Bambino

L’ispettore di #Padova e il Marchese del Grillo

La poliziotta di Padova ha riassunto in poche parole decenni di prevaricazione di uno Stato che dovrebbe essere nato per difendere i cittadini.
“Io sono un ispettore, lei non è nessuno” è la versione moderna del Marchese del Grillo, dove la giustizia è amministrata in base al potere e alla forza: “io so io, e voi non siete un cazzo.
Noi continuiamo a non essere un cazzo, di fronte al potere e ai soprusi.
Continuiamo a non essere nessuno, come precisato dalla poliziotta. Ma siamo dotati di telefonino con telecamera e possiamo riprendere, per esempio, come si “ferma” un bambino.
Poco fa in radio ascoltavo delle polemiche sulla trasmissione del video (e si dovrebbe invece fare un monumento a Federica Sciarelli). Dove si dimentica che il problema è come l’hanno portato in comunità. Non l’immagine del suo fermo.
E ho sentito pure il ministro Cancellieri lanciare un appello ai genitori del piccolo perché smettano di litigare e pensino al bene del minore.
Dove al ministro non risulta chiaro che deve preoccuparsi di quel che fanno i suoi agenti (e ispettori) non dei genitori del bimbo.
Infine le scuse di Manganelli. Pelose in quanto tardive.
E poi, diciamolo, senza quel video della zia, sarebbero mai arrivate?
Se i parenti del cucciolo “arrestato” fossero andati in caserma o in questura a protestare, qualcuno avrebbe detto: noi siamo noi. E voi non siete un cazzo.
Dunque: que viva lo smartphone!
Ad maiora

20121012-073559.jpg