Disertore

Yaakov Markovich non sapeva niente di quanto accaduto a Zeev Feinberg dal giorno in cui si erano incontrati per strada. Lui stesso di mandato sulle montagne di Galilea poche settimane più tardi. Non partì volentieri. (…) Alla fine i comandanti minacciarono di confiscare la casa. La terra che Yaakov Markovich aveva ricevuto molti anni prima non sarebbe rimasta in mano a un disertore. Delle brave persone l’avevano affidata a un ebreo perché vi facesse crescere culture ebree. E alle mani ebree può capitare di dove abbandonare l’aratro per imbracciare il fucile. Yaakov Markovich li ascoltò e poi ribatté: “Sono molti anni che coltivo viti, ulivi, a volte anche albicocche. I frutti possono crescere dolci o amari. Capita che rimangano acerbi o che li mangino i vermi. Ma mai, in tutti questi anni, mi sono usciti fuori frutti ebrei. L’unico resta ulivo. La vite non può essere che vite. E l’albicocco e albicocco”.

Ayelet Gundar-Goshen, Una notte soltanto, Markovich, Giuntina, 2015

Sapere di non sapere 

L’idea che internet democratizzi il sapere e lo renda disponibile a tutti è in realtà fuorviante. Quello che avviene è esattamente il contrario. Internet non livella le differenze culturali, ma le accentua. Solo chi è già istruito riesce a farne un uso critico ed efficace, riuscendo a distinguere nell’ammasso informe di notizie e dati le cose sensate dalla semplice paccottiglia. Chi invece non ha strumenti culturali adeguati vive nell’illusione di conoscere. E illudersi di sapere, mi si consenta di scomodare il caro, vecchio Socrate, è molto peggio che “sapere di non sapere”.

Pietro Trabucchi, Tecniche di resistenza interiore, Mondadori 2014 

Multitasking

Per quanto considerarsi multitasking sia oggi considerato un vanto, va chiarito che da un punto di vista scientifico si tratta di un’illusione. Il nostro cervello non è strutturato per essere multitasking. La nostra evoluzione ha favorito cervelli capaci di focalizzarsi su un compito piuttosto che il contrario: il cacciatore neolitico che, mentre inseguiva la preda, si distraeva per cercare in giro funghi o bacche, non ha trasmesso i geni alla discendenza. È morto di fame. Oggi ci si compiace e ci si illude di poter essere multitasking. Tutti ci crediamo tali, ma questo non significa che le nostre prestazioni lo siano veramente. 

Pietro Trabucchi, Tecniche di resistenza interiore, Mondadori 2014

Autocontrollo

Soggetti dalla forte volontà  individuale non sono buoni consumatori. La capacità di resistere alle tentazioni, infatti, va a discapito della propensione al consumo. Il trucco per allevare bramosi consumatori consiste dunque nello sfavorire e impedire un pieno sviluppo delle aree celebrali che presiedono all’autocontrollo.

Come si fa? Semplice, basta minare fin da piccoli la capacità di regolare l’attenzione creando un ambiente distraente e iperstimolante. Le aree celebrali che regolano l’attenzione sono infatti le stesse che presiedono l’autocontrollo. La tecnologia per fare tutto questo esiste già da un pezzo. Si chiama televisione, internet, social network: gli strumenti di “distrazione di massa”. Se la tecnologia non va demonizzata, bisogna però essere consapevoli degli effetti inopportuni che produce. Occorre farne un uso consapevole.

Pietro Trabucchi, Tecniche di resistenza interiore, Mondadori 2014

Odorare i luoghi di culto

Mi conduceva nei luoghi di culto con una benda sugli occhi perché indovinassi la religione dall’odore.

“Qua c’è odore di ceri, è cattolico”.

“Sì, è Sant’Antonio”.

“Qui c’è odor d’incenso, è ortodosso”.

“È vero, è Santa Sofia”.

“E qua c’è puzza di piedi, deve essere musulmano. Bleah, c’è un fetore…”.

“Cosa?! Ma è la Moschea Blu! Non ti piace un posto che odora di corpi umani? A te non puzzano mai i piedi? Ti disgusta un luogo di preghiera che odora di uomo, che è fatto per gli uomini, con gli uomini dentro? Hai proprio delle idee parigine, tu! A me questo profumo di pantofole mi rassicura. Mi fa pensare che non valgo più dei miei simili. Mi sento col naso, sento noi col naso, e quindi mi sento già meglio!”.

Eric-Emmanuel Schmitt,  Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano, e/o

Spazzatura

“Quando vuoi sapere se il posto dove ti trovi è ricco o povero, guarda la spazzatura. 

Se non vedi immondizia né pattumiere, vuol dire che è molto ricco. 

Se vedi pattumiere ma non immondizia, è ricco. 

Se l’immondizia è accanto alle pattumiere, non è né ricco né povero: è turistico. 

Se vedi l’immomdizia e non le pattumiere, è povero. 

E se c’è gente che abita in mezzo ai rifiuti, vuol dire che è molto, molto povero.”

Eric-Emmanuel Schmitt, Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano, e/o

(Grazie a Cinzia che me lo ha regalato è fatto conoscere. Ad maiora)

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Una vita al Massimo

“Il consiglio che dà il grande piccolo Massimo Ferrero è: vola basso e schiva il sasso. Tradotto: i cazzi tuoi non li raccontare mai a nessuno”. È una delle frasi più divertenti che mi sono appuntato dell’autobiografia di Massimo Ferrero (e del collega Alessandro Alciato) appena uscita per Rizzoli (in questi giorni ci sono, immagino fantasmagoriche e schioppettanti, presentazioni in giro per l’Italia: fateci un salto se potete).

È un libro che si legge in una sera (io l’ho fatto ieri, frutto di un gradito regalo di Carlo per il mio compleanno) e che racconta il dietro le quinte dell’attuale presidente della Samp. Si parla molto del passato (della sua – dura – esperienza in un carcere minorile e di come ciò inevitabilmente ti segni e ti condizioni in un paese burocratico come il nostro) e con un salto temporale si arriva ai giorni nostri. Comunque offre uno spaccato inedito di un personaggio reso famoso da Crozza (ringraziato da Ferrero alla fine del volume).

A proposito dei ringraziamenti (ne ho letti decine in questi anni, curando le tesi) quelli contenuti nelle ultime righe di Alciato sono a dir poco curiosi e diretti a chissà chi: “Grazie a Sandro e ad Aurelio, perché sono esempi sbagliati ma costanti, pessime persone senza un fine e senza una fine, uomini piccoli e soli al comando di niente: più li guardo e più capisco chi non voglio diventare”.

Quando si dice togliersi i sassolini dalle scarpe…

Ad maiora

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Massimo Ferrero (con Alessandro Alciato)

Una vita al Massimo (a differenza del film scritto da Quentin Tarantino, la m è maiuscola, NdR)

Rizzoli, Milano 2015

17 euro

Pagg. 201 (ma con un corpo bello grosso, quindi non abbiate timore, NdR)