Brescia

Zapping mondiale: dai cazzi di Silvio all’islamica obbligata a nuotare

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Come avevo ipotizzato ieri, la manifestazione di Berlusconi e del suo partito contro i giudici ha avuto una buona eco internazionale.
Il pezzo che mi ha dato più soddisfazione è stato quello di Al Jazeera. Più che altro perché accompagnato da una foto di un oppositore che invita Silvio a non farsi solo i cazzi suoi. Chissà cosa si capirà, visto che la didascalia non traduce.
Cita le parole di Berlusconi El Pais che dice che i giudici non lo elimineranno.
Più equo il titolo del Corriere del Ticino che racconta anche delle manifestazioni contro,sempre a Brescia.
La sezione culturale di Le Monde dà spazio al Milan Image Art.
Per lo sport, l’Indipendent insiste sulle voci di siluramento per Mancini.
Chiudo con una storia interessante che viene dalla Svizzera, dove i giudici hanno deciso di obbligare una ragazza islamica a frequentare un corso di nuoto. I motivi sul Giornale del popolo.
Ad maiora

Zapping mondiale: dai cazzi di Silvio all’islamica obbligata a nuotare

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Come avevo ipotizzato ieri, la manifestazione di Berlusconi e del suo partito contro i giudici ha avuto una buona eco internazionale.
Il pezzo che mi ha dato più soddisfazione è stato quello di Al Jazeera. Più che altro perché accompagnato da una foto di un oppositore che invita Silvio a non farsi solo i cazzi suoi. Chissà cosa si capirà, visto che la didascalia non traduce.
Cita le parole di Berlusconi El Pais che dice che i giudici non lo elimineranno.
Più equo il titolo del Corriere del Ticino che racconta anche delle manifestazioni contro,sempre a Brescia.
La sezione culturale di Le Monde dà spazio al Milan Image Art.
Per lo sport, l’Indipendent insiste sulle voci di siluramento per Mancini.
Chiudo con una storia interessante che viene dalla Svizzera, dove i giudici hanno deciso di obbligare una ragazza islamica a frequentare un corso di nuoto. I motivi sul Giornale del popolo.
Ad maiora

Antibracconaggio a #Brescia. I dati della #Lac

 

Si è concluso il 26° campo antibracconaggio della Lac (Lega per l’abolizione della caccia) fatto in collaborazione con il Cabs (Committee against bird slaughter) e che, come viene scritto nel comunicato stampa di bilancio, “ha portato alla luce gravi episodi di bracconaggio, uccisioni massicce di uccelli protetti e una diffusissima illegalità venatoria”. Trentasette i volontari provenienti da Italia ed Europa che hanno individuato nelle valli bresciane 1.675 trappole di cui sep (piccole tagliole) e archetti (che straziano e torturano prima che sopraggiunga la morte) e 110 reti.  A questi dati si devono aggiungere quelli del Nucleo Operativo antibracconaggio (Noa) del Corpo forestale dello Stato che ha sequestrato più di settecento uccelli e che in un solo intervento in ottobre (località Camignano)  ha accertato un impianto di uccellagione con 43 reti e ben 18 richiami acustici vietati.

“La certezza di una pesante sanzione pecuniaria da parte della Corte di giustizia europea, prosegue il comunicato degli animalisti, ha bloccato la caccia in deroga ai piccoli uccelli migratori, ma non ha impedito all’arroganza di molti  cacciatori bresciani di sparare a tutto. Nella stragrande maggioranza dei controlli effettuati dalle guardie volontarie della Lac e di altre associazioni a cacciatori sono risultati abbattimenti di specie protette e utilizzo di richiami vivi non consentiti (fringuelli, peppole, frosoni, ecc.) spesso maltrattati e con falsi anelli. Si sono riscontrati situazioni d’illegalità diffusa, comportamenti di una  recrudescenza inaudita: sacchetti (carnieri) pieni di uccelli vietati (decine e decine di peppole e fringuelli sparati) e reti da uccellagione posizionate nel perimetro dei capanni”.

