Antonio Di Pietro

LEGGE REALE: NON VOGLIAMO ALTRI LUCA ROSSI

Se i radicali rimangono in aula mentre si vota la fiducia scoppia il putiferio a sinistra. Se Antonio Di Pietro invece propone (con l’immediato plauso leghista) di reintrodurre la Legge Reale ci si limita ai distinguo.

Auguri al prossimo governo di “centro-sinistra” se davvero vincerà le elezioni.

La Legge Reale, che consentiva alle forze dell’ordine di sparare più facilmente di oggi, ha ucciso 254 persone nel nostro paese:

http://www.ecn.org/lucarossi/625/625/

A fare la conta dei morti è il centro di iniziativa Luca Rossi.

Quando uccisero Luca, colpito da un agente solo perché passava in piazzale Lugano a Milano, la reazione fu massiccia e popolare. Aveva 20 anni Luca, iscritto a Dp. La sua unica colpa fu di essere nel momento sbagliato, nel posto sbagliato. Anzi, nel Paese sbagliato:

http://www.reti-invisibili.net/lucarossi/

I funerali alla Bovisa, un sabato mattina gelido. Pioveva sui diecimila ragazzi accorsi per dire addio a Luca e dire basta a quelle leggi fasciste:

http://www.infoaut.altervista.org/luca%20rossi.htm

Di quel sabato ricordo le parole e soprattutto l’armonica di Fabio Treves, col suo blues che scosse la piazza. Qui è molti lustri dopo, ma in un bel contesto:

http://youtu.be/YvGQ4rDdN5A

Ma a funerali così non vorrei davvero mai più andare.

Di Luca Rossi ne abbiamo avuti troppi in questo Paese.

Ad maiora

Fenomenologia di Antonio Di Pietro

Un libro contro Di Pietro. A scriverlo un vecchio liberale come Pierfranco Pellizzetti che nella sua fenomenologia se la prende con quello che ritiene un «sottoprodotto del berlusconismo: il dipietrismo».

Nel volume (edito da manifestolibri), Pellizzetti paragona più volte Silvio e Tonino, che definisce «due egotisti a livello ultra patologico», «miracolati della Seconda Repubblica» che sono «espressione della stessa mentalità di destra». E critica allo stesso modo le formazioni della liste elettorali del Pdl e dell’Idv, dalla Minetti a Scilipoti, coniugandolo a un oggi che un libro a differenza di un blog non può permettersi di avere.

Pellizzetti non risparmia nessuno del partito di Di Pietro, nemmeno De Magistris, che «ha dilapidato il proprio tesoretto di credibilità, quasi un Mariotto Segni in sedicesimi».

L’analisi è a tratti più sociologica che politica (e nella parte politica centrale risulta un po’ noiosa e ridondante): «Pasquale Villari scriveva nel 1983 che nel nucleo profondo della cultura contadina “si sente troppo lo Io e troppo poco il Noi”. Lo ribadiva ancora qualche anno fa il sociologo urbano Robert D. Putnam, riportando a nuovo l’antica profezia di Villari: “Non avete più scampo: o voi riuscite a rendere noi civili, o noi riusciremo a rendere barbari voi”. Analisi antiche e recenti sui retaggi del passato che descrivono perfettamente il mood del nostro Paese quale appare oggi, berlusconiano e leghista. In qualche misura dipietrista».

Il fenomeno Di Pietro – conclude Pellizzetti che collabora col Fatto e con Micromega e che nel volume esprime simpatia col popolo viola – «suona a conferma dell’incapacità del nostro sistema democratico, della società italiana, di produrre autonomamente anticorpi civili: la democrazia come discorso pubblico, come progetto inclusivo per la liberazione dai rapporti di dominio».

Anche io penso (e lo dissi a un amico che si candidò, sfiorando l’elezione, alle Europee per l’Idv) sia più il termometro della crisi repubblicana che la risoluzione. Dal mio piccolo osservatorio di dipendente della televisione del servizio pubblico, mi limito a osservare che dalle mie parti non ho mai sentito dire “quello l’ha raccomandato Di Pietro”. Né, quando ho realizzato servizi su di loro, ho avuto la canea di telefonate di sollecitazione e precisazione che accompagnano invece l’attività politica delle schiere che hanno conquistato maggioranza e opposizione negli ultimi 16 anni di berlusconismo e antiberlusconismo. Per quanto mi riguarda, non è poco.

Ad maiora.

Fenomenologia di Antonio di Pietro

Pierfranco Pellizzetti

Manifestolibri

Roma, 2010

Pagg. 159

Euro: 18

Tolta la scorta a Giulio Cavalli

Quando ieri mattina ho intervistato Giulio Cavalli, attore lodigiano minacciato dalla mafia, cui è stata concessa una scorta, aveva due agenti al suo seguito. Oggi si è appreso che il servizio di tutela gli verrà revocato. Giulio, che da qualche mese è stato eletto al Consiglio Regionale lombardo nelle liste dell’Italia dei Valori, tramite il suo sito (www.giuliocavalli.net) cerca di smorzare le polemiche: “E’ vero che ho ricevuto informale comunicazione sulla scelta dell’Ucis di Roma di revocare il mio servizio di tutela ma non credo, non voglio, e vi chiedo di non strumentalizzare o amplificare la notizia per rispetto per me e per la mia famiglia che ha già pagato troppo”. E aggiunge: “Ho grande rispetto per le istituzioni e per le molte persone che con me (e come me) sono in questa nostra grande battaglia, per questo credo che incagliarsi su questo particolare sia irrispettoso nei confronti dei molti che in prima linea rischiano quotidianamente la propria incolumità”.

L’attore prestato alla politica si riferisce “ai testimoni di giustizia, ai magistrati, ai cronisti al fronte e a tutti gli uomini di parola (che mi onoro di avere tra i miei amici) e che ho visto troppo spesso dover elemosinare protezione per sé e per le loro famiglie”.

Immediate le polemiche con Di Pietro che esprime solidarietà e presenta un’interrogazione a Maroni e gli europarlamentari dell’Idv Sonia Alfano (che, nell’esprimere “incredulità e sdegno” ricorda come invece Emilio Fede abbia la scorta) e De Magistris che parla di “segnale inquietante che desta preoccupazione e amarezza”.

La speranza è che, anche in vista degli interessi scatenati dall’Expo, si sappia valutare il da farsi e si mantenga una forma di protezione per l’attore impegnato in politica e per la sua famiglia.

Ad maiora