Brescia

DA MARCHIONNE AL MARCIONE

 

XANGO E TI PORTO VIA

Non possiamo raccontarti perché nello scorso mese sono state consumate 43,314 (con la virgola, NdRisk) bottiglie in Italia. Pagina intera di pubblicità sul Corriere della Xango, che reagisce così ai provvedimenti dell’Autorità della concorrenza (che hanno fatto seguito a mesi di martellamento delle associazioni di consumatori). In puro stile Chicco Testa/nucleare, si invita a “farsi un’opinione personale” sul loro sito.

SI AVVICINA IL 2012. BIBLICO.

La pioggia di merli dagli Usa alla Svezia. Dopo l’Arkansas arriva in Europa la moria di uccelli. Come un flagello biblico. Titolo sul Corriere della sera del 6 gennaio 2011.

MAI TRESCHE A SINISTRA

“Mai avuto tesche con donne di sinistra, posso giurarlo. La mia ex moglie icona di quella parte politica? Su questo argomento mi astengo. Silvio Berlusconi intervistato da Signorini e citato da Repubblica.

MA UN VENDOLA STAREBBE CON LEI?

“Le parole di Silvio sono musica. Neanche io starei con un Vendola”. Daniela Santanché (Sottosegretario al Dipartimento per l’Attuazione del Programma del Berlusconi quater) al Giorno.

NUOVA RUBRICA DI MINZOLINI

“Al Tg1 rubrica sui giornalisti faziosi”. E’ bufera sulla proposta di Minzolini. Titolo de La Repubblica. Domani sarà su tutti i quotidiani.

SCARSEGGIA IL SALE PER EVENTUALI FERITE

Sale. Le scorte stanno finendo, caccia all’ex oro bianco. Pagina intera della mitica Cristina Nadotti su Repubblica.

NON SE NE HA BISOGNO PER SCIOGLIERE IL NANO

Amici sportivi, il nano ghiacchiato oggi si è sciolto”. Il miglior titolo sul ritorno di Dan Peterson è della rosea (che dedica addirittura tre pagine all’evento, non succedeva dagli anno Ottanta).

SE SEI TERRONE, TI TIRANO LE PIETRE

“Niente prestiti da Londra se non sei lumbard”. Il Senatur cita Ponzellini (Bpm) e ribadisce: “Milano è la capitale”. I banchieri: “Alla City valutano il Paese”. Due pagine su Il Giorno.

LADRI IN TRASFERTA

Gli scippatori di Napoli pendolari a Milano. Titolo de Il Giornale.

LA METAFORA DEI FUCILI

“Il Napoli fa paura e ci puntano i fucili”. Mazzarri scatenato sulla Gazzetta.

TITOLISTA AFFAMATO

Il Brescia ha Lanzafame di vittorie. Dal Giornale di Brescia.

ALTRO TRIPLETE PER SUPERMARIO?

Un’altra tripletta per Balotelli. Conteso (con lite) da tre ragazze. Titolo (un cicinin machista) della Gazza.

 MARCHIONNE !

Marchionne vende meno auto ma diventa sempre più ricco. Titolo del Fatto quotidiano.

MARCIONE!

Si chiama torrente Marcione. Lo è di nome e anche di fatto. Denunciato episodio di inquinamento a Garbagnate Monastero. Titolo immaginifico de La Provincia di Como.

TEMPO DI SALDI: LA FIOM ALLE CASSE?

Epifania, via ai saldi. Commesse in rivolta: “Sempre al lavoro”.  Titolo de La Provincia pavese.

LIBERE LE ANATRE, CATTURATE PERCHE’ SOCIEVOLI

Nelle scatole di cartone con cui le trasportano dalle gabbie dove hanno vissuto per pochi giorni fino al laghetto dove verranno liberate rumoreggiano.
Forse hanno capito che stanno per tornare in libertà. O forse temono si avviino a finire in cucina o a far da richiamo per altre compagne di viaggio che attratte dal loro canto, scendono dove sono le loro gabbie e vengono impallinate.
Le anatre selvatiche, che questa mattina sono state liberate dal WWF nell’Oasi milanese di Vanzago, sono animali socievoli. Volano in branco. E se sentono qualcuno della loro specie a terra, gli si avvicinano, ignare che sia una trappola. Funziona cosi’ per molte specie di uccelli. Non sempre i richiami artificiali funzionano. Quelli vivi, ahinoi, anzi ahi loro, sono molto più efficaci. Le alzavole liberate stamattina (sono le più piccole anatre europee e finiscono cotte allo spiedo) sono cosi’ legate allo stormo che se un cacciatore ne colpisce una, le altre a volte tornano indietro per vedere come mai una di loro si sia “fermata”. E finiscono a loro volta nel mirino della doppietta.
Le 40 anatre selvatiche liberate oggi sono state sequestrate dalle guardie ecologiche volontarie del WWF (con Forestale e Polizia provinciale) a due cacciatori bresciani.
Chi volesse segnalare casi di bracconaggio in Lombardia chiami il numero: 328.7308288.

