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Al via il Mundial, tra povertà, proteste, corruzione e sponsor

Ricevo e volentieri condivido con voi queste riflessioni “brasiliane” del mio amico e collega Sergio Calabrese.

Ad maiora

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Il 12 giugno 2014 dallo stadio Corinthias di San Paolo ci sarà la sontuosa cerimonia d’apertura che precederà la partita inaugurale di Coppa del mondo Brasile vs Croazia. Seicento figuranti, coreografie, canti e balli renderanno omaggio alla cultura e alle bellezze del paese che per un mese ospiterà la rassegna iridata. Ancora una volta sarà l’evento sportivo più seguito nel pianeta. Oltre alle centinaia di migliaia di persone che vedranno le partite nei 12 stadi brasiliani, saranno 3 miliardi gli spettatori che guarderanno la “Copa” davanti alla tv.

32 le squadre partecipanti alla fase finale -8 gironi con 4 squadre per ogni girone- che si daranno battaglia per conquistare l’ambito trofeo. La Nazionale italiana, un po’ malconcia e preoccupata per il grave infortunio di Riccardo Montolivo – oltre alle immancabili polemiche della vigilia per alcune esclusioni eccellenti, quelle di Giuseppe Rossi unite ai risultati delle amichevoli che sono state di una noia mortale- in questa prima fase giocherà contro l’Inghilterra, il Costa Rica e l’Uruguay, rispettivamente il 14, il 20 e il 24 giugno. Naturalmente tutti i pronostici sulla vittoria finale sono per la Seleção. La squadra che per 5 volte ha alzato al cielo la Coppa del mondo.

Un Mundial, quello brasiliano, che è stato preceduto da violente contestazioni perché, a detta di molti critici, non porterà nessuna ricchezza al paese. Tom Jobim, uno dei padri della Bossa Nova, affermava che “il Brasile non è un paese per principianti. E’ troppo ricco di materie prime per essere giusto nella distribuzione della sua immensa ricchezza”. Anche se bisogna dire che il “Paese del futuro”- grande 27 volte l’Italia– in questi ultimi decenni ha sradicato dalla povertà decine di milioni di persone e oggi è uno dei sei paesi più ricchi del pianeta. Brasile dunque, il paese delle mille contraddizioni sociali e delle 5 “esse”– soccer, samba, sand, sun e sex (come scrive un malizioso giornalista inglese) che da oggi, attraverso il Mundial, vuole offrire al resto del mondo la sua immagine migliore: quella di una nazione moderna, efficiente e rassicurante. La cosa più importante sarà garantire sicurezza e il regolare svolgimento delle partite. Anche se a pochi giorni dall’inizio della kermesse mondiale ci sono stati gravissimi disordini attorno allo stadio di Brasilia e in altre città. Centinaia di manifestanti, tra i quali 800 indios di varie etnie, hanno duramente manifestato il loro malessere.

L’accusa principale è stata lo sperpero di denaro pubblico per la costruzione dei nuovi stadi. “Meno soldi per la Copa, più per la casa, per la sanità e per i servizi pubblici”, sono state le rivendicazioni urlate da migliaia di dimostranti rivolte al Presidente del Brasile Dilma Roussef. Il ministro dello sport, Aldo Rebelo, ammette l’esistenza del problema sicurezza.

Nelle 12 città in cui si svolgeranno le partite per garantire l’ordine pubblico si schiereranno 180 mila agenti. Un imponente spiegamento di forze che non ha precedenti nella storia del di un mondiale di calcio. Sarà anche un banco di prova in vista anche delle Olimpiadi del 2016 che si svolgeranno sempre in Brasile.  Michel Platini, presidente dell’UEFA, ai tanti brasiliani che hanno protestato ha mandato a dire: “Rallegratevi per i Mondiali e smettetela di protestare, almeno per un mese”. Dunque palla al centro e pedalare, anche se per 30 giorni assieme al pallone negli stadi rotoleranno, corruzione, diseguaglianze, burocrazia, conflitti sociali, estrema povertà e il pericolo che i risultati di molte partite vengano truccate da alcune organizzazioni malavitose sans frontiere. Ma il Mundial porta grandi affari soprattutto alle industrie sportive che sponsorizzano la manifestazione. Saranno i due colossi Adidas e Nike che si giocheranno la partita miliardaria del Mundial. I due indiscussi leader dell’abbigliamento sportivo più il terzo competitor Puma– che sponsorizza l’Italia, si sono dati battaglia a suon di dollaroni pur di accaparrarsi visibilità e hanno investito l’equivalente di 400 milioni di euro per sponsorizzare tutte le squadre. Le due multinazionali- la prima tedesca e l’altra americana- non si sono risparmiate pur di vincere la partita economica del Mondiale. La Coppa del mondo, da sempre, è la più grande vetrina per le aziende che contano. Pochi lo dicono, o lo scrivono, ma sono sempre gli sponsor: abbigliamento sportivo e multinazionali delle bollicine analcoliche che decidono di concerto con la FIFA -l’associazione mondiale che governa il calcio mondiale- dove svolgere queste grandi competizioni.

