Day: 27 luglio 2015

Visitare Cuba: da Trinidad a Santa Clara

Stamattina dormiamo un po’ di più. Gli unici due posti che ho trovato sul bus Viazul per Santa Clara sono infatti solo alle 3 del pomeriggio. Ci dedichiamo quindi a una visita culturale qui a Trinidad: al Museo Historico Municipal a due passi da Playa Grande (Simón Bolivar 423).

AL MUSEO MUNICIPALE

È una casa coloniale riattata a museo. Si capisce in questo modo come vivevano i ricchi a Cuba prima della rivoluzione. E un po’ di stanze sono dedicate a cimeli della lotta di liberazione, dagli spagnoli (e dagli americani) e da Batista. L’entrata costa 2 Cuc (ossia 2 dollari), di più se avete macchina fotografica. Non hanno ancora considerato che i cellulari moderni scattano foto.

IL QUOTIDIANO

Dopo aver acquistato qualche volta Granma (il giornale del partito, dove imperversano i Castro) compriamo, uscendo dal museo, Juventud Rebelde, il quotidiano dei giovani comunisti. Quando chiediamo quanto costa ci dicono “quanto vuoi” perché il prezzo è solo in pesos cubani, non in quelli convertibili.

Sulla prima pagina svetta, sotto la data, la segnalazione del fatto che sia il 57′ anno dal rivoluzione.

Mi ricorda le scritte italiane del Ventennio: XI E.F.

 Torniamo alla casa particular. Salutiamo Manuela. Paghiamo il dovuto: 25 Cuc a notte per la doppia più 3 Cuc a testa per la colazione. Due delle nostre colazioni la nostra padrona di casa ce le abbuona perché Marta, ancora non in forma, le ha praticamente saltate. Da noi le avrebbero fatte pagare tutta la vita!

Buona Suerte, Manuela (avida lettrice di Juventud Rebelde, da cui ha tratto – l’ho scoperto oggi – le notizie sul cambiamento climatico che sta colpendo anche i Caraibi).

FA CALDO…

Prendiamo una bici-taxi per andare alla stazione dei bus. Prima facciamo di nuovo un salto alla farmacia internacional per tentare una strada alternativa per risolvere i persistenti guai fisici di Marta. Il tassista ci chiede da dove veniamo e dopo averlo scoperto dice che alla Tg cubano hanno detto che in Italia c’è un’ondata di calore pazzesca. Pazzesco che ne parlino fin qui, dove comunque si schiatta. Globabilizzazione meteorologica.

Decidiamo comunque di chiamare a casa per sincerarsi che tutto sia ok.

IN BUS

Arriviamo alla stazione dei bus di Viazul un’ora prima della partenza (tempo necessario per confermare la prenotazione).

Il bus parte quasi in orario. Ma l’attesa avviene sotto la canicola perché non ci fanno salire finché non sono scoccate le 15. La seduta è molto più comoda di quella del Viazul precedente. Ma misteriosamente c’è un fastidioso odore di pipì.

Su questi bus ci sono quasi solo stranieri. Raramente cubani. Al più cubane accompagnate ad attempati italiani. Brutta roba.

Durante il viaggio, dove si dondola a destra e sinistra come in nave, becchiamo il primo acquazzone tropicale. In alcuni punti del bus la poggia entra e bagna i passeggeri. Non noi, per nostra fortuna.

 Il bus fa tappa obbligata a Cienfuegos, non lontano dalla Baia dei Porci, dove torneremo tra una settimana.

Cienfuegos, o almeno la sua periferia, sembra una città con troppi casermoni ma un sacco di murales rivoluzionari. Il centro, come avremo modo di scoprire, è uno dei meglio conservati qui a Cuba.

TASSISTI ALL’ASSALTO, ANCHE A SANTA CLARA

L’arrivo a Santa Clara è simile a quello di Trinidad e si è assediati da persone che cercano di venderti qualunque cosa. Marta dice che è anche peggio perché i tassisti tentano di strapparti di mano la valigia per portarti nelle (loro) case particular. Noi cerchiamo il nostro tassista, Adalberto, che ci aspetta con cartello recante la scritta: Andrea y Marta. La prima cosa che chiede è: Como sta la chica? Potenza delle donne delle case particular (la nostra nuova padrona di casa, contattata da quella precendente, deve aver parlato al tassista dei problemi fisici di mia figlia).