Ad maiora.

ANNA POLITKOVSKAJA, QUATTRO ANNI SENZA UN COLPEVOLE

Mi immagino il direttore della Novaja Gazeta, Dimitri Muratov, scuotere la sua barba e dire a bassa voce: “Il ritmo delle indagini è troppo lento”.

Perché qua e là sui giornali moscoviti compaiono novità sull’inchiesta giudiziaria che riguarda’assassinio di Anna Politkovskaja, di cui questo 7 ottobre ricade il quarto anniversario. Nessuno, ad oggi, è stato giudicato colpevole per quel crimine.

Gli investigatori avrebbero comunque individuato il laboratorio dove è stata fabbricata l’arma con cui è stata uccisa la giornalista russa. Su questo reinterrogheranno Sergei Khadzhikurbanov, l’ex agente del Ministero dell’Interno russo che era stato indagato (ed assolto) per aver dato una mano al gruppo di fuoco che avrebbe colpito Anna, nell’androne del suo palazzo. L’uomo, in un altro processo, era stato condannato a 8 anni di carcere, per il reato di estorsione.

Per l’omicidio della Politkovskaja, nel febbraio del 2009, venne invece assolto insieme ai fratelli (ceceni) Makhmudov. Il terzo fratello, Rustam, quello che avrebbe materialmente sparato i cinque colpi di pistola è sempre latitante. E il direttore del giornale per il quale Anna lavorava, Muratov, continua pubblicamente a chiedere chi gli abbia fornito il passaporto, come mai gli sia stato permesso di lasciare il Paese e perché l’Interpol sia stata allertata in ritardo. Domande che, nella Russia di Putin, rimangono – e potrebbero rimanere a lungo – senza risposte.

Negli anniversari, tutti sembrano interessarsi a questi casi e magari il presidente Medvedev annuncerà una svolta nelle indagini. Lo ha fatto anche a luglio, per l’assassinio della Estemirova: del famoso killer individuato, rimangono solo tanti bei titoli di giornali, di tutto il mondo.

Dopo che un anno fa la Corte Suprema ha impugnato il verdetto di assoluzione per l’omicidio della Politkovskaja, si è ancora in attesa di risposte e di tempi certi su questa indagine, partita azzoppata: se infatti quello che ha agito era un gruppo di killer, chi li ha pagati? Chi il mandante? E soprattutto cui prodest?

La voce di Anna comunque non è stata messa a tacere. Il suo sacrificio viene ricordato in queste ore con manifestazioni a Mosca, Bruxelles, Roma, Milano e Brescia.

Perché, anche se il tempo passa, quaggiù, Anna cara, nessuno ti ha dimenticato. Nemmeno – ne sono certo – quelli che il 7 ottobre festeggiano il loro compleanno, circondati da amici e lacchè.

Ad maiora.

Ps. Questo un video di Amnesty International sul quarto anniversario: http://www.youtube.com/watch?v=Ab-cJ4LWSFY&feature=channel

DOPO HINA, LA RIVOLTA DELLE MADRI?

Al processo contro gli assassini di Hina (la ragazza pakistana sgozzata dal padre, con la complicità dello zio e di due cugini, maschi) ciò che lascio’ basiti noi giornalisti fu la reazione della madre. Prima della sentenza, in una conferenza stampa (con accanto il figlio, maschio), accuso’ la ragazza, finita dopo l’omicidio – compiuto con decine di coltellate – per qualche ora sotto i pomodori nell’orto di casa, di essere una “cattiva musulmana”. Era un “buon musulmano” il marito/assassino? O i suoi parenti maschi che assecondarono quella follia omicida?
Forse ai suoi occhi si’, a giudicare dalla reazione alla condanna del marito sia in primo che in secondo grado. Urla e scene di disperazione che non avevamo notato all’atto della sepoltura (la seconda, di rito musulmano) di Hina.
La vicenda di Novi, non lontano da Modena, dove due uomini (padre e figlio) di origini pakistane hanno ucciso a colpi di mattone la moglie/madre che cercava di impedire il matrimonio – combinato con un cugino – della figlia (picchiata e in fin di vita anche lei), nella sua drammaticità, offre un barlume di speranza. La rivolta femminile contro chi vuole impedire la libertà di scelta potrebbe non riguardare più solo le seconde generazioni di immigrati, ma anche le prime. Alla madre, quell’uomo che l’ha uccisa era stato imposto dai parenti.
La Carfagna ha annunciato di voler costituire il suo Ministero parte civile al processo. Per Hina, al tribunale di Brescia, istanze simili, proposte dalle donne islamiche, furono tutte respinte. Ma anche questo ministeriale mi pare un segnale positivo.
Occorrerebbe pero’ fare azioni preventive su questi temi. E spiegare alle forze dell’ordine che le denunce, prima presentate e poi ritirate, meritano indagini. Prima delle tragedie.
Ad maiora.

