Associazione culturale berbera

A MILANO IL SECONDO FESTIVAL BERBERO

L’associazione Culturale Berbera ha annunciato il programma del “2° Festival Berbero di Milano” che si terrà dal 19 al 22 maggio.

Il tutto inizierà con un convegno giovedì 19 (ore 20.45) alla Casa della Cultura (via Borgogna 3) intitolato “I berberi nel nuovo Nordafrica”. Partecipano Vermondo Brugnatelli (esperto di lingua e cultura berbera), Ferhat Mehenni (berbero della Cabilia) e Ali El Idrissi (berbero, docente universitario e storico della guerra del Rif).

Venerdi 20 (alle 10) ci sarà la proiezione di due cortometraggi nell’aula Massa della Bicocca di Milano (piazza Ateneo Nuovo 1) e la sera il film di Meddour Le mantagna de Baya (alla sede dell’associazione culturale berbera, via Oglio 21).

L’evento-clou sarà (alla Camera del Lavoro, corso di Porta Vittoria 43) nel tardo pomeriggio e sera di sabato 21, con il concerto di 6 gruppi berberi provenienti da diverse regioni del Nordafrica (tra i gruppi, i più popolari in Marocco sono i Saghru Band e Moha Mallal). Tra quanti saliranno sul palco anche un cantautore berbero della Libia, Ali Fates, originario della città di Zuara, che nel 2006 era stato imprigionato dal regime di Gheddafi, nel quadro di una persecuzione accanita della minoranza berberofona del paese.

Domenica mattina concluderà il festival un evento sportivo: una partita amichevole di calcetto tra una squadra berbera e una selezione di immigrati del resto del mondo.

Ad maiora.

ANCHE AMNESTY SI MOBILITA PER LA LIBERAZIONE DEI DUE FRATELLI BERBERI ARRESTATI IN LIBIA

Gli amici dell’Associazione culturale berbera ci comunicano che è partita, su iniziativa di Amnesty International, una campagna di sostegno ai fratelli Madghis e Mazigh Buzakhar, imprigionati dal 16 dicembre scorso ad opera dei servizi segreti libici, con l’accusa di spionaggio pro Israele “per il solo fatto di parlare berbero e studiare la lingua e la cultura berbere”.

Scrivono gli organizzatori del presidio di qualche settimana fa davanti al consolato libico di Milano: “Nonostante reiterati appelli, né i politici italiani né la maggioranza dei media hanno dato il rilievo che meriterebbe a questa grave violazione dei diritti umani che è anche una violazione dell’articolo 6 del trattato di amicizia, partenariato e cooperazione in vigore tra Italia e Libia. Per questo è importante l’impegno di ciascuno di noi per dare un segnale forte di attenzione dell’opinione pubblica a questo caso, inviando quanti più messaggi possibile alle autorità libiche competenti”.

Questo è il link per aderire all’appello: http://ua.amnesty.ch/urgent-actions/2011/02/019-11
Si chiede il rilascio immediato e incondizionato di Mazigh e Madghis Buzakhar se essi sono in prigione solo per il loro interesse per la lingua e la cultura berbere; che sia fatta una inchiesta approfondita, indipendente e imparziale riguardo alle torture che sarebbero state inflitte e perché si mettano sotto processo i funzionari che fossero trovati responsabili di abusi;
ci si appella alle autorità perché i due fratelli non vengano sottoposti a torture o altre sevizie durante la loro detenzione, perché vengano concesse visite regolari di famigliari ed avvocati, e perché possano ricevere tutta l’assistenza medica di cui avessero bisogno.

Le lettere vanno spedite entro il 18 marzo a questi indirizzi:
Secretary of the General People’s Committee for Justice,
Mustafa Abdeljalil,
Secretariat of the General People’s Committee for Justice,
Tripoli,
Great Socialist People’s Libyan Arab Jamahiriya.
Fax: +218 214 805427
Email: secretary@aladel.gov.ly
Salutation: Your Excellency
Gaddafi Development Foundation Executive Director,
Youssef M. Sewani,
El Fatah Tower, 5th Floor B No.57,
PO Box 1101,
Tripoli,
Great Socialist People’s Libyan Arab Jamahiriya.
Email: director@ggdf.org.ly
Salutation: Dear Sir

Copia dei messaggi va trasmessa a:
Secretary of the General People’s Committee for Public Security,
General Abdul Fatah al Younis Ubeidi,
Secretariat of the General People’s Committee for Public Security,
Tripoli,
Great Socialist People’s Libyan Arab Jamahiriya.
Fax: +218 214 442903
Email: minister@almiezan.net
Salutation: Your excellency
Bureau Populaire de la Grande Jamahiriya Arabe Libyenne Populaire Socialiste,
Tavelweg 2,
Case postale 633,
3000 Berne 31.
Fax: 031 351 13 25

Ad maiora.