Raggiungiamo Casa Vida con una bicitaxi (solo leggendo la guida fino in fondo scoprirò che sono vietate agli stranieri).

Santa Clara, come ci spiega Adalberto – che pedala e suda all’unisono – è meno turistica e molto più grande di Trinidad.

Ci offre di accompagnarci in un giro turistico domani in bici. Paghiamo i 5 pesos del viaggio dalla stazione dei bus a Casa Vida e decliniamo l’invito per il giorno dopo.

CASA VIDA

Anche qui a Santa Clara siamo ospiti di una casa particular gestita da sole donne: mamma, figlia (tredicenne come Marta) e nonna (molto simpatica e attiva, pur in carrozzina). A mia figlia fanno trovare in camera un mazzolino di fiori.

La casa non ha patio ma è  bella. La stanza grande (pur con coperte troppo rosa per i miei gusti) e il bagno ha pure il bidè (ma non funziona). La doccia ha l’acqua abbondante, pure quella calda. Ma ormai mi sono abituato a quella fredda (qui a Cuba in realtà è tiepida) e rinuncio a quella (troppo) calda.

Dalla finestra, mente ci si lava, si vede un casco di banane in un bananeto. Non ricordo di aver mai fatto una doccia così.


La signora Wiky, la padrona di casa, propone subito a Marta di portarla da una anziana guaritrice che, toccandole un braccio, le potrebbe far passare subito il mal di pancia. Marta rifiuta, sperando nell’esito positivo della nuova medicina.

A ZONZO PER SANTA CLARA

Chiacchieriamo un po’ con Wiky e con sua figlia Reinavida (nata – il fatto emerge alla consegna dei passaporti per la registrazione – sei giorni prima di Marta) e poi usciamo.

A Santa Clara ci sono davvero pochi turisti. O meglio  – come scopriremo domani – ci sono, ma vengono tutti in pullman per visitare il Mausoleo del Che e poi tornare nei villaggi turistici. Il tutto, almeno di sera quando si passeggia nelle strade semi-deserte ha un enorme vantaggio: quasi nessuno ti assilla per offrirti alcunché.

La nostra casa è appena fuori dal centro, vicino a uno dei monumenti del Che (la cui iconografia riempie ogni angolo di questa città da 200mila abitanti). Siamo a est del Parco Vidal che rappresenta il centro cittadino. E allora proseguiamo su questa direttrice. Incontriamo un “Boulevard” chiuso al traffico.


Ci sono dei negozi semivuoti e un grande supermercato, dove ci ripromettiamo di tornare domani (qui tutto chiude verso le 17, 18 al massimo e siamo già oltre questo orario). In giro solo cubani, per lo più rinchiusi nelle (numerose) gelaterie.

Santa Clara si trova nell’interno di Cuba, un po’ in montagna e quindi la temperatura esterna è più gradevole che nel resto dell’isola.

CENA LUSSUOSA, MA DISASTROSA

Troviamo un solo ristorante che ci sembra interessante, pur intimoriti dal fatto che sia  indicato come di lusso, forse perché è inserito in una bella casa colonica.

Dentro comode seggiole rosse e un set di  bicchieri, piatti e posate davvero degno di nota.

È pieno di gente del posto (che a fine cena mette gli avanzi, compreso il brodo, direttamente in una busta di plastica!) e i prezzi sono adeguati ai loro standard: spenderemo alla fine solo 5 Cuc (ossia 5 dollari) in due.

Peccato solo che il cibo sia davvero proprio scadente. Si salva solo il riso in bianco… La zuppa di formaggio di Marta ha al centro un blocco di “parmesan”. Lo stesso che copre, come un orrendo guscio, la montagna di pastasciutta napoletana che scelgo io (unico piatto vegetariano del menù). Ne assaggio 3 forchettate e lo lascio lì.