Le sanzioni previste per legge sono irrisorie e il mercato nero dell’uccellagione è redditizio: dai 3 ai 5 euro il prezzo di un uccellino spiumato, mentre un tordo che canta bene può valere da cinquanta a centinaia di euro come richiamo per gli appostamenti di caccia.

“E’ desolante, conclude la Lac che ha distribuito le (tristi) immagini che accompagnano questo post, che a muoversi sia  l’associazionismo ambientalista privato per difendere un bene di tutti e un patrimonio prezioso che si vorrebbe distruggere per giochi politici veramente sporchi, di bassa cucina elettorale”.

Ad maiora

Putin a Brescia. Andrà all’albero che la città ha dedicato alla Politkovskaja?

Putin invitato a Brescia per la Mille Miglia.
In città è stato dedicato un albero ad Anna Politkovskaja.
Condivido, e non in senso tecnico, il pensiero di Laura Castelletti, consigliere comunale bresciana (e grande amica):

http://www.lauracastelletti.it/?p=42137

Questa l’Ansa che annuncia il prestigioso invito:

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2012/04/20/Mille-Miglia-governo-auto-capi-Stato-per-Putin-_6750824.html

Spero che con Annaviva e Brescia per passione faremo qualcosa il 17 maggio, davanti all’albero per Anna.
Ad maiora

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HINA, RAGAZZA ITALIANA, ALMENO DA MORTA

Nel libro “Hina, questa è la mia vita” (Piemme editore) a un certo punto è descritto un episodio del quale sono stato, involontario, protagonista. Nell’estate 2006, nei giorni immediatamente successivi all’assassinio della ragazza bresciana, andammo a cercare qualche esponente della comunità d’origine, quella pachistana, per capire come valutassero l’accaduto. Mentre realizzavamo l’intervista in strada, alcuni automobilisti insultarono l’intervistato, gridandogli “assassino” e altri epiteti. Il mio servizio, quella sera, iniziò così. A segnare il clima scatenato dall’assassinio di Hina.

Il libro scritto dai colleghi Giommaria Monti e Marco Ventura mi è in parte piaciuto e in  parte no.

Le parti del testo in cui si parla della ragazzina, assassinata dai maschi della famiglia perché voleva essere italiana, è toccante. Soprattutto quando descrive la vita sbalestrata di questa giovane catapultata dal Pakistan alle montagne bresciane. La sua vitalità mal si conciliava con le rigide regole della famiglia e lei iniziò presto a ribellarsi ai tanti divieti paterni (come quello di fare il bagno e, alla fine, anche di andare a scuola, che pure marinava).

Non a caso i due autori citano per spiegare i contrasti tra genitori e figli un brano – bellissimo – del Profeta di Khalil Gibran:

«I vostri figli non sono vostri figli.

Essi sono figli e figlie della brama della Vita per la vita.

Essi vengono attraverso voi ma non per voi

E benché essi siano con voi, essi non appartengono a voi.

Voi potete dare loro il vostro amore, ma non i vostri pensieri, poiché essi hanno i propri pensieri.

Voi potete custodire i loro corpi, ma non le loro anime, poiché le loro anime dimorano nelle case di domani, che non potrete visitare, neppure in sogno.

Potete essere come loro, ma non cercare di farli simili a voi, poiché la vita procede e non si ferma a ieri.

Voi siete gli archi e i vostri figli frecce vive scoccate lontano, verso il futuro».

