Casalecchio di Reno

Quando Silvio era il Padreterno: 26 anni fa, nel cielo dell’Arena

“Il presidente ideale per il Milan sarebbe il Padreterno”. Così diceva Giussy Farina che negli anni Ottanta rischiò di far fallire il Milan. I tifosi rossoneri avevano già subito l’onta di due retrocessioni (una per frode sportiva e uno sul campo). E quando arrivò Silvio Berlusconi forse sognavano che fosse lui il Padreterno in grado di salvare il Diavolo. Silvio che ora vuole di nuovo guidare il Paese, per i rossoneri è stato proprio quello. E il modello vincente ha cercato di esportarlo in politica. Fallendo.
Ora a molti lustri di distanza anche il Milan sembra essere a fine impero. Non si spiegherebbe altrimenti l’idea di liberarsi dei due giocatori migliori della passata stagione: Ibra e Thiago Silva. Il tutto dopo aver lasciato un anno fa alla Juve Pirlo, decisivo per lo scudetto juventino (sul numero non mi cimento, mi sembra una polemica degna di un paese in decadenza, anche sportiva).
Tutto questo pippozzo per dire che la “discesa in campo” di Padreterno-Silvio non va fatta risalire al 23 novembre 1993 quando fece la sua prima uscita politica (all’inaugurazione dell’Euromercato di Casalecchio di Reno, convocati numerosi giornalisti disse una frase -legata alle amministrative capitoline- che oggi difficilmente ripeterebbe: “Se fossi a Roma non avrei dubbi: voterei Fini”). E nemmeno al 26 gennaio 1994 quando, saltando la mediazione giornalistica, mandò a tutte le televisioni la cassetta in cui annunciava che “l’Italia è il paese che io amo”.
La vera discesa in campo, dall’alto degli amati elicotteri, fu il 18 luglio 1986: quel giorno, in un Arena di Milano bollente, invaso da diecimila tifosi Padreterno-Silvio arrivò, ovviamente dal cielo, insieme alla squadra che da lì a qualche anno sarebbe diventata la più vincente del mondo. Le immagini di quella discesa, accompagnata dalle note della Cavalcata delle Valchirie, in puro stile Apocalipse Now, sono pressoché introvabili (ma le foto sono proprio belle).
Per chi c’era come me, l’impressione fu di qualcosa di kitsch e niente più. Solo qualche anno dopo se ne capì la portata. Io la intesi il 18 maggio del ’94 quando, mentre il Senato votava la fiducia al suo primo governo, Berlusconi se ne stava in qualche ufficio a guardare il Milan vincere la Coppa dei Campioni (4-0 allo Steaua).
Sono passati 18 anni da allora.
Ben 26 anni dal suo arrivo nell’Olimpo rossonero.
Ma il sogno non sembra più tale. Nemmeno quello calcistico.
Ad maiora.

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Noi siamo noi (dimenticando il sempre attuale Marchese del Grillo)

Casalecchio di Reno, 35mila abitanti alle porte di Bologna.
Era noto fino a qualche anno fa solo per la strage causata – nel 1990, ma sembra passato un secolo – da un aereo militare finito in una scuola: salvo il pilota (catapultatosi fuori prima dell’impatto ma assolto nei successivi processi perche’ “il fatto non costituisce reato”) morti invece 12 ragazzi, 88 i feriti (la stragrande maggioranza con danni permanenti).
Dal 2005 la cittadina ospita una due giorni di incontri che si intitola ‘Politicamente scorretto’. Viene curato da Casalecchio delle Culture in collaborazione con Carlo Lucarelli e l’associazione Libera. L’idea e’ quella di mettere a confronto gli scrittori di noir con la realtà.
Al centro del confronto quindi soprattutto le mafie e anche le loro infiltrazioni al nord e come fermarle.
Ieri si e’ parlato anche di Anna Politkovskaja (con lo spettacolo di Stefano Massini “Donna non rieducabile”, interpretato ancora una volta in modo superbo da Ottavia Piccolo) e di “meschinopoli”, con giornalisti e intellettuali a confronto sul tema: si e’ toccato il fondo? La risposta e’ stata, ahinoi, negativa.
Personalmente il dibattito che mi ha incuriosito e interessato di più e’ quello dal titolo “L’Emilia Romagna incontra la Sardegna”. Ossia scrittori delle due regioni a confronto.
L’aspetto legalitario e connesso alle mafie e’ stato affrontato da Eraldo Baldini che ha raccontato come interi quartieri e negozi lungo la Riviera romagnola siano già stati colonizzati e che presto, quando verranno messe all’asta, le mafie potranno mettere le mani/zampe anche sugli stabilimenti balneari.
Ma sono gli scrittori sardi (Marcello Fois, Francesco Abate, Flavio Soriga e la schioppettante Michela Murgia) che – pur mettendo in evidenza le differenze tra le varie zone dell’isola – hanno ragionato sul concetto di “noi”.
Un concetto che, a loro dire, deve essere inteso come includente e non come escludente. Che sia un ponte e non un muro, per richiamare il grande Langer.
Ed e’ curioso (ma forse anche logico) che questo appello venga da una delle regioni con più forte la cultura identitaria.
Un elemento sul quale riflettere anche quassù al Nord.
Sperem!