Da noi così cattivo nemmeno nelle peggiori mense scolastiche.

 Torniamo verso l’Hostal Vida.

In cielo, per la prima volta da quando siamo a Cuba, ammiriamo le stelle.

Ad maiora

 

Visitare Cuba: in treno da Trinidad alla Valle de los Ingenios

Questa mattina avremmo dovuto prendere un trenino (a vapore) degli anni Venti che ti porta a Manaca Iznaga, zona fuori Trinidad (sempre nella Valle de los Ingenios) dove un tempo c’erano le coltivazioni di canna da zucchero (ottenuta grazie al lavoro degli schiavi).


Marta però non sta bene e salta la colazione. Ci consultiamo con Manuela (la padrona della “nostra” casa particular) e andiamo a provare la famosa classe medica cubana (tra le migliori del mondo).

TESTIAMO LA SANITA’ CUBANA

C’è un pronto soccorso per stranieri con prezzi tarati sulla nostra capacità di spendere. Va detto che ci chiedono più volte se abbiamo un’assicurazione, altrimenti invece del medico ci avrebbero dato semplicemente dei farmaci (c’è una farmacia per stranieri dentro questa piccola clinica).

Chiediamo invece di vedere un dottore per il mal di pancia di Marta. La accoglie una dottoressa molto professionale. Le misurano la febbre e la pressione e le auscultano la pancia. Non ha niente di grave, ci dice il medico, ma tastandola nota dolori al ventre. Ci invita a tornare se le viene nausea o vomito.


Le dà un farmaco per il dolore (Buscapina, credo tipo il nostro Buscopan) e uno per aiutare la funzionalità dell’intestino (Domperidona Gamir) oltre a un beverone alla ciliegia che è un integratore di sali minerali. Per caso nota la maglietta con il logo dell’Europe Assistance (la indosso perché ho partecipato a Corricon) e ci dice, sorridendo, che quel che paghiamo ci verrà rimborsato. Sarà in parte vero: diciamo quattro quinti di quanto speso.

Il tutto comunque ci viene a costare 47 pesos convertibili: non poco (47 dollari americani). Usiamo, per la prima volta qui a Cuba, la carta di credito. Il prezzo originario lievita da 47 a 49 Cuc per questo motivo. Insomma, paghiamo noi la commissione. Surreale.

CAFFE’ RADIOFONICO

Torniamo da Manuela a leggere e a riposarci in attesa di vedere se i farmaci fanno effetto. Marta dorme, quindi mi illudo di sì. Io, nel patio, cerco di finire il volume sulla resilienza, ma (tradendo il dettato del libro) mi fermo ad ascoltare la radio di Manuela. In onda una lunghissima trasmissione legata al caffè: Hoy Hablamos de…Cafeina. Mi viene una voglia assurda di bermi una tazzina dopo i primi dieci minuti di ascolto.

Pavlov sarebbe stato orgoglioso di me.

SEDIA A DONDOLO

Mi dondolo per non pensare al caffè. La seggiola preferita dai cubani è proprio quella a dondolo. La portano anche fuori casa. In sua mancanza, appoggiano lo schienale della sedia contro il muro, lasciando i piedi in aria. Da noi è vietato appena termina il periodo scolastico… Forse invece aiuterebbe la socialità e a essere più rilassati.

 Per strada oltre a tormentarci offrendoci sigari o passaggi in taxi, un barbiere mi invita – con ampi e plateali gesti – a entrare e tagliarmi la barba. È il colmo! Nel paese che ha inventato i barbudos sono infatti tutti rasati (penso da quando Fidel ha iniziato a radersi). Respingo sdegnato l’offerta (facendo evidenti gesti a mia volta) e mi metto a seguire un venditore di aglio e cipolla.

