Bucarest

Al voto, al voto! Il centro sinistra si conferma anche in Romania

Il centro-sinistra al governo in Romania vince anche le amministrative. Questo almeno secondo gli exit polls sul voto di ieri. Oggi i risultati definitivi.

Il governo di Victor Ponta esce quindi rinforzato dal voto che sembra confermare la tendenza di larga parte della popolazione europea di dire basta a tagli e austerity. In Romania questo si è concretizzato nel non voto alla coalizione del centro-destra, che si chiama come da noi – Pdl – ma che è l’acronimo di Partidul Democrat-Liberal.

Il fronte dell’Unione social liberale (Usl) avrebbe conquistato più del 65% dei consensi in larga parte della provincia romena e oltre il 50% nelle grandi città.

Il centro sinistra ha confermato nella carica di sindaco di Bucarest Sorin Oprescu.

Al voto, nel grande paese balcanico, erano chiamati 18 milioni di romeni.

Ad maiora

Gli indignati in piazza anche a Bucarest

Dato che i giornali italiani scarseggiano di notizie da oltre frontiere, consiglio la lettura di questo link della Reuters che racconta la manifestazione di protesta organizzata ieri a Bucarest contro la manovra economica del governo romeno;

http://mobile.reuters.com/article/idUSL6E8CE0HN20120114?irpc=932

Per la serie, tutto il mondo è paese. E la crisi è davvero globale.
Ad maiora.

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Gli indignati in piazza anche a Bucarest

Dato che i giornali italiani scarseggiano di notizie da oltre frontiere, consiglio la lettura di questo link della Reuters che racconta la manifestazione di protesta organizzata ieri a Bucarest contro la manovra economica del governo romeno;

http://mobile.reuters.com/article/idUSL6E8CE0HN20120114?irpc=932

Per la serie, tutto il mondo è paese. E la crisi è davvero globale.
Ad maiora.

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LA FIORENTINA SI AFFIDA AI MIRACOLI. MUTU AL SUO DESTRO.

Sinisa Mihajlovic, l’allenatore serbo della Fiorentina, minaccia di portare i viola in ritiro a Medjuorje se anche stasera faranno flop contro il Bari. Il suo amico Paolo Brosio (con cui ando’ in pellegrinaggio sul luogo – bosniaco – della presunta apparizione della Madonna) sta organizzando un pellegrinaggio. Partenza il 30 ottobre anche dalla vicina Forte del Marmi. Il sito annuncia che ci sono ancora posti liberi. Se Barreto (incerta la sua presenza) o Castillo dovessero metterla dentro, meglio prenotare subito:

http://www.paolobrosio.it/content/?p=3933

Ogni anno comunque, se non si vuole o può andare fino a Medjuorje (un posto che – con mia grande sorpresa – trovai affollato anche durante la guerra), si può partecipare agli incontri che l’associazione varesina Mir i Dobro (Pace e bene) organizza a Milano:

http://www.miridobro.it/home.htm

Adrian Mutu potrebbe tornare ad aiutare i colori viola, sempre che la rissa di ieri sera in discoteca non lo fermi ulteriormente.
L’ex giocatore romeno dell’anno, laureato in Giurisprudenza a Bucarest, squalificato per doping ancora per qualche giorno) ieri avrebbe preso a pugni (e a calci) un cameriere di una discoteca. Un cameriere kosovaro.
Un altro kosovaro, Milos Krasic, ma serbo per scelta e per luogo di nascita (Mitrovica nord), oggi fa sapere – tramite Gazzetta – che la musica più quotata sul suo iPod e’ quella di Ceca, cantante folk serba, anzi turbo-folk. Ceca, come ho già ricordato ai tempi di Ivan classe 1389, e’ la vedova di Arkan, la tigre assassina dei Balcani, finita assassinata.
Ad maiora.

LA ROMANIA E IL SUO DOPPIO

Un piccolo libro che racconta, meglio di mille saggi, quello che ha rappresentato il socialismo reale, con quel suo controllo sulle persone spesso devastante. Quanti in questi giorni si stracciano le vesti per la difesa della privacy e che passano le vacanze con ex tenenti colonnelli del Kgb, farebbero bene a leggere “Cristina e il suo doppio” del premio Nobel per la letteratura Herta Müller (Palermo, Sellerio, 2010).

La scrittrice racconta l’attività della Sicuritate per distruggere la sua reputazione, per controllare la sua vita: «Dal momento che avevano messo una cimice spia in ogni stanza, non c’era una sola nicchia del privato che sfuggisse al controllo statale». Con una protervia che tuttora la stupisce: «a voler essere precisi, pensavamo anche che, per nemici dello Stato che fossimo, tutto sommato non eravamo degni di un tale dispiego di mezzi».

Dapprima i servizi segreti comunisti avevano comunque cercato di assoldarla. Fallito questo primo obiettivo hanno fatto trapelare invece il contrario. Come spiega, «i Servizi segreti si sono adoperati massicciamente per raggiungere lo scopo di spacciarmi per una loro agente». Questo spiega il titolo del libro che racconta, oltre alla storia individuale di tedescofona in Romania, la parabola di un paese che non si è mai liberato dalla tenaglia dei vecchi esponenti del regime: «Tranne che nella carriera diplomatica, oggi in Romania un ex informatore può trovarsi più o meno nella stessa posizione che occupava un tempo».

Una frase che ha un’eco nella bella intervista che qualche giorno fa Domenico Quirico de La Stampa  ha realizzato allo scrittore albanese Ismail Kadarè: «La dittatura, certo è caduta, ma ne restano le vestigia sempre: non quelle concrete ma quella di una certa mentalità generale».

La Müller è molto critica su come la Romania, ora nell’Unione europea, sia uscita dalla dittatura, che ha lasciato comunque i suoi strascichi (non solo un’orribile palazzone nel centro di Bucarest): «Dopo Ceausescu si è provveduto a trasformare la Securitate in un mostro astratto, le cui colpe non sono personalmente imputabili a nessuno».

Posso testimoniare che la paura dei terribili servizi segreti sia sopravvissuta alla loro fine. Qualche anno dopo la caduta del Muro, ero a Bucarest per una durissima manifestazione di minatori non pagati (erano arrivati a dar fuoco al Parlamento) contro il governo. A un certo punto partì una durissima carica e fuggirono tutti, giornalisti compresi. Il grido di paura che lanciavano i manifestanti era solo “Securisti, securisti!” e faceva tremare anche chi non aveva mai vissuto in una dittatura.

Che fare allora? Aprire gli archivi, in Romania, come in Russia, come nel Paese delle Aquile. L’obiettivo lo spiega sempre l’ottimo Kadarè: «Per liberarsi davvero del passato autoritario l’Albania ha bisogno della verità, del coraggio, che finora non ha avuto, di aprire gli archivi, di non farsi ricattare dall’alibi delle possibili vendette».

La Müller ricevette il Nobel per la letteratura perché capace di “rappresentare il mondo dei diseredati”.  Una capacità dimostrata anche in questo piccolo ma importante volume.

Herta Müller

Cristina e il suo doppio

Sellerio editore

Palermo, 2010

Euro 9