Arcore

A Milano arrivate tante suore (vere, non quelle del Bunga bunga)

Milano sembra si stia svuotando mentre arrivano i pellegrini per il raduno mondiale delle Famiglie. Questa mattina traffico scarso, come a prepararsi all’impatto di un milione di persone.

Per ora, difficile distinguere le “famiglie” arrivate per l’incontro con il Papa.

Spicca invece la presenza di numerose suore, abitualmente invisibili in città.

A Roma sono invece onnipresenti.

Nel milanese, va ricordato però, che finte suore-sexy frequentavano, a quanto dicono le testimoni, le cene eleganti di Arcore:

http://youtu.be/Z8pbKn2mmj0

Ad maiora

ANCHE BARBARESCHI AD ARCORE. MENTRE NON SI FERMA L’OROLOGIO BIOLOGICO DI BELEN

 

 

  NON SOLO MINETTI E LUCA RENZI

Barbareschi vede il premier, voci di un “addio” a Fli. Incontro con Berlusconi ad Arcore all’insaputa di Fini. Sul Corriere della sera

 ANCHE CARLA ABBANDONA LA SINISTRA

 Carlà cambia casacca: “Non sono più di sinistra”. Sul Corriere.

 WISHFUL THINKING

 Carlà ripudia la sinistra: “Qui non la voterò mai”. Scrive Repubblica con quel “qui” che fa sognare i sinistri di casa nostra.

 Invece Pannella si butta a destra: “Così torna lo spirito del ‘94”. Sul Giornale a commento delle iniziative economiche finali del governo Berlusconi.

 GENTE CHE VA, ESAMI CHE TORNANO

 Torna la maturità all’antica. E l’esame fa di nuovo paura. Sul Giornale.

 DOPO LA NOMINA DI MANTOVANI A COORDINATORE LOMBARDO PDL

 Lara Comi neo presidente del gruppo “Donne del Pdl”. Sul Giornale.

 CONSIGLI PER GLI ACQUISTI (AL FANTACALCIO-MAGIC CUP)

 Van Bommel? C’è di meglio. Titolo sulla Gazzetta, ma molti se ne erano già accorti l’altra sera…

 POLITICA ESTERA BIPARTISAN

 Israele tifa per l’amico d’Egitto. Netanyahu appoggi il regime del Cairo in funzione anti-Hamas. Anche il presidente dell’Anp, Abu Mazen, per la continuità del potere del vicino arabo. Sul Fatto quotidiano.

 DAGOSPIA RICORDA

 Ricordare a Umberto Veronesi che a novembre aveva promesso di dimettersi dopo la nomima di presidente dell’Agenzia per la sicurezza nucleare. Anche il pasdaran David Sassoli aveva promesso solennemente le dimissioni dalla Rai dopo la sua elezione al Parlamento europeo nel 2009. Sul fatto quotidiano.

QUANDO BISOGNA LEGGERE NOTIZIA E PUBBLICITA’

 Belen e le altre, quando il pancione fa audience. Paginata sul Giornale. Sotto un terzo della lenzuolata ospita una pubblicità che sembra una presa per i fondelli: “Orologio biologico: da oggi rallentarlo è possibile”.

Ad maiora

NON E’ L’11 SETTEMBRE. E’ L’EPIFANIA!

Che il re fosse nudo, chi scrive e gli amici di Annaviva, l’avevano detto ben prima che l’imperatore uscisse dal suo castello di Arcore e che il sito Wikileaks pubblicasse documenti riservati delle ambasciate a stelle e strisce.

Che il rapporto tra il presidente del consiglio italiano e quello russo fossero pericolosi era sotto gli occhi di tutti. Quanti, a destra come a sinistra, in queste ore si stracciano le vesti avrebbero fatto bene a parlare prima. Perché, come per i rapporti col dittatore libico, anche quelli col regime putiniano sono stati avallati anche da coloro che oggi sono all’opposizione. Questo non va dimenticato. Eccezion fatta per l’Ucd di Casini e per i radicali, la gran parte delle scelte energetiche messe sott’accusa dagli americani, risultavano discutibili fin dalle loro premesse.