LAGANTILLA

Dopo essere andati ieri a cavallo, anche oggi vogliamo vedere la Valle de los Ingenios, cambiando mezzo di trasporto e avendo come obiettivo Manaca Inzaga. Perso il trenino storico della mattina, alla “stazione ferroviaria” ci invitano a tornare nel pomeriggio. La corsa successiva parte infatti alle 17 e quindi abbiamo tempo per  riposare nel patio della casa di Manuela. Mentre leggo mi distraggo ancora ma (a differenza del colibrì di ieri) riesco a riprendere una specie di grande lucertola, metà azzurra e metà verde.  Qui è molto diffusa e la chiamano Lagantilla.

https://youtu.be/apsd-AOrEqQ

UN TRENO, PENDOLARI

Il treno (6 Cuc a testa andata e ritorno, prezzo ovviamente rincarato almeno una ventina di volte per noi stranieri) non è quello turistico del mattino ma uno – diesel – per il trasporto locale.

È quindi pieno come un uovo e caldo come una sauna (malgrado si viaggi con le porte spalancate). Fa un sacco di fermate, ma quando parte si balla (tanto che il bigliettaio urla, ridendo, che stanno trasformando il latte in burro).  Ascoltano musica ovunque i cubani e sorridono tanto, malgrado le mille difficoltà economiche. Ai musoni farebbe bene passare di qui. A ogni fermata parecchi scendono e altrettanti salgono mentre  il bigliettaio passa a vendere filoni di pane. Geniale.

PASSEGGIATA LUNGO I BINARI

Nel marasma generale perdiamo la nostra fermata. Scendiamo a quella dopo e ritorniamo lungo i binari. Come in Stand by me, dice Marta entusiasta di questa nuova avventura.

LA TORRE DA DOVE CONTROLLAVANO GLI SCHIAVI

In una ventina di minuti raggiungiamo la stazione e poi (al prezzo di 1 Cuc) saliamo su una torre di 40 metri che domina la valle e che un tempo serviva a controllare gli schiavi che lavoravano la canna da zucchero.

Al ritorno il treno, mezzo vuoto ma pieno d’acqua per terra (forse in seguito a rinfescanti bagni nei laghetti), va molto più veloce.

È la sua ultima corsa della giornata (sono quasi le 19 e qui si cena presto).

Malgrado i divieti, in molti fumano su questa treno con una sola carrozza. Ma la cosa più curiosa è che a ogni fermata si avvicina al treno qualcuno a cavallo.

Spesso si tratta di ragazzini.


Il treno, come dicevo, è finalizzato al trasporto dei pendolari cubani.

Gli unici stranieri che si avventurano in questo viaggio della speranza sono gli italiani, abituati d’altronde al nostro scadente trasporto locale.

A CENA, PER BENE

Per cena scegliamo uno dei ristoranti di Trinidad indicati dalla Lonely, il Cubita (Antonio Maceo 471). Decisamente il migliore provato fin qui a Cuba. Bel locale, ottimo servizio. È il posto in cui paghiamo di più (23 Cuc, pesos convertibili in due) ma ben spesi. Marta prende il pollo, io un piatto vegetariano misto, davvero buono.

La Lonely nel parlare di Cuba annunciava “vita dura per i vegetariani”, ma è il secondo locale nel quale trovo menù specifico. Mi illudo sarà sempre così.

Sarà il penultimo pasto Veg degno di nota sull’isola caraibica (dove la carne di pollo e maiale la fa da padrona).

 Dopo la bella cena, facciamo una passeggiata fino alla vicina Playa Major di Trinidad dove abbiamo invece una delusione: la scalinata “della musica” (uno spazio pubblico!) dove ieri ci eravamo seduti a sentire i gruppo che suonano e osservare la vita che scorre, è stata recintata per non far sedere i turisti a sentire la musica (a sbafo). Alla faccia del comunismo!

Domani andremo a Santa Clara. Per vedere se il Che si è girato nella tomba…

Ad maiora

Visitare Cuba: Trinidad e la Valle de los Ingenios (a cavallo)

Il risveglio in questo nostro quinto giorno cubano è traumatico perché c’è il black out e non vanno i ventilatori. Ripartiranno solo dopo un paio d’ore, facendoci comunque fare un abbondante bagno di sudore.

OGGI? A CAVALLO!