BERBERI ARRESTATI: BRUTTE NOTIZIE DALLA LIBIA

Una settimana fa il presidio di protesta davanti al consolato libico, ma purtroppo le notizie che arrivano sulle sorte dei due fratelli berberi arrestati sono sempre peggiori. Riceviamo e pubblichiamo una lettera/appello del’Associazione culturale berbera.

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L’Associazione Culturale Berbera apprende oggi da fonte sicura che i due fratelli Mazigh e Madghis Buzakhar, arrestati dalla polizia segreta libica il 16 dicembre scorso e tuttora in carcere senza possibilità di assistenza legale né di controllo sulle loro condizioni, sono stati torturati e hanno subito, nel corso di lunghi interrogatori, maltrattamenti, intimidazioni e minacce di morte con le armi spianate.

Una assurda accusa di intelligenza col Mossad sarebbe stata giustificata col fatto che essi hanno scritto degli articoli su di un quartiere storico di Yefren un tempo abitato da una locale comunità ebraica (Zqaq n udayen). E lo stesso fatto di parlare berbero sarebbe prova di questo complotto perché il berbero sarebbe, a detta dei loro carcerieri, “una lingua giudaica”.

Le affermazioni fatte dalle autorità libiche negli scorsi giorni secondo le quali l’arresto e la detenzione dei fratelli Buzakhar sono stati posti in essere secondo procedure normali, con tutte le garanzie che ciò comporta per gli accusati, si sono rivelate delle menzogne. Lo stesso avvocato dei fratelli Buzakhar ha rimesso il mandato perché non gli è stata data la possibilità né di incontrare i suoi assistiti né di prendere visione degli incartamenti che li riguardano.

L’Associazione Culturale Berbera denuncia questi fatti contrari ai diritti umani e fa appello a tutti coloro che hanno a cuore il rispetto dei diritti umani perché si uniscano nella denuncia e si mobilitino per la scarcerazione e la fine della persecuzione dei fratelli Buzakhar e dei Berberi della Libia; al Governo Italiano perché valuti quali misure sia opportuno intraprendere davanti a questa palese violazione dell’art. 6 del “Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra Italia e Libia”.

PRESIDIO PER I BERBERI ARRESTATI IN LIBIA

Nei giorni scorsi la Libia ha arrestato per “spionaggio”: un ricercatore italiano, due giovani berberi della Libia, Mazigh e Madghis Buzakhar, e due ricercatori marocchini dell’IRCAM (Istituto Reale di Cultura Amazigh), Mahfoud Asmahri e Hassan Ramo.

Qualche settimana prima il cantante berbero Abdullah Ashini era stato condannato a 5 anni di prigione per avere cantato ad un festival della canzone berbera nelle Isole Canarie.

Il ricercatore italiano e i due ricercatori marocchini, protetti dalle rispettive diplomazie, sono ora liberi, dopo aver trascorso qualche settimana nelle prigioni di Gheddafi, ma i due fratelli libici, prelevati il 16 dicembre scorso da uomini della sicurezza interna in borghese, sono tuttora desaparecidos. Non si sa dove siano, in quali condizioni si trovino, e quali accuse siano state formulate contro di loro. Non si sa nemmeno se siano ancora in vita.

Di fronte a questi fatti, l’associazione Culturale Berbera osserva che “gli arresti extragiudiziali e la sistematica repressione di ogni manifestazione della lingua e della cultura berbera in Libia sono contrari alla dichiarazione dei diritti dell’uomo richiamata esplicitamente all’art. 6 del Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra Italia e Libia”.

“Considerare attività spionistica ogni contatto tra italiani e libici – continua il comunicato – è contrario allo spirito di “amicizia, partenariato e cooperazione” del Trattato invita il Governo Italiano a intervenire presso il governo libico per richiedere il rilascio immediato dei fratelli Buzakhar e di tutti i berberi imprigionati in questa ondata di repressione della cultura berbera, se necessario minacciando di “congelare” l’applicazione del Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione finché non saranno garantiti il rispetto dei diritti umani e delle libertà individuali in Libia”.

L’associazione invita la cittadinanza a un presidio per domattina, lunedì 17 gennaio, dalle 9 alle 12 davanti al Consolato Libico di Milano (Via Baracchini 7, traversa di via Larga).

Ad maiora