Parole che il padre di Hina non ha decisamente fatto sue. Di lui, d’altronde, Hina aveva il terrore, come scriveva nella denuncia che- inviata ai giudice – fece scattare quel meccanismo di protezione sociale che la portò, minorenne, in una struttura protetta: «Ho paura, non mi fido di lui. Già in passato mi hanno ritirata da scuola. Avrei anche paura di essere mandata in Pakistan a sposare un pachistano che neppure conosco». Anche dopo l’assassinio, la famiglia voleva che la ragazza fosse sepolta in Pakistan. Il fidanzato-convinvente (parte civile al processo, a differenza della madre di Hina) si oppose.

Hina diventata maggiorenne ritirò la denuncia nei confronti del padre (nel libro si descrive l’interrogatorio dei giudici che cercano di capire se stesse mentendo all’atto della denuncia o in quello del suo ritiro), sperando in questo modo di riconquistare una pace familiare, seppure apparente. Nel volume si capisce come quello fu invece il primo passo della sua condanna a morte.

E proprio sulle motivazioni dell’omicidio il libro non mi ha fino in fondo convinto. Nell’intervista al padre di Hina, fatta nel carcere di Bollate, lui ribadisce la sua idea proprietaria nei confronti della figlia. La sotterra nel giardino di casa perché la vuole vicina, almeno da morta. Qualcosa di terribile, anche solo a pensarci.

Si cerca però in qualche modo di capire il gesto di Muhammad Saleem. Si parla del delitto d’onore (abolito, come attenuante, in Italia solo nel – non lontano – 1981) e si esclude la pista religiosa per l’assassinio. Però nel giardino di casa, Hina fu sepolta col capo rivolta alla Mecca e il taglio letale lungo il suo collo, sembrò a molti quasi rituale (pur colpita da 28 coltellate). Lo stesso padre di Hina, nell’intervista, dice che è stato condannato a 30 anni di carcere perché islamico e lancia anche un appello: «Per favore, dovete aiutare la mia famiglia. Tutta la vita sempre ho rigato dritto, non ho rubato, non mai fregato. Questa Italia ci ha rovinato, ha rovinato tutto, ha ammazzato tutta la mia famiglia. Senza padre e senza marito sono morti anche loro».

Questa deresponsabilizzazione infastidisce. Un padre assassina la figlia, colpevole solo di voler vivere in modo indipendente, coinvolge altri tre parenti maschi ed è colpa è dell’Italia?

Anche sulla madre di Hina (che compare nel volume) continuo a nutrire forte perplessità. Quelle urla isteriche che lanciò all’atto delle due sentenze nelle quali condannarono il marito-assassino non le ho sentite per la morte della figlia.

Ecco, forse avrei chiesto anche a una collega donna di collaborare alla stesura del libro: le fonti, giocoforza, in una struttura societaria come la nostra, sono infatti tutte maschili, dai carabinieri ai magistrati, dai giudici ai rappresentanti della comunità o agli esponenti religiosi, fino agli stessi narratori. 

E poi qualche dubbio rimane. Perché fu messa in vendita la casa di Saluzzo? Perché ad uccidere e a nascondere il corpo di Hina parteciparono tutti i maschi della famiglia salvo uno, il fratello della ragazza (anche lui in Pakistan in quei giorni), che pure alle udienze del processo guardava noi giornalisti come se fossimo marziani pronti ad invadere il suo mondo?

Domande che non hanno trovato risposta nelle aule di tribunale. E che forse non le avranno mai.

Ma quando passo dal Vantiniano di Brescia vado a trovarla Hina. Sola in quel pezzo di terra islamica nel cuore di un cimitero bresciano. Lei, ne sono certo, non avrebbe voluto essere seppellita in Pakistan. Il nostro era (ed è diventato) il suo Paese.

Ad maiora.

Giommaria Monti e Marco Ventura

Hina, questa è la mia vita

Piemme

Pag. 302

Euro 16

A BRESCIA, IN PIAZZA LOGGIA, PER NON DIMENTICARE

Una giornata in piazza Loggia a Brescia. Dalle prime luci dell’alba (come dicono con una frase fatta, sbagliata, tutti i veri cronisti di nera) fino al tramonto. A riprendere e fotografare la piazza che fu teatro della strage del 1974.

