelli ne è vicepresidente, mentre la guida è sempre affidata a Carla Gobetti.
I soldi continuano a scarseggiare, ma – come viene orgogliosamente affermato – non è mai stato chiesto un euro di prestito alle banche.
Gli enti locali hanno comunque o rallentato o chiuso i rubinetti economici.
La cultura, si sa non produce ricchezza. Almeno in questo paese, pieno di idioti.
Al Centro comunque non mollano.
Chi ne voglia seguire le attività, vada o Torino o ne visiti il sito.
Ad maiora

20130301-193738.jpg

Gobetti e quell’Italia protestante mai nata

La sala non è la stessa nella quale 50 anni fa si tenne l’assemblea fondativa del Centro studi Piero Gobetti. Ma, in questo appuntamento a Torino 50 anni dopo, non è l’unica differenza che salta agli occhi.
L’incontro si svolge sotto il magnifico ritratto gobettiano che Casorati realizzò e regalò al Centro proprio nel giorno dell’inaugurazione (fuori ci si preparava a festeggiare Torino ’61 come oggi ci si prepara ai 150 anni).
Mancano rispetto ad allora i protagonisti della vita politica cittadina (forse troppo impegnati a far politica per abbassarsi a iniziative di stampo troppo culturale). Unico a farsi vivo il presidente della Repubblica con una lettera.
Mancano, purtroppo, anche e soprattutto gli amici di Piero e quanti diedero vita prima a Giustizia e libertà e poi al Partito d’Azione. Ma l’azionismo deve essere ancora vivo e vegeto e molto pericoloso visto come è costantemente attaccato dai liberali all’amatriciana che compongono il coro di questa rappresentazione teatrale che chiamiamo politica.
Fuori da via Fabro 6 a Torino, il Paese è in effetti allo sbando.
Non a caso – come hanno sottolineato sia Marco Revelli nei saluti iniziali che Paolo Bagnoli nella prolusione – l’attualità di Gobetti è ancora tale perché irrisolti sono i problemi che l’autore di Rivoluzione liberale denunciava 80 anni fa.
Per mettere a tacere anche questi scampoli di riflessione indipendente anche il Centro Gobetti (come il Teatro Regio peraltro, dove Napolitano andrà nei prossimi giorni) ha subito pesanti tagli ai finanziamenti. Che ne minacciano l’esistenza.
I liberisti in salsa tartufata tagliano alla cultura ma concedono l’ennesima proroga per il pagamento delle infrazioni per le quote latte.
Gobetti veniva spesso bollato di essere protestante o addirittura puritano. Aggettivo che alle nostre latitudini viene ovviamente associato al sesso e a qualcosa di negativo.
Chissà cosa avrebbe scritto delle “quote latte”… O delle polemiche sulla festa per l’unità d’Italia…
Ad maiora.