Tra poco, dopo la solita abbondante  colazione, faremo una escursione a cavallo fino a una famosa Cascada el Cubano che si trova fuori Trinidad, nella Valle de los Ingenios (Valle degli Zuccherifici, anch’essa proclamata dall’Unesco patrimonio dell’umanità).

IL CAMBIO (E LE CODE CUBANE)

Ma prima vado a cambiare. In banca, come ovunque, c’è più gente del necessario: un uomo ti apre la porta, una signora dà bigliettini numerati controvoglia, una guardia ti porta da lei (e poi ti dice di non usare il telefono).

Dopo attesa fine a se stessa, il cassiere mi comunica che ha sì pesos convertibili, ossia Cuc (1:1 con dollaro: i pesos non convertibili, quelli che usano i cubani, si chiamano invece Cup e valgono un venticinquesimo di Cuc) ma solo con pezzi da 5!. E quindi usciamo col portafoglio gonfio. Con quelli che avevamo già, possiamo comunque mostrare la collezione.

 

CAVALCATA DA NON PERDERE

La passeggiata a cavallo costa 25 Cuc (25 dollari, ormai l’avete capito) a testa ma li vale proprio tutti. Trinidad è la città dove i cavalli sono ancora il principale mezzo di trasporto e quindi mi sembra il posto giusto per provare questa esperienza. 

 

UN GRUPPO ETEROGENEO DI TURISTI

Ci accompagna Emery (che subito ci presenta suo figlio Andrea, 5 anni e uno schiaffo alla mano come saluto) e una volta raggiunto il “maneggio” ci uniamo a  a una compagnia che sembra quella delle  barzellette: una irlandese, una canadese e un australiano che ha parenti in Portogallo (e che è decisamente il più simpatico del gruppo: sa pure qualche parola di italiano. Marta però dice che parla troppo e interrompe le persone. E in effetti, a pensarci bene, fa proprio così).

IMMERSI NELLA NATURA

Andiamo a passo d’uomo (con qualche galoppata improvvisa, ma gestibile anche da chi – come me – non sa cavalcare) e abbiamo modo di attraversare ex piantagioni di canna da zucchero, ora riconvertite in piccoli appezzamenti per campesinos: economia di sussistenza fatta di bananeti, piante di mango ma anche – ancora – piccoli appezzamenti di canna da zucchero. 

La carovana di cavalli fa varie tappe obbligate: tutte con l’obiettivo di vendere qualcosa ai turisti. Io ho “comprato” soprattutto esperienze e quindi il tutto è risultato impagabile. Prima sosta, in un bar dove ti servono succo di canna da zucchero (guarapo). Lo estraggono davanti a voi, con un macchinario di 90 anni e un ragazzone di 25 che lo fa girare.

http://youtu.be/2RjSuhj3C1A

Alla fine di tutto questo sforzo, il succo (energizzante e afrodisiaco, come ci viene spiegato) costa solo 2 Cuc.

 

VERSO LA CASCATA

L’obiettivo della passeggiata a cavallo (che dura dalle 9.30 alle 16) è la cascata dentro il parco naturale, dove ci si potrà fare un rinfrescante bagno (fa caldo a cavallo e quindi portatevi un cappello e crema solare).

Prima ci si ferma ancora da un allegro campesino che prepara il caffè cubano di montagna: lo trita al momento col mortaio, lo scioglie nell’acqua calda e lo serve con varie gradazioni di intensità. Scegliamo fuerte e non ci pentiamo.

Il caffè costa 1.50 Cuc. Un chilo di chicchi (profumatissimi) 20 Cuc. Porterò caffè cubano a Milano.

ACQUA FRESCA, ARRIVIAMO!

Infine l’agognata meta: la Cascada El  Cubano.

 

Prima si attraversa un sentiero invaso di colorate farfalle. Poi ci si trova di fronte a questo scorcio di natura incontaminata. 

http://youtu.be/H-PBJTLd7BQ

Oltre a fare il bagno, ci si può anche tuffare nel vuoto, finendo nell’acqua fresca. Da provare. 

http://youtu.be/RIQk07RZjog

Anzi, da starci tutto il giorno finché non se ne va il caldo (Manuela, la signora che ci ospita nella casa particular di Trinidad  ci dice che il clima è cambiato negli ultimi anni, che prima – in questa stagione – la pioggia cadeva spesso e mitigava il caldo. Ora non più).