ANNA E’ SEMPRE VIVA

Tra poche settimane ricorrerà l’anniversario dell’omicidio di Anna Politkovskaja. Come spesso accade, in questo periodo, mi arrivano inviti a partecipare a iniziative che riguardano la collega, assassinata da sconosciuti il 7 ottobre 2006. Per ora Rimini, Brescia e Torino. Gli amici di Annaviva andranno invece a Mosca al presidio che viene organizzato ogni anno nella capitale russa, dove venne uccisa con cinque colpi di pistola.

Qualche mese fa sono stato ospite di un bel convegno organizzato durante il Festival del giornalismo di Perugia. Questo il link con l’articolo e il video fatto dagli studenti della scuola di giornalismo:

http://www.associazionegiornalisti.it/?costante_pagina=notizie&id_news=1142&id_lingua=2

Ad maiora.

IL NEO JUVENTINO KRASIĆ: SERBO DI MITROVICA

La Juventus FC ha formalizzato oggi l’acquisto di Miloš Krasić. Lo pagherà, da qui al 2012, in tre rate da 5 milioni di euro. Un mutuo, oneroso, ma un mutuo, garantito da una fideiussione bancaria.

Krasić, nato nel 1984 in Jugoslavia, ha giocato anche per la nazionale under 21 di Serbia e Montenegro e ora è titolare della nazionale della Serbia. Il centrocampista (esploso col CSKA di Mosca) che è stato eletto miglior giocatore serbo del 2009, ai Mondiali sudafricani non ha brillato (sostituito nel disastroso Australia-Serbia 2-1, che ha portato all’eliminazione dei serbi) anche se con tre gol era stato decisivo nelle qualificazioni del suo Paese.

Già il suo Paese. Krasić è nato a Mitrovica, città che si trova nel nord del Kosovo. È divisa in due dal fiume Ibar e il ponte (presidiato da forze militari internazionali) è una sorta di spartiacque tra il Kosovo albanese e quello serbo, tra mondo islamico e cristiano.

A nord del fiume vivono 20mila serbi, a sud 80mila albanesi. Il ponte è un sorta di muro di divisione. Alexander Langer (che a Brescia in questi giorni, forse a causa del caldo, è stato bollato come terrorista) se ne sarebbe rammaricato.

Le più recenti tensioni a Mitrovica si sono registrate solo qualche settimana fa, con il parziale riconoscimento dell’indipendenza di Pristina: il 22 luglio la Corte internazionale di giustizia ha dichiarato legittima la secessione kosovara da Belgrado (partita nel 1999).
Mitrovica, o Kosovska Mitrovia o Titova Mitrovica come viene ancora chiamata, ha dato i natali anche a un altro calciatore serbo che ha giocato in Italia e che ora è tornato alla Stella Rossa di Belgrado: Nikola Lazetić.

Nel 2002 Lazetić era stato acquistato dal Como di Preziosi e girato subito al Chievo Verona (quell’anno i lariani scesero dalla A alla B per poi precipitare, grazie all’attuale patron del Genoa, fino alla C2 e al fallimento: ora sono in Lega Pro). Il serbo andrà poi alla Lazio, Siena, Genoa e Livorno, per concludere la sua esperienza italiana al Torino (contribuendo all’ultima promozione a Serie A, ma poi anche alla retrocessione). A scadenza di contratto, il ritorno a Belgrado.

Ma sempre di Mitrovica è un altro calciatore, che ha giocato in Italia e che invece è di etnia albanese: Valon Berhami.

La famiglia Berhami nel 1990 era emigrata in Canton Ticino, dopo che entrambi i genitori di Valon (allora aveva 5 anni) avevano perso il lavoro. Dal 1995 presentavano invano alle autorità elvetiche più richieste di asilo politico, per l’aggravarsi delle vicende degli slavi del sud. È però l’abilità sportiva di Valon a salvare la famiglia dal rimpatrio. La società sportiva Ligornetto lancia infatti una raccolta di firme per chiedere alla Confederazione di garantire asilo ai Behrami. Così sarà. Valon ripaga la fiducia (sportiva) accordatagli portando la Svizzera ai Mondiali del Sudafrica (suo il gol decisivo nella partita con la Turchia: sorta di nemesi, visto che questo Paese è l’erede politico di quell’Impero Ottomano che sconfiggendo i serbi e conquistando Mitrovica, la islamizzò).