Che l’alleanza Eni-Gazprom avrebbe ridotto le nostre possibilità di manovra era evidente. Eppure, malgrado l’Unione europea lavorasse per evitare che i russi fossero l’unico referente nella compravendita del gas, noi italiani abbiamo fatto da Cavallo di Troia. Ci hanno poi seguito i tedeschi (col nuovo gasdotto a nord) e i francesi (entrati ora in quello, costruendo, a sud- a scapito nostro, peraltro che non siamo neanche soci paritari ora, a differenza del passato).

Ma se l’Europa fosse stata unita, tutto questo non sarebbe successo. E invece, comanda chi vende e non chi compra. Perché tratta con 27 interlocutori anziché con uno solo.

La domanda peraltro che, come Annaviva, continuiamo  a porre è prettamente nazionale, che non riguarda gli interessi americani, e nemmeno quelli europoi. Ma di quanti abitano nel Bel Paese.

Posto che l’Eni è una società quotata in Borsa ma che è, grazie alla golden share, nel pieno controllo della Repubblica Italiana, quale vantaggio hanno ottenuto i cittadini di tale Repubblica da questi accordi con in russi?

Paghiamo meno il gas? Non mi pare. Abbiamo rifornimenti più stabili, non avendo centrali? Vero. Ma nessuno dei cervelloni aveva previsto che il prezzo del gas liquefatto sarebbe sceso così tanto, avendo gli Usa trovato nuovi giacimenti gasiferi (o meglio altre, moderne tecnologie di estrazione)?

Non sarebbe stato meglio fin dall’inizio, liberalizzare la rete del gas, come è avvenuto per quella elettrica?

E, cambiando settore, ma tenendo liinquadratura sul Cane a sei zampe: paghiamo meno la benzina all’ex Agip? Mi pare il contrario.

Che paese è quello che si accontenta delle tesserine sconto di You&Eni?

Gli accordi italo-russi sulla Yukos di Khodorkovskij, avviati durante il governo Prodi e portati a termine con Berlusconi, sono lì a raccontare ben più di quanto i file di Assange rivelino.

Ad maiora

LUZKHOV, TROMBATO, ORA FA LA VITTIMA DEL SISTEMA

Qualche giorno fa raccontavamo del possibile siluramento del sindaco di Mosca, Jurij Luzhkov. Cosa che puntualmente e’ avvenuta, dopo che il primo cittadino ha criticato il presidente Medvedev e dopo che le tv russe avevano avviato una campagna stile “casa Montecarlo” per rivelare le magagne di Luzhkov e della sua ricca signora (costruttrice, nella Capitale e non solo). Il sindaco e’ stato rimosso dall’incarico.
In Russia la già traballante democrazia e’ diventata una “verticale del potere” da quando Putin ha “sfruttato” la terribile strage di Beslan per abolire le elezioni locali. Nomine e revoche sono di esclusiva competenza del Cremlino.
Luzhkov che fino a ieri ha mangiato nello stesso piatto del regime e che si e’ messo in luce per aver vietato i raduni gay come quelli dell’opposizione ora indossa le vesti di San Sebastiano. Scrive, il compagno sindaco, in una lettera diretta al Cremlino, nella quale paragona quanto accaduto alle purghe staliniane: «Nel nostro Paese la paura di esprimere il proprio punto di vista esiste dal 1937: se la nostra leadership si limita a sostenere questa paura con le sue dichiarazioni, allora è facile arrivare a una situazione in cui c’è un solo capo nel Paese le cui parole sono scolpite nel granito e devono essere seguite senza tentennamenti».
Luzhkov se la prende direttamente con
Medvedev, che lo ha destituito: «Come si concilia questa situazione con i suoi appelli allo “sviluppo della democrazia”?».
Mi sembrano domande e polemiche poste fuori tempo massimo. Ma forse no. Il primo cittadino magari vincerà il ricorso e tornerà in auge.
D’altronde, anche dalle nostre parti, un direttore di tg e’ diventato “icona della sinistra” per essersi accorto con 18 anni di ritardo, quello che Montanelli aveva capito dopo 18 minuti di colloquio ad Arcore.
Ad maiora.