Unico neo (che mi viene subito fatto notare da Marta, lei – a differenza mia- vera amazzone)  della passeggiata equestre: ai cavalli viene fatta fare una ripida salita e discesa per inutili foto del panorama dal cocuzzolo di un colle. Le povere bestie sudano e sbuffano.

 

SI BEVE COLA (E IL CUBANO CI PROVA)

A poca distanza dal ritorno a Trinidad si passa da un piccolo ristorante per bere qualcosa di rinfrescante. Insieme a noi, non più i 3 ragazzi di prima (che sono subito rientrati in paese, senza tuffarsi, chissà poi perché) ma una coppia di australiani, lui di mezza età, ex muscoloso, lei di una dozzina di anni più giovane. La guida a cavallo – la loro, la nostra è rientrato col trio e la ritroveremo solo alla fine – ci prova disperatamente con  la ragazza nell’ultima parte del tragitto (con il compagno di lei distante solo decina di metri). La ragazza ride di gusto. Ma in piazza la sera, la vedremo sempre con l’australiano attempato.  Due di picche per il cubano.

Ma ho divagato. Torno a raccontare del ristorante: scegliamo tutti e quattro (due italiani e due australiani, i cubani siedono altrove) la TropiCola. A nostro avviso la migliore cola qui a Cuba.

 

IL MIO PRIMO COLIBRÌ

Torniamo a Casa Manuela. Ci mettiamo a leggere nel patio. Ci viene a trovare un colibrì.

Marta dice che l’aveva visto solo allo zoo. Io nemmeno lì. Per l’emozione non faccio nemmeno in tempo a fotografarlo. Eppure torna più volte.

Pazienza. Resterà solo nella mia memoria.

A CORRERE!

Dopo questa esperienza decido di andare a correre. I due elementi non sono connessi, ma leggendo libri sulla resilienza (del grande Trabucchi) mi sono rammaricato dei troppi giorni senza allenamento.  Mentre mi vesto chiedo a Marta di andare a prendere dell’acqua nel negozio che dista una ventina di metri da casa. Torna dicendo che non uscirà più da sola perché è stata tampinata ininterrottamente. Non è un paese per turiste da sole.

FA ANCORA CALDO

La corsa è (per me) massacrante perché ci sono continui sali e scendi e le strade qui a Trinidad sono tutte fatte di acciottolato. Spesso irregolare. Poi il sole, anche se è quasi ora di cena, picchia come un martello. Supero una chiesa (ci sono solo i muri), un asino ferito, un signore che vende banane, un po’ di cani che mi inseguono perché sono l’unico che corre, un po’ di bambini che mi incitano, per lo stesso motivo. Al termine della salita c’è un resort. La guardia mi fa entrare, sempre di corsa. Da lassù la vista del mare (e della penisola di Ancón è meravigliosa). Questi turisti però Trinidad la vedono con il binocolo.

SI GIOCA A DOMINO

Scendendo sempre di corsa incappo in un gruppo di cubani che gioca a domino e discute animatamente. Mi riprometto di tornarci con Marta. La scena che riprenderemo poi sarà una delle più divertenti che ci sia capitata in questa nostra vacanza cubana.

http://youtu.be/TPl9VtRcqqc

CENA GHIACCIATA

Scegliamo per la serata un ristorante chic, il Del Sol, in una storica villa del centro di Trinidad. Non ci sono molti posti liberi. Ci mettono in una stanza isolata con aria condizionata a palla. Chiediamo due volte dì abbassarla ma si dimenticano: lasciamo il locale dicendo che non vogliamo mangiare in frigorifero.

Torniamo dagli italo-cubani delle piadine dove siamo stati ieri. Il cibo è lo stesso, ma pasteggiamo a TuCola, altra buona alternativa alla marca americana.

 

Ispirati da quanto visto nel pomeriggio, passiamo la serata giocando a domino nel patio di Manuela. Lo faremo anche le sere successive.

Ad maiora