Con alcuni degli studenti del Master di giornalismo della Statale di Milano ieri ero nella città della Leonessa (proseguo con i luoghi comuni) per un documentario che stanno realizzando su una delle tante stragi senza colpevoli del nostro Paese. Intervistando chi era in piazza quel 28 maggio e chi nacque negli anni ’70.

Dovrebbe essere proiettato (fuori concorso) al Premio Ilaria Alpi dove una giornata sarà dedicata proprio alle stragi impunite, ognuna delle quali “adottata” da una scuola di giornalismo.

Per non dimenticarsi mai di quanti sono morti per bombe e attentati, nel nostro Paese. Assassinii che hanno deviato la recente storia italiana e per i quali nessuno ha mai pagato.

Ad maiora.

VERDINI CORTEGGIA, GIACOBINO PENSA E IL FENOMENO APPENDE LE FORCHETTE AL CHIODO

 

Verdini da Fli al Pd “corteggia” 9 deputati. Si rivede Barbareschi. Rosso e Latteri tentati. Il Corriere della sera riferisce della “caccia grossa in Transatlantico“.

IL SORPASSO

Pochi spettatori: e il Tg5 sorpassa il Tg1. Continua la fuga da Minzolini, ma entrambi i telegiornali non hanno dato spazio alle donne in piazza. Sul Fatto quotidiano.

LA TELEFONATA

Masi benedice i naufraghi. L’intervento del DG all’Isola dei famosi. Sul Giornale.

NO AL CANONE

Settemila famiglie “scaricano” la Rai. E a Varese l’evasione aumenta ancora. Dalla Provincia di Varese.

GLI SBARCHI

Miliardi a Gheddafi e Ue esclusa, così il piano italiano ha fatto flop. Su Repubblica.

(SE) NON ORA

Pensaci giacobino: se non ora quando? Mai… Giù le mani da Primo Levi. Assimilare i partigiani ebrei antinazisti ai “partigiani” antiberlusconiani è strumentale e pericoloso in un momento in cui torna l’odio per Israele. Pagina intera sul Giornale.

FLITALO BOCCHINO

Altro che leader della destra, Gianfry è lo zerbino di Italo. Titolo in punta di penna del Giornale.

VENDOLA APRE A BOCCHINO

Vendola apre ai finiani (e spiazza il Pd): “Sì alleanza, ma a tempo determinato”. Sul Corriere.

MILANO, AVANZA MANFREDI

Terzo polo, passo indietro di Carrubba, Ora si punta sulla candidatura di Palmeri. Sul Corriere.

RICOMINCIA DA ZERO

Erika, un’altra vita lontano dall’orrore: “Ricomincio da zero, voglio un figlio”. Dieci anni fa il massacro di Novi, ancora uno e sarà libero. Paginata su Repubblica.

VOTATE PDAZ

Chi ha paura dell’azionismo. Da Gobetti a Parri, cosa resta di una minoranza. Giovanni De Luna su Repubblica cultura.

VOTATE DVDS

Van De Sfroos è pronto: stasera sul palco di Sanremo. In prima pagina sulla Provincia di Como.

BRESCIA DIGITALE

Sveglia Brescia!”, banda larga in ogni zona industriale. Titolo wired sul Giornale di Brescia.

TEPPISTI DALTONICI

Sassi ai canturini, scambiati per interisti. A Torino, dopo la finale di coppa Italia. Sulla Provincia di Como l’aggressione di un gruppo di juventini daltonici.

GAZZA ALL’ORA DI PRANZO

Ibra ha fame. Gazzetta, apertura.

Cassano, via un altro chilo e mezzo e sarà al top. Gazzetta, pagine interne.

Ronaldo smette. Appende le forchette al chiodo. Freddura di Gene Gnocchi, sempre sulla rosea.

Ad maiora