I mondiali di calcio del 2022, pensate un po’, si giocheranno nel Qatar! 50 gradi di temperatura sarà il “welcome” che accoglierà le squadre negli aeroporti. Ora i parrucconi della Fifa- compreso il suo inamovibile presidente, lo svizzero Joseph Blatter- si sono accorti di aver fatto una… “minchiata” ad assegnare i mondiali al Qatar e vorrebbero spostare a dicembre del 2020 la competizione. Pare che in quel periodo la temperatura scenda di qualche grado. Ma ormai la macchina organizzativa di quel paese si è messa in moto già dal 2010, anno in cui la Fifa le ha assegnato l’organizzazione del Mondiale, anche se il giornale britannico Sunday Times (carta canta) accusa alcuni esponenti della Fifa di avere intascato alcune mazzette per influenzare l’assegnazione dell’evento al paese degli emirati arabi. E’ in corso un’inchiesta della stessa FIFA per accertare le gravi accuse denunciate dal Sunday Times. E’ bene anche ricordare che nel Qatar, sino a oggi, per la costruzione di alcune infrastrutture e degli stadi sono già morti 400 operai, in gran parte immigrati pakistani e nepalesi. Ma poco importa! In questi giorni l’attenzione degli addetti ai lavori e degli appassionati di calcio sarà tutta per il Mondiale di calcio. Nel paese della samba aspettano 5 milioni di turisti –molti saranno italiani- assetati di cachaza, caipirinha, pallone, samba e, perché no, anche di sex!

E poi, dulcis in fundo, vi è il problema Favelas, “mas não se preocupe!” (niente paura!) ha detto il Governatore dello Stato Rio che ha investito 200 milioni di euro per la pacificazione delle Favelas. La costante presenza dei militari delle UPP -Unità di Polizia Pacificatrice- hanno bonificato (almeno per il periodo del Mundial) questi fatiscenti quartieri dalla presenza dei narcotrafficanti e malavitosi. Alcune favelas con vista mozzafiato sulla baia più famosa al mondo, sono state persino affittate per 50 dollari a notte a turisti in cerca di “calore umano”. Trafficanti, malavitosi e spacciatori per un mese se ne sono andati in ferie. Palla al centro. Si va per cominciare. Che la Dea Eupalla assista il Brasile e la sua “Copa”.

Alé!

Sergio Calabrese.

Verso #staffettaMi #cityrunners con Davide Cassani

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Chi corre più o meno costantemente sa quanto conti, oltre alla preparazione fisica, quella motivazionale. Quante volte, in giornate come queste, piovose e fredde, si è rinunciato all’allenamento. Lo stesso pensiero che si affaccia però quando fa troppo caldo o si è troppo stanchi, e via dicendo.
Proprio su quali chiavi chiavi utilizzare per superare questi ostacoli, questa innata (almeno per me) pigrizia, si è incentrato il primo (per il sottoscritto, secondo per gli altri) incontro di #cityrunners, il gruppo di giornalisti e blogger che Adidas ha deciso di preparare in vista della Maratona di Milano, anzi più precisamente per le Staffette, che sono l’elemento caratterizzante della corsa milanese del prossimo 6 aprile.
Per motivarci, all’Aspria Harbour Club, sono arrivati due esperti in materia: il mental coach Patrizio Pintus e Davide Cassani, ex professionista del ciclismo (sia corso, sia commentato, per la Mamma Rai) da qualche settimana CT della nazionale di ciclismo.
Non sapevo che quest’ultimo, dopo le corse in bicicletta si sia dato a quelle a piedi. Con risultati davvero buoni: maratone sempre sotto le tre ore. Ha mantenuto in buona sostanza gran parte della fibra atletica che lo contraddistinse nei suoi anni sulle due ruote (e chi lo ha visto provare i tracciati da tanti Giri d’Italia con le telecamere al seguito lo aveva già intuito).
Davide (spalleggiato da Patrizio) ci hanno dato un po’ di dritte su come vincere la pigrizia. Il primo dei consigli, almeno per quel che mi riguarda, è quello di allenarsi con costanza, di non saltare nemmeno un allenamento. Questo è l’unico modo per migliorarsi (e far circolare le endorfine). Se si ha poco tempo, basterà anche quello. L’importante è uscire a correre (Cassani raccontava che a volte torna addirittura a casa di corsa, quando non ha il tempo materiale per andare al parco). E occorre approfittare di ogni occasione possibile per fare allenamento: anche le scale di casa o del lavoro vanno bene.
La corsa, come ha ben spiegato Cassani, è una gara con se stessi. Ed è quindi su noi stessi che bisogna lavorare. Ascoltando il corpo e portandolo dove vogliamo. Senza forzarlo, per evitare di farsi male (soprattutto alla mia veneranda età).
Per stimolare l’atleta che è in noi l’altro consiglio è quello di iscriversi alle gare, in modo da avere dei traguardi da raggiungere.
In questo caso verso la Maratona di Milano, con la staffetta. Mancano solo 52 giorni. Ora devo trasmettere l’entusiasmo di questi incontri di Adidas ai miei tre soci per la corsa del 6 aprile: Cristina, Francesca e Luca, uno dei team che correrà per Europe Assistance.
Ad maiora

Verso #staffettaMi 7

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Quando: dalle 8
Quanto: 5’01 Km in 31′
Dove: Parco Sempione di Milano
Condizioni climatiche: 0 gradi, sole
Altri Runners incontrati: 29 (10 donne)
Quanti mi hanno superato: 4 (gli altri andavano tutti in senso opposto)
Quanti runner ho superato: 2
Cani di media-grande incontrati senza guinzaglio e fuori dalle aree loro dedicate: 29 (due mi si sono piazzati davanti, fermandomi)
Macchine nel perimetro del parco: 1
Camion nel parco: 0
Ripetute fatte: 10
Runners con cui sono uscito a correre: 0
Giorni mancanti alla Maratona di Milano: 116
Macchine parcheggiate sulle strisce pedonali (o sui passi carrai) nel tratto stradale: 1
Macchine che non mi hanno dato la precedenza sulle strisce:2 (una tassista)
Scarpe usate: Adidas Boost

Ad maiora