Berhami, in Italia, ha giocato nel Genoa, nell’Hellas Verona e soprattutto nella Lazio: 44 presenze per i biancazzurri e quattro gol, uno dei quali decisivo nel derby 2008 (3-2 per la Lazio). Ora (dopo la deludente esperienza col West Ham – squadra della Premier di cui è dirigente Sir Gianfranco Zola, oggi sconfitta 1-3 dal Bolton – e dopo un bruttissimo infortunio lo scorso anno) potrebbe tornare proprio nella capitale, ma sulla sponda giallorossa.

A Mitrovica sud continueranno a essere orgogliosi di lui.

Come in quella nord, nei cui bar da due giorni a questa parte, si starà parlando di Krasić alla Juve. Lo stesso nei caffè belgradesi. Anche in Serbia la notizia domina infatti oggi tutti i siti online: http://sport.blic.rs/Fudbal/Evropski-fudbal/183404/Milos-Krasic-zvanicno-novi-clan-Juventusa

Magari è l’occasione per “dare un calcio” ai conflitti. Sperem.

Nicole Minetti

La figa non è stata trombata

Considerazioni random sulle amministrative. Ripetendo il mio vecchio mantra che la gente non sbaglia mai quando va a votare. Io ho seguito oggi le elezioni di Lodi: in regione hanno votato tutti Formigoni (Pdl) in comune tutti Guerini (Pd), eletto al primo turno. Avevo monitorato anche le comunali di Sondrio due anni fa: in una valle dove la Lega impera l’ex sindaco Molteni (Pd) aveva vinto senza problemi.

Chi governa il paese pensa che basti mettere una faccia qualsiasi e un simbolo per vincere: non è così. Cinque anni fa, il tanto vituperato Riccardo Sarfatti, con una bella campagna elettorale, aveva finito per arrivare a soli dieci punti dall’inavvicinabile governatore lombardo. Oggi il Celeste batte Penati di 22 punti.
La gggente non sbaglia anche quando impallina Castelli a Lecco e Brunetta a Venezia, peraltro.

Su quella che Jonghi Lavarini aveva definito “bella figa”, l’igienista dentale Nicole Minetti, rilevo solo che è stata eletta nel listino bloccato di Formigoni. Un listino che è scattato solo a metà per la clamorosa vittoria di Pdl e Lega in Regione. La ragazza (indicata sembra – di persona personalmente – dal Cav.) era al quinto posto in lista, quindi certa della vittoria.

Una che oggettivamente non era una “bella figa” ma che quando sono stato in Abruzzo per il terremoto, mi era sembrata un’ottima amministratrice, è stata invece sonoramente “trombata” (proseguo nell’uso di un linguaggio sessista, tipico della politica). Stefania Pezzopane non sarà più presidente della Provincia dell’Aquila. Ha vinto solo nel capoluogo e magari questo sarà un viatico per il centro sinistra nella città devastata dal terremoto. Spero intanto che le carriole (vero segno di rinascita democratica e dal basso) non si fermino e continuino a lavorare tutte le domeniche (digos o non digos).

Se Nicole Minetti per essere eletta in Regione Lombardia è stata paracadutatadirettamente sugli scranni, chi il suo posto se l’è guadagnato è Renzo Bossi. Il figlio del leader della Lega conquista nel collegio di Brescia 12.893 preferenze, che non sono bruscolini. Se si crede alla volontà popolare non solo quando è favorevole ai propri amici, questa è sicuramente una buona notizia. Il padre ha fatto campagna per lui andando nella città della Leonessa. Ma francamente vedo più nepotismo nelle redazioni dei giornali che in politica. La Lega è peraltro uno dei partiti che investe più sui giovani e questo alla lunga le permetterà di continuare a vincere. Al Pirellone arriva, ad esempio, anche Massimiliano Romeo, assessore monzese, classe 1971.

E infine, se i voti sono importanti, come non segnalare che quasi 4.000 preferenze con le quali i lombardi (seguaci di Di Pietro) hanno mandati sui seggi del consiglio Giulio Cavalli, attore e regista scortato h24 per i suoi spettacoli contro la mafia al Nord? Oggi era l’unico a non lanciarsi nei banchetti post-elettorali. Speriamo mantenga per sempre questo distacco dai riti di una politica che, viste le tante facce nuove, ci auguriamo migliore di prima.

Ad maiora